TRANSLATE THIS BLOG

L a Vera Chiesa di Cristo (16/20)

ACCUSE E CITAZIONI PATRISTICHE DEI PROTESTANTI 

E‘ curioso leggere nei libri protestati citazioni di padri della Chiesa al fine di dimostrare o rafforzare le loro tesi, quando chi veramente conosce gli scritti dei Padri sa, che oltre alle singole frasi estrapolate dai teologi protestanti, hanno scritto molto sulla sana dottrina e che, palesemente, danno ragione alla Chiesa cattolica. Il problema però è: chi conoscere veramente gli scritti dei Padri della Chiesa? Pochi, tra teologi, studiosi e appassionati della lettura cristiana. Chi immagina questi dotti protestanti come gente palesemente falsa e vile, sbaglia, perché essi nella vita quotidiana sono delle brave persone, educate, tranquille, capaci di far grandi predicazioni, che spesso risultano molto edificanti, in una sola parola, ammirevoli. Spesso non agiscono affatto in malafede, ma spinti dal loro odio verso la Chiesa cattolica, si auto-convincono che con le loro opere anticattoliche rendono un vitale servizio ai cristiani e quindi ai loro fedeli. Anche questi ultimi nel quotidiano sono persone ammirevoli, veramente convinte di servire e amare Dio con tutte le loro forze, e lo fanno, anche se ignorano di conoscere solo frammenti della Verità. I loro pastori e dottori vanno a cercare stralci di testo anche nella patristica, perché in fin dei conti capiscono l‘importanza delle testimonianze dei Padri della Chiesa, peccato che accecati della loro anti-cattolicità assumo posizioni poco credibili, e palesemente faziose, saltando a piè pari le parti (e sono le più corpose) che testimoniano la storicità e la reale ortodossia della dottrina cattolica.

E‘ fazioso citare alcuni brani, estrapolandoli dal contesto, ve ne mostro (e vi invito a controllare di persona) alcuni tratti dal libro "La Chiesa cattolica romana allo specchio, di Jacques Blocher, tradotto dall‘originale Le Catholicisme à la lumiere de l‘Escriture Sainte": In questo libro pieno di accuse anticattoliche troviamo a pag. 21 che "Ireneo dice: <<…Le Scritture tutte, i Profeti, gli Evangeli… possono essere chiaramente comprese senza ambiguità e armoniosamente da tutti, quantunque tutti non le credano>> (Adv Haereses, XXVII, 2).

Dimentica però di citare altri passi scritti da Ireneo nella stessa opera, "Contro le Eresie", s. Ireneo di Lione, a cura di p. Vittorino Dellagiacoma, terza edizione, ed. Cantagalli Siena. Si ricorda che Ireneo scriveva proprio contro gli eretici dell‘epoca (circa 170 d.C.), come Valentino e Marcione ad esempio, entrambi di corrente ariana, ricordiamo pure che alcune delle loro dottrine sono oggi riprese da Testimoni di Geova. Dicevo, delle frasi "dimenticate…" dall‘autore protestante, ma questa abitudine la riscontro in quasi tutti gli autori protestanti. Controlliamo quale è il vero pensiero di s.Ireneo, a pag.87 del secondo volume, di "Contro le eresie" Ireneo scrive: "Quelli che sono della Chiesa devono obbedire ai presbiteri che succedono agli apostoli, come abbiamo dimostrato; essi hanno ricevuto con l‘episcopato il carisma certo della verità per beneplacito del Padre; i fedeli devono, invece, avere in sospetto gli altri, separati dalla successione principale che in qualunque luogo si radunano, come eretici ed erranti e come principio di divisione, superbi, orgogliosi, o ancora come ipocriti che ciò fanno in ricerca di favore o di vanagloria. Gli eretici che all‘altare di Dio offrono fuoco estraneo, cioè dottrine estreme, saranno bruciati dal fuoco celeste come Nadab e Abiud (Lv 10,1s)…quelli che spezzano l‘unità della Chiesa avranno da Dio la pena di Geroboamo (1 Re 14,10ss)." A pag. 237 del primo libro di "Contro le eresie" leggiamo: "E se sorgesse qualche questione di dettaglio non si deve forse ricorrere alle chiese più antiche, fondate dagli Apostoli, per sapere da loro quello che è certo e quello che è da abbandonare? E se gli Apostoli non ci avessero lasciato le Scritture, non si sarebbe forse dovuto seguire l‘ordine della tradizione da essi trasmessa a quelli ai quali affidavano le chiese? A questi principi si attengono molte genti illetterate che credono in Cristo: senza carta né inchiostro esse portano la salvezza scritta nei loro cuori dallo Spirito e custodiscono diligentemente l‘antica tradizione." Vediamo come Ireneo vivendo in un epoca molto vicina a quella degli apostoli, aveva molto rispetto per la tradizione, quella vera. E‘ importante ricordare pure come fin dai primi anni del cristianesimo sorsero molte correnti eretiche, a cominciare da Simon Mago, menzionato nella stessa Bibbia. Era facile per i dotti eretici confondere e far traviare il popolo analfabeta, o poco colto e, spesso alcuni cristiani finivano per deviare dalla sana dottrina, proprio in virtù delle forti doti di predicazione e convincimento di cui disponevano alcuni eretici. Se non sarebbe stato così, né Ireneo né nessun altro vescovo avrebbe scritto opere contro le dottrine eretiche. Del resto appare logico che il popolo cristiano, spesso composto da gente semplice, e con scarsa cultura, dovesse avere un punto di riferimento per non cadere vittima dell‘eresia. Stupisce pure come sia sfuggito a James Blocher il consiglio che Ireneo rivolge ai cristiani dubbiosi, "E se sorgesse qualche questione di dettaglio non si deve forse ricorrere alle chiese più antiche…?" Il lettore a questo punto si chiederà quali siano le chiese più antiche alle quali si riferisce Ireneo. Ebbene leggiamo sempre da Adversus Haereses (nome originale latino di Contro le eresie) a pag. 234 dell‘edizione da me citata: "Ma poiché sarebbe troppo lungo enumerare in un volume come questo le successioni di tutte le chiese, ci limiteremo alla chiesa più grande e antica, a tutti nota, fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo e, indicando la sua tradizione, ricevuta dagli Apostoli e giunta fino a noi attraverso la successione dei suoi vescovi…Con questa Chiesa infatti, in ragione della sua autorità superiore, deve accordarsi ogni chiesa, cioè i fedeli di tutto il mondo, poiché in essa è stata conservata la tradizione apostolica attraverso i suoi capi." Fa riflettere dunque, il modo di citare i padri della chiesa, che usa J. Blocher, definirlo fazioso è riduttivo. Purtroppo questo modo di citare, astuto e fazioso, è in uso in quasi tutte le chiese protestanti, esse tengono i fedeli nella parziale ignoranza dei fatti e della verità. Oltretutto nel libro di Blocher, oltre ai padri viene citato il manuale di S.Pio X che non è il catechismo ufficiale della Chiesa cattolica, ma una sorta di sintesi, fatta con domande e risposte. A pag. 26 del "Chiesa cattolica romana allo specchio" viene citato, tra gli altri, anche s.Agostino, in particolare uno stralcio della sua opera "De doctrina cristiana" che così recita: "Io mi sottometto all‘autorità dei Libri Canonici e a nessun’altra. Tutto ciò che è necessario alla fede e alla condotta della vita si trova nelle dichiarazioni chiare della Scrittura"

Anche qui l‘autore lascia intendere che anche s.Agostino non si sottometteva all‘autorità della Chiesa, ma a quella della Sola Scrittura. Ma è davvero così? Chi conosce s.Agostino sa che egli rispettava e seguiva il parere della Chiesa, in materia dottrinale, essendone vescovo illustre. Sant'Agostino di Ippona (†nel 430), nel suo Contra epistulam fundamenti, 5, scrive: «Non crederei al vangelo se non mi spingesse l'autorità della Chiesa cattolica» Dalla Società Biblica di Ginevra, protestante, che è un po‘ più obiettiva di Blocher leggiamo:
http://www.sbgi.it/sito/articoli/canone_cnt4.htm (il post è stato poi cancellato) 

"Agostino (convertitosi nel 387, morto nel 430), che alcuni definiscono "il più importante dottore della chiesa tra Paolo e Lutero", diede queste risposte: "Perché quei libri attestano la loro ispirazione per il loro carattere intrinseco; perché essi hanno riscosso il consenso generale dei Cristiani; perché le chiese che li hanno sostenuti erano quelle che avevano mantenuto integra la tradizione apostolica". Leggendo s.Agostino, ci rendiamo conto di quanto attuali siano i suoi assunti, egli scriveva contro le eresie della sua epoca, eppure le modalità e le invettive usate dagli eretici per attaccare la sana dottrina cattolica erano e sono sempre le stesse. Essi dicevano e dicono di capire la Bibbia da soli, con l‘aiuto dello Spirito Santo, calpestando la ragione umana e la loro stessa coerenza, ho fatto notare infatti che in un contesto simile i corsi e commentari biblici sono fuori luogo, eppure tutti i protestanti ne usufruiscono. Dov‘è la coerenza tra quello che affermano e quello che fanno? Leggiamo cosa scriveva s.Agostino agli eretici che pretendevano di capire la Bibbia da soli, tanto per delegittimare la Chiesa, sola colonna e sostegno della verità:

(Dottrina cristiana -Prologo- s.Agostino) “Qualcuno forse riterrà false tutte queste cose; né io voglio accanirmi in senso contrario. In effetti la disputa è con dei cristiani che hanno la soddisfazione di conoscere le Sacre Scritture senza bisogno di uomini che li guidino, e pertanto, se così è, posseggono un bene vero e di non poco valore. Tuttavia debbono ammettere che ciascuno di noi ha imparato la propria lingua nella sua infanzia a forza di ascoltarla e, quanto alle altre lingue, - supponiamo il greco, l'ebraico o altra - l'hanno apprese o ascoltandole come sopra o mediante l'insegnamento di qualche persona. Inoltre, se fosse davvero così, potremmo esortare i fratelli a non insegnare queste cose ai loro piccoli, poiché in un batter d'occhio, alla venuta dello Spirito Santo, gli Apostoli ripieni del medesimo Spirito parlarono le lingue di tutte le genti, ovvero, se di tali effetti non beneficiano, diciamo loro che non si ritengano cristiani o dubitino d'aver ricevuto lo Spirito Santo. Viceversa, ciascuno apprenda con umiltà quanto deve essere imparato dall'uomo, e colui, ad opera del quale viene impartito l'insegnamento, senza insuperbirsi e senza provarne invidia, comunichi all'altro ciò che egli stesso ha ricevuto. Né tentiamo colui nel quale abbiamo creduto, come faremmo se, ingannati dalle astuzie e dalla malvagità del nemico, non volessimo andare in chiesa ad ascoltare e apprendere il Vangelo o non volessimo leggerne il testo o ascoltare chi ce lo legge e lo espone predicando, attendendo d'essere rapiti al terzo cielo, sia col corpo sia senza il corpo - come dice l'Apostolo - e lassù ascoltare parole ineffabili, di cui all'uomo non è consentito parlare, o magari vedere, sempre nel cielo, il Signore Gesù Cristo e ascoltare da lui stesso, piuttosto che dall'uomo, l'annuncio evangelico.

Guardiamoci da tali tentazioni frutto di grande superbia e assai pericolose. Pensiamo piuttosto all'apostolo Paolo. Sebbene abbattuto e istruito da una voce divina proveniente dal cielo, egli fu mandato da un uomo per ricevere i sacramenti ed essere inserito nella Chiesa. Così il centurione Cornelio. Un angelo gli annunziò che le sue orazioni erano state esaudite e le sue elemosine gradite a Dio; tuttavia, per essere catechizzato fu mandato da Pietro, dal quale non solo avrebbe ricevuto i sacramenti ma anche udito cosa avesse dovuto credere, sperare e amare. E in realtà tutte queste cose avrebbe potuto farle l'angelo stesso, ma se Dio avesse fatto capire di non voler dispensare la sua parola agli uomini per mezzo di altri uomini, la dignità dell'uomo ne sarebbe risultata sminuita. E qui, ovviamente, ricordiamo anche quell'eunuco che leggeva il profeta Isaia ma non lo comprendeva. L'Apostolo non lo mandò da un angelo, e ciò che non comprendeva né gli fu spiegato da un angelo né gli fu rivelato alla mente da Dio stesso senza l'intervento dell'uomo. Al contrario, per ispirazione divina, fu mandato a lui Filippo, che conosceva il profeta Isaia. Sedutosi con lui, Filippo con parole e linguaggio umano gli rese manifesto quanto si celava in quel passo scritturale. O che forse Dio non parlava con Mosè? Eppure costui, uomo sommamente avveduto e per nulla superbo, accettò il consiglio di reggere e governare il suo popolo, divenuto troppo numeroso, dal suocero che pur era uno straniero. Quell'uomo esimio infatti sapeva che, da qualunque persona fosse venuto un consiglio verace, lo si doveva attribuire non a quella persona ma a colui che è la verità, cioè a Dio che non è soggetto a mutazioni. Un'ultima parola a tutti coloro che si gloriano di comprendere tutte le parti oscure della Bibbia per dono di Dio e senza essere istruiti con norme umane. È certamente retta la loro opinione quando ritengono che tale facoltà non è risorsa loro, quasi derivata da loro stessi, ma elargita da Dio. E pertanto essi cercano la gloria di Dio e non la propria: leggono e capiscono senza che altri uomini vengano a spiegare. Ma allora perché loro stessi si industriano di spiegare agli altri e non piuttosto li lasciano all'azione di Dio, affinché anch'essi apprendano non tramite l'uomo ma da Dio che li illumina interiormente? Senza dubbio temono di sentirsi dire dal Signore: Servo cattivo, avresti dovuto dare il mio denaro ai banchieri. Come dunque costoro, o scrivendo o parlando, comunicano agli altri le cose comprese, così (la cosa è ovvia) neanche io debbo essere messo sotto processo se paleserò non solo cose da comprendersi ma anche quelle che, una volta comprese, debbono essere praticate." Leggendo queste righe di s.Agostino oltre a notare che non dà affatto ragione al metodo protestante della Sola Scriptura, mi sembra di sentire l‘eco delle frasi dei pentecostali o protestanti in genere, che pretendono di capire la Bibbia da soli, nascondendo inconsciamente la superbia. Purtroppo vengono abituati dai loro pastori a pensare così. Ma ancora una volta notiamo il modo fazioso di citare addirittura i padri della Chiesa che di sicuro non vanno a favore delle tesi protestanti, per "provare" come "l‘ingannatrice" chiesa cattolica romana "prenda in giro" i suoi fedeli. Come abbiamo visto Blocher a pag. 26 del suo libro cita s.Agostino per avvalorare la sua tesi della Sola Scrittura, a sfavore della Tradizione, peccato che come suo stile "dimentica" di citare il paragrafo della stessa opera in cui Agostino dice: "Quanto a noi, riportiamo la considerazione a quel terzo gradino del quale avevamo stabilito di approfondire ed esporre ciò che il Signore si fosse degnato di suggerirci. Pertanto sarà diligentissimo investigatore delle divine Scritture colui che, prima di tutto, le legge per intero e ne acquista la conoscenza e, sebbene non le sappia penetrare con l'intelligenza, le conosce attraverso la lettura. Mi riferisco esclusivamente alle Scritture cosiddette canoniche, poiché, riguardo alle altre le legge con tranquillità d'animo chi è ben radicato nella fede cristiana, per cui non succede che gli disturbino l'animo debole e, illudendolo con pericolose menzogne e fantasticherie, gli distorcano il giudizio in senso contrario alla retta comprensione. Nelle Scritture canoniche segua l'autorità della maggior parte delle Chiese cattoliche, tra le quali naturalmente sono comprese quelle che ebbero l'onore di essere sede di un qualche apostolo o di ricevere qualche sua lettera." Quanti fra quelli che hanno letto il libro "La chiesa cattolica romana allo specchio" sono andati a controllare gli scritti dei padri, compreso quello appena visto di s.Agostino, citati dall‘autore? Quasi nessuno, io però sì, e man mano che controllavo le citazioni mi accorgevo della faziosità ributtante che affligge gran parte dei dotti protestanti.

Posso capire e giustificare il semplice fedele che non ha tempo e modo di trovare e leggere le opere dei padri, ma come giustificare l‘autore di un simile libro che salta i punti chiave del pensiero dei vari Ireneo, Agostino Girolamo, e alterando quindi il loro reale pensiero? Come giustificare i tanti pastori che conoscono le opere dei padri, e non le citano nei punti più salienti ai fedeli? La misericordia di Dio è grande, e non spetta a me condannare, qui sto solo evidenziando il loro modo ingannevole di citare i padri della Chiesa. A pagg. 25-26 cita pure Giustino martire estrapolando quanto segue dalla sua opera Dialogo con Trifone: ―Non abbiamo alcun comandamento di Cristo che ci faccia obbligo di credere alle tradizioni e alle dottrine umane, ma soltanto a quelle che i beati profeti hanno promulgato e che Cristo stesso ha insegnate, ed io ho cura di riferire in ogni cosa alle Scritture e chiedere ad esse i miei argomenti e le mie dimostrazioni‖ Dimentica però di citare qualche altro stralcio che smonterebbe in un sol colpo la tesi protestante sui 7 libri deuterocanonici, da loro chiamati apocrifi, contenuti nella Bibbia cattolica, come anche in quella usata dagli apostoli. Importante ancora è un passo del Dialogo con Trifone (PG 6,641 644) dove S.Giustino dice testualmente: "deve ritenersi parte della Scrittura tutto ciò che c'è nella versione dei Settanta, anche quelle parti che i giudei arbitrariamente hanno tolto" Giustino non si riferiva affatto alla Tradizione cattolica, ma a quelle umane, cioè a quelle ebraiche e a quelle eretiche. Cita pure il "catechismo cattolico", quello di Pio X però. Leggendo a pag. 19 del libro di Blocher, notiamo che cita un passo, non citando la fonte: "La lettura della Bibbia è necessaria a tutti i cristiani? …non è necessaria a tutti i cristiani, perché essi sono istruiti dalla Chiesa; tuttavia è molto utile e raccomandata a tutti. Sembrerebbe che questa citazione sia presa dal catechismo di Pio X, stranamente io non l‘ho trovata. Se andiamo a controllare però nel catechismo ufficiale della Chiesa cattolica, ed. Piemme I edizione 1993 I ristampa 1994, alle pagg. 39-40 paragrafi 131-133 troviamo "Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale" [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21]. "E' necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura" [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21]. La Chiesa "esorta con forza e insistenza tutti i fedeli... ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" ( Fil 3,8 ) con la frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo" (San Girolamo)" [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].‖ Eppure leggendo le citazioni del Blocher si traevano ben altre conclusioni. Vediamo ancora come s.Ireneo ci conferma la vera dottrina cristiana, parlando dell‘Eucaristia, a pag. 159 del volume secondo stessa edizione, risponde a coloro che non credevano all‘umanità di Gesù, considerandolo come un fantasma, leggiamo: "Egli ancora riconobbe come proprio sangue la bevanda presa dalla natura creata e lo versò nel suo sangue ed affermò essere suo proprio corpo il pane preso dalla natura creata e col quale fa crescere i nostri corpi…Dal momento che la bevanda mista e il pane ricevendo la parola di Dio (cioè la consacrazione, ndr) diventa eucaristia, sangue e corpo di Cristo e con questi cresce e si compone la sostanza della nostra carne, nutrita del sangue e del corpo di Cristo" Perché Blocher non cita queste pagine? Forse per una dimenticanza? Voglio sperare per lui che lo sia davvero una dimenticanza.

Poi raggiunge il culmine a pag. 32 quando annovera Girolamo tra coloro i quali erano contro i 7 libri deuterocanonici, dimenticando che fu proprio Girolamo a tradurre e scrivere la Vulgata, che comprende anche i 7 libri in questione. Considerato che per tradurre e scrivere questi 7 libri, Girolamo impiegò parecchia fatica e tempo, poteva risparmiarseli se li considerava non canonici, oltretutto sempre s.Agostino contemporaneo di Girolamo scrive nella sua opera "La Dottrina Cristiana":

"Il canone completo delle Scritture, al quale diciamo di voler rivolgere la nostra considerazione, si compone dei seguenti libri: i cinque libri di Mosè, cioè Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, e poi il libro di Gesù figlio di Nave, un libro dei Giudici, un libretto chiamato di Rut, che peraltro sembra appartenere ai Libri dei Regni, come loro principio. Vengono poi i quattro Libri dei Regni e i due dei Paralipomeni, che non vengono dopo di essi ma sono a loro congiunti e procedono gli uni a fianco degli altri simultaneamente. Sono libri di storia, che contengono indicazioni temporali collegate fra loro e insieme la successione ordinata dei fatti. Ci sono poi narrazioni storiche poste, per così dire, in ordine differente, narrazioni che non rispettano né l'ordine storico né si collegano le une con le altre. Così è Giobbe, Tobia, Ester, Giuditta, e i due Libri dei Maccabei e di Esdra, i quali piuttosto sembrerebbero proseguire quella storia ordinata che si protraeva fino ai Libri dei Regni e dei Paralipomeni. Successivamente vengono i Profeti, tra i quali un libro di Davide, i Salmi, e tre di Salomone: i Proverbi, il Cantico dei Cantici e l'Ecclesiaste. Difatti gli altri due libri, intitolati l'uno la Sapienza e l'altro l'Ecclesiastico, per una certa somiglianza vengono detti di Salomone. È in effetti tradizione quanto mai costante che li abbia scritti Gesù figlio di Sirach (il Siracide, ndr) ; tuttavia, siccome sono stati accolti fra i Libri aventi autorità, li si deve annoverare al gruppo dei profetici. Restano i Libri di coloro che propriamente si chiamano Profeti: un libro per ciascuno di coloro che si chiamano i dodici Profeti, i quali, collegati fra loro (mai infatti hanno avuto esistenza separata), costituiscono un unico libro. I nomi di questi Profeti sono i seguenti: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia. Poi ci sono i Profeti autori di libri più grandi: Isaia, Geremia, Daniele, Ezechiele. Con questi quarantaquattro libri si chiude l'autorità canonica del Vecchio Testamento 13. Compongono il Nuovo Testamento i quattro libri del Vangelo: secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni; le quattordici Lettere dell'apostolo Paolo: ai Romani, due ai Corinzi, una ai Galati, agli Efesini e ai Filippesi, due ai Tessalonicesi, una ai Colossesi, due a Timoteo, una a Tito, a Filemone, e agli Ebrei; due lettere di Pietro, tre di Giovanni, una di Giuda, una di Giacomo; e finalmente il libro degli Atti degli Apostoli e quello dell'Apocalisse di Giovanni.‖ Ancora una volta i fatti smentiscono le illazioni degli autori protestanti. La loro motivazione è sempre la stessa, dimostrare l‘ereticità della Chiesa cattolica.

Ma vediamo se le citazioni di Blocher sono un caso isolato, leggiamo cosa scrivono sul sito protestante www.aiutobiblico.org nel trattato "La vera Chiesa e il vero vangelo secondo Dio": "L‘uomo senza Dio è morto nel suo peccato. Dio dichiara che non c‘è nessun giusto. L‘uomo non può fare nulla per partecipare con le sue forze alla propria salvezza. Non può riconciliarsi con Dio per conto suo. Perché è importante capire questo? Se una religione dichiara che l‘uomo può per conto suo, partecipare alla sua salvezza, allora, nega che la salvezza è interamente opera di Dio. Leggiamo come la Chiesa Cattolica nega la perdizione totale dell‘uomo (tutti i riferimenti biblici che seguono ogni citazione non sono nel Catechismo, ma li ho aggiunti per aiutarvi a confrontare il loro insegnamento con l‘insegnamento biblico). Seguono le citazioni dal Catechismo Ufficiale della Chiesa Cattolica ed. Vaticana: "L‘uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l‘aiuto della grazia di Dio." p.117 (si legga invece I Pietro 1:3-5)

"Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell‘essere umano ad entrare in comunione con l‘amore divino." p.459 "Dio lasciò l‘uomo in balia del suo proprio volere perché potesse aderire al suo Creatore liberamente e così giungere alla beata perfezione." p.449 "Le virtù morali crescono per mezzo dell‘educazione, di atti deliberati e della perseveranza nello sforzo. La grazia divina le purifica e le eleva." p.466 Quindi la CCR dichiara che l‘uomo possiede virtù morali e che mediante esse può cercare Dio. Le Scritture dichiarano il contrario. Perciò, il vangelo della CCR è un falso vangelo. (cfr, dal sito www.aiutobiblico.org) Iniziamo col vedere cosa scrive il catechismo cattolico nei punti citati dal pastore: 409 La drammatica condizione del mondo che "giace" tutto "sotto il potere del maligno" (1Gv 5,19), [Cf 1Pt 5,8 ] fa della vita dell'uomo una lotta: Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 37]. Qui il pastore dimentica di citare la prima parte, non facendo capire al lettore il contesto in cui viene detto che l‘uomo deve combattere, è normale, ed è biblico, che l‘uomo deve combattere contro le potenze delle tenebre, non se ne può star seduto ad aspettare passivamente. Ma nella parte finale della frase del catechismo viene pure detto, "…con l‘aiuto della grazia di Dio." E‘ qual è la grazia di Dio se non Gesù Cristo? Il pastore aggiunge:‖si legga invece 1 Pt 1,3-5 Leggiamolo: “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi.” Cita la Bibbia come se Essa desse ragione ai suoi assunti, in questo caso vorrebbe lasciarci intendere che la Chiesa di Roma insegni che l‘uomo debba contare solo sulle proprie forze per salvarsi. Per dovere di completezza e, visto il contesto, doveva pure citare i versetti di Paolo nella sua lettera agli Efesini 6,10-12 “Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.” Nella parte finale del paragrafo del catechismo citato dal pastore abbiamo letto: "…con l’aiuto della grazia di Dio.” E che cosa è questo aiuto se non l‘armatura di Dio, di cui parla Paolo, che deriva da Gesù, che mediante il suo sacrificio ci ha resi capaci di lottare contro la morte spirituale, un‘armatura serve per combattere non certo per prendere il sole. Prima dell‘avvento di Gesù nessuno sforzo umano poteva guadagnarsi la salvezza, ma con la grazia proferitaci da Gesù l‘uomo è stato dotato dell‘armatura di Dio, per poter combattere efficacemente contro il demonio. Quindi la Bibbia parla di combattere, come mai l‘autore protestante allude ad un insegnamento errato della Chiesa cattolica? E come mai per dar forza al suo assunto cita solo Pietro e non Paolo?

Poi scrive: "Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell‘essere umano ad entrare in comunione con l‘amore divino." p.459 Controlliamo nel catechismo: 1804 Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell'intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L'uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene. Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell'essere umano ad entrare in comunione con l'amore divino." Anche qui il pastore dimentica di citare la prima parte, cioè il contesto, dove si parla di ragione e fede, certo che le virtù morali vengono acquisite dalla nostra parte umana, tramite la grazia emanata dallo Spirito Santo. Tali virtù scaturiscono dal Padre e procedono dal Figlio e dallo Spirito Santo innestandosi in noi, che umanamente le acquisiamo. Ma perché il pastore salta la prima parte, snaturando il contesto e l‘insegnamento di questo paragrafo del catechismo? Leggiamo ancora le sue citazioni: "Dio lasciò l‘uomo in balia del suo proprio volere perché potesse aderire al suo Creatore liberamente e così giungere alla beata perfezione.‖ p.449 Preciso subito che in questo caso trattasi della sintesi che si trova alla fine di ogni capitolo del catechismo cattolico, ma anche in questo caso, il pastore per portare avanti la sua tesi, e cioè dimostrare che la chiesa cattolica insegna la salvezza tramite le sole opere, salta a piè pari i paragrafi della sintesi che, non gli interessano, o forse non gli interessa farli conoscere. Leggiamo dalla sintesi posta alla fine di ogni capitolo del catechismo cattolico: In sintesi 1743 Dio "lasciò" l'uomo "in balia del suo proprio volere" ( Sir 15,14 ), perché potesse aderire al suo Creatore liberamente e così giungere alla beata perfezione [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 17]. 1744 La libertà è il potere di agire o di non agire e di porre così da se stessi azioni libere. Essa raggiunge la perfezione del suo atto quando è ordinata a Dio, Bene supremo. 1745 La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Rende l'essere umano responsabile delle azioni che volontariamente compie. Il suo agire libero gli appartiene in proprio. 1746 L'imputabilità e la responsabilità di una azione può essere sminuita o annullata dall'ignoranza, dalla violenza, dal timore e da altri fattori psichici o sociali. 1747 Il diritto all'esercizio della libertà è un'esigenza inseparabile dalla dignità dell'uomo, particolarmente in campo religioso e morale. Ma l'esercizio della libertà non implica il supposto diritto di dire e di fare qualsiasi cosa.

1748 "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi" ( Gal 5,1 ). Come vedete l‘argomento è la libertà dell‘uomo, che non viene in nessun modo forzato da Dio nelle proprie scelte. Ma il pastore prende un singolo paragrafo di tale sintesi e lo usa per stravolgere gli insegnamenti della chiesa cattolica. Ancora, il pastore osserva: "Le virtù morali crescono per mezzo dell’educazione, di atti deliberati e della perseveranza nello sforzo. La grazia divina le purifica e le eleva." p.466

Quindi la CCR dichiara che l‘uomo possiede virtù morali e che mediante esse può cercare Dio. Le Scritture dichiarano il contrario. Perciò, il vangelo della CCR è un falso vangelo. (cfr, www.aiutobiblico.org ) Ancora citando la sola sintesi, salta ciò che non gli interessa, leggiamo : 1833 La virtù è una disposizione abituale e ferma a compiere il bene. 1834 Le virtù umane sono disposizioni stabili dell'intelligenza e della volontà, che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e indirizzano la nostra condotta in conformità alla ragione e alla fede. Possono essere raggruppate attorno a quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. 1835 La prudenza dispone la ragione pratica a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo. 1836 La giustizia consiste nella volontà costante e ferma di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. 1837 La fortezza assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. 1838 La temperanza modera l'attrattiva dei piaceri sensibili e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati. 1839 Le virtù morali crescono per mezzo dell'educazione, di atti deliberati e della perseveranza nello sforzo. La grazia divina le purifica e le eleva. 1840 Le virtù teologali dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno Dio come origine, motivo e oggetto, Dio conosciuto mediante la fede, sperato e amato per se stesso. 1841 Tre sono le virtù teologali: la fede, la speranza e la carità [Cf 1Cor 13,13 ]. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali. 1842 Per la fede noi crediamo in Dio e crediamo tutto ciò che egli ci ha rivelato e che la Santa Chiesa ci propone a credere. 1843 Per la speranza noi desideriamo e aspettiamo da Dio, con ferma fiducia, la vita eterna e le grazie per meritarla. 1844 Per la carità noi amiamo Dio al di sopra di tutto e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio. Essa è "il vincolo di perfezione" ( Col 3,14 ) e la forma di tutte le virtù.

1845 I sette doni dello Spirito Santo dati ai cristiani sono la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. Guardate quanti paragrafi ha saltato il pastore, snaturando così il senso dell‘insegnamento cattolico. Il cristiano non è un burattino nella mani di Dio, ma aderisce liberamente con la propria volontà al piano salvifico di Dio, è biblico.

"…Perciò, il vangelo della CCR è un falso vangelo. (cfr, www.aiutobiblico.org), mi dispiace contraddire l‘autore protestante, a cui ho scritto, persona disponibile e cordiale, ma il vangelo falso, risiede proprio presso i protestanti, che calunniano e spesso citano faziosamente (anche se a volte a livello subconscio) il catechismo cattolico. Ancora: Qual è il "vangelo" della Chiesa di Roma? Allora, riconoscendo che un vangelo che proclama la salvezza per mezzo della fede più dei sacramenti è un falso vangelo, possiamo esaminare il vangelo della CCR per vedere se è il vero vangelo o no. Come prima cosa cito dal Catechismo ufficiale: "Nella fede, l‘intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina." p.54 (si legga invece Rom. 3:27,28;4:2-9; 9:11,31-32; 11:5,6; Gal.2:16) Qui, la Chiesa Cattolica dichiara che l’uomo coopera con la grazia per avere la fede. La Bibbia invece dichiara che la fede è un dono di Dio." Ma, è mai possibile spiegare in questo modo? Il pastore non si è accorto che dopo "Nella fede" c‘è una virgola, significa che la fede già esiste nel fedele, in virtù della precedente conversione, e in virtù di essa l‘intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina. Affinché il pastore potesse avere ragione, sul catechismo cattolico ci doveva essere scritto: "Per la fede, l‘intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina‖ ma così non è, il pastore vede parole che non esistono, oppure non comprende bene l‘italiano. La spiegazione che dà il pastore è completamente errata, ma i suoi fedeli se ne accorgono? Conosco molti preti cattolici, che pur essendo molto più preparati di me non conoscono i perniciosi attacchi protestanti, e pertanto non sanno adeguatamente istruire i fedeli. Conoscere i modi e le tecniche usati dai protestanti, per attaccare la dottrina cattolica, è pertanto utile per poter meglio difendere la verità. Molti scrivono contro la chiesa cattolica non conoscendo o non valutando bene il suo insegnamento, accecati come sono dalla loro radicata e profonda anti-cattolicità. In questi casi fatta salva la buona fede resta però l‘errore, da loro insegnato. Preghiamo per costoro, affinché i loro occhi vedano la verità tutta, per quanto ci è concesso di vederla qui sulla terra. Le chiese protestanti hanno avuto diversi opinionisti, come Lutero, Zwingli, Calvino ecc., e il loro numero è un forte crescita. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, le Nazioni che sono a maggioranza protestante non sono affatto esempio di moralità cristiana, prova ne sono le varie approvazioni di matrimoni gay, divorzi, aborti, eutanasia, esperimenti sugli embrioni umani ecc., anzi spesso nello specifico, a celebrare le nozze gay sono proprio pastori protestanti. In sintesi, laddove il protestantesimo ha scalzato la Chiesa cattolica, si può appurare un peggioramento morale e cristiano della società. Il protestantesimo non si può identificare in una sola chiesa, unita e compatta; dopo Lutero sono comparsi diversi opinionisti ognuno con le proprie tesi. Ognuno di essi afferma le proprie convinzioni ma quale di esse è giusta? Nessuna, perché proprio loro sono i falsi profeti di cui aveva predetto Gesù.

Si sono allontanati dalla verità ognuno con la propria dottrina, evviva la democrazia! Cosi si sono formate più di 33.000 denominazioni diverse, in questo modo chiunque abbia aspirazioni di comando o di guida può crearsi la propria denominazione, oppure sognarsi che lui è designato dall‘alto a diventare pastore. Ognuna di queste confessioni attacca la dottrina cattolica, rarissimamente si attaccano tra di loro, eppure alcune di esse presentano delle differenze a volte anche profonde, ciò nonostante tutti loro sono protestanti e si chiamano fratelli, noi cattolici specie dai pentecostali non veniamo affatto considerati tali.



Nessun commento:

Posta un commento

.

TRATTO DAL FILM: "BEN HUR" CHE INCONTRA GESU' CHE LO DISSETA (LA SUA STRAORDINARIA MISERICORDIA)

ARTICOLI PIU' VECCHI IN ORDINE CASUALE

COMMENTI RECENTI

Profezie della Madonna a Baron Renato sull'invasione dei rifugiati ai giorni nostri

ADESSO VUOL MODIFICARE PURE IL PADRE NOSTRO, COI COMPLIMENTI DI "SAN" LUTERO...