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CAPITOLO 2 - I «NEMICI» DELL'IMMACOLATA -

Padre Kolbe parla spesso di «nemici» di Dio, dell'Im­macolata, della Chiesa, ecc. C'è da chiedersi: possono esi­stere «nemici» di tal genere? E cioé: è possibile che esi­stano «nemici» di un Dio che è amore per definizione, o nemici di Colei che è, per antonomasia, la Madre della bontà e della misericordia? Soprattutto, possono esi­stere «nemici» per un cristiano, che professa una religione tutta basata sull'amore, e il cui più grande precetto è quello dell'amore di Dio e dei fratelli?... Può un cri­stiano, il cui distintivo è l'amore fraterno e al quale si fa obbligo di perdonare una infinità di volte le offese ricevute, e di rispondere col bene al male, ritenere alcuni come «nemici»? Può, soprattutto, parlare di «nemici» chi, come Padre Kolbe, è figlio e seguace di Francesco di Assisi, che salutava «frati e sore» gli esseri e le creature della creazione, e perfino le malattie e la morte?... Sì, nonostante tutto, si può e si deve parlare di «nemici», pur senza intaccare in nulla la realtà e le esigenze autentiche dell'amore.

I - Chi deve ritenersi «nemico».

Nemico è tutto ciò che, di fronte, contraria e contra­sta. Perciò, quanto e quanti contrariano e lottano Dio, sono suoi nemici. Generalmente, poi, chi lotta e avversa Dio, combatte pure tutto ciò e tutti quelli che sono dalla parte di Dio e a Lui si rifanno, e quindi l'Immacolata, i Santi, ecc. Ancora, chi lotta Dio, lotta soprattutto la Chiesa cattolica, che di Dio è speciale e universale stru­mento di salvezza e di misericordia, rivelazione, deposita­ria e trasmettitrice della sua parola e della sua verità.

La Chiesa, a sua volta, si immedesima e si riflette, al massimo, nei Santi e soprattutto nell'Immacolata e in Cristo Gesù. Nessuna meraviglia, allora, che P. Kolbe parli, indifferentemente, dei «nemici» di Dio e del bene, denominandoli, spesso, semplicemente «nemici di Dio» o «nemici della Chiesa» o «nemici dell'Immacolata».

Ma, in pratica, chi lotta e avversa Dio?...

a) Tutto ciò che, oggettivamente, è, per natura o per posizione presa, contro la verità e il bene. La verità, il bene, l'ordine, l'amore ed ogni altro valore eterno, in definitiva, si identificano con Dio.

Il contrario della verità e della bontà è l'errore, la menzogna, la cattiveria e il peccato sotto tutte le forme. E cioé tutte le deformazioni e deviazioni che, consapevol­mente o no, maliziosamente o no, si ritrovano o possono trovarsi nell'uomo e nella creatura intelligente. In questo senso anche tutte le religioni, ad eccezione di quella cri­stiana cattolica, non per il vero e il buono che c'è in esse e unisce a Dio, ma per gli errori che vi si frammi­schiano, quindi nelle loro oggettive deformazioni, soprat­tutto se comprese e sostenute come tali, sono «nemiche» di Dio, in lotta con Lui! Ogni oggettiva deformazione o deviazione è sempre assolutamente incompatibile con Dio, così come lo è la luce con la tenebra.

La deformazione o deviazione, tuttavia, costituisce vera e propria inimicizia e contrasto e opposizione a Dio solo quando è volontario e consapevole rifiuto di Dio e dei valori che Egli implica.

Affermando che l'opposizione tra Dio e il peccato, tra Dio e l'errore colpevole è totale, irriducibile, si vuol dire che non può mai esistere, oggettivamente, alcun cedimento al peccato e all'errore, né accomodamento e compromesso alcuno da parte di Dio. Il solo ipotizzarlo, anzi, costituirebbe offesa gravissima.

Ma chi sono, tra le creature intelligenti, ad opporsi volutamente a Dio?...

b) Il diavolo, prima di tutto. Egli è come 1'incar­nazione del male e della menzogna; essendo il suo agire orientato sempre, essenzialmente, a contestare, negare, diffamare, lottare la verità e il bene. Egli è, perciò, l'av­versario per eccellenza di Dio, dell'Immacolata, della Chiesa, e anche il vero capo di tutto il male. Diciamo così, perché non ci sfiora neanche il dubbio sull'esistenza personale del diavolo, per noi assolutamente certa, come lo è per tutta la Tradizione della Chiesa.

P. Kolbe parla spesso di questo «nemico», attribuen­dogli molte malefatte. Tra l'altro, egli cerca di porre osta­coli al bene, accaparrando strumenti per la sua azione nefasta. Moltiplica le insidie al calcagno dell'Immaco­lata, cercando di insozzare col peccato specialmente le anime consacrate a Lei, anche se i suoi tentativi sono destinati, in gran parte, al fallimento. 

Prende di mira, tutto particolarmente, Niepokalanòw e la sua azione.

Il diavolo è l'autore principale di tutto il male morale esistente nel mondo: da lui la spinta a tutti i peccati, a tutti gli errori, a tutte le eresie. Da lui la forza e l'inco­raggiamento a tutti gli operatori di iniquità. Il male nel mondo, come vedremo, costituisce il corpo stesso del serpe infernale, proprio in quanto esso, oltre che apparte­nergli, è da lui vivificato e alimentato in permanenza.

«Nemici» di Dio e dell'Immacolata devono dirsi pure:

c) I peccatori di qualsiasi genere, con le riserve sopra espresse, coloro, cioé, che, scientemente o no, aderiscono liberamente all'errore; violando la legge santa di Dio, ed opponendosi al suo amore. Si tratta, più particolarmente, di quei peccatori che vivono o giacciono nei loro peccati, nulla facendo o non facendo abbastanza per uscirne; o che, addirittura, si ostinano a permanervi, avendo pratica­mente estromesso Dio dalla loro vita: atei pratici che «a Dio preferirebbero - dice P. Kolbe - non pensare, non parlare di Lui; meglio ripetere come quegli automi: "Dio non esiste", poiché se esiste, beh, allora ...bisogne­rebbe vivere in modo tutto diverso»;

d) Gli eretici, quelli, cioé, che ostinatamente, secondo la definizione del Codice di Diritto Canonico, perman­gono in idee e posizioni dottrinali, dichiarate difformi dalla verità e condannate dalla legittima autorità della Chiesa. P. Kolbe, come vedremo, parla spesso delle eresie.

e) «Nemici» dell'Immacolata sono soprattutto coloro che, oltre a scegliere e perseverare nel peccato o nell'er­rore, combattono anche, come possono, la verità e il bene, Dio e tutto ciò che a Lui fa capo e a Lui si riferisce; e difendono e propagano il male. Qui, ovviamente, il carattere di «nemico» è più netto e più evidente, delineato com'è nelle sue linee più specifiche. E vero che, per lo più, chi vive perversamente, è già portato, come d'istinto, a difendere il proprio tenore di vita. Ma, anche in questo caso, c'è chi lotta per solo interesse, per giustificare cioè il proprio comportamento, e c'è chi lotta per una carica anche di odio e di ostinazione, che si porta nel cuore. Con ciò, però, non si vuol dire che non esistono anche «nemici» in buona fede, uomini cioé che difendono ed esaltano, come «buone e vere», dottrine e costumi oggettivamente perversi o aberranti. Purtroppo, la buona fede e le buone intenzioni non modificano né sopprimono, come è ovvio, peccati ed errori con tutte le loro tristi conseguenze. Di qui il motivo principale per ritenere anche costoro come «nemici» della verità e del bene. E, in effetti, P. Kolbe non esita a chiamare «nemico» chiunque si oppone alla verità, incoraggiato in ciò, anche, dall'atteggiamento preso dal Beato Duns Scoto, nella difesa del dogma dell'Immacolata Conce­zione di Maria: «Mi fecero impressione - egli afferma - le parole della preghiera di Duns Scoto: ‘Dignare me laudare Te, Virgo, sacrata; da mini virtutem contra hostes tuos’. Non pensava, qui, ai pagani o eretici, ma a quelli che avevano duecento argomenti per provare la loro tesi. E perciò, quando si tratta dell'Immacolata, non domanda lui né prudenza né amore, ma `virtutem' e questo 'con­tra', e li chiama duramente, prima di vedere i loro argo­menti, `hostes tuos'».

A questo punto, possiamo capire quella che potrebbe ritenersi una vera e propria definizione del «nemico» del­l'Immacolata. Nemico dell'Immacolata «È tutto ciò che è macchiato di peccato, che non conduce a Dio, che non è amore; è tutto ciò che è prodotto dal serpente infernale, il quale è la menzogna personificata: tutti i nostri difetti, quindi, tutte le nostre colpe». Un bel testo, senza dubbio, che a volerlo analizzare un po', più da vicino, illumina non poco il problema che ci occupa. Da esso si deduce che è nemico di Dio:

Tutto ciò che è macchiato di peccato, e quindi anche il peccatore che ha peccato o pecca per fragilità e debo­lezza. In pratica, chiunque non è arrivato ad una totale purezza o completa liberazione dal peccato. Naturalmente poiché la grazia rende «amici di Dio», la qualifica di «nemici» di Dio, riferita a essi, deve applicarsi, più che mai, ai peccati o scorie di peccati, che ancora sussistono in essi. È quanto lo stesso P. Kolbe dirà più oltre. Nemico di Dio è:

Tutto ciò che non conduce a Dio. E cioé, oltre al peccato, propriamente detto, tutto ciò che, anche se buono o indifferente in se stesso, si rivela, nell'uso o in pratica, come impedimento ad andare a Dio. Così, per es., un'amicizia, buona in se stessa, potrebbe divenire ostacolo ad essere tutto di Dio; un talento di qualsiasi natura, buono in se stesso, potrebbe rivelarsi, nella pratica della vita, vera e propria disgrazia per l'anima; ecc. È solo e sempre in questo senso che tali realtà debbono ritenersi «nemiche di Dio».

Nemico di Dio è ancora:

Tutto ciò che non è amore. L'amore è la forma di ogni virtù, e perciò ogni atto buono, se non è informato dall'amore soprannaturale, non costituisce mai virtù autentica. Qualunque gesto, anzi, non compiuto per amore, almeno implicito e non formalmente escluso, diviene peccato e perciò «nemico» di Dio;

E tutto ciò - ancora - che è prodotto del serpente infernale. È logico, infatti, che quanto prodotto e voluto da chi è fissato nel male, non ha mai un fine ultimo retto e buono, e perciò tutto è male, anche quello che, in sé e per sé, potrebbe essere buono.

E, infine, tutti i nostri difetti, tutte le nostre colpe. La colpa, infatti, anche nei suoi più tenui e - si direbbe - insignificanti risvolti, è sempre qualcosa che è contro la perfezione e l'amore di Dio, oltre che contro la perfe­zione dell'uomo.

II - I «nemici» esterni della Chiesa.

È evidente che tutto ciò che viene classificato come nemico di Dio, non può essere solo pura astrazione, né può essere solo prodotto del demonio. Accanto a pecca­tori e anime, gravati più o meno da colpe ed imperfezioni - «nemici», in parte, anche questi, come vedremo, da convertire e santificare -, esistono veri e propri nemici esterni, non solo portatori, ma esaltatori e propagatori di errori e di peccati o, comunque, del male sotto qual­siasi forma ed espressione. Sono i nemici che possono individuarsi, con sufficiente esattezza, in tutti coloro che, più o meno apertamente, combattono la Chiesa di Dio. L'odio contro Dio si riversa infatti, ordinariamente, contro la Chiesa che è il «Corpo» di Cristo (cfr. Ef 4, 12) e l'universale sacramento di salvezza», e perciò espres­sione la più completa del mistero di Dio nel tempo.

Questa lotta, sempre in atto fino alla fine dei secoli, assume, nelle varie epoche della storia, toni drammatici e colore di sangue. Una di queste epoche è certamente la nostra che, a detta di qualche autorevole anima santa, è stata come abbandonata al potere di satana. Padre Kolbe, già nel 1923, scriveva: «Su tutta la faccia della terra, da una parte in modo più debole, da un'altra con maggiore accanimento, ferve una lotta contro la Chiesa e la felicità delle anime. Il nemico si manifesta sotto abiti diversi e denominazioni diverse.

Tutti conoscono il modo con cui il socialismo, approf­fittando delle misere condizioni dell'operaio, gli ha inculcato il veleno della miscredenza. Vediamo come i bolscevichi perseguitano la religione. Ascoltiamo l'insegnamento dei materialisti, i quali desiderano restringere l'universo soltanto a ciò che noi conosciamo immediatamente con i sensi, allo scopo di convincere, in tal modo, se stessi e gli altri che non esiste né Dio né l'anima. La teosofia inculca 1'indifferentismo religioso, mentre gli «studiosi della sacra Scrittura» ed altri protestanti si acquistano la simpatia dei credenti con grosse somme di dollari. Tutti questi blocchi formano un fronte di battaglia compatto contro la Chiesa».

Per il P. Kolbe, dunque, - e dal 1923 ad oggi, la situazione, sostanzialmente, non è mutata gran che, anche tenendo conto del fenomeno dell'ecumenismo, esploso prepotentemente, soprattutto, col Vaticano II - nemici esterni della Chiesa di Dio sono socialisti, bol­scevichi, materialisti, teosofi, sette protestanti, ecc., sotto la guida di ebrei e massoni. Infatti, egli dice: «È ben noto a tutti che sono gli ebrei a dirigere il socialismo e a governare attualmente nella Russia bolscevica. Essi non mancano neanche tra le schiere dei materialisti. Gli «studiosi della sacra Scrittura», poi (...) non sono altro che un bolscevismo mascherato con tutte le premesse dei talmudisti. Anche nella teosofia gli ebrei fanno la loro abbondante comparsa (...). Inoltre, anche la sola denomi­nazione: «loggia», analoga alle organizzazioni massoniche, fa molto pensare. (...) Che i massoni esercitino qui da noi una grande influenza anche sul governo è dimostrato in modo eloquente (...). Di fronte a questi dati di fatto, si può ancora essere dubbiosi nell'individuare la guida sotto la quale combattono, consapevolmente o meno, i nostri nemici? Ecco chi è la mano misteriosa che spinge il nostro paese alla rovina». Per P. Kolbe, dunque, nemici della Chiesa di Dio sono, soprattutto, i prote­stanti, i socialisti, i comunisti e la massoneria. Ha ragione P. Kolbe di parlare così?... Non c'è che da analizzare, con assoluta imparzialità e sincerità, i vari movimenti ideologici, ai quali i suddetti «nemici» si rifanno.

1. Il Protestantesimo.
Il Protestantesimo, come è noto, fa capo a Martin Lutero, l'ex frate agostiniano, ribellatosi a Roma, ufficial­mente, il 1519.

Il suo atteggiamento di contestazione, fattosi sempre più crudo e violento, finì per coinvolgere, ben presto, nella scissione, principi e autorità, teologi e letterati, vescovi e masse di popoli di varie nazioni. La frat­tura, verificatasi nella Chiesa, non solo da allora non si è più rimarginata, ma è divenuta sempre più profonda e molteplice. Mancando, infatti, di un efficace centro o polo di unificazione, il Protestantesimo si è andato fran­tumando, ben presto, in sette innumerevoli, spesso, in lotta feroce le une contro le altre. P. Kolbe, rifacen­dosi, nella Polonia del 1922, ad elenchi del Ministero delle Confessioni Religiose e dell'Istruzione Pubblica, enumera ben quindici gruppi protestanti che svolgono «una febbrile attività contro la Chiesa di Dio».

E, tuttavia, attenendoci qui a quanto più ci interessa, rileviamo che le sette si ritrovano, sostanzialmente, tutte, o quasi tutte, su i punti fondamentali della Riforma, e cioé:

La giustificazione, ritenuta «imputata» o forense, non è inerente all'uomo stesso rigenerato. Questi, perciò, pur giustificato, resta peccatore: giusto e peccatore, quindi, al tempo stesso. Giusto perché gli viene imputata la giu­stizia di Dio; peccatore, perché, nel suo essere, è total­mente corrotto;

Autore di ogni giustificazione e mediatore unico tra cielo e terra è Cristo, morto per noi. Non c'è posto, perciò, - senza fare offesa a Cristo - per altre media­zioni, di qualsiasi genere e natura. Di qui il rifiuto della Chiesa visibile, del sacerdozio ministeriale e dei sacra­menti in genere, eccetto il battesimo e la cena, del culto dei santi e della Vergine Santissima;

La fede fiduciale in Cristo, riguardata come l'unico mezzo di giustificazione che, perciò, è assolutamente gra­tuita e indipendente dalle opere dell'uomo;

Ciò che regola e nutre la fede è la S. Scrittura, e quindi la Parola di Dio. Una parola, ispirata dallo Spirito Santo, senza altri «magisteri», meno che mai quello, infal­libile, del Papa.

Ma, detto ciò, possono i protestanti qualificarsi, vera­mente, come «nemici» della Chiesa? P. Kolbe, lo abbiamo visto, lo afferma, ciò che, in clima ecumenico come quello odierno e dopo le ripetute affermazioni del Conciho Vaticano II, appare, per lo meno, fortemente ana­cronistico. E, tuttavia, l'affermazione del P. Kolbe, anche a non tener conto del tempo in cui è stata scritta, se bene intesa, non è né inesatta né offensiva. P. Kolbe, in effetti, non fa processi alle intenzioni, ma si attiene strettamente ai fatti. Ora, come già abbiamo fatto notare, la dottrina protestante, oggettivamente, in molti punti, non è quella cattolica. E un fatto, per es., che, al di là delle polemiche, soprattutto, sulla discussa figura del Riformatore, i protestanti negano le verità cattoliche della Chiesa visibile, della mediazione del sacerdozio ministeriale, del primato e infallibilità del Romano Ponte­fice, della legittimità del culto della Madonna e dei Santi, ecc. Almeno per questo, il protestantesimo resta, oggetti­vamente, tra i «nemici» della Chiesa cattolica. D'altra parte, ancora oggi, nonostante il clima ecumenico, non sono rari gli attacchi violenti sferrati dai Protestanti con­tro la Chiesa cattolica: senza dubbio, prove anche queste di una «inimicizia» non del tutto svanita. Ma, ripetiamo, al di là della polemica, come non vedere, in questo e in tanti altri segni, l'atteggiamento e lo spirito del «nemico», che non solo non accetta, ma attacca acremente la dottrina cattolica?

P. Kolbe non fa questione di persone, ma di dottrina, e questa va misurata e vagliata sul metro della verità oggettiva e rivelata. Chiunque non è in consonanza con questa, ovviamente vi è in contrasto. Si può, certo, e si deve parlare di un certo pluralismo di metodi e di prospettive. Ma i tentativi, pur generosi e portati avanti con ottima intenzione, di far combaciare protestan­tesimo col cattolicesimo, sono evidenti inaccettabili for­zature.

Quali poi siano i punti dottrinali del protestantesimo toccati dal P. Kolbe è tutt'altro discorso. Abituato a scri­vere occasionalmente, più che sistematicamente e, forse, rivolgendosi a lettori ai quali poteva interessare solo fino ad un certo punto la questione della giustificazione o della fede fiduciale, ecc. P.Kolbe accenna solo a qualche punto dottrinale, di più immediata comprensione. Così, per es., accenna all'origine equivoca dei Movimenti della Riforma; alla allergia protestante per scapolari, meda­glie, quadri e immagini della Madonna e dei Santi, anche se, da qualche parte, sembra affiorare una certa nostalgia per la «Madre». Rileva pure il loro atteggiamento accomodante, in fatto di penitenza e di mortificazione. A proposito, per es., di un certo pastore protestante, egli scriveva: «Anch'egli, come in generale i protestanti, inor­ridiva di fronte alla penitenza». E quando gli ha fatto leggere, in merito, alcune parole di san Paolo, egli aveva risposto: «che queste cose le ha attuate soltanto san Paolo, mentre gli altri non sono obbligati ad imitarlo». Accenna alla loro richiesta di una chiesa nazionale e all'opposizione, almeno da parte di alcuni protestanti polacchi, alla proposta di dichiarare Maria SS. Regina della Polonia; alla loro opera di propaganda spicciola e alle loro innumerevoli pubblicazioni a bassissimo costo o addirittura gratuite, distribuite a larghe mani, e soste­nute dai dollari di ricchi protestanti americani, e alle loro spese annue, ammontanti a 5280 miliardi di dollari.

In conclusione, il giudizio del P. Kolbe, che ritiene il protestantesimo «nemico dell'Immacolata» e della Chiesa, non ci sembra da buttar via solo perché si vive, oggi, in un clima ecumenico.

2. Il Socialismo.
Altro «nemico» di Dio con cui bisogna fare i conti è costituito dall'odierno socialismo, dal socialismo cioé fiorito in questi ultimi secoli, perché il socialismo è fenomeno storico mondiale, sempre presente presso i popoli e nel mondo classico.

Il socialismo, in tutte o nella maggior parte delle sue forme od espressioni, vuole l'abolizione della proprietà privata, della famiglia e della religione; si batte per il comunitarismo e l'uguaglianza di tutti in tutte le cose e quindi aspira a distruggere la gerarchia della società ed ogni forma di autorità. Ma vediamo come lo presenta lo stesso P. Kolbe. Il socialismo, sotto tutte le sue forme:

Sogna di realizzare un paradiso in terra, con abbon­danza cioé di tutti i beni materiali, con libertà, ugua­glianza e fraternità per tutti.

Per questo vuole socializzare tutto, mettendo tutto in comune, e abolendo la proprietà privata. «Il socialismo sopprime la proprietà privata o, almeno la proprietà dei mezzi di produzione. E il governo, quindi, che stabilisce il tipo di lavoro, il governo lo valuta, il governo che lo retribuisce». Bisogna liberarsi da ogni credenza in Dio, nell'anima immortale, ecc. ecc. P. Kolbe cita, per es., tra gli altri «maestri» in merito, Dietzgen: «Se la reli­gione si fonda sulla fede in esseri ultraterreni, al di là del nostro mondo, e in forze superiori, in esseri spirituali e nella divinità, allora la democrazia deve essere senza religione». Mentre Bebel aveva chiaramente affer­mato: «In campo politico noi miriamo alla repubblica, in campo economico al socialismo, mentre in quello che si chiama campo religioso miriamo all'ateismo». P. Kolbe, pur riconoscendo «che la classe operaia è stata in gran parte trascurata, e che il socialismo si è interessato di lei...», afferma tuttavia, con grande chiarezza, che il socialismo va rigettato in pieno, ed è giustamente con­dannato dalla Chiesa. Infatti:

Il socialismo è una concezione di vita che si basa su asserzioni mai veramente provate. «Ogni sistema, sia politico che economico, sia in definitiva sociale, deve basarsi su di un effettivo e reale stato di cose e non rendere omaggio ad asserzioni senza fondamento e ad illusioni di fantasia troppo effervescente. E purtroppo il socialismo è malato proprio di questo. Asserzioni senza fondamento sono le frasi ripetute all'infinito e mai dimo­strate, le quali affermano che non esiste né Dio, né un'a­nima immortale, né una vita oltre la tomba, né il paradiso né l'inferno e così via». Praticamente un materialismo completo: «Lo sguardo del socialismo (...) non va al di là della bara mortuaria, non si libra al di sopra di un mondo puramente materiale».

Il socialismo è incapace di offrire la felicità all'uomo. Un uomo, dice in sostanza P. Kolbe, che spazia nell'infi­nito, che perciò è sempre insoddisfatto, potrà mai conten­tarsi di limiti e di un mondo così ristretto? L'uomo non vuole limiti: «E queste persone che hanno una mente tanto ristretta, invischiata in un materialismo grossolano, osano annunciare all'umanità la felicità?». E supposto anche che l'uomo si contentasse della felicità materiale, i socialisti «saranno poi capaci di rendere felice l'umanità con dei mezzi materiali? Riusciranno a coprire ogni uomo di oro, a circondarlo di gloria e a dargli la possibilità di godere qualsiasi piacere? Illusione di una fantasia malata! (...) Tutto quello che il mondo può dare, non basta ancora per l'uomo. Tutti questi beni hanno i loro limiti, deludono e suscitano i desideri di una felicità più grande e più duratura, e quando essa viene meno, l'anima si sente invadere dal tedio, dalla noia e da una specie di tenebra». Parole sacrosante di cui sono tragica conferma molti aspetti e situazioni della società di oggi!

Il socialismo va rigettato ed è giustamente condan­nato, ancora, perché:

Non è capace di offrire neppure una felicità mate­riale: «Ma forse il socialismo sarà in grado di procurare fino alla sazietà almeno questo bene terreno? No, neppure questo. Libertà, uguaglianza, fraternità: sono bei principi, ma il socialismo, dopo aver violato la natura umana, la quale brama orizzonti più vasti e tende all'infinito, non è capace di procurarle queste realtà; sono troppo nobili e troppo sublimi». Il socialismo, dunque, poiché non tiene conto della natura umana, si fonda solo su una grande illusione. Da una parte, infatti, abolendo la pro­prietà privata, priva l'uomo della sua innata libertà che intende operare quando, cosa e come gli piace: «Ecco l'impulso naturale di libertà innata che i socialisti, in nome della libertà (?!) vogliono schiacciare».

La stessa cosa deve dirsi a proposito dell'uguaglianza: è impossibile realizzarla per tutti. «Ciò sarebbe possibile, - annota giudiziosamente P. Kolbe - solamente se potessimo esistere tutti insieme nel medesimo tempo, nel medesimo luogo e nelle medesime condizioni, sia di natura che di ambiente. Ma questo è fisicamente impossi­bile. Noi ci diversifichiamo per età, per luogo di nascita, per capacità, per tendenza, per condizioni di salute, per laboriosità, per avvedutezza, per i diversi avvenimenti che capitano durante la vita e per le varie attività. Tutto ciò dipende dalla natura stessa delle cose; di conseguenza non lo si può cambiare. Devono esserci quindi sia i genitori che i figli, sia i superiori che i sudditi». Non meno impossibile una spartizione assolutamente uguale di beni. 

Il socialismo è capace di realizzare, almeno, la frater­nità autentica? I fatti, purtroppo, smentiscono le promesse.

Incapace di risolvere i grandi problemi dell'uomo, il socialismo si presenta, purtroppo, anche come nemico della religione e della Chiesa: una nota di più di deplora­zione e chi difetto: «Bisogna deplorare - scrive P. Kolbe - il fatto che esso abbia colpito la Chiesa, che stia facendo di tutto per strappare all'operaio, perfino al bam­bino, il preziosissimo tesoro della fede e gli ideali più sublimi ed innati. Avviatosi in tal modo lungo una strada sbagliata, esso genera unicamente la schiavitù e la tirannia del governo sui cittadini e misconosce le aspirazioni della nobile e libera natura umana. Parole che, scritte nel 1923, non hanno perduto nulla della loro drammatica verità. Molti gli eventi, anzi, che hanno confermato e confermano tale diagnosi.

C'è da meravigliarsi, si chiede P. Kolbe, che la Chiesa l'abbia condannato? E che lui, P. Kolbe, lo consi­deri uno dei terribili nemici dell'Immacolata?

3. II Socialismo di Marx o Comunismo.
Marx, pur accettando alcuni aspetti dei vari sociali­smi allora in voga, ne criticherà tutte le forme, perché «utopiche» e fuori della realtà e della storia. I socialisti «utopici», infatti, «invece di vedere le condizioni mate­riali come causa dell'organizzazione sociale, immagina­vano il contrario, e pretendevano di cambiare le condizioni materiali per mezzo di `riforme sociali', frutto dell'ingegno umano (utopie)».

Marx pretende, invece, di presentare un socialismo scientifico, in quanto «e previsto come conseguenza necessaria del cammino dialettico della storia, come ter­mine del processo evolutivo dell'umanità che fa se stessa mediante la produzione dei beni materiali. Marx dichiara espressamente come, ad es., in occasione della fondazione della Prima Internazionale nel 1864, ha dovuto usare i termini di libertà e giustizia perché non poteva farne a meno, data la stupidità (dice lui) dei suoi collaboratori» (DEL NOCE, Pensiero politico, 178). Però giustizia, libertà e qualsiasi altro `valore previo', in nome del quale si postuli una determinata organizzazione sociale, per il marxismo non hanno significato». In breve, il sociali­smo marxista si presenta come analisi scientifica della realtà e come concezione filosofica: è, cioé, materialismo storico e materialismo dialettico. Materialismo storico perché insegna che la realtà non è l'essere ma la storia e, cioé, il divenire incessante di tutto. Un divenire deter­minato completamente dalle leggi e dalle situazioni eco­nomiche, divenire che è processo ascendente nel quale il motore dei salti qualitativi da un'epoca all'altra sarab­bero le contraddizioni interne delle forme sociali. Materialismo dialettico perché insegna che i vari momenti storici si susseguono in una dialettica di tesi, antitesi e sintesi, che però non è più quella di Hegel, anche se così sembra all'apparenza.

Il socialismo marxista, come e più delle altre forme di socialismo, si fonda tutto sui valori materiali, econo­mici; che costituiscono la struttura portante di ogni società terrena. Se cambia la struttura economica, cam­biano anche i valori morali, religiosi, artistici e filosofici, che sono sovrastrutture da essa determinate.

In definitiva, il socialismo comunista è il marxismo più puro, quello che sarà portato alle estreme conse­guenze, in rigorosa logica, da Lenin e da Stalin.

Il marxismo o comunismo si caratterizza, abbastanza chiaramente, come «nemico di Dio, dell'Immacolata, della Chiesa, soprattutto per alcune sue impostazioni fonda­mentali, e cioé:

nega Dio e ogni religione. Gramsci, uno dei più lucidi e coerenti teorici del marxismo, scriverà: «Il nostro evangelo è la filosofia moderna (...), quella che fa a meno dell'ipotesi di Dio nella visione dell'universo, quella che solo nella storia pone le sue fondamenta, nella storia di cui noi siamo le creature per il passato e i creatori per l'avvenire». E ancora: «Siamo storicisti per la conce­zione filosofica che nutre il nostro movimento; neghiamo la necessità di ogni apriorismo, sia esso trascendente, come vuole la fede religiosa, sia anche storico come il privilegio borghese». Marx, d'altra parte, aveva già affermato che la religione addormenta, e perciò è assolu­tamente incompatibile con il socialismo, oltre tutto per la lotta che questo porla avanti: «La religione è l'oppio del popolo», per questo «la lotta contro la religione è dunque mediatamente la lotta contro quel mondo del quale la religione è l'aroma spirituale».

Il comunismo, poi, tutto fondato, com'è, nell'odio e nella rivoluzione, rigetta ogni valore etico e, spe­cialmente, l'amore del prossimo. Abbiamo già detto che, per il marxismo, i valori etici non sono che sovrastrutture della struttura economica; cambiando questa anche i valori cambiano fino a quando non si arriva alla totale sparizione di tutto, con l'inaugurazione del «paradiso sulla terra». Laforgue, genero di Karl Marx, dichiarerà nel suo giornale «Socialiste»: «I principi eterni libertà, patria, diritti dell'uomo, ecc. sono tossici intellettuali, energici come Dio, paradiso, inferno, come tutte le altre mistifica­zioni della religione».

Non l'amore, perciò, ma l'odio: «Quest'amore, dice Marx, si esprime in frasi sentimentali che non possono sopprimere i rapporti ideali, di fatto; addormenta l'uomo con una tiepida pappa sentimentale che lo nutre. Invece è necessario ridare all'uomo la forza». E Lunatcharski: «Abbasso l'amore del prossimo. Ciò che occorre è l'odio. Dobbiamo imparare a odiare: è così che arriveremo a conquistare il mondo». E già la Pravda aveva scritto il 30 gennaio 1934: «L'amore cristiano che si rivolge a tutti, perfino al nemico, è il peggiore avversario del comunismo».

Il comunismo, dunque, è essenzialmente odio e rivo­luzione, esso anzi segna il massimo della rivoluzione: «Tutte le tendenze livellatrici e rivoluzionarie dei secoli passati sono giunte oggi al vertice della loro esaspe­razione.

Non si può essere più radicali sulla via dell'orgoglio e della rivoluzione, proclamando qualcosa di più dell'u­guaglianza degli uomini in campo politico, economico e sociale. Non si può portare più oltre la lussuria, isti­tuendo qualcosa di più del libero amore».

Per il comunismo esiste una sola etica, quella che serve al trionfo della lotta di classe: «Esiste una morale comunista?» - si chiede Lenin -. «Esiste un'etica comu­nista? Naturalmente esiste (...). Noi neghiamo la morale nel senso in cui la predicava la borghesia, che aveva dedotto questa morale dai comandamenti divini. A questo proposito diciamo, naturalmente, che non crediamo in Dio e sappiamo molto bene che era il clero, erano i grandi proprietari fondiari, era la borghesia a parlare in nome di Dio, per far trionfare i propri interessi di sfrut­tatori (...). La nostra etica è interamente subordinata agli interessi della lotta di classe del proletariato. La nostra etica scaturisce dagli interessi della lotta di classe del pro­letariato (...). Per noi non esiste un'etica considerata ad di fuori della società. Questa sarebbe un inganno. L'etica è per noi subordinata agli interessi della lotta di classe del proletariato (...). E diciamo: la morale è ciò che serve a distruggere la vecchia società sfruttatrice e ad unire tutti i lavoratori attorno al proletariato, che sta costruendo la nuova società comunista (...). Per un comu­nista la morale è tutta in questa disciplina compatta e solidale e nella lotta cosciente delle masse contro gli sfruttatori. Non crediamo alla morale eterna e smasche­riamo ogni sorta di favole ingannatrici sulla morale».

Fondata sull'odio e la violenza, espressione la più acuta della rivoluzione, tale ideologia non poteva e non può non grondare sangue, ovunque riesce ad affermarsi, giacché qui non è l'ideologia che si adegua alla realtà o verità, ma è l'uomo che viene costretto, con tutti i mezzi, ad adeguarsi ad una ideologia, ritenuta verità! Di qui le innumerevoli vittime e gli stermini di masse che, ovunque, seguono l'instaurarsi del comunismo. Dai soli resoconti ufficiali, dati da quegli stessi che propagano e diffondono e costruiscono questa ideologia, ci sono stati già oltre 250 milioni di vittime. Ciò che ha fatto dire ai «nuovi filosofi»: «La metafisica marxista pone l'in­nocenza originaria dell'uomo all'inizio, e necessariamente l'innocenza recuperata alla fine. Dopo di che in un regime socialista realizzato, il più piccolo colpevole è un mostro incredibile, e vi sono dieci pareri differenti sulla condotta da tenere - cosa che già in sé sembra inconcepibile - nove sono satanici in attesa che il decimo lo divenga (...). Perché non si è mai detto, perché ci si rifiuta di comprendere che questo inferno terrestre deriva implaca­bilmente dal dogma dell'innocenza? Che non c'è perdono perché non c'è peccato?».

Il comunismo è l'ennesimo e finora più deciso tenta­tivo a favore dell'ateismo e della torre di Babele. Lo aveva intuito già Dostoevskj, parlando del socialismo in genere: «ll socialismo non è soltanto la questione ope­raia o quella del quarto stato, è anzitutto la questione dell'ateismo, della sua incarnazione contemporanea; è la questione della torre di Babele, che si costruisce senza Dio, non per raggiungere i cieli dalla terra, ma per abbas­sare i cieli fino alla terra».

P. Kolbe è perciò decisamente avverso al comunismo né mai si sognerà di tentare impossibili avvicinamenti tra esso e il cristianesimo, perché non è affatto vero che essi sono «molto simili tra loro». Un atteggiamento di coerenza, basato su dati di assoluta obiettività. Esempio e monito, anche in questo, a tanti, caduti oggi miseramente nella trappola del compromesso storico. Kolbe avrebbe, certamene, condiviso in pieno ed accettato la consegna di Papa Pio XI che, qualificando il comuni­smo di «intrinsecamente perverso», aggiungeva logica­mente che «non si può ammettere in nessun campo la collaborazion con lui da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana».

4. La frammassoneria.
P. Kolbe parla, spesso, nei suoi scritti, della massone­ria. Di essa ne tratteggia la storia, la natura, le finalità e le malefatte. La massoneria è un'associazione segreta, formata in gran parte, da ebrei, organizzata e fondata dai liberi pensatori inglesi a Londra, nell'anno 1717, con scopi ben definiti, che si possono ampliare ma mai modificare da alcuno o cambiare. Uno di questi scopi è la liquidazione totale del mondo soprannatu­rale, e la distruzione di qualsiasi religione, soprattutto quella cattolica.

Si caratterizza, perciò, nella sua azione e comporta­mento, per un odio mortale per la Chiesa cattolica e il suo Papa o Vicario di Cristo sulla terra. Un odio che struttura, per così dire, «un'azione sistematica, (...) conse­guenza del principio della massoneria»: «Distruggere qual­siasi religione, soprattutto quella cattolica». Alimen­tata dall'odio, la lotta alla religione e al soprannaturale si acuisce soprattutto là dove è più presente la religione, come per es., a Lourdes: «In questo luogo miracoloso» - scrive P. Kolbe - «fin dagli inizi a tutt'oggi, la mas­soneria si affatica con ogni sforzo per lottare contro 1'Immacolata, ricorrendo anche a ridicoli puerili ripieghi pur di negare od occultare la realtà di una guarigione mira­colosa».

Nemici dichiarati del soprannaturale e di ogni reli­gione, i massoni si presentano, conseguenzialmente, anche come «nemici della moralità, nemici dell'Immacolata», diffondendo, a piene mani, il malcostume, l'indifferenza religiosa, ecc.: «Disseminate nei modi più diversi e in maniera più o meno evidente in tutto il mondo, le cellule di questa mafia mirano proprio a questo.

Si servono inoltre di tutta una congerie di associa­zioni, dai nomi e dagli scopi più svariati, che però, sotto il loro influsso, diffondono l'indifferenza religiosa e inde­boliscono la moralità». E, in effetti, chiarisce P. Kolbe, «con il paganesimo reazionario (la massoneria) sta infettando la scuola, l'arte, il teatro, il cinema e la lette­ratura».

Nemica della religione e della moralità, la massoneria - cosa ancora più nefanda - coltiva il satanismo auten­tico, esercita cioé il culto di satana, anche se ciò lo si vorrebbe relegare tra le «favole», inventate dai mistifica­tori antimassonici, per calunniare una innocente e onesta associazione.

Inoltre, decisi ad avere il dominio del mondo intero, i massoni sono gli autori di tutti i moti politici, agitazioni e rivoluzioni più importanti della storia: «Dalla loro officina - dice P. Kolbe - è uscita la rivoluzione francese, tutta la serie di rivoluzioni dal 1789 al 1815, ed anche la ... guerra mondiale. Secondo le loro indicazioni lavora­rono Voltaire, D'Alembert, Rousseau, Diderot, Choiseul, Pomba, Aralda, Tanucci, Hangwitz, Byron, Mazzini, Pal­merston, Garibaldi e altri. (...) La massoneria mette sul piedistallo le persone che vuole e butta giù, quando esse hanno voglia di agire di testa propria. Lo sperimentò di persona in modo assai evidente lo stesso Napoleone».

Fin qui il pensiero di P. Kolbe. Che dire di tali affermazioni? Sono esse frutto di una di quelle opposi­zioni viscerali, senza ragione e senza logica?... Tutt'altro. Esse potrebbero essere, invece, abbondantemente suffra­gate, una per una. Limitiamoci a farlo solo per qualcuna di esse.

La massoneria è un'associazione formata, in massima parte, di Ebrei.
Lo spirito della massoneria è certamente giudaico: «Le connessioni (tra massoneria ed ebraismo) sono molto più intime di quanto non si potrebbe pensare. Il giudai­smo dovrebbe conservare un atteggiamento più benevolo e di profonda simpatia verso la massoneria in genere. Perché lo spirito della massoneria è quello del giudaismo nelle sue credenze più fondamentali; le sue idee sono giu­daiche, il suo linguaggio è giudaico, la sua organizzazione è quasi giudaica. Tutte le volte che mi avvicino al santua­rio dove la massoneria assolve il suo lavoro, vi sento il nome di Salomone, del tempio di Hiram... del Dio di Abramo». Poi, è certo che, tra quelli che fondarono o si legarono alla massoneria e al socialismo, gli ebrei sono moltissimi.

La massoneria è un'associazione segreta. 
Papa Leone XIII asserisce categoricamente che la massoneria si man­tiene, tutta, sul segreto, legando a sé gli uomini come schiavi. Il segreto è fatto osservare dai «fratelli» con la minaccia di terribili sanzioni, non esclusa la pena di morte. Ora questo atteggiamento è grandemente sospetto. Ricorrere al sofisma che il segreto è necessario per la sopravvivenza stessa della massoneria è come giuocare a rimpiattino. Ci sono ben altri mezzi, più puliti e meno sospetti, per assicurare la sopravvivenza e la funzionalità di un ente associativo. Adoperarsi a nascondere con tutti i mezzi equivale a confessar che, nell'associazione, c'è qualcosa di losco, di equivoco da dover necessariamente sottrarre all'occhio indiscreto degli uomini, della giustizia, ecc. 

La massoneria si propone la liquidazione del sopran­naturale e di ogni religione. 
La massoneria, infatti, non solo è fondata sul naturalismo più totale e radicale, ma ripudia, di per sé, ogni soprannaturale. L'essenza stessa della massoneria - almeno, per es., di quella italiana - è il naturalismo. Di qui il culto esasperato, idola­trico della ragione umana; il culto della libertà illi­mitata, svincolata da ogni legge; il suo materialismo completo, nonostante le più vaghe affermazioni su Dio, l'anima, ecc. Di qui anche la lotta ad ogni religione e specialmente alla Chiesa cattolica, fondata in così larga misura sul soprannaturale. «La nuova massoneria (quella sorta dopo il 1717) diventa militante al servizio e alla difesa della religione naturale, nuova religione dell'uma­nità che distrugge e soffoca ogni forma di soprannaturale. Dichiara guerra alla Chiesa e alle nazioni dichiaratamente cattoliche...». 

Tutta fondata sul naturalismo e sul materialismo, e tutta protesa alla distruzione del soprannaturale e di ogni religione, la massoneria è nemica, logicamente, di ogni moralità. E perciò fomenta l'egoismo a tutto spiano, anche se il tutto è abilmente camuffato sotto l'apparenza della filantropia e del galantomismo. Così suona, per es., il giuramento del 3° grado della massoneria: «Io, nulla più di me, tutto per me e ciò con qualunque mezzo».

Esalta spudoratamente i piaceri del sesso, idolatrando la forza generativa, senza alcun freno e discrezione. E così, riducendo tutto al materialismo e al sesso, arriva ad infettare tutto. In effetti, il modello di società odierno, fondato sull'edonismo incondizionato ecc. ecc., è voluto, in gran parte dalla massoneria imperante. Pratica il satanismo e la profanazione dell'Euca­restia.

La massoneria ha compiuto i più grandi misfatti, provocando guerre, rivoluzioni e rivolgimenti di ogni genere: «La massoneria finanziò e sostenne la rivoluzione cumunista russa del 1905 e del 1917; nel 1918 finanziò il comunista Bela Kun in Ungheria e il «fratello» Edoard Benes in Cecoslovacchia; nel 1936 la rivoluzione spagnuola; nel 1945 le truppe americane e alleate pote­vano occupare facilmente, anzi l'avevano già fatto, i terri­tori dell'Austria, della Cecoslovacchia e dell'Ungheria, ma in ossequio agli accordi di Yalta il massone Churchill e il massone Roosevelt lasciarono campo libero a Stalin».

Attualmente la massoneria esercita il suo influsso soprattutto nell'ambito religioso e filosofico. Si può dire, senza esagerare, che il progressismo che oggi dilania pro­fondamente la Chiesa, dopo il Vaticano Il, è un prodotto dell'influsso filosofico esercitato dalla massoneria sulla Chiesa: tra progressismo e massoneria vi sono strette affi­nità di concezione e di pensiero.

E, per finire con una nota tutta italiana, il Risorgi­mento italiano è opera della massoneria.

Che se si fosse tentati di trovare tutto ciò come esagerato e non credibile, gioverà ripetere le parole di S. Pio X, dette quando era ancora Patriarca di Venezia: «Anch'io, per qualche tempo, ho creduto esagerato quanto veniva affermato a suo (=della massoneria) riguardo. Poi, per l'esperienza del mio ministero, ho avuto occasione di toccare direttamente le piaghe da essa (massoneria) aperte. Da allora, sono convinto che tutto quello che è stato pubblicato su questa associazione infer­nale, non ancora ha svelato tutta la verità».

Ma, oggi, ci si chiederà, dopo tante accuse e smen­tite, dopo tanti tentativi, più o meno abili, di redimere la massoneria dalle pesantissime accuse rivoltele, si può affermare che è cambiata, in qualche cosa?.... Purtroppo no. Nulla è cambiato in fatto di materialismo e di natura­lismo; nulla è cambiato quanto alla lotta al soprannatu­rale, ecc. ecc. Ce lo dicono i massoni stessi. Il massone Renzo Brunetti così scrive sulla «Rivista massonica», maggio 1979, pp. 193 ss.: «Se il segreto della Massoneria è `singolo vero', che l'uomo discopre in sé e non riusce­rebbe a comunicare neppure se lo volesse (come osserva il Lessing), la scintilla del divino che il Grande Architetto ha immesso in ciascuno di noi, non sarà mai alcuna rive­lazione ed alcun dogma a soffocarla, né alcun rito o sacramento a violarne l'impareggiabile esclusività». Nella stessa «Rivista Massonica», il massone Giuseppe Capruzzi affermava, tra l'altro, che la massoneria è pro­tesa «per la sua stessa identità, per la sua stessa natura, per la sua stessa nascita, per le sue stesse finalità, alla relizzazione del Tempio individuale e del Tempio sociale, non nell'alveo delle religioni particolari, ma nella supe­riore visione di quella religione cosmica che è stata profe­tizzata da Einstein». Siamo in pieno naturalismo e fideismo, che fa piazza pulita di tutto. Sarà mai possibile che ci sia pace tra Cristo e Belial?...

Da notare, poi, che gli asseriti vari punti di contatto tra Cristianesimo e Massoneria, sono stati approfonditi in un clima di assoluta libertà, per sei anni, dalla Chiesa Cattolica e la Massoneria tedesca. Alla fine, la Conferenza Episcopale Tedesca rendeva pubblica una Dichiarazione, nella quale si sottolineavano i motivi di inconciliabilità tra fede cattolica e massoneria: motivi riassunti in 12 punti, comprensivi di tutta la visuale massonica del mondo, della verità, della religione, ecc., conclu­dendo infine: «Dopo attento esame di questi primi stadi, la Chiesa Cattolica ha constatato che esistono contrasti fondamentali ed insormontabili. La Massoneria, nella sua essenza, non è cambiata. Appartenere alla massoneria mette in dubbio le basi dell'esistenza di Cristo: l'esame approfondito dei rituali massonici e delle considerazioni fondamentali, come pure l'oggettivo riscontro che oggi la Massoneria non è cambiata, portano all'ovvia conclusione: Non è conciliabile l'appartenenza alla Chiesa Cattolica e contemporaneamente alla Massoneria».

Non senza ragione, dunque, anzi con mille ragioni molto ben conosciute e vagliate, P. Kolbe considera la massoneria come «nemica di Dio, dell'Inunacolata e della Chiesa». Un giudizio che, ad oltre 50 anni di distanza, collima perfettamente con quello ribadito dalla Chiesa dell'assoluta incompatibilità della massoneria con la fede cristiana. Nelle «Riflessioni» si afferma, tra l'altro: «il clima di segretezza comporta, per gli iscritti, il rischio di divenire strumento di strategie ad essì ignote. Inoltre, il clima di relativismo, voluto e tollerato dalla massoneria, porta in sé, per la sua stessa logica intrinseca, la capacità di trasformare la struttura dell'atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano, `al quale cara è la sua fede' (Leone XIII)». 

III - Il corpo e l'armata del serpe infernale.

Non solo esistono molti «nemici», ma essi, pur divisi e spesso in lotta fra loro, formano corpo nel lottare la Chiesa e la verità. Come, anzi, esiste un Corpo Mistico che è la Chiesa, pienezza di Cristo, Corpo misterioso di tutti i credenti in Lui; così esiste un «corpo mistico», misterioso, che raccoglie tutto il male, tutti i per­versi, e che costituisce, possiamo ben dirlo, l'enne­sima scimmiottatura di satana, che è stato chiamato, a giusto titolo, la scimmia di Dio. Padre Kolbe lo afferma esplicitamente: «Tutte le eresie ed ogni peccami­nosa tendenza: ecco il corpo dell'antico serpente».

Un corpo enorme «composto dalle più svariate eresie dei vari tempi e luoghi».

Anche qui il linguaggio del P. Kolbe è perfettamente ortodosso e rispondente alla tradizione della Chiesa. S., Ambrogio afferma: «Impii sunt membra diaboli sicut sancti sunt membra Christi». E S. Ilario: «Ut enim omni­bus sanctis caput Christus est, ita omnibus iniquis caput diabolus est».

Corpo e anche «armata» del serpente. Corpo dice identità di vita tra le membra, che si alimentano dello stesso sangue, e vivono della stessa vita e, quindi, corpo dice anche più stretta unità. «Armata» richiama più all'idea della lotta, nella quale sono uniti i «nemici» della Chiesa. Anche nell'armata, pur avendo ogni «corpo» il suo ruolo e il suo posto, tutti cooperano allo stesso fine, che è la vittoria e la distruzione dell'avversario.

Nel corpo e nell'armata si distinguono delle membra, il grosso del corpo e il capo.

Le «membra» del corpo o i vari «corpi» dell'armata sono le eresie.

Di queste alcune sono le avanguardie, costituite dai Protestanti; mentre il «grosso» dell'armata è costi­tuito dalla massoneria e da tutte quelle forze o movimenti che, sotto i nomi e le denominazioni più diverse, sono comunque contro la Chiesa di Dio e la religione di Cri­sto. Esse si rifanno, in un modo o in un altro, a chi tutto coagula, manovra e spinge all'azione. P. Kolbe è convinto che, a coagulare tutto, è la massoneria; e che tutte le forze avverse alla Chiesa sono sempre e solo massoneria. P. Kolbe non è un pazzo che si autosugge­stiona; ha invece visto giusto, già dai suoi tempi.

Ecco come si esprime un Autore di oggi: «Trivel­lando qua e là negli scritti riguardanti la storia di questi ultimi secoli, mi ero reso conto che i focolai di agitazione nel mondo sono collegati da cavi occulti, e che la lava eruttata dai vari vulcani di sovversione sale da un unico serbatoio di antica data». Quest'unico serbatoio è la massoneria, ciò che si prova abbondantemente in tutto il volumetto.

Ma la massoneria è anche «capo» dell'armata. P. Kolbe lo afferma a più riprese: «Questi sventurati (=i massoni), anche se nascostamente, costituiscono il cervello delle più eterogenee manifestazioni contro Dio, la Chiesa, la salvezza e la santificazione delle anime». «... Nei nostri tempi il capo degli acattolici, la testa del serpente infernale, si può ben dire, è la massoneria»; «il capo delle svariatissime membra del drago infernale è, senza dubbio, nei nostri tempi, la massoneria». Di quale massoneria intende parlare P. Kolbe? E, cioé, quale mas­soneria è «capo»?... P. Kolbe sa bene, e non manca di annotarlo, che esiste una massoneria nella massoneria. Gli stessi massoni che si illudono di dirigere tutto e di comandare a tutti, in realtà sono comandati da altri. I massoni, in genere, egli dice, «appartengono davvero alla massoneria e nuocciono molto, ma non ne sono i veri capi. I capi sono i cosiddetti "massoni azzurri", mentre la massoneria cosiddetta "rossa" si restringe ad uno scarso numero di persone, in maggioranza ebrea, i quali, pienamente conscii dei loro scopi, dirigono l'intera nume­rosa massa di coloro che sono più o meno `illuminati' nell'organizzazione massonica. Questi capi sono sconosciuti e agiscono sempre nel nascondimento, per rendere impossibile l'opposizione. Sono essi che predispongono i piani di lavoro». Di qui l'identificazione tra masso­neria ed ebraismo, almeno nei termini suggeriti da quanto abbiamo detto. Ciò che trova riscontro eloquente nel famoso « I protocolli dei savi di Sion». Questo testo famoso fu pubblicato, in prima edizione, nel 1903, e lo si ritiene opera o di un solo ebreo o di un gruppo poli­tico ebreo. Non ci interessa molto l'identificazione tra massoneria ed ebrei, resta però il fatto fondamentale - di cui si parla appunto nei «Protocolli», che non pos­sono non colpire per il sorprendente numero di loro idee attuate - che «la cospirazione internazionale nella quale Ebrei, frammassoni, comunisti ed altri avrebbero `com­plottato per minare l'ordine stabilito del mondo', e cioé l'ordine nel quale la cristianità si trova tuttora, e la pro­mozione `di una rivoluzione mondiale, che in ultima ana­lisi sfocerebbe in un mondo dominato dagli Ebrei', non è un mito». Dunque possiamo tranquillamente par­lare di una massoneria ebraica. O, se si vuole, ebrea o no, esiste una massoneria che tende al dominio mondiale ed è a capo di tutti i movimenti sovversivi contro Dio e la Chiesa cattolica. Padre Kolbe scrive ancora: «all'ori­gine dell'ateismo comunista possiamo tranquillamente collocare quella mafia criminale che si chiama "massone­ria". La mano che manovra tutto questo verso uno scopo chiaro e determinato, il proprio scopo egoistico, è il "sionismo internazionale", come diverse ricerche dimostrano con sempre maggiore evidenza».

Naturalmente, parlando di Ebrei e della loro nefasta influenza in qualsiasi altro settore, oltre che quello masso­nico, non si vuole affatto sminuire la grandezza e la nobiltà di un Popolo che, sempre e ovunque, ha prodotto uomini di eccezione, in gran numero.

La massoneria, considerata soprattutto nei suoi capi, apparenti o nascosti, rappresenta, per il P. Kolbe, il più grande nemico della Chiesa. «Di primo acchito - dice egli - potrebbe sembrare esagerata l'affermazione che il principale, il più grande e il più potente nemico della Chiesa è la massoneria». Ma è questa semplicemente la verità: la massoneria è il più grande nemico. Infatti, essendo ramificata ovunque, riesce ad influenzare tutto e tutti: «Disse­minate nei modi più diversi e in maniera più o meno evidente in tutto il mondo, le cellule di questa mafia mirano proprio a questo scopo (= a distruggere la reli­gione). Si serve, inoltre, di tutta una congerie di associa­zioni, dai nomi e dagli scopi più svariati, che però, sotto il loro influsso, diffondono l'indifferentismo religioso e indeboliscono la moralità».

È il nemico più potente. Tra le sue fila, infatti, ci sono governanti, ministri, uomini di affari, personalità di altissimo rango; e quindi è così che essa può spadroneggiare ovunque e sempre. Dispone, poi, di mezzi abbondantissimi, sicché può avere nelle sue mani quasi tutti i mezzi di comunicazione: «il cinema, il teatro, la letteratura, l'arte (sono) diretti in gran parte dalla mano invisibile della massoneria».

A ragione, dunque, P. Kolbe può parlare della masso­neria come del «capo» del serpe infernale!

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