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CAPITOLO 8 - L'ESERCITO ANTIMASSONICO -

Lavorare per la gloria di Dio e la salvezza delle anime; opporsi e combattere attivamente le forze del male, specialmente chi ne è il capo e il cuore come la massoneria, è il grande scopo della vita, la più grande missione e ideale di un'anima che ama Dio.

Chi porta a termine vittorioso questa grande batta­glia è la grazia divina, implorata ed ottenuta dell'Immaco­lata. Il modo migliore di porsi su questa «via» di vittoria è la consacrazione illimitata ed incondizionata a Dio attra­verso l'Immacolata. Lo abbiamo visto nelle pagine prece­denti. Ma P. Kolbe ha offerto, di tutto questo, come una esemplificazione e attuazione pratica, in un Movi­mento di vita e di azione, che appellò «Milizia dell'Imma­colata». Questa, così come lui stesso l'ha concepita e strutturata, offre a tutti la possibilità di realizzare quanto da lui intuito ed insegnato, a proposito di lotta ai nemici di Dio e della verità.

1. Un Movimento sollecitato dall'alto.

La sera del 16 ottobre 1917 P. Kolbe fondava a Roma, nel Collegio Serafico Internazionale dei Frati Minori Conventuali, con altri sei compagni, la Miziadell'Immacolata. Egli non esita a dire - alla luce, certamente, anche dei fatti e delle esperienze vissute - che la cosa venne ispirata dall'alto, dall'Immacolata: «L'Immacolata scende sulla terra come una buona Madre tra i suoi figliuoli, per aiutarli a salvare la loro anima. Ella, inoltre, desidera la conversione e la santificazione di tutte le anime, senza alcuna eccezione. Per compiere tale opera, però, si serve di strumenti presi tra gli uomini, come vediamo nelle apparizioni (...). Ad ogni modo, si tratta di avvenimenti straordinari. Assai più spesso Ella sollecita i figli che La amano a collaborare con Lei nelle situazioni ordinarie della vita quotidiana. (...) In ogni tempo l'Immacolata suscita migliaia di (...) anime votate a Sé. Molte di esse, inoltre, si uniscono più o meno strettamente tra di loro per servire ancor meglio, con uno sforzo comune, la loro Signora. Per questo le asso­ciazioni che lavorano esclusivamente per Lei sono nume­rose e diverse. (...) Una delle più giovani associazioni - P. Kolbe scriveva nel 1939 - che hanno di mira la conquista delle anime all'Immacolata e, attraverso Lei, al sacratissimo Cuore di Gesù, è la «Milizia dell'Immaco­lata». Cos'è questa Milizia?

a) È un Movimento, oltre che associazione quando è possibile. Il Movimento «è un'attività che si propone di attrarre quante più anime (...) è possibile ad un ideale, scuotendo dal letargo le coscienze, agitando i loro problemi e guidandole all'attuazione di speciali scopi. Alla base di ogni movimento deve esserci dunque una idea veramente feconda ed avvincente, un ideale, la cui brama, a guisa del cuore, trasmetta un impulso vitale e irresisti­bile a tutte le membra».

Il Movimento rifugge da rigide organizzazioni e strutture - che perciò possono essere tra le più varie, secondo luoghi, tempi e persone -, puntando soprattutto all'anima e allo spirito che vuole comunicare e tra­smettere.

È questo l'essenziale; il resto, anche se importante, è però sempre secondario: «Nella Milizia dell'Immacolata è necessario distinguere chiaramente due cose: l'essenza e le cose accidentali. All'essenza non appartiene una forma o l'altra di organizzazione, ma la consacrazione». Ten­dendo ad attuare al massimo l'essenza, ci si appropria pu­re, al massimo, dello spirito, che la informa. «Lo spirito - spiega P. Kolbe - è ciò che dà vita, che dà movi­mento». Poiché l'essenza della M.I. è la consacrazione illimitata e incondizionata di se stesso all'Immacolata, det­tata da «un amore verso l'Immacolata che giunge fino ad espandersi al di fuori di sé, affinché le anime di coloro che ci circondano siano infiammate con questo stesso fuoco, cioè siano conquistate all'Immacolata», lo spi­rito della M.I. sarà quello di vivificare «tutti i suoi aderenti, affinché siano sempre più perfetti militi dell'Imma­colata, divengano ogni giorno più cosa e proprietà dell'Immacolata e con zelo sempre crescente, conquistino a Lei i cuori dei loro vicini. Quanto più saranno vivificati da questo spirito, tanto più saranno Militi dell'Imma­colata».

In questa prospettiva si deve dire che appartengono alla M.I. tutti gli Istituti religiosi e ogni forma di consa­crazione che, comunque pratichino questa donazione all'Immacolata: «Ogni consacrazione in tanto partecipa dello spirito della M.I., in quanto più s'avvicina alla con­sacrazione illimitata, in quanto più è estesa e approfon­dita. Non può dunque esistere una consacrazione che non partecipa dello spirito della M.I.».

b) ...per la conquista del mondo all'Immacolata. La conquista del mondo a Dio è il fine della Milizia, da raggiungersi con vere e proprie battaglie, pur se incruente. Per questo: «Il Movimento si chiama «Milizia» perché colui che ne fa parte non si limita alla consacra­zione totale all'Immacolata, ma si dà da fare, per quanto può, per conquistare a Lei anche i cuori degli altri, affin­ché costoro si consacrino a Lei nello stesso modo in cui lui pure si è consacrato. Egli fa questo per conquistare a Lei il maggior numero possibile di cuori, dei cuori di tutti coloro che vivono attualmente e che vivranno in qualunque tempo sino alla fine del mondo». Con­quista di tutto il mondo e, ovviamente, di ogni singolo uomo: «Ogni cuore che batte sulla terra e batterà fino alla fine del mondo, deve essere preda dell'Immacolata: ecco il nostro scopo. E questo quanto più presto pos­sibile»

Che se si tratta di conquista, questa non può rag­giungersi con la sola operazione di difesa quanto, soprat­tutto, con veri e propri attacchi. Perciò, i veri militi «non si limitano a difendere la fede, ma muovono all'attacco, all'offensiva, per conquistare le roccaforti nemiche; avan­zano perciò nutrendo nel cuore un amore senza limiti verso il prossimo, l'amore stesso dell'Immacolata, anche se il prossimo non solo è straniero, di razza o di colore diversi, ma se è addirittura nemico aperto della religione, dell'Immacolata, di Dio. Avanzano anche con l'odio che l'Immacolata stessa nutre nei confronti del male, del pec­cato, anche se leggero». «La sua ( = della Milizia) atti­vità deve essere non solamente «di difesa», ma soprattutto «di attacco». Cosa che constatava volentieri della Milizia nel suo Paese: «Difendere la religione è per noi troppo poco, ma si esce dalla fortezza e fiduciosi nella nostra Duce andiamo tra i nemici e facciamo la caccia ai cuori per conquistarli all'Immacolata».

Che se è troppo poco pensare solo alle pecorelle, che sono al sicuro nell'ovile, e alla salvezza della propria anima; diviene addirittura un controsenso, in questo spi­rito, richiudersi in sacrestia!

L'azione di attacco e di conquista richiede, come è ovvio, sforzi decisi e costanti di lenta e saggia penetra­zione in tutti i cuori e in tutti i settori dell'umana attività. P. Kolbe ne parla, in conseguenza, moltiplicando stimoli, direttive e suggerimenti: «I fedeli Cavalieri si trovino dappertutto, ma specialmente nei posti più importanti, come: 1) l'educazione della gioventù (professori di isti­tuti scientifici, maestri, società sportive); 2) la direzione dell'opinione della massa (riviste, quotidiani, la loro reda­zione e diffusione, biblioteche pubbliche, biblioteche cir­colanti, ecc., conferenze, proiezioni, cinematografi, ecc.); 3) le belle arti (scultura, pittura, musica, teatro); e infine 4) i nostri militi dell'Immacolata divengano in ogni tempo i primi pionieri e le guide della scienza (scienze naturali, storia, letteratura, medicina, diritto, scienze esatte, ecc.). Sotto il nostro influsso e sotto la protezione dell'Immacolata sorgano e si sviluppino i complessi indu­striali, commerciali, le banche, ecc. In una parola, la Mili­zia impegni tutto e in uno spirito sano guarisca, rafforzi e sviluppi (ogni cosa) alla maggior gloria di Dio, per mezzo dell'Immacolata e per il bene dell'umanità». La Milizia deve saper coinvolgere tutto e tutti nello stesso scopo, spingendo ad operare nello stesso spirito, e cioè «attraverso l'Immacolata» quale «via» voluta da Dio e la più idonea alla vittoria. Deve divenire, anche, l'anima delle stesse Associazioni e degli Istituti, mariani o no, non per soppiantarne lo spirito e le peculiarità, o per prepotente e deplorevole brama di malcelato protagoni­smo, ma solo, appunto, per potenziarli al massimo, giac­ché proprio nello spirito dell'Immacolata si vivono inten­sissimamente carismi e peculiarità proprie. È in questo senso che P. Kolbe poteva scrivere: «La M.I. penetri ovunque, nelle «Rose Vive», nel Sodalizio, nel Terz'or­dine, ma anche nel Primo e nel Secondo Ordine, in una parola in ogni anima e al più presto possibile...».

Mai in alternativa con nessun altra Associazione o Isti­tuto, la M.I. è chiamata semplicemente a trascenderle tutte: «La M.I. sia piuttosto trascendentalis che universa­lis, cioè non si presenti come una organizzazione in più accanto alle numerose che già esistono, ma piuttosto penetri profondamente in tutte le organizzazioni». È per questa ragione che è stata data alla M.I. la forma giuridica di «Pia Unione» secondo il Codice di allora, che esige di meno dagli aderenti, ma che, in compenso, «rende possibile una più larga espansione anche tra i membri di altre associazioni, compresi gli Istituti religiosi».

Una conquista da effettuare pure: ...al più presto possibile, senza concedersi perciò soste nel combattimento o riposo. Il Movimento è chiamato, appunto: «Milizia perché gli aderenti dovranno combat­tere e mai riposare, ma anzi intende conquistare con l'amore i cuori all'Immacolata». P. Kolbe ha fretta, la fretta di tutti i santi, che, perciò, imprime a tutto il Movimento!

Uno scopo - quello della conquista di tutto il mondo all'Immacolata -: da conseguire con tutti i modi possibili... Tra i modi di azione, spiega P. Kolbe, si pos­sono distinguere due categorie: individuale (di una singola persona) e sociale (comune). Nel lavoro individuale ogni singola persona può fare molte cose, a seconda dei talenti che Dio le ha dato e dell'amore ardente e fiducioso che ella esprime nella preghiera; tuttavia possono verificarsi sempre delle situazioni alle quali da solo egli non sarà capace di far fronte (...). Con forze comuni, perciò, si può pregare e lavorare con maggiore efficacia». Il «modo comune» si riferisce alle possibili organizza­zioni che può assumere la M.I., l'organizzazione che, pur se mezzo secondario a paragone degli elementi più deter­minanti, nella lotta al male, non è, per questo, meno utile e necessaria: «Come in ogni aspirazione verso un ideale, così anche nella Milizia dell'Immacolata nessuna forma organizzativa appartiene strettamente all'essenza, benché tali forme aiutino a coordinare gli sforzi tendenti al raggiungimento di uno scopo». «Dovendo conqui­stare il mondo intero ed ogni singola anima e sorvegliare affinché nessuno in avvenire possa rimuovere lo sten­dardo dell'Immacolata dalle anime che vi sono attual­mente e che ci saranno in futuro, evidentemente sarà necessaria anche un'organizzazione. Perciò io immagino che col tempo in nessuna località vi sarà un'anima che non porti al collo la medaglia miracolosa e non appar­tenga alla M.I. (secondo la Pagella di iscrizione)». L'organizzazione minima per la M.I. di primo grado, diviene più intensa e visibile per gli altri gradi della Mili­zia. Così, per es., P. Kolbe parla dei circoli e zelatori M.I., oltre di quelli che vivono e operano, a tempo pieno, nelle «Città dell'Immacolata»: «Inoltre in ogni località sor­gerà un circolo, non tanto numeroso quanto zelante di M.I., o piuttosto diversi circoli a seconda delle diffe­renze dei ceti sociali, di condizioni e di circostanze, lo scopo dei quali sarà di compiere, nei limiti delle loro possibilità, quello che noi compiamo a Niepokalanòw senza porre alcuna restrizione, per il fatto che noi consacriamo la vita intera unicamente a tale opera, mentre loro hanno anche altri scopi onesti e leciti». P. Kolbe non manca neppure di suggerire o di dare direttive organizza­tive. Così, per es.: «Io sono del parere che per accogliere in essa (= M.I.2) sia necessaria una scelta accurata. I suoi membri potrebbero essere gli zelatori della M.I.: durante le riunioni mensili, dedicate principalmente ad un'umile preghiera all'Immacolata, essi potrebbero ren­dere conto dell'attività ed esaminare i mezzi da utilizzare per un'ulteriore azione. (...) I loro statuti particolari, d'al­tra parte, saranno differenti secondo le diversità di condi­zione, di età, di sesso e via dicendo. Ogni membro, però, deve prima appartenere alla M.I. e manifestare in essa il proprio zelo».

Per meglio capire questi testi e questa insistenza organizzativa, è necessario ricordare che P. Kolbe distin­gue, nella Milizia, una «Pia Unio» e la «Sodalitas», secondo il vecchio Codice di Diritto Canonico, o la M.I.1.2.3.. La M.I.1 è la «Pia Unio» nel significato giuri­dico (...) senza una rigorosa organizzazione, ma fondata sulla pagella di iscrizione, affinché ognuno possa facil­mente appartenere ad essa. La M.I.2 è la «Sodalitas» (...) che possiede un'organizzazione ben definita». P. Kolbe reputa pure necessaria la distinzione tra primo e secondo grado della M.I.: «... la M.I.1 e la M.I.2 deb­bono essere differenziate in modo così chiaro che l'inde­bolimento o lo scioglimento della M.I.2 non debba decidere in modo sostanziale delle sorti della M.I.1».

«Ciò che ciascuno può fare personalmente per la causa dell'Immacolata nelle anime è lasciato allo zelo e alla pru­denza dei singoli. Alcuni si raccolgono in gruppi con un'organizzazione più rigorosa e nelle loro riunioni si stabiliscono comunitariamente i piani di lavoro, esami­nando i risultati della loro azione ed eleggono un proprio consiglio direttivo».

...e (combattere) con tutti í mezzi e le armi possibili, purché leciti: «qualsiasi mezzo, purché lecito evidente­mente, che lo stato, le condizioni e le circostanze permet­tono; ciò significa che la scelta di tali mezzi è lasciata allo zelo e alla prudenza di ciascuno». In pratica, si tratta di utilizzare tutto e tutto far servire allo scopo: «Ogni mezzo, ogni ultima invenzione nel campo delle macchine o dei sistemi di lavoro siano messi innanzitutto a servizio dell'opera di santificazione delle anime attra­verso l'Immacolata». Mezzi naturali e, soprattutto, mezzi e armi soprannaturali, che devono avere sempre la preferenza e preminenza assoluta. Il buon esempio, la preghiera, la sofferenza e il lavoro sono i mezzi ordinari, con i quali si promuove il bene delle anime. L'esempio spinge all'imitazione; la preghiera e il sacrificio e la soffe­renza attirano le grazie divine; mentre l'attività esteriore porta a compimento l'opera, purché l'anima, che si vuol condurre al bene, non opponga resistenza in modo cosciente e volontario all'azione, solitamente silenziosa e discreta della grazia divina». In una parola dunque: «Tutti i mezzi, individuali soltanto o sociali, devono essere adoperati...».

Perché Movimento soprattutto di attacco e di con­quista, tutto qui è espresso, anche, alla maniera e nel linguaggio militaresco, a cominciare dal nome «Militia», che significa esercito. Gli associati sono detti «militi» (= soldati) o «cavalieri» dell'Immacolata, perché l'impegno e l'ideale di lotta sono voluti e portati avanti per puris­simo amore dell'Immacolata e delle anime, così come l'amore muoveva il cavaliere ideale del Medioevo.

Le medaglie miracolose, a cui P. Kolbe ha dato tanta importanza, e di cui fa sì largo uso il milite, sono le «pallottole» o cartucce; il rosario è la sciabola e la spada. E così, similmente, si parla di «piani di battaglia», di «offensive», di «attacchi», di «rinforzi», di «artiglierie»;, di «stendardi», di «vessilli», ecc. «Si tratta di termini - spiega e giustifica P. Kolbe - che hanno un sapore di battaglia, poiché si riferiscono alla guerra. Non, però, una guerra che si fa con l'ausilio di carabine, di mitragliatrici, di cannoni, di aerei, di gas asfissianti, tuttavia una autentica guerra».

Un ideale di lotta e di conquista che, ispirato e voluto dall'alto, più che dalle particolari contingenze storiche socio-politiche, in fondo, risponde appieno a profonde esigenze e istanze dell'uomo autentico, essendo questo lo scopo della creazione stessa: «Ogni cosa - spiega lucidamente P. Kolbe - ha un duplice scopo: ultimo e immediato. Lo scopo ultimo di ogni creatura è la gloria esterna di Dio; le creature intelligenti offrono questa gloria in modo perfetto, poiché non sono sola­mente un'immagine delle perfezioni divine, ma conoscono altresì e riconoscono tale immagine. Di qui l'omaggio, l'adorazione, il ringraziamento e l'amore della creatura verso il Creatore. Pertanto noi dobbiamo amare Dio in modo infinito, poiché ci ha amato in modo infinito ed ha manifestato tale amore scendendo Lui stesso su questa terra, per sollevare, illuminare, fortificare e perfino redi­mere l'uomo colpevole, mediante la morte più ignomi­nosa in mezzo ai più orrendi tormenti; rimanendo qui tra noi sino alla fine dei tempi, anche se tanto abbandonato e insultato da persone ingrate; donandosi, infine, a noi come nutrimento, per divinizzarci con la sua divi­nità. Tuttavia, essendo noi delle creature limitate, non siamo in grado di rendere a Dio una gloria infinita.

Diamogliene almeno quanta più possiamo. Perciò lo scopo ultimo della M.I. è proprio la gloria di Dio, e non soltanto una maggior gloria, ma la massima possi­bile. Lo scopo immediato, invece, è quello verso il quale si tende direttamente e che serve come mezzo per rag­giungere lo scopo ultimo. La manifestazione della perfezione divina è il fine dell'intera creazione, mentre lo scopo ultimo dell'uomo è conoscere, riconoscere e perfe­zionare liberamente in se stesso l'immagine divina, corri­spondendo alle grazie e unendosi, in tal modo, sempre più strettamente con Dio mediante l'amore, e, per dir così, divinizzandosi. La M.I. ha per scopo immediato la sollecitudine per la conversione di tutti gli acattolici, in particolar modo di quei poveretti, i massoni, che accecati dal fanatismo, sollevano la mano scellerata contro il Padre più buono di tutti».

Questa lotta di conquista vittoriosa, la M.I. intende svilupparla su tre fronti principali, quelli cioè, in pratica, del proprio io, del proprio ambiente, del mondo intero. Un triplice fronte, chiaramente riconoscibile in queste parole del P. Kolbe: «Ognuno di noi poi dice: io desidero innanzitutto tradurre in atto, realizzare sempre di più e sempre più rapidamente questo ideale in me stesso. Debbo io stesso far di tutto per appartenere sem­pre di più all'Immacolata, sono proprio io che mi debbo consacrare sempre di più a Lei, rendermi simile a Lei, vivere di Lei, irradiare Lei, affinché il mio ambiente sia illuminato sempre più chiaramente dalla conoscenza di Lei, sia riscaldato e infiammato sempre più ardentemente d'amore verso di Lei, così che un numero sempre mag­giore di altre persone divenga simile a me, come io lo sono nei confronti di Lei e così, per mio mezzo, appar­tengo sempre di più a Lei, affinché anch'esse come me, influiscano sempre di più tra i loro vicini e illuminino e infiammino un numero sempre maggiore di altre per­sone ancora. Affinché il mondo intero ed ogni singola anima divenga sempre più simile a Lei, quasi Lei stessa: ecco la M.I.- io». E ancora: «Ognuno consideri il proprio ambiente, i familari, i conoscenti, i compagni di lavoro, i luoghi in cui soggiorna di tanto in tanto, come il terreno della propria missione, allo scopo di conquistare queste persone all'Immacolata; e per far questo si serva di tutte le proprie conoscenze e capacità».

b) ...guidato e diretto dai Francescani, in genere, e dai Conventuali in particolare, per ragioni soprattutto storiche. «La causa dell'Immacolata (la M.I.) è e rimanga sempre unica, comune a noi e ai Cappuccini e ai Francescani Osservanti, ma sempre nelle nostre mani, come bene si addice storicamente». In effetti, sono stati i Francescani, e più particolarmente i Francescani Conventuali a sposare, in maniera tutta speciale, la causa dell'Immacolata nei secoli di lotta, per la proclamazione del dogma. Avendo soprattutto essi lavorato e sofferto per arrivare alla definizione dogmatica; debbono essere loro ancora ad impegnarsi per rendere tale verità, pratica di vita vissuta: seconda parte di una storia stupenda, che vede l'inserirsi e affermarsi del dogma nella pratica della vita.

c) Per far parte del Movimento, si richiede: la con­sacrazione all'Immacolata come strumento nelle Sue Mani; portare al collo la Medaglia Miracolosa, segno esteriore della consacrazione; la recita quotidiana della giaculatoria: «O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te e per tutti coloro che a Te non ricorrono, in particolare per i massoni, e per coloro che sono stati raccomandati a Te»; e l'attività «la più svariata, secondo le condizioni e le circostanze di ognuno, vivificate dal fervore, ma guidate dalla prudenza. Nota caratteristica di tale attività è comune a tutti: attirare le anime, il maggior numero possibile di anime all'Immaco­lata». La diversa disponibilità di tempo e di volontà, nell'attività apostolica, e il modo più o meno organizzato di vivere tale ideale, dà luogo alla M.I.1 2 e 3.

La M.L1 è senza impegni specifici: tutto è effidato allo zelo personale; la M.I.2 comporta gli impegni stabiliti dallo Statuto, con azione quindi collettiva, ma limitata e senza eroismo. La M.I.3, assieme all'illimitatezza della consacrazione, comporta anche la totale disponibilità di azione per la conquista del mondo all'Immacolata.

2. Sotto il vessillo dell'Immacolata e attra­verso Lei.

Il Movimento, voluto e fondato dal P. Kolbe, si qua­lifica come Milizia dell'Immacolata, perché l'Immacolata, qui, è tutto: ideale e modello, Madre e Regina, Signora e Condottiera, ed anche la «via» di ogni sua azione e strategia. In particolare, l'Immacolata è: ideale e modello del Milite. Per questi, infatti, l'Immacolata è la più stupenda e fedele espressione di Dio e, per questo avvicinarsi a Lei, identificarsi con Lei, seguire Lei in tutto nella certezza di arrivare, così, ai vertici della perfezione umana. In questa ottica si possono capire bene espressioni come queste: «Sappiamo degli ossessi, indemoniati, per i quali il diavolo pensava, urlava, agiva. Noi vogliamo essere così e più ancora, illimitàta­mente ossessi da Essa, che Essa stessa pensi, parli, agisca per mezzo di noialtri. Vogliamo essere fino a quel punto dell'Immacolata che non soltanto non rimanga niente in noi che non sia di Essa, ma che diventiamo quasi annien­tati in Essa, cambiati in Essa, transustanziati in Essa, che rimanga Essa stessa. Che siamo così di Essa, come Essa è di Dio. Essa è di Dio fino a diventare sua madre e noi vogliamo diventare la Madre che partorisca in tutti i cuori che sono e saranno l'Immacolata».

L'Immacolata è Madre e Regina, che il Milite ama di intensissimo amore e alla quale vuole conquistare il mondo intero, perché solo in Lei e attraverso Lei viene assicurato il benessere e la felicità delle anime e della società: «Noi lottiamo per consegnare all'Immacolata lo scettro di comando su ogni anima. Infatti, se Ella riesce ad entrare in un'anima benché ancora miserabile, degrada­tasi nei peccati e nei vizi, non può permettere che essa si perda, ma subito le ottiene la grazia dell'illuminazione per l'intelligenza, della forza per la volontà, affinché si ravveda e si rialzi».

A fare ciò non esiste mezzo migliore e più sbrigativo che lasciarsi guidare da Lei stessa, operando come «stru­menti» della sua volontà e del suo amore, così come l'Immacolata stessa è lo strumento privilegiato e unico di Dio, attraverso cui discende ogni grazia e attraverso cui sale tutto il bene e la lode di cui può essere capace la creazione intera.

E per questo e, cioè, per divenire, il più possibile, docilissimo strumento nelle Sue mani santissime, che ogni milite si consacra all'Immacolata con una consacrazione totale, illimitata e incondizionata: «L'essenza della M.I. - spiega P. Kolbe - consiste nel fatto che essa appar­tiene all'Immacolata in modo incondizionato, irrevocabile, illimitato: che è dell'Immacolata sotto ogni aspetto. Di conseguenza colui che entra a far parte della M.I. diviene totale proprietà dell'Immacolata. Per ciò stesso egli diviene proprietà di Gesù, e quanto più perfettamente appartiene a Lei, tanto più perfettamente appartiene a Gesù; ma sempre in Lei e attraverso Lei, ossia nel modo più facile e sicuro. Attraverso Gesù poi, egli diviene pro­prietà di Dio. Essere dell'Immacolata, quindi, è l'essenza della MT». E ancora: «La sigla M.I. racchiude in sé tutta l'essenza dell'associazione della Milizia dell'Imma­colata. L'associazione, infatti, è innanzi tutto "I", vale a dire "Immaculatae", dell'Immacolata. L'ideale di ogni suo componente è di appartenere all'Immacolata, di essere suo servo, figlio, schiavo, cosa e proprietà, insomma di appartenere a Lei sotto qualsiasi denominazione che l'amore verso di Lei ha escogitato o sarà in grado, in qualunque tempo, di escogitare; appartenere a Lei sotto ogni aspetto per tutta la vita, per la morte e per l'eternità. Essere Suoi senza alcuna restrizione, irrevocabilmente, per sempre. E divenire suoi sempre più, in modo sempre più perfetto, farsi simile a Lei, unirsi a Lei, divenire in certo qual modo Lei stessa, affinché Ella prenda sempre più possesso della nostra anima, si impadronisca total­mente di essa, e in essa e per mezzo di essa Ella mede­sima pensi, parli, ami Dio e il prossimo, e agisca. Ecco l'ideale: divenire Suoi, dell'Immacolata». Una consa­crazione, come si vede, mai finita, che si dilata sempre più, affinché l'azione, qualunque azione svolta, abbia il massimo di efficacia: «Coloro che si consacrano all'Imma­colata in modo così completo, desiderano mettere l'ac­cento sull'intenzione di cancellare qualsiasi restrizione, non solo quanto all'astensione, ma anche quanto all'inten­sità di tale consacrazione, desiderano così mettere l'ac­cento sulla volontà di bruciare sempre più d'amore verso di Lei, per irradiare sempre più anche nell'ambiente circo­stante, illuminando con il loro splendore e riscaldando con il loro entusiasmo il maggior numero possibile di anime che in qualche modo si avvicinano ad esse; in qualità di cavalieri desiderosi di conquistare all'Immaco­lata e al più presto possibile, il mondo intero e ogni singola anima senza alcuna eccezione». Come il cava­liere innamorato del Medioevo, il milite trarrà forza dal suo amore per tutte le conquiste, divenendo combattente ardito e travolgente. Si voterà «fino ad essere Milite, affinché altri divengano più proprietà di Lei, come te, e anche di più; e tutti coloro che vivono e vivranno su tutto il globo terrestre collaborino con Lei nella lotta contro il serpente. Essere dell'Immacolata, affinché la coscienza, sempre più immacolata, divenga ancora più pura, immacolata, come Ella è Gesù Cristo, fino a dive­nire madre e conquistatrice dei cuori a Lei».

Essere dell'Immacolata per essere strumento nelle Sue Mani e, quindi, tutto operare attraverso Lei, e cioè sotto la di Lei protezione e mediazione: «Sotto la sua prote­zione, cioè quali strumenti nelle sue mani immacolate, e per la sua mediazione, cioè utilizzando i mezzi che Essa mette a nostra disposizione e pregando affinché Ella ottenga vittoria». Sempre più preso dall'altissimo ideale, P. Kolbe aggiunge con sempre più vigore e chia­rezzza: «Attraverso l'Immacolata al Cuore divino di Gesù: è la nostra parola d'ordine. Attraverso l'Immacolata: è la nostra caratteristica essenziale. Quali strumenti nella sua mano. Di conseguenza, non è sufficiente che noi ci preoccupiamo di essere sempre più dell'Immacolata sotto ogni aspetto, entro confini ben determinati, ma deside­riamo irraggiare l'Immacolata fino al punto tale da essere capaci di attrarre a Lei anche le anime degli altri, anzi di tutti coloro che esistono ora, che esisteranno e potranno esistere, in futuro, senza alcuna limitazione. In una parola, desideriamo appartenere sempre più a Lei fino all'ultima goccia di sangue nell'opera volta a conquistare a Lei il mondo intero e ogni singola anima, e ciò al più presto possibile, al più presto possibile: ecco la M. I.».

Che se l'essenza della M.I. è appartenere all'Immaco­lata, come Suoi Strumenti, vuol dire pure che la M.I. è tutta fondata sull'obbedienza. Crescita, sviluppo, inizia­tive, successi, tutto è determinato e mosso da una sotto­missione e obbedienza totale, anche eroica, alle disposi­zioni dei legittimi rappresentanti della volontà di Dio e dell'Immacolata: «La M.I. - conferma P. Kolbe - è iniziata e si è sviluppata attraverso la santa obbedienza. E non poteva essere diversamente, per il fatto che l'es­senza di essa è di appartenere all'Immacolata. Dell'Imma­colata è serva, figlia, schiava, cosa, proprietà e via dicendo. Insomma, appartenere a Lei sotto ogni aspetto. Annientare se stessa e diventare Lei. L'elemento fondamentale di una simile trasformazione consiste nel confor­mare, nel fondere, nell'unificare la nostra volontà con la Sua. È fuori di ogni dubbio che la Sua Volontà è pienamente congiunta alla volontà di Dio; quindi, non bisogna far altro che unire la nostra volontà con la Sua, cosicché, attraverso Lei, ci uniamo a Dio».

3. La Milizia dell'Immacolata movimento antimassonico.

La M.I. è stata voluta e strutturata in chiara funzione antimassonica, con l'esplicita finalità, cioè, di contrastare e vincere la massoneria che, quale «capo» del serpe infer­nale, conduce la battaglia contro Dio e la sua Chiesa; e che tende, attraverso anche gli innumerevoli suoi alleati, a dominare il mondo. Ciò è provato sia dal come sorse l'idea e venne fondata, e sia dall'analisi dei suoi elementi strutturali. E, infatti:

a) La M.I. fu occasionata, oltre tutto, dal livore massonico contro Dio e la Chiesa cattolica. La M.I. fu fondata da P. Kolbe e da altri sei compagni, a Roma, nel collegio serafico internazionale dei Frati Minori Con­ventuali, la sera del 16 ottobre 1917. Le motivazioni principali dell'evento ci sono fornite dallo stesso P. Kolbe: «L'occasione che ne determinò la fondazione furono le iniziative sempre più provocatorie della masso­neria e degli altri nemici della Chiesa di Cristo nel centro dello stesso Cristianesimo; il fondamento fu la tradizio­nale devozione che i PP. Francescani Conventuali nutrono verso l'Immacolata Concezione: tradizione perché risale ai primordi dell'Ordine. Inoltre lo spirito di povertà, nota caratteristica dell'Ordine, basata non tanto su calcoli delle entrate e delle uscite, quanto piuttosto sulla fiducia nella divina Provvidenza, attraverso l'Imma­colata, e sul dare ad ognuno secondo le necessità: questa la base finanziaria; infine la volontà dell'Immacolata fu l'indicatore della direzione da seguire».

b) Il fine perseguito è la conversione dei massoni e la lotta aperta ai loro metodi e dottrine: «Il fine della M.I. è la conversione in primo luogo di tutti e special­mente dei massoni, perché purtroppo nei nostri tempi proprio loro stanno a capo dell'azione contro la Chiesa, anche dove meno si vedono. Se poi arriverà il tempo che il capo del serpente vorrà chiamarsi altrimenti, questo non cambia l'essenza della cosa».

Quest'ultimo rilievo, tra l'altro, mette bene in chiaro - come del resto abbiamo già abbondantemente docu­mentato - che la lotta alla massoneria non è dettata da nessuna congenita antipatia o altro motivo, più o meno umano e discutibile, ma solo dal fatto che essa «è a capo dell'azione contro la Chiesa».

Per la conversione dei massoni si prega in modo speciale. Così, per es., P. Kolbe, parlando della recita del S. Rosario, richiesta dall'Immacolata stessa a Bernar­detta, si domanda: «E a vantaggio di chi? A vantaggio di chi ha maggior bisogno, e precisamente a vantaggio di questi nostri poveri infelici fratelli massoni, tanto più infelici per il fatto che non si accorgono di correre verso la propria perdizione; tuttavia essi sono fratelli, poiché Gesù non li ha affatto esclusi dalla partecipazione ai meriti della sua passione. E secondo quale intenzione? Non crederete, cari lettori, che l'intenzione migliore sia che quanto prima essi si convertano, anzi addirittura si arruolino nella Milizia dell'Immacolata e, con il desiderio di riparare il male commesso fino a quel momento, si accingano con maggior fervore, sull'esempio di San Paolo dopo la conversione, all'opera della salvezza delle anime? ...» 

La lotta, dunque - bisogna ripeterlo una volta di più! - non è alle persone, quanto al sistema e ai metodi perversi; si cerca anzi di indirizzarle, magari, alla Milizia dell'Immacolata; solo per strapparle a rischi mortali.

In un altro scritto, per l'occasione del 1° maggio, P. Kolbe diceva: «In quel giorno, in cui saremo testimoni di varie manifestazioni contro Dio e la sua Chiesa catto­lica, noi vorremmo indirizzare gli spiriti verso gli sten­dardi azzurri della "Milizia dell'Immacolata", che sono in grado di condurre i suoi aderenti verso un avvenire migliore».

La conversione dei massoni e l'opposizione efficace alle loro perverse dottrine e principi, sono volute non solo nell'intimo del cuore, e non solo con la preghiera, ma anche con l'azione, una vera e propria mobilitazione di guerra. Ciò per contrastare ogni passo dell'avversario, opponendo iniziativa a iniziativa e perseguitando ogni errore e peccato. Il Milite, cioè, mai sarà indifferente o, meno che mai, connivente con i nemici di Dio ma - quale dev'essere d'altronde ogni autentico cristiano - non solo non separerà la vita e l'azione dalla fede, ma «quale soldato di Cristo», prenderà chiaramente posizione e imbraccerà le armi.

c) Antimassonica è la scelta dell'Immacolata a ideale e modello del Milite. L'Immacolata, infatti, preser­vata dal peccato originale e inondata di grazia per i meriti di Gesù Cristo, riafferma, praticamente, l'esistenza di un peccato di natura, e perciò la necessità della redenzione, il bisogno assoluto della grazia per salvarsi, per ben ope­rare e ritornare, in qualche modo, all'integrità dell'uomo innocente. La massoneria, al contrario, ha come bandiera e programma il naturalismo assoluto: peccato originale, bisogno di redenzione e di grazia, ecc. sono per essa ridicole assurdità. L'uomo è solo animale razionale, si direbbe solo materia, di null'altro bisognoso che di redi­mersi dalla schiavitù dell'ignoranza, della fame o di una politica tiranna e vessatoria, e simili. Una posizione che, oltre ad essere sprezzante rifiuto dell'amore e della reden­zione di Cristo, suona anche terribilmente insidiosa per le tante conseguenze eterne, che essa comporta, il ricorso all'Immacolata vuol essere, allora, la riaffermata fiducia nella necessità e nella vittoria della grazia e del sopranna­turale su la natura malata e ribelle. P. Kolbe lo afferma, per es., nello spiegare, appunto, il perché della scelta del­l'Immacolata per il «Cavaliere dell'Immacolata (= il Rycerz Niepokalanej), a Patrona, Guida, Condottiera e Proprietaria: «Ella ha schiacciato la testa del serpente infernale, come Dio aveva preannunciato ancora nel para­diso terrestre: `Ella ti schiaccerà il capo e tu porrai insididierai il suo calcagno' (Gen. 3, 15). Ella ha distrutto sempre le eresie, come afferma la Chiesa cattolica nel divino Ufficio che i sacerdoti recitano: «Rallegrati, Maria: Tu solo hai distrutto tutte le eresie nel mondo interno» (Uffi­cio della Beata Vergine Maria); - Ella infrange anche oggi le potenze dell'inferno, poiché chi può contare la serie lunga e ininterrotta di conversioni avvenute per Sua intercessione? Basti pensare alla Medaglia Miracolosa; Ella veglia sui suoi devoti, perché non cadano in peccato, poiché sappiamo per esperienza che chi è ardentemente devoto dell'Immacolata, non cadrà oppure, se cadrà, si rialzerà subito».

E ancora. Oltre che affermazione e accettazione della grazia e del soprannaturale, l'immacolata dice pure trionfo ed affermazione di umiltà. Non si può ammettere, infatti, ed accettare la grazia, senza ammettere pure, almeno implicitamente, la propria indigenza e i propri limiti. L'Immacolata, così, proclama col suo essere di grazia, che solo Dio è la pienezza di essere e di perfezione, solo Dio non ha bisogno di niente e di nessuno. Una verità che, accettata e confessata, equivale, appunto, a profon­dissima umiltà che glorifica Dio, verità assoluta.

In posizione radicalmente opposta, invece, è la mas­soneria che, col suo naturalismo e rifiuto del soprannatu­rale e della grazia, non fa che esaltare l'uomo e la natura o - il che è lo stesso - la sola ragione umana.

La ragione per la massoneria - lo abbiamo visto - è il vertice di tutto, e anche la fonte e la giustifica­zione ultima della verità. Spetta perciò pure alla ragione provvedere e realizzare il più completo benessere e la felicità dell'uomo sulla terra. Tutto ciò, poi, che comunque non dipende o non è fondato sulla ragione, e mito, menzogna, tenebra da eliminare, con tutte le forze e in tutti i modi. Che se solo l'uomo è la causa e l'arbitro di tutto, è ovvio che, per lui, bisogna rivendicare la più assoluta autonomia, sganciandolo da tutti i vincoli e legami costituiti, per es., dalla religione, dalla fede, dalla legge, dall'autorità, ecc. È a questo punto che appare, pure, la contrapposizione tra l'Immacolata e la massoneria e, anche, la ragione di una scelta nella lotta a quest'ul­tima. L'Immacolata, piena di grazia, è l'Essere dell'Umiltà radicale, tutto orientato e stabilito nel soprannaturale; la massoneria è il prototipo e il vertice di un orgoglio demoniaco, che rifiuta la verità perché non si accettano i limiti di natura. L'Immacolata è la più splendida e radi­cale affermazione di Dio, la massoneria la più chiara affermazione e adorazione del proprio io, che è pratica ed effettiva eliminazione di ogni «Dio», che non sia sfor­nato dalla propria fantasia.

L'Immacolata, poi, dice ancora, tra l'altro, afferma­zione e trionfo della fecondità della purezza e della vergi­nità. Netta contrapposizione, anche da questo aspetto, alla massoneria. Questa, tutta fondata sull'estimazione della materia, irride alla purezza e alla verginità, che ritiene ridicole, assurde, indegne dell'uomo: esalta i piaceri ses­suali come se costituissero, essi soli, la felicità dell'uomo.

L'Immacolata esalta in se stessa la sublime fecondità e la bellezza della verginità totale, che riscatta la donna e il mondo intero dalla degradazione sempre in agguato; ed è, nello stesso tempo, incomparabile fonte di vita e di felicità.

La massoneria, pur con tutti i suoi «verbosi» pro­grammi di luce e di civiltà e di progresso, finisce col materializzare e degradare tutto; l'Immacolata, pur con valori difficili a comprendersi e ad accettarsi, non fa che elevare e sublimare fino alle vette della santità divina. La massoneria esalta la ragione, finendo per allevare solo gli istinti più bassi; l'Immacolata esaltando la purezza, che ben pochi vogliono sentire, insegna, come nessun altro, a vivere e a superarsi.

d) Antimassonica è soprattutto la consacrazione, che fa del milite uno strumento nelle mani di Dio e dell'Immacolata. Lo abbiamo detto: il milite si consacra all'Immacolata, per essere, nelle sue Mani Immacolate, strumento di misericordia e di grazia, per tutti. E vuol essere «strumento», per poter così partecipare un pò all'infinita potenza e bontà e sapienza di Dio.

In effetti, lo strumento non partecipa, in qualche modo, della perfezione e della nobiltà della causa princi­pale? Ma «strumento» si diviene solo quando, spogliati completamente del proprio io, ci si lascia condurre in un'obbedienza totale. Il che significa volersi muovere uni­camente nell'ambito della fede e dell'amore soprannatu­rale, più che con e su le risorse della natura, come bene spiega P. Kolbe in questo testo: «L'intelletto è al di sopra dei sensi e la fede al di sopra dell'intelletto, benché essa sia un ossequio della ragione per ciò che riguarda l'evi­denza esteriore non già quella interna. E quanto meno l'intelletto vede la «evidenza interna» e tuttavia cammina ugualmente seguendo i dettami della fede, tanto maggiore è la gloria che rende a Dio, riconoscendo la sua infinita sapienza, bontà e potenza. La perfezione consiste nell'a­more di Dio, nell'unione con Lui, nella nostra divinizza­zione. L'amore si manifesta mediante l'attuazione della volontà di Dio, che a noi si rivela per mezzo della volontà dei superiori (...). Il rimettersi alla volontà di Dio e la sua attuazione specialmente in ciò che è contra­rio ai sensi e persino ad un intelletto limitato e fallibile, infiamma sempre più l'amore verso Dio. La croce è scuola di amore».

Con ciò la M.I. si rivela, una volta di più, in com­pleto irriducibile contrasto con la massoneria. La M.I. inculca ed esalta la spogliazione completa della volontà in una fede grande, in un'obbedienza eroica in tutto. La massoneria non cessa dall'inneggiare al libero pensiero; insiste sull'obbedienza totale solo al proprio io, ritenendo indegno dell'uomo ogni sottomissione. Ma, attenzione!, il contrasto e la contrapposizione non è tra irrazionalità e ragione, tra viltà o servaggio e coraggio della propria indipendenza e individualità... La M.I. non ripudia né la ragione né la sua dignità, ripudia solo il razionalismo e l'anarchia da ogni vincolo e soggezione: «Il razionali­smo è una ideologia e si fonda sul postulato che non sia possibile all'uomo nessuna superiore illuminazione. Tale asserto di partenza è acritico e arazionale, onde il razionalismo può presentarsi correttamente non tanto come esaltazione della ragione quanto come affermazione dell'impermeabilità della ragione a ogni luce eventuale che la raggiunge dall'alto; e quindi come affermazione gra­tuita di un limite della ragione».

Il milite, che nulla ha contro la ragione, vuol servir­sene per quello che vale e per quello che può, non di più. Il di più è menzogna, è inganno. Tenendo presenti i limiti di essa ragione, il milite si apre volentieri, come l'Immacolata, alla pienezza di luce e di verità che viene dall'alto. Egli, così come lo vuole P. Kolbe, farebbe sue, senza esitazioni, le belle pagine scritte da eletti ingegni sulla ragione.

Parimenti, il milite non rigetta l'uso equilibrato della volontà, ma la invocata e asserita autonomia completa e assoluta. Come l'intelletto, così anche la volontà ha la capacità di aprirsi all'alto, realizzando un potenzia­mento formidabile di forze. Questo è, infatti, non solo la grazia, ma anche l'obbedienza e l'appoggiarsi alla stessa divina Volontà. Ma del valore dell'obbedienza vedremo meglio, più avanti.

e) Antimassonica è la scelta o la preferenza accor­data ai mezzi di lotta spirituali. Convinta che il segreto di ogni successo, non solo in campo spirituale, ma in qualsiasi altro campo anche politico e sociale, è la grazia, di cui l'Immacolata è l'espressione e il canale privilegiato, la Milizia s'appoggia, nella battaglia, soprattutto, sull'ob­bedienza, sulla preghiera, la sofferenza, l'amore, la povertà eroica, ecc., e cioè su tutto ciò che ottiene la grazia o ad essa, più facilmente, porta. Lo abbiamo detto: la M.I., pur dando grande importanza e spazio all'orga­nizzazione, ecc. ecc., dà però preminenza assoluta alle armi e mezzi soprannaturali, qual è la grazia, la carità. La massoneria, quintessenza del naturalismo, del laicismo più radicale, di tutto ciò non sa che farsene, non può che... sorridere, con sufficienza e disprezzo. Quello che conta, per essa, è il dinaro, il potere, la potenza delle armi: le guerre si combattono e si vin­cono solo con tali mezzi! Il contrasto non potrebbe essere più radicale; contrasto reso esplicito e manifesto, anche, nella giaculatoria che il Milite è invitato a ripetere quanto più possibile, almeno una volta al giorno: «O Maria, con­cepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi, e per quanti a Voi non ricorrono, in modo partico­lare per i massoni e per quanti Vi sono racco­mandati».

f) Antimassonica, infine, potrebbe dirsi la stessa impostazione della M.I. che, servendosi dei più moderni ed efficaci mezzi di penetrazione, quali sono, per es., i mass media, tende ad essere presente dappertutto. Non sono soprattutto i massoni che, tesi a possedere il mondo e a governarlo secondo i loro piani, cercano di impadro­nirsi di tutti i posti chiave delle varie nazioni, per mano­vrarne a piacimento il cammino e le scelte politico­sociali? 

Tattiche e strategie contrapposte, che si scontrano e si combattono in grandi «azioni» di guerra o in piccole scaramucce, per il dominio del mondo che, per i militi, è ben altro che sete di potere, a proprio comodo e uti­lità. La Milizia, sì, vuole conquistare tutto il mondo e al più presto: un'ansia di universalismo che sprizza da tutti i pori e in mille modi: ma un universalismo che è chiara risposta ad una presenza universale di stampo mafioso, che incombe, come ombra di morte, su tutto e su tutti!

A questo punto, non sarebbe privo di interesse chie­dersi se l'azione e l'opera di P. Kolbe sia sbocciata come per incanto, o non si allacci a precedenti storici, e in che modo. Ma non è questa la finalità di queste pagine. Non si può, però, non accennare, per lo meno di sfug­gita, per es., ad Erasmo di Rotterdam, che scriveva il Manuale del milite cristiano, a Pio Brunone Lanteri, a D. Bosco con le sue Letture Cattoliche, al Sodali­tium Pianum di Mons. Benigni, ecc. ecc. Ottimi pre­cedenti, ma forse nessuno di questi movimenti ha avuto la consistenza e il respiro come quello del P. Kolbe.

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