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CAPITOLO 10 - IL VALORE DI UNA RISPOSTA E DI UNA BATTAGLIA -

Alla fine quasi di queste pagine, già troppo abbon­danti, non sarebbe impossibile sorprendere o cogliere sul volto degli immaginari nostri venticinque lettori, come un senso di ironico scetticismo e l'abbozzo di un tacito interrogativo: «tutto qui? ...». E, cioè, detto più chiara­mente e semplicemente: potrebbe far sorridere pensare o illudersi di poter sconfiggere dei nemici, quali la masso­neria, il marxismo, ecc. che nessuno, con mezzi ben più potenti e sofisticati, ha mai potuto sconfiggere del tutto. E possibile anche solo immaginare di impostare una lotta seria e impegnata con dei «mezzucci», quali la medaglia miracolosa, o la giaculatoria: «O Maria concepita ecc. ecc., pur presentandoli sotto il roboante appellativo di «armi», «cannoni», ecc. ecc.? Non si rischia di rinnovare un po', in tono minore, la «farsa» del tragicomico Don Chisciotte della Mancia e del suo fedele servitore?... Eppure, a parte il fatto che, nella suddetta figura si cela qualcosa di ben più grande di quanto appare a prima vista, è certo che così sarebbe, se le cose si vedessero e si ponessero sul puro piano umano. P. Kolbe ha ben avvertito la difficoltà di far comprendere il suo metodo e la sua strategia. Ecco come si esprimeva, per es., nel 1938: «Per comprendere più a fondo chi sia l'Immacolata, è assolutamente indispensabile riconoscere tutto il proprio nulla, decidersi a far un'umile preghiera per ottenere la grazia della conoscenza di Lei e far di tutto per esperi­mentare nella propria vita la sua bontà e la sua potenza. Vale la pena di tentare». E, scendendo ancora più, nei dettagli, scriveva ancora: «Lo scopo della M.I. è cosi difficile da conseguire che, se si facesse affidamento solo sull'energia, sull'attività e sullo sforzo provenienti dalla natura, si dovrebbe giustamente dubitare della possibilità di raggiungerlo. L'esperienza quotidiana, infatti, ci inse­gna che i nemici della Chiesa hanno mezzi naturali più abbondanti e sovente, secondo le parole di Cristo, sono più scaltri dei figli della luce (...). Inoltre, per ottenere la conversione e la santificazione è necessaria la grazia, mentre la natura corrotta è incline già per se stessa verso il peccato. Di conseguenza, si può contare soltanto su un aiuto dall'alto». Come si vede, P. Kolbe è ben lungi dall'essere un utopista, che vive tra le... nuvole!

Per capire, allora, qualcosa della lotta intrapresa dal P. Kolbe, non si deve dimenticare che tutto si organizza e si svolge su un doppio binario, quello naturale e quello, soprattutto, soprannaturale: livello o binari mai volonta­riamente disgiunti e separati. E cioè: P. Kolbe parla di preghiera, di sofferenza, di grazia, ecc., di medaglie e giaculatorie, ma parla pure di organizzazione, di macchine modernissime, di mass media, di espansione e crescita a tutti i livelli, ecc. I due livelli, ripetiamo, non vanno mai separati, se non quando è Dio stesso a volerlo e permetterlo. È evidente che, per es., l'occupazione mili­tare della «Città dell'Immacolata», in Polonia, da parte delle truppe tedesche e la dispersione dei frati, ivi resi­denti, rese impossibile, o quasi, ogni azione materiale organizzata. Ma, aggiunge P. Kolbe, se la distruzione della «Città dell'Immacolata» dovesse segnare un aumento di amore. anche in un cuore solo, bisognerebbe parlare di vittoria e di espansione. La «Città dell'Immacolata» consta di strutture materiali e visibili, ma è soprattutto nei cuori.

La valutazione, allora, dell'opera e del metodo di lotta di P. Kolbe va fatta appunto, tenendo conto di questo. Ciò supposto, ci si può domandare: sono validi, oggi, i mezzi e le strategie di lotta, suggeriti dal P. Kolbe? Anzi, è accettabile veramente quanto detto e fatto da lui?... La risposta, ci sembra, si debba articolare, a seconda che ci si rivolga a credenti in Dio e nella Chiesa cattolica, o a non credenti in tali realtà.

È evidente che per coloro che non credono in Dio e nel soprannaturale, quanto detto e insegnato dal P. Kolbe rasenta il ridicolo. Un giudizio, tuttavia, o atteg­giamento che, onestamente, può e deve apparire per lo meno affrettato, di fronte ai risultati raggiunti, con i sud­detti metodi.

Mezzi ridicoli?... Certo. Il fatto, però, è che P. Kolbe realmente è riuscito a conquistare il mondo, realmente ha portato ai piedi dell'Immacolata innumerevoli anime; realmente è riuscito a realizzare opere colossali. La buona logica non può, senza creare altri seri problemi, negare il nesso tra causa ed effetti conseguiti!

Cosa dire, invece, a coloro che credono nei valori soprannaturali?... Si possono, certo, non accettare i pre­supposti dottrinali dai quali parte P. Kolbe. Prima però di rigettarli o di dichiararli fasulli, si dovrebbe, pur dare una spiegazione accettabile dei frutti conseguiti. Saranno i frutti a rivelare ai non credenti la piena validità di una impostazione di lotta; e saranno parimenti i frutti a per­suadere i credenti a... credere di più in tante affermazioni, apparse loro solo e troppo teoriche, mentre sono di una estrema concretezza e fecondità. Se tanti credenti e tanti teologi e predicatori e pastori, del nostro tempo, credes­sero un pochino di più nel soprannaturale, che pur predi­cano e insegnano; se sull'esempio di P. Kolbe, si avesse il coraggio di tirare tutte le conseguenze dai principi cre­duti e ammessi, si avrebbe nella Chiesa una rivoluzione meravigliosa. È la rivoluzione dei santi: di S. Francesco di Assisi, di S. Massimiliano Kolbe... È su queste pre­messe che tentiamo una valutazione critica dell'opera e del metodo di azione del P. Kolbe, nella sua lotta alla massoneria e a tutti i nemici della Chiesa.

1. La verifica dei fatti.

Sono i «fatti» che parlano. Al di là, cioè, di tutti gli argomenti o ironie, che possono farsi sulla validità o meno di un metodo di battaglia adottato, valgono le verifiche concrete. Nell'apostolato le cose si svolgono, un po', come nella scienza. Qui le ipotesi non assurgono al ruolo di teorie - pur con tutte le riserve da farsi - se non dopo sufficiente sperimentazione. Ho detto «un po'», perché, nel campo dell'azione libera dell'uomo, sono tanti i fattori, che possono sfuggire ad ogni controllo e verifica, per cui una rigorosa sperimentazione è quasi impossibile. E, tuttavia, è sufficiente e legittimo confron­tare il metodo di P. Kolbe alla luce dei fatti. Sono questi che rivelano la magnifica consistenza di un'idea e di una impostazione. E i fatti sono tanti: ne elenchiamo alcuni.

a) Le «meraviglie» operate nelle due «Cttà dell'Im­macolata», in Polonia e in Giappone: incredibile crescita di uomini e di macchine, un lavoro immane portato avanti con sorprendente disinvoltura, anzi quasi sconcer­tante. Non c'è che da leggere le biografie dei più noti biografi del P. Kolbe per accertarsene. Le «meraviglie» operate, in così breve tempo e con mezzi così inadatti hanno sbalordito il mondo!...

b) Le tante difficoltà superate: i Superiori che, giu­stamente, diffidano, e non intendono offrire alcun avallo, almeno all'inizio; la sorda opposizione da parte di parecchi confratelli, che, nell'opera di P.Kolbe, vi vedono la minaccia all'unità dell'Ordine e della Provincia; l'opera deleteria di alcuni religiosi, che non capivano l'ideale.

Le enormi difficoltà esterne che si opponevano alla realizzazione dei «sogni» del P. Kolbe: ignoranza della lingua, la mancanza dei mezzi, i lunghi viaggi da affron­tare, il clima, spesso micidiale, nel quale devono vivere lui e i suoi compagni; i boicottaggi da parte soprattutto della massoneria, ecc.. Problemi di organizzazione, di economia, di apostolato, di diritto, ecc. Si pensi, per es., cosa doveva significare guidare una comunità di circa ottocento frati; i problemi organizzativi che comportava l'immensa mole di lavoro compiuto, ecc. Eppure tutto viene superato e vinto, come per incanto, pur se ciò esigeva uno spirito di sacrificio e di abnegazione a tutta prova. Ben consapevole di tutto ciò, P. Kolbe accen­nerà frequentemente alle difficoltà in atto e che si sareb­bero presentate. Così, per es., egli non cessa di esortare di far ricorso all'Immacolata soprattutto «nelle difficoltà esterne ed anche in quelle interiori, che sono ben più dure. Rendetevi conto del fatto che in missione non vi imbatterete soltanto, in difficoltà provenienti dall'am­biente, ma Iddio permetterà - alla sua maggior gloria e per manifestare ancora di più la bontà e la potenza dell'Immacolata - che voi passiate attraverso lo scorag­giamento, il dubbio, la nostalgia e così via»). Prean­nuncia, anzi, tempi duri: «A dir il vero, verranno anche le tempeste...»; «Sopraggiungeranno (...) difficoltà e contrarietà da superare (...). Ma da dove possono venire tali contrarietà? Bisogna essere preparati a riceverle da qualsiasi parte. Non parlo qui della fatica che sperimen­tiamo in ogni lavoro e neppure della lotta che ingagge­ranno con noi coloro per la cui salvezza eterna dovremmo combattere: a volte interpreteranno male le intenzioni e i propositi migliori (...) e lanciando le più false calunnie (...). Voglio parlare, invece, della persecu­zione alla quale ci possono sottoporre persone assennate, prudenti e perfino devote e sante (fors'anche iscritte nelle schiere della MI), e che magari si comportano in quel modo con la migliore delle intenzioni. In verità, ciò che fa soffrire maggiormente (...) è il vedere che qualcuno, per la maggior gloria di Dio e con il più grande fervore di cui è capace, ci taglia tutte le strade, rovina e cerca di distruggere ciò che costruiamo e perfino, in seguito, distoglie anche gli altri, insinuando il dubbio, seminando la sfiducia e l'indifferenza».

c) Gli uomini prodotti. Gli uomini che si affidano al metodo educativo di P. Kolbe e ne sposano l'ideale di lotta, si trasformano, maturano. I «Fratelli Religiosi», in forte maggioranza, reclutati o presetantisi spontaneamente all'invito, immessi in un ritmo di lavoro e di vita singolare, danno prove non dubbie di una magnifica tra­sformazione interiore e sono pronti a tutto. Molti - dirà P. Kolbe, con tipica espressione - «sono ora puro». Si pensi, tra i tanti, a quel Fra Zeno, che diverrà, presto, in Giappone, quasi l'espressione più splendida di un cavaliere, in lotta per il suo ideale.

d) La felicità comunicata a tutti coloro che sposano il suo ideale. Si tratta di felicità vera, che attinge le radici stesse dell'essere non di momentanee e dubbie commozioni. Felici nella povertà più squallida e nel freddo che fa intirizzire: felicità assolutamente scono­sciuta a massoni e ad altri eguali che, non raramente, pur disponendo di danaro e di tutti i mezzi e comodi, manifestano l'interiore loro travaglio e infelicità. Un con­trasto che non può non impressionare, tanto più che costoro non cessano di esaltare la loro potenza e la loro assoluta libertà.

e) La rabbia antimassonica... Ne abbiamo accen­nato già. P. Kolbe vi accenna più di qualche volta, non nascondendo quasi la sua soddisfazione: «Ormai - scrive una volta -, anche la rivista massonica Ameryka Bcho comincia ad abbaiare contro ai noi: è un buon segno» 

f) Le conversioni ottenute: importanti e numerose. È vero, P. Kolbe non si preoccupa di convertire, ma solo di fare la volontà dell'Immacolata, sicuro di fare più e meglio: «E non preoccupiamoci di operare di più o più in fretta di quanto Ella desidera, poiché se agiremo secondo la Sua Volontà, faremo sicuramente il massimo e nel modo più rapido. Solo al giudizio di Dio verremo a conoscere quanti misteri di grazia si saranno avverati attorno a noi e quante persone si saranno salvate per mezzo nostro, senza che noi ce lo fossimo minimamente immaginato» (20). Ma Dio gli diede la gioia di vederlo anche su questa terra, almeno in parte (21). Conversioni consolanti soprattutto in terra giapponese specialmente con il «Mugenzai no Seibo no Kishi» (= Il Cavaliere dell'Immacolata). P. Kolbe - si era nel 1937 - prima di presentare numerose lettere, dove si dicono le meravi­glie operate dall'Immacolata nelle anime dei giapponesi, in gran parte, pagani, così scriveva: Il Cavaliere iniziato nel 1930 «malgrado le difficoltà che continuamente si sovrapponevano le une alle altre, l'Immacolata gli ha per­messo di superare addirittura sei volte e in poco tempo la tiratura delle riviste cattoliche più diffuse in Giappone. Ciò è avvenuto per il fatto che il Kishi non si è rivolto, come in genere le altre pubblicazioni, ai cattolici, ma ai pagani, ai protestanti e agli altri non cattolici: da princi­pio costoro lo accoglievano con curiosità, poi con singo­lare simpatia, tant'è vero che ormai un buon numero di essi ha ricevuto perfino la grazia del santo bat­tesimo».

g) I riconoscimenti venuti dagli stessi nemici. Sin­tomatico l'episodio di due ebrei che visitano la Niepoka­lanòw. Il più giovane di essi, narra P. Kolbe: «Dopo aver osservato attentamente la nostra vita, confessò: `Io sono comunista, però il comunismo autentico sta qui'».

h) Riconoscimenti da tutto il mondo. Oggi sono numerosissimi gli enti, le associazioni, i clubs, ecc. che si sono messi sotto la protezione o che si ispirano agli ideali di P. Kolbe. Evidentemente il suo fascino è molto grande e il suo método di lavoro e di lotta si impone.

i) Potremmo aggiungere, per concludere, il fattivo interesse suscitato, già in vita, in Polonia e nel mondo. Ce lo rivelano anche solo alcuni dati: nel solo anno 1937 sono arrivate a Niepokalanòw, dalla Polonia e dal mondo, ben 750.000 capi di corrispondenza. Nello stesso anno sono affluiti più di 30.000 polacchi tra le file della M.I.; la Comunità Religiosa di Niepokalanòw raggiungeva la cifra di circa 800 persone, provenienti da tutte le regioni polacche e anche dall'emigrazione polacca.

2. In linea con la verità oggettiva.

I copiosi frutti avuti provano la verità dei principi e delle premesse, da cui è partito P. Kolbe: e cioè, risponde a verità affermare che l'Immacolata è il segreto di ogni lotta vittoriosa; è verità che si può combattere vittoriosamente solo con l'abbondanza della grazia del cielo, più che con l'abbondanza dei mezzi naturali e umani; è vero che farsi strumento docile nelle mani del­l'Immacolata è come partecipare alla stessa onnipotenza, sapienza e bontà di Dio. Operare nel modo suggerito da P. Kolbe, è porsi, in poche parole, nel piano o pro­getto stesso di Dio. Da dire, soprattutto, che le premesse e i principi su cui P. Kolbe fonda la sua azione è sempli­cemente il Vangelo, con i suoi più essenziali valori. L'in­sistenza con cui invita alla consacrazione illimitata e incondizionata e a vivere nella povertà più radicale e nel­l'obbedienza eroica; non ha altra spiegazione che la sua fermissima adesione al Vangelo. E i valori inculcati non hanno altra radice che il Vangelo. E il Vangelo non è che ritorno all'umile riconoscimento del peccato e del bisogno di redenzione; è nobilitazione ed esaltazione della povertà di spirito che appella alla ricchezza e alla miseri­cordia di Dio; è obbedienza salvifica che ripara i guasti della disobbedienza di Adamo, dando via libera al prodi­gioso piano di amore; è invito alla purezza e alla trasparenza di spirito che permette di «vedere» Dio. P. Kolbe, insistendo sulla consacrazione all'Immacolata, sul­l'azione combattiva senza frontiere, ecc. ecc. ripristina, in pratica, il vero e concreto primato di Dio su tutto, quel primato così chiaramente predicato nel Vangelo ma che, rinnegato praticamente, oggi, in tante maniere, dà luogo a disastri senza fine.

Il ritorno al Vangelo si impone con assoluta urgenza.

È il Vangelo, infatti che ha vinto il mondo: è questa la nostra vittoria, la nostra fede. Il ritorno al vangelo è ritorno alla vita, alla vittoria della luce sulla tenebra, come avvenne, in maniera così eclatante, con Francesco d'Assisi.

E P. Kolbe, rifacendosi al Vangelo, tornava pure, così, al francescanesimo più puro che, in chiave moder­nissima adatta ai tempi, rinnovava le meraviglie e successi degli albori, e moltiplicava le vittorie sull'inferno e sul male.

E poiché è sulla «via» del Vangelo, P. Kolbe si muove, ovviamente, anche sulla «via» della verità, in genere, della natura umana. L'amore all'Immacolata, cioè, il culto della povertà e dell'obbedienza, ecc. non sono affatto estranei all'uomo, non lo degradano, ma rispon­dono misteriosamente alle sue più intime e profonde esi­genze. E, qui, non sarà male fermarsi brevissimamente sul punto, forse, più incompreso dai massoni o dai némici della Chiesa: e cioè il farsi strumento nelle mani dell'Im­macolata nell'obbedienza totale. Si sa che, specialmente, i massoni - lo abbiamo visto - esaltano a spada tratta la libertà totale dell'uomo, la sua autonomia da ogni vin­colo e freno. Ma la libertà non può essere un feticismo assurdo, come in pratica pretendono i massoni. Secondo loro l'uomo non è veramente uomo, degno di questo nome, se non il giorno in cui avrà acquistata una coscienza chiara, forte, indipendente, autonoma, che non ha bisogno di maestri, che non obbedisce che a se stessa e capace di assumersi e di tenere, senza falli, le più gravi responsabilità. Ecco delle grosse parole con le quali si esalta il sentimento dell'orgoglio umano, come un sogno che trascina l'uomo, senza luce, senza guida e senza aiuto, nella via dell'illusione nella quale, in attesa del grande giorno della piena coscienza, sarà divorato dall'errore e dalle passioni (...) I santi che hanno portato all'apogeo la dignità umana, non avevano forse questa dignità? E gli umili della terra che non possono salire così in alto e si contentano di tracciare modestamente il loro solco nella linea assegnata loro dalla Provvidenza, compiendo con energia i loro doveri nell'umiltà, obbedienza e pazienza cristiana non sono degni del nome di uomini, essi che il Signore trarrà un giorno dalla loro umile con­dizione per porli in cielo fra i Principi del suo Popolo?».

L'obbedienza all'autorità, su cui tanto batte P. Kolbe, è ritenuta incompatibile dai massoni, per i quali è pro­gramma abbattere ogni trono e ogni altare, instaurando il governo del popolo, equivalente, per lo più, ad anar­chia e confusione o spaventosa dittatura.

Il papa S. Pio X, autore del lungo testo che abbiamo appena citato, diceva pure, a proposito della necessità del­l'autorità e della perfetta sua compatibilità con la libertà umana: «Non ha forse bisogno ogni società formata di creature indipendenti e dissimili per natura, di un'autorità che diriga la loro attività verso il bene comune e che imponga la sua legge? E se nella società vi sono degli esseri perversi (e ve ne sono sempre) non dovrà forse l'autorità essere tanto più forte quanto più minacciante sarà l'egoismo dei cattivi? Inoltre, possiamo forse affer­mare, con un minimo di ragione, che vi è incompatibilità fra autorità e libertà, a meno che con ci si sbagli grande­mente sul concetto di libertà? Si può forse insegnare che l'obbedienza è contraria alla dignità umana e che sarebbe l'ideale sostituirla con «l'autorità acconsentita»? Forse che l'apostolo Paolo non guardava all'umana società e a tutte le sue tappe possibili, quando prescriveva ai fedeli di essere sottomessi ad ogni autorità? Forse che l'obbedienza agli uomini in quanto legittimi rappresentanti di Dio cioè, in ultima analisi, l'obbedienza a Dio umilia l'uomo e lo abbassa al di sotto di se stesso? Forse che lo stato reli­gioso, fondato sull'obbedienza è contrario all'ideale della natura umana? I santi, che sono stati gli uomini più obbe­dienti, furono forse degli schiavi e dei degenerati? Si può immaginare uno stato sociale nel quale Gesù Cristo, ritornato sulla terra, non darebbe più esempio di obbe­dienza, né si direbbe più: «Date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio?».

È anche per questa profonda aderenza al Vangelo, alla verità naturale e soprannaturale teologica che P. Kolbe può parlare di assoluta certezza di vittoria nella battaglia contro i massoni e gli altri nemici della Chiesa (31). Egli arriva alla sfida, ma senza presunzione: «Nei Protocolli dei savi di Sion», vale a dire nel libro davvero fondamentale della massoneria, così essi scrivono di sé: «Chi o che cosa è in grado di far crollare una forza invisibile? La nostra forza è appunto di questo genere. La massoneria esterna serve per nascondere i suoi scopi, ma il piano d'azione di questa forza e perfino il luogo in cui essa si trova, saranno sempre sconosciuti alla gente». «Signori - risponde e commenta P. Kolbe - per vostra fortuna noi siamo in grado di far crollare addirittura una forza invisibile! Dico: «per vostra fortuna» poiché non avete l'idea di quanto sia dolce servire fedel­mente Dio e l'Immacolata. Io sostengo che noi siamo in grado di farvi crollare e vi faremo crollare. E perché, come?... continua P. Kolbe: «Noi siamo un esercito; il cui Condottiero, vi conosce ad uno ad uno, ha osservato e osserva ogni vostra azione, ascolta ogni vostra parola, anzi... nemmeno uno dei vostri pensieri sfugge alla sua attenzione. Dite voi stessi se in tali condizioni si può parlare di segreto nei piani, di clandestinità e di invisibi­lità. E il peggio (ma, per l'esattezza, il meglio per voi) è che siete messi così bene in scacco che potete fare soltanto quei movimenti che il nostro Condottiero vi permette in vista dei suoi scopi sapienti, e già da molto tempo sareste dovuti essere ridotti in polvere, se il nostro Condottiero avesse fatto solamente un cenno con la mano in segno di consenso, anzi soltanto a lui siete debitori del fatto che la terra vi stia ancora sopportando sulla sua superficie. Ecco quanto è misericordioso con voi. E sapete il perché? Perché il nostro Condottiero vi ama.

Sapete come si chiama questo nostro Condottiero? E l'Immacolata, il rifugio dei peccatori, ma anche la debellatrice del serpente infernale» (32).

3. Una concezione dinamica della fede.

Il segreto del successo di P. Kolbe e della sua vitto­riosa battaglia con i massoni e i nemici della Chiesa deve ritrovarsi, anche, nella sua particolare concezione della fede, che poi, d'altronde, è la sola autentica. E cioè egli è profondamente convinto, contro tutte le affermazioni dei nemici e anche di tanti tiepidi cristiani, che la fede investe tutto l'uomo, in tutte le sue manifestazioni e atti­vità. La fede non è solo teorica accettazione delle verità rivelate; non è neanche solo il vivere, nella propria perso­nale intimità, i fecondissimi rapporti con Dio e l'Immaco­lata: cosa, peraltro, quasi impossibile, giacché una idea profondamente incarnata e vissuta, come già facevamo notare, non può non spingere, prepotentemente, all'a­zione. Le idee «incarnate» o «ossessive» sono, tutte, idee­forze di sorprendente efficacia. P. Kolbe, volendo per la sua Milizia un ruolo di attacco e di conquista, vuole, in fondo, la cosa più logica, nel campo della fede e dell'a­more. È impossibile, cioè, credere fino in fondo alla potenza e all'amore dell'Immacolata, è impossibile amarLa sinceramente, senza voler efficacemente che regni anche su tutti i cuori. È impossibile credere e amare sincera­mente, senza volere che Ella trionfi dei suoi «nemici» e sia amata anche da essi, almeno finché possibile. È pre­cisamente questa dimensione di fede, troppo dimenticata da tanti, che, una volta riscoperta, plasma degli autentici «soldati», tutto presi dal fascino di una guerra santa, fatta soprattutto di amore.

Inoltre, P. Kolbe sa bene che, nella guerra, l'attacco porta sempre, almeno inizialmente, dei vantaggi. Rinchiu­dersi in difesa dei domini e della morale, sotto i reiterati attacchi dei «nemici», se non é già una sconfitta, è per lo meno un grosso svantaggio. La difesa, presto o tardi, deve divenire per lo meno contrattacco, altrimenti finisce per cedere. E così, i successi di P. Kolbe appaiono anche risultato di una psicologica sicurezza, derivante, appunto, dal vivere fino in fondo, il proprio amore e la propria fede. «Il modo più efficace di convertire i Turchi - diceva anche Erasmo da Rotterdam - si avrà se essi vedranno risplendere in noi le parole e l'insegnamento di Cristo; se si accorgeranno che noi non desideriamo i loro imperi, i loro ori e i loro possessi, ma cerchiamo soltanto la loro salvezza e la gloria di Cristo. Questa è la teologia vera, genuina, efficace, che già una volta sottomise a Cristo la -superbia dei filosofi e gli scettri invitti dei principi. Se agiremo così e solo così, Cristo stesso sarà in noi». Un'idea che, in P. Kolbe, è dive­nuta una bandiera e un programma e un metodo di lotta.

E ancora, concezione dinamica della fede, in quanto intesa anche come ininterrotto sforzo di superamento, di tendere alle vette e ai vertici dell'amore, rinnovando, così, una delle più affascinanti caratteristiche del Medioevo, calunniato da tanti, ma pur sempre epoca di autentico progresso e di vita e per la Chiesa e per l'umanità in genere. Nel Medioevo, afferma la Pernoud, profonda conoscitrice di tale epoca, «vi è uno spirito di dépasse­ment, di superamento di se stesso, che trasmette un mes­saggio e una lezione valida per ogni epoca» (35). L'uomo deve sempre trascendere l'uomo, per assicurarne la gran­dezza e la gloria. L'uomo, appiattito all'orizzonte della terra e soddisfatto nei suoi bisogni di piccolo borghese, non merita quasi più di vivere. P. Kolbe ripropone, nella sua Milizia, ideale di lotta e di vittoria, anche l'uomo nella più genuina sua grandezza!

Quanto detto sembra portare ad una conclusione limpida e incontrovertibile: la M.I. è una «via» infallibile di vittoria sui nemici, nonostante la pochezza apparente dei suoi mezzi, perchè poggia graniticamente sulla fede e sull'amore soprannaturale. Una concezione, ancora una volta, profondamente aderente alla realtà e alla verità, sicché P. Kolbe non ha esitato a presentarla, oltre tutto, come una vera e propria concezione di . vita cristiana: «La Milizia dell'Immacolata (...) è una visione globale di vita cattolica sotto forma nuova, consistente nel legame con l'Immacolata, nostra Mediatrice universale presso Gesù».

CONCLUSIONE

Nonostante le vicissitudini di tempi ed eventi, che distanziano già parecchio dalla figura e dall'azione di P. Kolbe, il suo programma combattivo resta, ci pare, sostanzialmente valido, e suscettibile di ottimi sviluppi ed applicazioni. Un programma valido per tutti gli uomini e per tutte le situazioni, perché fondato su un realismo teologico e umano, che nulla può inficiare. L'Immacolata, anello principale che raccorda Cristo agli uomini e gli uomini a Cristo, resta eterno. L'apostolato, ogni apostolato, lo si voglia o no, lo si sappia o no, si svolge «attraverso» l'Immacolata. Noi «dipendiamo (...) dall'Immacolata per il fatto che Dio vuole - come affer­mano i Padri - che noi riceviamo tutto dall'Immacolata. La nostra dipendenza da Maria è maggiore di quanto noi possiamo immaginare. Tutte le grazie, assolutamente tutte, noi le riceviamo da Dio attraverso l'Immacolata, che è la nostra Mediatrice universale presso Gesù».

Programma sempre valido, perché i presupposti, le armi e i mezzi e le finalità di ogni apostolato legittimo sono sempre gli stessi. Chi opera e vince il male princi­palmente non è l'uomo con i suoi mezzi e risorse personali di natura, ma la grazia di Dio. Troppo grande e insidioso è il male perché l'uomo possa farvi fronte e vincerlo da solo! Più si punta, allora, sulla grazia; più si insiste sui mezzi che la ottengono e la alimentano e la moltiplicano, più l'apostolato diviene incisivo, fecondo, prodigioso. Più si guarderà all'Immacolata, come alla necessaria mediatrice di questa grazia, più facilmente e brevemente e integralmente si otterrà vittoria sui nemici. Si tratta di presupposti o di verità eterne che, malaugura­tamente, sotto spinte le più diverse e sconcertanti, l'uomo tende a dimenticare o a depreziare, con troppa fretta e facilità.

Il programma di lotta e la lotta stessa, portata eroica­mente avanti dal P. Kolbe, per anni, con tutto l'ardore e con tutti i mezzi, si rivela così, pure, un pressante invito a tutti i «soldati» di Cristo a riscoprire l'ebbrezza della donazione, e dell'abbandono alla grazia, al sopranna­turale, con l'Immacolata, nell'Immacolata e attraverso l'Immacolata. Un apparente rischio, per l'uomo e la natura, di scomparire, di passare in sott'ordine; chance, invece, privilegiata e certissima di superamento, di vitto­ria e di successo.

I tempi che viviamo - tra i più dissacrati e laicizzati, ad opera soprattutto della massoneria e suoi adepti - sembrano i più adatti per una riscoperta che, decisiva per P. Kolbe, lo sarà non meno per tutta la Chiesa di Dio, sempre alle prese - e oggi più che mai -, con i nemici e il male. È di questo, in fondo, che parlava P. Kolbe quando, a proposito della sua Milizia, la voleva «trascendentale» più che universale. Tutto, infatti, dipende, dallo spirito che anima e lievita la Chiesa nella sua azione e nella sua vita!


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A cura di: IodifendoilCattolicesimo.blogspot.it

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