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CAPITOLO 3 - LA BATTAGLIA DELLA MASSONERIA -

In un'unica grande battaglia, un'armata vi combatte impegnando, generalmente, tutte le sue «specialità» o «corpi», ciascuno al proprio posto e nel suo ruolo. E, tuttavia, la battaglia, pur se combattuta da tutti, lo è soprattutto da chi dirige e comanda l'armata. Non per nulla la gloria della vittoria o la vergogna di una disfatta è attribuita, tutto particolarmente, al comandante in capo. I vari reparti dell'esercito, infatti, possono anche, tra l'al­tro, non capire la strategia che presiede al loro impiego, appartenendo ad essi soprattutto l'eseguire le direttive date, in perfetta obbedienza.

La massoneria, da «capo» dell'armata di satana, deve avere un piano da realizzare, giustificativo e comprensivo dell'azione dei singoli «corpi» o nemici della Chiesa. Esi­ste questo piano?... Quali le tattiche e le strategie adot­tate, nella battaglia?... Conoscere tutto questo è di capitale importanza per chi intende passare alla controffensiva, combattendo le grandi battaglie di Dio. P. Kolbe sembra aver capito molto bene tutto ciò. Infatti, egli parla di avanguardie, di grosso dell'esercito, di piani di battaglia, messi in atto dal «capo», la massoneria. Di che si tratta, in particolare?

1. Le truppe d'avanguardia e la loro azione.

In un esercito destinato, volere o no, a doversi misu­rare, presto o tardi, col nemico, ci sono o c'erano, tra l'altro, truppe leggere di avanguardia il cui compito è o era quello, principalmente, di sondare la consistenza o la vulnerabilità del nemico; di aprire brecce nello schie­ramento avversario, di attuare sortite di disturbo, prima che venga sferrato l'attacco dal grosso dell'esercito; ecc. ecc.

Nell'esercito di satana, il ruolo o i compiti delle truppe d'avanguardia, appartengono, a detta del P. Kolbe, ai Protestanti. Infatti, dopo aver elencato quindici gruppi di Confessioni religiose protestanti e la loro attività, egli afferma: «Tutto questo lavoro, però, è soltanto una pre­messa. Solo dopo queste avanguardie viene il grosso del­l'armata del nemico». Le sette protestanti compiono, effettivamente, un lavoro di primo approccio, analogo a quello delle truppe di avanguardia. Infatti, scrive sempre P. Kolbe: «Essi non si limitano soltanto a predicare la menzogna con la parola, ma anche, e molto abbondante­mente, ingombrano le nostre città e villaggi con gli stam­pati più diversi: riviste, opuscoli, volantini e perfino dei libri. Le varie riviste (...) passano di mano in mano e avvelenano i cuori dei fedeli».

Che dire di una affermazione del genere?... Affermare che i Protestanti sono le avanguardie dell'armata di satana può sembrare, ancora una volta, enorme, specie nel clima ecumenico di oggi. E, tuttavia, al di là delle buone inten­zioni dei singoli, sono i fatti che contano: i fatti che, nel caso, costituiscono offesa alla verità. Infatti, le sette protestanti svolgono, spesso, un lavoro di approccio, molto apprezzato dai nemici della Chiesa. «Che l'inonda­zione delle sette protestanti sia realmente l'avanguardia della massoneria » - scrive P. Kolbe - «è riconosciuto espressamente dalla rivista massonica Wolna Mysl. In essa si afferma: "Riservandoci una piena indipendenza di giu­dizio sulla validità interna della dottrina della Chiesa nazionale, possiamo tuttavia appoggiare la sua lotta, come pure quella di qualsiasi altra setta protestante, contro la supremazia della Chiesa Romana"». Ma questo è ancora poco. Prescindendo anche da quello che si è avuto o si potrebbe avere nelle varie contingenze storiche dalle varie sette protestanti, è il protestantesimo, in quanto tale, che ha preparato il terreno alla massoneria, avendo esso iniziato quella rivolta e rivoluzione, di cui il comunismo massonico, oggi, è solo il frutto maturo. In proposito così si è espresso lo stesso Carlo Marx: «Lutero ha spez­zato la fede nell'autorità, (...) ha liberato l'uomo dalla religiosità esteriore, (...) ha emancipato il corpo dalle catene, ponendo in catene il cuore. (...) Non fu la vera soluzione, fu tuttavia la vera impostazione del pro­blema». Infatti, annota 1'Ocariz: Lutero operò prima di tutto «una soggettivazione religiosa». E cioè: «La verità oggettiva della rivelazione è ridotta al suo significato per l'uomo. Si tratta di una profonda inversione, che conduce direttamente a considerare Dio in funzione dell'uomo».

Se, dopo, si passerà di negazione in negazione, di rivoluzione in rivoluzione, è precisamente in conseguenza dell'atteggiamento inaugurato dalla dottrina protestante. «Tutto il soprannaturale verrà (...) poi implacabilmente negato: spariscono le realtà ontologiche della grazia, la grazia causata realmente dai sacramenti (...), la verità della Rivelazione (ridotta al suo significato di redenzione del­l'uomo) e, passando per l'arbitrarietà del libero esame della S. Scrittura, viene negata ogni autorità esteriore, ecc.».

Maritain considera Lutero, Cartesio e Rousseau gli iniziatori del mondo moderno, che hanno sconvolto tutto. Tra l'altro, il soggettivismo, iniziato da Lutero in campo religioso, e da Cartesio nell'ambito del pensiero, ci ha dato come conseguenza l'idealismo e tutti gli orrori derivati da una morale astratta e sganciata dalla realtà. Di questa non ultimi frutti sono il marxismo e il nichilismo. Battista Mondin, in un profilo su Lutero, piuttosto benevolo, è costretto, alla fine, ad ammettere che «dalla sua (= di Lutero) concezione della salvezza come fatto assolutamente personale discendono il sogget­tivismo, l'immanentismo, l'individualismo, il radicalismo, il capitalismo dell'epoca moderna».

Lo stesso progressivo sganciamento degli Stati e Re terreni dalla Chiesa, sganciamento spinto a rivendicare una sovranità e autonomia assoluta, è dovuta anche, e per molta parte, ai principi della riforma protestante. Al principio di autorità, scosso fino alle radici, dal prote­stantesimo, subentrerà, in breve, un razionalismo arido, puntiglioso, superbo, rovinoso, che ha portato - ultimo epilogo, il Bultmann - alla negazione stessa o quasi del Cristo storico. E qui possiamo aggiungere con Ocariz: «Non è inutile - per provare l'influenza decisiva di Lutero su molti filosofi posteriori - segnalare che in grande maggioranza i `filosofi moderni' sono protestanti (Kant, Fichte, Hegel, Feuerbach, lo stesso Engels prima di cadere nell'ateismo, ecc., studiarono teologia prote­stante, e alcuni dei più rappresentativi furono perfino educati per essere pastori)».

Ha ragione, dunque, P. Kolbe, di vedere nel Prote­stantesimo e nelle sue sette, le truppe di avanguardia che - storicamente e culturalmente - prepararono i tempi nuovi della rivoluzione e della contestazione totale alla Chiesa e a Dio. Un giudizio che può apparire duro, ma che è sostanzialmente condiviso da molti protestanti stessi. Ecco, per es., cosa scrive il Novalis: «La storia del protestantesimo non ci presenta più alcuna sincera manifestazione del soprannaturale; il suo inizio segnò un passeggero fuoco fatuo al quale fece immediatamente seguito un disseccamento del sentimento sacro; l'elemento mondano l'ha avuto vinto ed ha la precedenza; per natu­rale correlazione ne ha sofferto anche lo sviluppo artistico».

Augusto Nicolas scriveva, a sua volta, a proposito di elementi puri e cristiani che pur si trovano nel prote­stantesimo: «Sono nel protestantesimo due elementi per­fettamente distinti: l'uno per il quale esso si è separato dal cattolicesimo; l'altro per il quale è rimasto a lui unito. Il primo, l'elemento protestante consiste in tutto quello che è stato l'oggetto della separazione e della pretesa riforma, cioè: il libero esame, la dottrina della giustifica­zione, il ripudio dei sacramenti della penitenza e dell'Eu­carestia, la soppressione dei digiuni e delle astinenze, il matrimonio dei preti, il divorzio e via dicendo: ecco la riforma, ecco il protestantesimo. Il secondo elemento, per il quale il protestantesimo è rimasto, ecc. ecc.». 

Ancora più drastico e feroce il Kierkegaard: «Più osservo-Lutero e più mi persuado ch'era una testa con­fusa. È sempre un riformatore comodo quello che tende a sbarazzare dei pesi e a rendere facile la vita (...)». «Lutero tu hai una responsabilità enorme! Perché (...) vedo sempre più chiaramente che tu hai abbattuto il Papa... ma per mettere sul trono il "Pubblico"! Tu hai alterato il concetto di "martirio" del N. Testamento, insegnando agli uomini a vincere con la forza del numero». E ancora: «Lutero è esattamente il contrario di un "Apostolo". L'apostolo esprime il Cristianesimo nell'interesse di Dio, viene con l'autorità di Dio e nel suo interesse. Lutero esprime il Cristianesimo nell'inte­resse degli uomini: è in fondo una reazione dell'umanità contro il Cristianesimo inteso nell'interesse di Dio».

Il protestantesimo contiene implicitamente la negazione di qualsiasi fede, non ammettendo una verità unica, necessaria che si impone allo spirito dall'esterno, ma tutto riducendo alla fede, resa certa solo da un sentimento per­cepito.

A piena conferma delle parole di P. Kolbe valgono qui le parole di D. Giuliotti: «La Riforma, la Rivoluzione francese, il Liberalismo, il Socialismo e l'Anarchia deri­vano l'uno dall'altro e formano gli anelli dell'attuale catena che, in nome dell'idolatra libertà, ci fa tutti schiavi».

Protestantesimo, avanguardia della massoneria e del­l'insieme degli errori e nemici moderni della Chiesa. Forse, non senza una ragione, P. Kolbe, nel narrare la storia della Milizia dell'Immacolata, mette insieme prote­stanti e massoni: «A quattrocento anni - egli dice - dalla ribellione di Lutero e a 200 dagli inizi della mas­soneria...».

Protestantesimo e massoneria, d'altronde, hanno cer­tamente coabitato e coabitano insieme meglio di altre componenti: «Per ragioni facilmente comprensibili, sono stati paesi protestanti che hanno con più facilità potuto coabitare con essa (= la massoneria). Al contrario, la religione cattolica, assai poco incline ai compromessi del liberalismo dottrinale, è stata quasi subito oggetto della sua ostilità partigiana».

2. Il grosso dell'esercito.

Il grosso dell'armata nemica è costituito, secondo P. Kolbe, dalla massoneria: «Solo dopo queste avanguardie viene il grosso dell'armata del nemico. E chi è costui? Di primo acchito potrà sembrare esagerata l'affermazione che il principale, il più grande e il più potente nemico della Chiesa è la massoneria».

Cosa s'intende per il «grosso dell'armata»?... Non solo la massoneria in se stessa che, essendo «il principale, il più grande e il più potente nemico della Chiesa» è come il grosso di un esercito. Ma si vuole dire pure che, manovrate e guidate da un unico abilissimo «capo», innumerevoli forze del male si ritrovano a formare come il «grosso» di un'armata, lanciata contro la Chiesa. Abbiamo già visto come, in effetti, gli stessi fenomeni del laicismo, del socialismo, del marxismo, del capitali­smo sono originati e manovrati dalla massoneria. Le innumerevoli forze nemiche sono come amalgamate e scagliate, tutte, contro lo stesso fondamentale bersaglio. Non solo. Ma P. Kolbe vuol dire pure che se i vari «corpi» o «specialità» possono anche attardarsi, singolar­mente, in azioni di disturbo o di poco conto contro la Chiesa e il bene; nel loro insieme, invece, come nel loro capo che le manovra, esse combattono, tutte, la stessa battaglia decisiva e fondamentale. Qual'è questa battaglia decisiva e fondamentale? È quella che mette fuori gioco, definitivamente, l'avversario, colpendolo alle radici o al cuore. Ma vediamolo più in dettaglio.

A) L'offensiva nemica.
Nella Chiesa cattolica quello che conta massimamente è il soprannaturale: essa vive di soprannaturale, è tutta tesa al soprannaturale e tutti gli uomini chiama al sopran­naturale. La sua esistenza, il suo operare sarebbero assolu­tamente incomprensibili fuori che alla luce del sopranna­turale. E, perciò, la massoneria, nel suo insieme come nei suoi adepti di natura o di occasione:

combatte soprattutto il soprannaturale. P. Kolbe ha già detto che la battaglia o scopo di tutta la battaglia della massoneria è la liquidazione totale del soprannatu­rale: non la diminuzione - si badi! -, non una modifi­cazione qualsiasi di dottrina o di morale o di atteggia­mento, ma la distruzione totale, la liquidazione completa. Il soprannaturale, cioé, per la massoneria, non deve esi­stere affatto, non esiste. Il che significa che, per la masso­neria, non esistono, non devono esistere né la rivelazione, né la fede, né la grazia, né i sacramenti, né, in una parola, la redenzione: «Il principio fondamentale di quanti profes­sano (e perciò principalmente dei massoni) il naturalismo è, come il termine stesso indica a sufficienza, che la natura umana e la ragione umana debbano essere in tutte le cose maestre e sovrane. Una volta stabilito questo principio, dei doveri verso Dio o poco si curano oppure ne alterano la essenza per mezzo di opinioni erronee e vaghe. Negano completamente la rivelazione divina; non ammettono alcun dogma religioso; non accettano alcuna verità che non possa essere compresa dalla intelligenza umana; nessun maestro a cui si debba obbligatoriamente credere per l'autorità della funzione».

La liquidazione del soprannaturale è veramente la battaglia decisiva. Liquidato, infatti, il soprannaturale, annota P. Kolbe, «non si parla più né di religione né di moralità», giacché è rimosso il fondamento stesso o l'«ubi consistam» di ogni essere e di ogni moralità e religione.

Combatte ferocemente e odia con odio inestinguibile la Chiesa cattolica e il Papa, che del soprannaturale sono assertori invitti e gli amministratori fedeli: «...poiché è compito singolare ed eslusivo della Chiesa cattolica pos­sedere nella sua pienezza e conservare nella sua integrità il deposito delle dottrine divinamente rivelate, l'autorità del magistero e i mezzi soprannaturali per la salvezza, perciò stesso somma è contro di essa la rabbia e l'accani­mento degli avversari».

Ma lo sforzo più energico degli avversari si esercita principalmente contro la Sede Apostolica e il Romano Pontefice. Per i fautori di queste sette massoniche: «si deve eliminare la sacra autorità dei Pontefici e (...) si deve distruggere dalle fondamenta lo stesso Pontificato, istituito per diritto divino. (...) Il vero obiettivo dei mas­soni è quello di perseguitare con odio implacabile il cat­tolicesimo e (...) non si daranno pace prima di avere visto stroncate tutte le istituzioni religiose fondate dai sommi Pontefici». La Chiesa cattolica, il Papa non sono i pilastri che reggono tutto, il cemento di unione di tutte le forze del bene?... Si spiega perché la battaglia è rivolta soprattutto contro di loro. E si spiega pure perché la massoneria è disposta a concedere tutte le libertà ad ogni cittadino o nazione, meno che alla Chiesa Cat­tolica.

Naturalmente, se si combatte così accanitamente il soprannaturale, è per affermare e far trionfare il più radi­cale e totale naturalismo. Il naturalismo, di cui già abbiamo fatto cenno, qui, non è quel sano laicismo che dice autonomia nel proprio ambito, ma subordinazione a ciò che è più grande e dal quale si deve dipendere, per logica di cose. Il naturalismo e radicalismo mas­sonico è, invece, in contrapposizione e in alternativa al soprannaturale. Si esalta, cioè, e si afferma solo la natura, solo l'uomo, oltre di che non esiste assolutamente nulla che possa effettivamente imporsi a lui. Ultimo e principale intento della massoneria, ribadisce Papa Leone XIII è «distruggere dalle fondamenta tutto l'ordine religioso e sociale nati dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio, che tragga fondamenti e norme dal naturalismo».

Ci si deve chinare solo davanti alla natura, all'uomo, alla ragione. Bisogna lavorare e donarsi solo all'uomo, anche se, poi, tutto questo si risolve nell'immolazione totale dell'uomo individuo e persona. Di qui l'afferma­zione fondamentale, fanatica dei massoni, del libero pen­siero e della più totale libertà. «Il criterio più alto, unico - per un massone - è la Ragione... che è al centro della realtà massonica». E, perciò, per il massone, il «principio superiore ad ogni altro ...è quello di restare fedele alla sola fede nel progresso dell'umana ragione». Senza più `tutele', guidati solo dalla ragione, il «dogma del libero pensiero si impone come norma sovrana al massone: "il libero esame e l'indefinita. ricerca del vero con tutti i mezzi acquisiti dalla ragione, dall'esperienza e dalla scienza"».

Autonomia del pensiero e, logicamente, autonomia della volontà con libertà assoluta. Agire liberamente significa obbedire solo alla propria ragione: «libertà dello spirito, del giudizio, della critica: indagine razionale senza limiti, che autogiustifica i propri principi; libertà da tutti i culti e da tutte le fedi, che si risolve in quella di pensare e di credere secondo la propria ragione e la propria coscienza».

L'esaltazione e la rivendicazione di un'assoluta libertà, in fatto di costumi; lo sganciamento da ogni legame soprannaturale e l'affermazione incondizionata dell'uomo e dei suoi diritti, porta la massoneria ad una lotta, non meno feroce e totale, ad ogni espressione o rappresenta­zione di Dio e dell'autorità, e cioè della legge e del diritto naturale, della monarchia e di qualsiasi altra autorità tra­smessa «in nome» di Dio. Il massone lotta ogni autorità, chinandosi solo agli imperativi della massoneria, che sola gli comanda effettivamente. Davanti agli imperativi della loggia, tutto deve cedere il passo, si trattasse della propria vita.

La lotta a Dio e alla Chiesa, presentata, con immensa ridicola presunzione, come «lotta della luce contro la tenebra, della libertà contro l'asservimento» è ritenuta dalla massoneria, addirittura, come sua nobile irrinuncia­bile missione.

Una battaglia, comunque, di eccezionale importanza, dal momento che dall'esito di essa dipendono la salvezza dell'uomo e l'avvenire stesso della Chiesa e dell'umanità. 

B) Tattiche e strategie della massoneria.
Tattica, nel gergo militare è la «branca dell'arte mili­tare che tratta i principi generali, i criteri e le modalità per l'impiego delle unità e dei mezzi di combat­timento».

La strategia, invece, è la «branca dell'arte militare che tratta della condotta della guerra». Tattiche e strategie sono ordinate, ovviamente, a vincere la guerra: le tattiche servono alla strategia, in quanto sono le tatti­che che concretizzano e attuano la strategia e cioè la con­dotta della guerra, messa in atto per arrivare alla vittoria. Ebbene, come si comporta la massoneria nella lotta con­tro la Chiesa? La sua strategia la si potrebbe riassumere così: la Chiesa non la si vince se non con la corruzione. Ecco dunque la strategia della corruzione, attuata e por­tata avanti con le tattiche più svariate e subdole.

La strategia della corruzione. Mentre la strategia del segreto serve ottimamente alla conservazione e all'azione indisturbata della massoneria stessa; la strategia della corruzione è rivolta contro la società che si vuole cam­biare, e contro la Chiesa. «Noi potremo vincere la reli­gione cattolica non col ragionamento, ma unicamente pervertendo i costumi».

Corrompere tutto e tutti: giovani, donne e bambini; preti e semplici fedeli. Così, per esemplificare, si è venuti a conoscenza di un piano massonico di corruzione in grande della gioventù americana, progettato per il 1953. Vi si dice tra l'altro: «Abbiamo già cominciato a realiz­zarlo e lo perfezioneremo con i seguenti mezzi: il cinema, le pubblicazioni porno a buon prezzo; i libri comici con storie di sesso e di violenza; ultimo mezzo, ma non il più piccolo, la televisione... Non osiamo andare troppo lontano con la televisione, per il momento. Ma essa ci riserva un uditorio immenso, e sarà il mezzo migliore per accostare i bambini. Il nostro piano è di incoraggiare dapprima delle rappresentazioni amorose, se non subito immorali, così graduando progressivamente la malvagità, tutta calcolata, si avrà il possesso di tutta la gioventù. Sarà tenuta occupata tutto il giorno, senza lasciare spazio per la religione. Così i giovani al loro risveglio e al loro coricarsi a sera avranno la testa piena di cow boys, di omicidi, di terrori, di cartoni animati inoffensivi. Tutto questo per allontanare dal loro animo immagini religiose. Così i bambini saranno disorientati per anni. Poi, quasi occasionalmente si introdurranno costumi sfrontati e scene licenziose allo scopo di distruggere il senso della modestia...».

Si cerca di corrompere soprattutto la donna. Vindice diceva: «Corrompiamola la donna. Corrompiamola assieme alla Chiesa: corruptio optimi pessima. Noi abbiamo intrapresa la corruzione in grande: la corruzione del popolo per mezzo del clero, e del clero per mezzo nostro, corruzione che deve condurci un giorno al seppel­limento della Chiesa Cattolica. Lo scopo è abbastanza bello per tentare uomini come noi. Il miglior pugnale per assassinare la Chiesa e colpirla al cuore è la corru­zione. Dunque all'opera fino al termine».

«Non istanchiamoci mai di corrompere», diceva a sua volta Nubius. «Tertulliano diceva con ragione che il san­gue dei martire era seme di cristiani. Ora è deciso nei nostri consigli che non vogliamo più cristiani; non fac­ciamo dunque dei martiri, ma rendiamo popolare il vizio nelle moltitudini. Fa d'uopo che lo respirino coi cinque sensi, che lo bevano, che ne siano sature. Fate dei cuori viziosi, e voi non avrete più cattolici».

Una strategia che se vede all'opera innumerevoli forze, queste si muovono tutte sotto iniziativa e guida massonica. Così, per es., l'iniziativa massonica sulla legge del divorzio, altro mezzo principe di corruzione e di disordini morali, è espressamente affermata dalla Rivista Massonica, maggio 1974.

Con quali tattiche viene attuata questa strategia?... Sono tante e tutte molto bene impiegate. 

Tra l'altro: 

a) Si favorisce, con tutti i mezzi, il nudismo, la por­nografia, il libero amore. Ecco, in merito, solo qualche dato: «In Italia la legge abortista, più che voluta dal popolo, è stata imposta dall'intero arco parlamentare laici­sta di origine massonica (radicali, socialisti, comunisti, repubblicani, liberali, ecc.)».

Ma il programma si allarga a tutte le tecniche di demolizione della moralità, un programma così sintetiz­zato da un attento osservatore: «I cristiani si sciupino prima del matrimonio (immoralità inoculata con tutti i mezzi e liberalizzata); non giungano al matrimonio (non ce n'è bisogno, mancano i mezzi); se vi giungono, lo frantumino (divorzio facile, protetto); non facciano figli (contraccettivi propagandati dati gratis dalla mutua); se i figli sono in arrivo, siano uccisi (nessun favore alle famiglie numerose, intralci all'adozione, difficoltà per la casa); se sono allevati, non siano educati cristianamente (guerra agli istituti cristiani, alla religione nella scuola, controllo dell'editoria scolastica, della tv, dei giornali); se qualcuno scampa, sia emarginato dalla vita sociale (tiro al bersaglio ai cattolici migliori, e tutti zitti quando i cristiani sono falciati a diecine di migliaia in Biafra, Burundi, Vietnam, Uganda, Libano, Guinea, ecc.». E così, ancora, le connessioni tra la droga, la controcul­tura, la rivoluzione sessuale, la pornografia, gli affari ban­cari e la massoneria ci sono svelati dal volume DROGA S.P.A..

Nel Synodus Mediolanensis del 22 dic. 1956, a p. 106, sono riportate le parole della Rivista internazionale delle società segrete del maggio 1928: «La religione non teme la punta del pugnale, ma può cadere sotto il peso della corruzione. Non stanchiamoci quindi di corrompere, magari servendoci del pretesto dell'igiene, dello sport, della stagione, ecc. Per corrompere bisogna che i nostri figli realizzino l'idea del nudo... Per evitare ogni supposi­zione bisognerà progredire metodicamente».

b) Si cerca di creare, accortamente, l'ambiente favore­vole alle proprie idee, con piccoli passi, prudenti sortite, fino a generalizzare un'opinione, rendendola mentalità. Si fa ciò favorendo soprattutto il piacere sessuale, una vita edonistica, ecc., tutto spiegando e giustificando con il pretesto della libertà di espressione, dell'arte per l'arte, ecc.

c) Si favoriscono in tutti i modi le persone che posso o fare tutto questo; e soprattutto influendo, come una mafia e un cancro, sull'azione politica mondiale. Cosa facile alla massoneria che, infiltrata com'è, può arrivare praticamente dappertutto.

d) Si dà, nello stesso tempo, a demolire l'avversario, in tutti i modi, con la calunnia, la violenza, il sopruso, la prepotenza. Papa Pio VIII arrivò a dire che la masso­neria è tutta menzogna: «La menzogna è la loro regola, satana il loro dio, la turpitudine il loro sacrificio»; mentre Leone XIII afferma che la Massoneria fa progressi enormi, perché si avvale «della spavalderia e dell'a­stuzia».

e) Ci si avvale al massimo dei mass media, e soprat­tutto della stampa, dei quali la massoneria cerca di avere il monopolio assoluto. P. Kolbe ricorda come ad un raduno di massoni, Cremieux, ebreo francese, aveva affermato: «Considerate inutile ogni cosa, inutile il danaro, inutile la stima: la stampa è tutto. Con la stampa in mano avremo tutto». E nel Congresso Internazionale di Cracovia il rabbino inglese Mosè Montefiore aveva affermato: «Finché i giornali del mondo non saranno nelle nostre mani, tutte queste cose non serviranno a nulla. Mettiamoci bene in testa l'undicesimo comandamento: "Non sopporterai al di sopra di te nessuna stampa estra­nea, per poter dominare a lungo sui miscredenti". Impa­droniamoci della stampa e in breve tempo governeremo e dirigeremo le sorti dell'Europa intera». Già negli anni 1919-1921 P. Kolbe forniva le prove che, pur­troppo, non si trattava solo di parole: sono soprattutto i massoni che hanno compreso fino in fondo l'importanza di tale mezzo e ne hanno fatto un formidabile strumento di attacco: «Coloro che hanno compreso subito questa sono stati gli ebrei e, mi sia lecito dire con più chiarezza, i massoni, i quali con una logica di ferro» mirano alla distruzione di ogni religione e specialmente di quella cat­tolica. Seguendo le suddette `parole d'ordine', «essi si sono messi a lavorare con grande impegno e, pur­troppo, hanno già realizzato moltissime cose. Una parte notevole, se non adderittura la maggioranza dei quoti­diani più diffusi, si trova nelle loro mani. Basti dire che, già all'inizio di questo secolo, nella tanto `cattolica' Austria, ben 360 pubblicazioni nella sola lingua tedesca combattevano contro la Chiesa, 83 delle quali venivano pubblicate perfino ogni giorno. La tiratura della stampa cattolica raggiungeva i due milioni di copie, di cui 1.200.000 spettavano ai quotidiani. Quanto alla Germa­nia, il critico letterario Bartels scriveva che due terzi, se non tre quarti delle pubblicazioni periodiche apparten­gono agli Ebrei; in Ungheria 800 riviste su mille si tro­vano nelle mani degli ebrei. Inoltre essi si sono impadro­niti di quasi tutte le agenzie telegrafiche, per mezzo delle quali dirigono anche altre pubblicazioni. La sola agenzia Reuter di Londra rifornisce di notizie 5000 quotidiani; l'agenzia Stefani di Roma tutti i quotidiani italiani; l'agen­zia Havas di Parigi quelli francesi, spagnoli e belgi; l'agenzia Wolf di Berlino tutti quelli tedeschi, mentre l'agenzia Associated Press di New York rifornisce i quo­tidiani americani». 

I guasti, naturalmente, sono senza fine, e P. Kolbe non manca di documentarli con testimonianze anche di «nemici» stessi, come quella drammatica del socialista Lassalle che, impressionato appunto, da tante rovine pro­dotte, arriva a dire: «Questo è il più grande crimine che io conosca».

f) E, non ultima, la corruzione dei costumi attraverso la corruzione di danaro, di cui i massoni dispongono, ordinariamente, in grande abbondanza.

A questo punto, P. Kolbe non può non ammirare questa diabolica «sapienza», che sa così bene adattare i mezzi al fine voluto, scrivendo: «Noi potremmo vincere la religione cattolica non con il ragionamento, ma unica­mente pervertendo i costumi». Che saggia decisione!... Nella prima parte rende testimonianza alla veridicità della religione cattolica, perché soltanto la verità non può essere sconfitta con il ragionamento, anzi si fa ancora più luminosa. Nella seconda parte, invece, colgono vera­mente nel segno il punto debole, poiché per colui che si immerge nel fango dell'immoralità, la religione diviene qualcosa di incomodo, non vuol pensare ad essa e pro­clama a destra e a manca di non credere in Dio, come se qualcuno avesse già dimostrato che Dio esiste. Ma per lui Dio è troppo scomodo, perché per lui è inconce­pibile che ci possa essere una felicità superiore, l'unica che possa riempire e soddisfare la grande anima del­l'uomo. (...) Saggia, dunque, è stata quella decisione e conforme ad essa hanno cominciato ad insozzare voluta­mente e metodicamente la letteratura, l'arte, il teatro, il cinema, la moda, ecc. E se prima i costumi lasciavano molto a desiderare, in seguito l'immoralità si è riversata con prepotenza da tutte le fonti possibili, ha invaso le nostre città e persino i villaggi, trascinando dietro a sé l'indebolimento della fede, secondo le giuste previsioni di quella risoluzione».

I frutti maledetti, infatti, di tale strategia sono più che evidenti: essi veramente «affogano le anime in una colluvie di letteratura e di arte volta a indebolire il senso morale. L'invasione di sudiciume morale scorre ovunque portato da un ampio fiume. Le personalità si afflosciano, i focolari domestici vanno a pezzi e la tristezza cresce assai nel fondo dei cuori insudiciati. Non sentendo in se stessi la forza di levarsi di dosso il giogo che le tiene avvinte, sfuggono la Chiesa, oppure insorgono addirittura contro di essa».

Tutto questo, portato avanti con innumerevoli accor­gimenti e al riparo di un segreto inviolabile, fa sì che la massoneria abbia in pugno il mondo intero, salvando la faccia e la dignità dietro l'affermazione di un esterno galantomismo e di grandi ideali umani. Efficacissima l'im­magine di Crétineau Joly che paragona i massoni alle ter­miti: «Rodono internamente i travi d'una casa, e con un'arte ammirabile lasciano intatta la superfice del legno. Ma questa superfice è così sottile che il dito dell'uomo, premendola, spezza la trave».

Così stando le cose, non si può non ammirare il coraggio di P. Kolbe di buttarsi nella mischia, per salva­guardare la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Non solo si giustifica la lotta contro la massoneria, ma si com­prendono pure i pesanti apprezzamenti del santo per que­sta associazione. Essa è «pestilenza e armata dell'anticri­sto»; è «malvagia e corrotta»; è una «mafia criminale». E si spiega pure la pioggia di condanne, abbattutasi sulla massoneria, da parte soprattutto dei Papi: dal 1738 al 1884 si contano ben 12 condanne!

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