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La Vera Chiesa di Cristo (2/20)

LA PIETRA D‘INCIAMPO

“Ed essi gli domandarono: Chi sei dunque? Elia? (Gv 1, 21) Sapevano, infatti, che Elia avrebbe preceduto il Cristo. D'altronde nessuno, presso i Giudei, ignorava il nome di Cristo. Non immaginavano che Gesù fosse il Cristo, ma non avevano mai dubitato della sua venuta. E mentre erano nell'attesa della venuta di Cristo, inciamparono in lui presente, come si inciampa in un'umile pietra. Infatti quella pietra era ancora piccola, allora, ma già staccata dalla montagna senza intervento d'uomo, secondo la testimonianza del profeta Daniele: il quale appunto vide la pietra staccarsi dal monte da sola. Ma che cosa dice, dopo, Daniele? E crebbe quella pietra, e diventò un monte grande, e riempì l'intera faccia della terra (cf. Dn 2, 34-45). La vostra Carità rifletta su ciò che dico: alla vista dei Giudei, Cristo si era già staccato dal monte. Il monte significa il regno dei Giudei. Ma il regno dei Giudei non aveva riempito tutta la faccia della terra. Da lì si staccò questa pietra, perché lì avvenne la nascita temporale del Signore. E perché dice il profeta, senza l'azione di mani? Perché la Vergine partorì il Cristo senza intervento d'uomo (cf. Lc 1, 34).

Questa pietra, dunque, staccata dalla montagna senza intervento di mani, era già davanti agli occhi dei Giudei, ma non era appariscente. E non poteva essere altrimenti, perché non era ancora cresciuta questa pietra, né aveva ancora riempito il mondo come ha manifestato poi nel suo regno, la Chiesa, per mezzo della quale ha riempito tutta la terra. Poiché dunque Cristo non era ancora cresciuto, essi inciamparono in lui come in una pietra, e accadde ad essi ciò che era stato scritto: Chiunque cade su questa pietra si sfracellerà, e colui sul quale essa cadrà lo stritolerà (Lc 20,18). Prima sono caduti sull'umile pietra, che poi cadrà sopra di loro dall'alto; e li stritolerà dall'alto dopo averli prima sfracellati con la sua umiltà. Hanno inciampato in lui, e sono rimasti sfracellati; non stritolati, ma sfracellati, perché li stritolerà quando sopraggiungerà nella sua gloria. I Giudei però sono in qualche modo scusabili, perché inciamparono nella pietra che ancora non era cresciuta. Ma che dire di coloro che hanno urtato contro la montagna stessa? Sapete bene di chi intendo parlare. Coloro che negano la Chiesa diffusa in tutto il mondo, non inciampano in un'umile pietra, ma nella montagna stessa: perché la pietra è cresciuta fino a diventare una montagna. I Giudei, ciechi, non videro l'umile pietra: ma quale cecità non vedere la montagna!" (cfr, S.Agostino) I protestanti dovrebbero chiedersi se Cristo Gesù aveva questa idea così confusa e frammentata nel suo concetto di Chiesa. Nella Bibbia vediamo che Gesù non si limita a raccogliere attorno a sé le folle, ma recluta dei discepoli, un "piccolo gregge" (Lc 12,32) con il quale instaura un tipo di vita così intimo e familiare da considerare ogni suo membro come "fratello", "sorella" e "madre" (Mc 3,33-35; Lc 8,21; Mt 12,50). Di questa cerchia si prende cura in modo particolare, rivelando loro "i misteri del regno" (Mt 13,11; Mc 4,11; Lc 8,10), avvertendoli dei pericoli molto concreti a cui andranno incontro (Mt 10,16-42), insegnando loro una preghiera caratteristica e quindi un culto loro proprio (Mt 6,9-13). Non c‘è dunque soltanto un vasto uditorio, una eco lontana della sua predicazione, con qualche persona che gli sta accanto per aiutarlo – come la segreteria di un telepredicatore-, perché si costruisce una convivenza così stretta con coloro che credono in Lui da essere descritta con i termini della parentela di sangue. La tentazione facile e, a portata di mano, è di lasciar scivolare tutto nell‘ambito del "puramente spirituale", del "simbolico". Oppure, la tentazione di pensare che questo sia successo per il tempo limitato della sua vita terrena. Certamente ciò non risulterebbe in sintonia con un piano divino che trova il suo fulcro nel Dio fatto uomo. Ci sarebbe come una interruzione: Dio si fa Emmanuele (Dio-con-noi) fino al punto di assumere in tutto e per tutto la nostra natura e quindi la nostra carne, per poi lasciare che il rapporto con lui ritorni al piano in cui era prima. Vediamo invece che Gesù si preoccupa che la cerchia dei suoi discepoli abbia una struttura, sia organizzata e possa quindi avere una continuità nella storia: per questo sceglie i dodici, e per questo promette che le porte degli inferi non prevarranno mai sulla Sua Chiesa. A quanto pare questa promessa secondo i fratelli protestanti non fu mantenuta, visto che, secondo loro, la vera Chiesa ricomparve con il protestantesimo, se fosse vero significherebbe che ci fu un tempo in cui scomparve, e quindi la promessa di Gesù Cristo fu vana, le porte degli inferi, in qualche data non meglio precisata avrebbero prevalso contro la Chiesa di Cristo. Qualcuno tenta di identificare questa data con l‘epoca di Costantino; questi a detta di molti protestanti inquinò il cristianesimo con culti pagani, trasformandolo in un grande culto sincretico. Ma accadde davvero questo? 


"Flavio Valerio Costantino nacque in una data imprecisata tra il 273 e il 280, in Serbia. Sebbene sua madre, santa Elena, fosse cristiana, fu allevato nella religione del padre, Costanzo Cloro, che era un adoratore del sole. Il culto del Sol Invictus era una religione sincretica e monoteista. Cioè anche se pagano Costantino non fu mai politeista. La storia narra che nel 312 Costantino si trovò nel pieno di un confronto con Massenzio. L‘esercito di Costantino era molto più esiguo di quello del suo nemico, ma marciò comunque vero Roma, scontrandosi in varie occasioni con l‘avversario e cercando di minarne la forza. Li sgominò tutti. Quando fu vicino alla città eterna per affrontare Massenzio gli capitò una cosa strana. Si tratta della famosa visione che gli ordinò di incidere sugli scudi dei suoi soldati il simbolo della croce prima di dare inizio alla battaglia. Costantino disse alle truppe di scrivere sulle protezioni le lettere X e P, le iniziali della parola Cristo in greco. Il giorno seguente si scontrò con l‘esercito di Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio e lo sconfisse, diventando il padrone assoluto dell‘impero romano d‘Occidente. L‘anno seguente proclamò, insieme con l‘imperatore d‘Oriente, l‘editto di Milano, in cui si riconosceva pubblicamente la legalità della religione cristiana. Costantino però nonostante le sue simpatie per il cristianesimo rimandava continuamente il battesimo. Siccome sapeva che il battesimo aveva anche l‘effetto di cancellare tutti i peccati, con molta probabilità aveva calcolato battezzarsi in punto di morte. In quell‘epoca esistevano diverse sette cristiane, ma tranne quella dei donatisti a Cartagine e poco dopo quella degli ariani, erano tutte minoritarie. Costantino le conosceva perché intendeva difendere il cattolicesimo dai suoi nemici. Nel 313 l‘imperatore promosse a Roma la celebrazione di un sinodo di vescovi, e fu lo stesso anno in cui condannò anche la setta donatista. Quando nel 323 Costantino sconfisse l‘imperatore d‘Oriente Licinio, divenne il padrone assoluto di tutto l‘impero. In quel momento la setta ariana faceva furore a Oriente. L‘imperatore promosse la celebrazione di un concilio che risolvesse la questione e proclamasse l‘ortodossia cattolica. Il concilio si celebrò nel palazzo imperiale di Nicea, riassunto della dottrina cristiana, in cui si dichiara la natura del Figlio di Dio: "generato non creato, dalla stessa sostanza del padre". Formula cui aderì con entusiasmo anche Costantino, benché più avanti si sarebbe avvicinato agli ariani, per le macchinazioni di sua sorella e di alcuni vescovi ariani, per la sua poca chiarezza d‘idee. I cristiani in quel periodo uscivano dalle catacombe, abituati alle persecuzioni e disposti a morire per Cristo, nello slancio di lottare per la purezza della fede. Costantino non innovò né modificò la dottrina di una Chiesa allora temprata dalla persecuzione e con una chiara consapevolezza della propria identità. Inoltre, i cristiani come avrebbero potuto accettare in un simile contesto una religione che mescolasse Cristo con il paganesimo? I martiri avevano forse dato la propria vita perché si versasse l’acqua del paganesimo nel vino del vangelo? Chiunque dice che Costantino tentò di modificare la dottrina cattolica è falso. Fu invece Costanzo, il figlio di Costantino, a tentare di alterare la dottrina cristiana quando divenne padrone dell‘impero. Per fare questo perseguì i cattolici ortodossi, che si opposero tenacemente e, guidati da sant‘Atanasio, mantennero inalterata la fede. Costanzo riuscì a portare in auge l‘eresia ariana, ma non riuscì né a eliminare né a modificare la dottrina cristiana. Le porte degli inferi non hanno mai prevalso contro la Chiesa! (cfr, Jose Antonio Ullate Fabo, Contro il codice da vinci Sperling e Kupher editori) Qualcuno come Dan Brown, ma anche tra i pastori protestanti, asserisce che la simbologia pagana è presente in quella cristiana, "nel cristianesimo cattolico non c‘è nulla di originale".


Rispondiamo che il cristianesimo non si presenta come una religione “originale” ma come la vera religione. Si tratta di un particolare importante, perché è un‘incongruenza giudicare la religione cristiana secondo criteri che valgono soltanto per la società consumistica attuale. La nostra società apprezza più di ogni altra cosa ciò che è "assolutamente nuovo". La religione cristiana non si vergogna di adottare e inglobare elementi iconografici propri di tradizioni religiose diverse, dal momento che, come di san Paolo, "tutto quello che è buono vi appartiene". Il cristianesimo appare totalmente diverso rispetto all‘ebraismo per l‘incarnazione di Dio, e rispetto alle altre religioni perché è l’unica che non ricorre al mito. Nelle altre tradizioni ci sono storie mitiche che presentano un dio che muore e rinasce, ma Cristo è Dio e uomo, viene ucciso realmente e resuscita di fronte a testimoni. In altre parole, il cristianesimo è l’unica religione che reclama la storicità di ciò che predica. I protestanti invece tendono sempre a sradicarlo dalla storia, per poterne manipolare meglio i contenuti, e indirizzare i loro fedeli verso dottrine parzialmente cristiane. La Chiesa è sopravvissuta grazie allo Spirito Santo, e alla promessa di Gesù, le porte degli inferi non hanno mai prevalso contro di Essa, ma senza una struttura gerarchica organizzata i fedeli non avrebbero mai avuto nessun punto di riferimento. Nella Bibbia vediamo che anche i dodici (poi undici) si preoccupano di tramandare questa struttura organizzata. Che bisogno c‘era di scegliere Mattia come sostituto di Giuda iscariota, se la struttura gerarchica era destinata a scomparire? Tutti gli apostoli erano consapevoli di dover morire, di conseguenza il loro numero era destinato a diminuire progressivamente fino a scomparire, perché quindi preoccuparsi di scegliere un sostituto di Giuda? E perché preoccuparsi di scegliere uomini di fede provata come Timoteo, Tito, Filemone, Clemente, Lino ecc.., se la struttura gerarchica era destinata a lasciare il posto alla chiesa dei credenti senza più gerarchie? La risposta è semplice, intuitiva, logica, semplicemente perché la Chiesa aveva, e avrebbe sempre avuto bisogno di una struttura organizzativa che tenesse le redini, e potesse decidere in caso di controversie o dispute tra credenti, potesse insomma rappresentare un organo autorevole che fungesse da guida sicura per tutti i credenti. Ma siamo poi così sicuri che nelle comunità protestanti non esistono gerarchie?




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