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La Vera Chiesa di Cristo (7/20)

I PENTECOSTALI

Le origini pentecostali

Il pentecostalismo rappresenta il maggiore movimento di risveglio nella storia del cristianesimo: in meno di un secolo dalla sua origine -anche se dalla corrente pentecostale-carismatica nel suo insieme si escludono i carismatici cattolici, che presentano indubbiamente caratteristiche specifiche e diverse- ha superato la cifra di quattrocento milioni di fedeli, più di un quinto dei cristiani presenti oggi nel mondo. Secondo la leggenda aurea –su cui torneremo- delle origini del movimento pentecostale, tutto inizia improvvisamente fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901 quando un’allieva di una scuola biblica di Topeka, nel Kansas, comincia a “parlare in lingue”. In realtà pochi fenomeni religiosi cominciano all‘improvviso. Anche per quanto riguarda la corrente pentecostale possiamo identificare quattro radici remote e due prossime che ne spiegano la nascita e, insieme, il rapido successo. Per quanto riguarda le radici remote, si tratta di quattro temi: il “battesimo dello Spirito Santo”, le guarigioni, il premillenarismo e l’oralità. Per quanto riguarda le radici prossime dovremo dare riferimento all‘anti-denominazionalismo e all‘interesse per il “dono delle lingue”, la glossolalia.

Per il battesimo dello Spirito Santo, l‘antecedente immediato è il movimento holiness, con cui il pentecostalismo conserva un legame cruciale. La seconda radice consiste nell‘interesse per le guarigioni e per altri segni della presenza dello Spirito Santo (profezie, estasi e così via, fino all‘esperienza di essere letteralmente “gettati a terra” dallo Spirito -slain in the Spirit- che aveva già precedenti nel mondo metodista con influssi pietisti e giansenisti. Mentre il primo protestantesimo era rimasto piuttosto riservato nei suoi anni di formazione a proposito di questi fenomeni – considerandoli semmai caratteristici del mondo cattolico o della Riforma radicale-, fra il Settecento e l‘Ottocento un rinnovato interesse per le guarigioni e i miracoli si manifesta nei grandi movimenti di risveglio, in ambiente presbiteriano con Charles Finney e perfino fra gli episcopaliani di tradizione anglicana. Benché nel movimento holiness le posizioni al proposito siano piuttosto diverse, l‘interesse popolare per le guarigioni e i fenomeni estatici è molto forte. Particolarmente interessati alle guarigioni erano A.B. Simpson e John Alexander Dowie, un predicatore di origine scozzese che aveva passato molti anni in Australia e che riesce a fondare nel 1896 una denominazione, la Christian Catholic Church, e nel 1901 addirittura una città -Zion City nell‘Illinois- che giunge (prima di essere pressoché distrutta da vari conflitti e controversie interne) a radunare seimila fedeli intorno a una spiritualità incentrata sulla guarigione.

I fenomeni estatici giocano, da parte loro, un ruolo centrale in un‘altra comunità -Shiloh, nel Maine- fondata nel 1895 da Frank Sandford (1862-1948), un pastore battista che aveva frequentato ambienti holiness e che aveva fatto celebrare il proprio matrimonio da A.B. Simpson. Più tardi Sandford avrebbe rivendicato per se stesso il ruolo profetico di “Elia il Restauratore”, creando notevoli controversie: ma la sua influenza sul pentecostalismo non deve essere sottovalutata.

La terza radice del pentecostalismo è costituita dal premillenarismo, cioè dalla teoria secondo cui Gesù Cristo verrà presto sulla Terra – nel mezzo di catastrofi apocalittiche, causate dalla malvagità degli uomini – per inaugurare un regno di mille anni precedente al Giudizio Universale. Dal punto di vista sociologico il premillenarismo era una dottrina pessimistica, popolare in periodi di crisi e fra le classi più povere.

La quarta radice remota del pentecostalismo – su cui insiste la storiografia più recente, dopo che per lungo tempo era stata trascurata – è costituita dalla religiosità afro-americana. I neri d‘America avevano aderito a una grande varietà di denominazioni protestanti, e ne avevano create di proprie. La loro spiritualità era caratterizzata soprattutto dall‘oralità, cioè da modi espressivi che si affidavano alla predicazione, alle tradizioni orali, al canto, alla danza, al corpo più che alla parola scritta e alla teologia. Questa specifica radice del pentecostalismo non deve essere ignorata, se si considera la grande importanza di alcuni predicatori afro-americani nella prima generazione pentecostale. Se per il mondo afro-americano dei primi decenni dell‘Ottocento – dove era largamente presente l‘analfabetismo – si può parlare di un residuo di oralità primaria, l‘attenzione particolare a modi espressivi che prescindono dalla parola scritta spiega il successo del pentecostalismo nel mondo contemporaneo (dove radio e televisione confinano nuovamente lo scritto in una dimensione subordinata) e anche nei paesi del Terzo Mondo, dove l‘oralità primaria è ancora diffusa. Accanto a queste quattro radici remote – la dottrina del battesimo dello Spirito Santo, l‘insistenza sulle guarigioni e sui miracoli, il premillenarismo e l‘oralità di origine afro-americana – la corrente pentecostale ha pure due radici prossime.

La prima è l’anti-denominazionalismo, cioè la crescente consapevolezza – all‘interno del terzo protestantesimo – che molte correnti protestanti precedenti erano nate per costituire qualche cosa di diverso dalle denominazioni, ma avevano finito per diventare esse stesse nuove denominazioni.

La seconda premessa immediata del pentecostalismo è l’interesse per la glossolalia, cioè per l‘esperienza religiosa che consiste nell‘emettere una serie di suoni o di parole che non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta. Benché entrambi i fenomeni siano definiti “parlare in lingue” la glossolalia non va confusa con xenoglossia, che consiste nell‘esprimersi correttamente in una delle lingue umane conosciute, che però sconosciuta a chi comincia a parlarla. Se qualcuno, senza mai avere studiato o appreso in altro modo il cinese, incomincia a parlare correttamente in cinese si è di fronte a un fenomeno di xenoglossia, fenomeno che – se genuino- non può che essere di origine preternaturale o miracolosa. Se invece ci si limita a esprimersi con parole e suoni che, messi insieme, non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta, l‘esperienza spirituale può essere – oltre che assai più comune – molto profonda, ma si tratta di glossolalia e non di xenoglossia. Non è certo esatto affermare – come è frequente in una certa mitologia sulle origini del pentecostalismo – che la glossolalia (inizialmente scambiata per xenoglossia) abbia improvvisamente fatto irruzione nel mondo protestante con le esperienze del 1901 a Topeka, nel Kansas. La glossolalia si era affacciata occasionalmente in revival di predicatori come Dwight L. Moody e aveva avuto un ruolo in determinate fasi storiche (non proseguite – è vero – fino al XX secolo) di movimenti profetici o restaurazionisti di origine cristiana come gli shakers, i mormoni o la chiesa cattolica apostolica (impropriamente detta “irvingita”). Tutti questi gruppi praticavano la glossolalia, quindi non è una novità spirituale introdotta dal pentecostalismo. Le origini prossime del pentecostalismo si perdono quindi nella leggenda: risalgono a tre revival, inizialmente circoscritti ad aree geografiche determinate ma in seguito capaci di acquisire in pochi anni una risonanza internazionale tanto ampia da apparire miracolosa: gli episodi di Topeka, nel Kansas, nel 1901; di Azusa Street, a Los Angeles nel 1906; e del Galles tra il 1904 e il 1908. Charles F. Parham (1873-1929) – un ex metodista che si colloca nella vasta “area libera” del movimento holiness – può essere considerato il padre del pentecostalismo, anche se questa qualifica non è rivendicata volentieri dai pentecostali contemporanei, a causa delle polemiche legate alla carriera successiva di Parham, che è accusato di immoralità e di razzismo. Originario di Muscatine, nell‘Iowa, Parham aveva iniziato – ma non completato – gli studi teologici in un seminario metodista ed era stato un pastore metodista di Eudora, nel Kansas, fino al 1895. In quell‘anno si convince della tesi di una parte del movimento holiness secondo cui occorre lottare contro le denominazioni e costituire comunità cristiane indipendenti, mantenendo solo tenui legami con altre comunità. Più tardi la famiglia di sua moglie, quacchera, lo converte ad alcune dottrine considerate eterodosse dal movimento holiness, fra cui il condizionalismo, o teoria dell’immortalità condizionata dell’anima “dorme” nella tomba insieme col corpo mentre alla seconda venuta di Cristo i buoni risorgeranno per la vita eterna mentre i cattivi saranno semplicemente “posti nel nulla” (una dottrina condivisa anche dagli avventisti del Settimo Giorno e dai Testimoni di Geova).

Si rimane impressionati dalla sicurezza che mostrano molti fratelli separati nell‘affermare e nell‘assicurare che loro (e solo loro) sono nella verità, poi leggendo queste loro diversità dottrinali viene da pensare al modo migliore per aiutarli, pregando per la loro enorme cecità. Anche per gli avventisti l‘inferno non esiste, e l‘anima dorme assieme al corpo nella tomba, lo stesso vale per i Testimoni di Geova che derivano proprio dagli avventisti, ma quale spirito gli suggerisce queste eresie? Sicuramente non è lo Spirito Santo a guidarli! “ndr” L‘interesse principale di Parham si situa peraltro sul versante delle guarigioni miracolose, a proposito delle quali nel 1900 inizia quella che diventerà una lunga e violenta controversia con John Alexander Dowie. Nello stesso anno Parham con un pugno di seguaci riuniti in un gruppo chiamato Apostolic Faith apre una scuola biblica a Topeka, la Betel Bible School, con alcune caratteristiche riprese dalle esperienze di Frank Sandford a Shiloh, che Parham aveva visitato e da cui era rimasto notevolmente impressionato. All‘interno della corrente holiness, Parham insegna il battesimo dello Spirito Santo come terza esperienza dopo la giustificazione e la santificazione. Secondo Parham è necessario che i suoi studenti si preparino nella meditazione e nella preghiera, chiedendo incessantemente il battesimo dello Spirito Santo, che si mostrerà con segni inequivocabili. Secondo una certa mitologia sulle origini pentecostali, la prima studentessa della Betel Bible School di Topeka a ricevere il “dono delle lingue” come prova del “battesimo dello Spirito Santo” – Agnes Ozman (1870-1937), che avrebbe iniziato a parlare in lingue nella prima notte di Capodanno del nuovo secolo, fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901. Con un equivoco caratteristico dei primi anni del pentecostalismo, la glossolalia di Agnes Ozman è scambiata per xenoglossia, e Parham annuncia alla stampa che la sua allieva parla in un perfetto cinese. Quando in seguito altri allievi di Parham – che interpretano il loro dono delle lingue con xenoglossia – cercano di svolgere un‘attività missionaria tra popolazioni asiatiche ed europee utilizzando le “lingue” che hanno miracolosamente ricevuto, l’equivoco è chiarito e nella sua grande maggioranza la corrente pentecostale riconosce le proprie esperienze come glossolalia e non come xenoglossia. Nei suoi primi anni, la storia della Bethel Bible School dopo l‘evento del 1901 non è la storia di un successo. Le polemiche portano anzi alla chiusura della Bethel Bible School (Agnes Ozman si trasferisce a Shiloh, dove rimane per qualche tempo, e il gruppo di Parham, la Apostolic Faith, diventa una piccola “banda” itinerante come molte altre che esistono all‘interno del movimento holiness. I fenomeni di glossolalia occasionalmente si ripetono, ma il successo è modesto e confinato ad alcune comunità rurali del Kansas (fra cui Keelville, dove nel 1904 è costruita la prima cappella pentecostale), dell‘Oklahoma e del Missouri. Benché Parham non sia di idee particolarmente liberali in materia di segregazione razziale – e anzi utilizzi spesso toni francamente razzisti – permette al alcuni afro-americani di assistere alle sue lezioni bibliche a Houston, confidando che possano “portare il Vangelo a quelli del loro colore”.

Uno di questi afro-americani, il battista William J. Seymour (1870-1922) – che secondo la storia (e la leggenda) del primo pentecostalismo assiste alle lezioni di Parham a Houston, per non turbare le convenzioni sulla segregazione razziale, nascosto dietro una tenda -, è invitato da un suo amico a predicare a Los Angeles. Accetta, benché non abbia ricevuto ancora il “battesimo dello Spirito Santo”, nonostante l‘avviso contrario di Parham, che non perdonerà mai la disobbedienza del discepolo e più tardi ne descriverà le attività sul suo giornale (“Free Love”, Apostolic Faith, dicembre 1912, p.4) – con caratteristici accenti razzisti – come “negrismo” ed esempi dell‘ ”animalismo tipico dei negri”. Ora la domanda è: come può lo Spirito Santo guidare un uomo al razzismo? Il “dono delle lingue” del pastore Parham da quale spirito gli fu donato? Può il “dono delle lingue” rappresentare il carattere distintivo e la prova del vero cristiano? No, fratelli, è la carità, il carattere distintivo del vero cristiano! (ndr) Dopo la rottura con Seymour (un tentativo di riconciliazione nello stesso anno 1906 a Los Angeles fallisce), Parham dedica le sue energie alla conquista di Zion City. Nel corso di questa lotta gli avversari di Parham insistono sulle accuse di immoralità, che causano il declino del suo gruppo, la Apostolic Faith, che ̶ con un ridotto numero di aderenti – esiste peraltro ancora oggi. A partire dagli anni 1910 – e fino alla sua morte, avvenuta nel 1929 – Parham rimane una figura minore nella storia del pentecostalismo, di cui era stato per molti versi l‘iniziatore.

Seymour e Parham potevano essere in dissenso su molti argomenti, ma erano d‘accordo sul fatto che il dono delle lingue costituisse la prova iniziale e infallibile del fatto che il fedele aveva ricevuto il battesimo dello Spirito Santo. Contro questa dottrina si era invece andata organizzando la reazione di un‘ampia parte del mondo holiness. Nel viaggio da Houston a Los Angeles, Seymour si ferma a Denver dove cerca di entrare in contatto con una denominazione holiness chiamata Pillar of Fire e guidata dalla celebre predicatrice Alma White (1867-1946). Contraria alla glossolalia, quest’ultima definisce Seymour “un fachiro e un vagabondo” (A. White, Demons and Tongues, Pillar of Fire Publication, Zarepath [New Jersey] 1919, pp68-69). Anche a Los Angeles Seymour cerca senza successo di farsi accogliere come predicatore in varie cappelle del movimento holiness. Finalmente – dopo avere radunato i suoi sostenitori in una casa privata di Bonnie Brae Street – Seymour rimette in ordine una chiesa abbandonata al numero 312 di Azusa Street. Questo edificio – che oggi non esiste più – è considerato da molti come la “chiesa madre” del pentecostalismo. Già prima di trasferirsi in Azusa Street, Seymour e diversi suoi seguaci avevano finalmente sperimentato la glossolalia. Si tratta di una novità per Los Angeles, che è notata dalla stampa locale. Il Los Angeles Times in un articolo del 18 aprile 1906 che diventerà famoso parla di “una nuova setta di fanatici” e di una selvaggia Babele di lingue”. La reazione della stampa tende a mettere in ridicolo la glossolalia, e Parham -venuto a ispezionare Azusa Street di persona- definisce i fenomeni non glossolalia autentica (e tanto meno xenoglossia, come anche Seymour credeva), ma “rumori inarticolati tipici dei negri del Sud” (Editorial, Apostolic Faith, ottobre 1912, p.6). Vedete fratelli come il pastore Parham definisce gli uomini di colore? Questo è forse amore per il prossimo e carità? (ndr) Ma i pentecostali non sarebbero i veri cristiani in contrapposizione alla Chiesa cattolica? Questi sentimenti razzisti da dove vengono? Nei giudizi del pastore Parham si legge molto astio nei confronti del suo ex discepolo Seymour, e ancora una volta da un suo parere sul suo giornale, come se il suo famoso giudizio errato sul “perfetto cinese” parlato da Agnes Ozman non l‘avesse nemmeno sfiorato, anzi da “esperto” di glossolalia va addirittura ad ispezionare le chiese altrui, per declassarne la spiritualità. Evidentemente il pastore Parham si riteneva talmente ispirato e guidato che non barcollava davanti ai suoi evidenti errori di interpretazione, anzi si sentiva un vero ed autorevole pastore, in grado di esprimere giudizi su questo e su quello. Nonostante questo – e, per la verità, più lentamente di quanto certe visioni romantiche delle origini pentecostali lascino intendere- migliaia di persone da tutti gli Stati Uniti e il Canada (alcuni perfino dall‘Europa) prendono la strada di Azusa Street per vedere di persona che cosa succede. E‘ ad Azusa Street che la glossolalia come prova iniziale del battesimo dello Spirito Santo si fonde con l‘oralità tipica della cultura afro-americana, con disgusto di Parham ma con risultati che ad altri appaiono affascinanti. La predicazione insiste sui temi del premillenarismo, e il fatto che poco dopo l‘inizio delle attività di Seymour ad Azusa Street la California sia scossa dal terremoto di San Francisco sembra a molti un segno che i tempi apocalittici sono davvero cominciati. Secondo alcuni storici il premillenarismo e l’annuncio dell’imminente fine del mondo sono, in questi anni, perfino più importanti della glossolalia nella predicazione del pentecostalismo nascente. Queste caratteristiche di premillenarismo le riscontravo in maniera velata anche nella comunità pentecostale che frequentai intorno all‘anno 2000 (ndr). Negli anni che vanno da l906 al 1909 frequentano Azusa Street quasi tutti i leader delle denominazioni holiness che il terzo protestantesimo istituzionalizzandosi, aveva prodotto, e molti predicatori holiness indipendenti che rifiutano di aderire alle denominazioni. In seguito a questo lungo pellegrinaggio verso Azusa Street il movimento holiness si spacca.

Alcune denominazioni holiness come la Pentecostal Holiness Church, la Church of God con sede a Cleveland (Tennessee) la Church Mason con un seguito di migliaia di fedeli fra gli afro-americani, dopo l‘esperienza di Azusa Street passano senz‘altro al pentecostalismo, trasformandosi in denominazioni pentecostali (non senza subire scismi da parte di minoranze che rifiutano la glossolalia). Altri gruppi del terzo protestantesimo come la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio con sede ad Anderson, nell‘Indiana, (da non confondersi con quella dello stesso nome con sede a Cleveland, nel Tennessee) rifiutano invece la glossolalia, quando non la considerano – come Alma White – semplicemente opera del Diavolo. Anche figure indipendenti dalle denominazioni – ma autorevoli all‘interno del terzo protestantesimo – come Frank Bartleman (1871-1936) tornano entusiasti da Azusa Street. Tra gli europei che visitano la cappella di Seymour un norvegese di origine inglese, Thomas Ball Barratt (1862-1940), svolge un ruolo decisivo per la diffusione del pentecostalismo in tutta Europa, dove la corrente pentecostale ha tuttavia anche radici diverse che vengono dal Galles. Seymour, dal canto suo, non è in grado di gestire il fenomeno, cresciuto oltre ogni possibile previsione, cui aveva dato inizio. La sua leadership declina e rimane confinata a una piccola comunità afro-americana, a Azusa Street conosce un rapido tramonto. Negli anni 1910 ci sono già negli Stati Uniti e in Canada diverse decine di migliaia di pentecostali, che non riconoscono come leader né Parham né Seymour. Come ha notato una delle migliori specialiste delle origini pentecostali, Edith L. Blumhofer, quello che si forma nel primi decenni del XX secolo e che costituisce il pentecostalismo degli anni 1910 non è un insieme di denominazioni ma (ancora una volta) un network. I partecipanti al network sono uniti dalla glossolalia e da un premillenarismo che attende la fine del mondo come imminente, ma divergono su un gran numero di altri punti. Ciascun gruppo locale o “banda” ha le sue dottrine distintive. I temi teologici sono i più vari, da uno stretto fondamentalismo (proclamato nonostante i fondamentalisti condannino la glossolalia come diabolica) a teorie diffuse piuttosto nella corrente avventista o nei movimenti profetico-messianici come il condizionalismo o l’anglo-israelismo (la dottrina secondo cui i popoli anglo-sassoni sono si origine ebraica e costituiscono gli eredi legittimi del regno di Israele), entrambi predicati da Parham. La corrente pentecostale-carismatica è solitamente distinta in tre ondate che, dal punto di vista sociologico, ripercorrono a loro modo la storia del protestantesimo. Ciascuna ondata nasce come network che protesta contro le denominazioni e il denominazionalismo, e dichiara in termini enfatici di non volere creare alcuna nuova denominazione. Lo stesso successo della corrente pentecostale-carismatica rende tuttavia inevitabile la nascita di denominazioni – che tipicamente, si presentano come “qualche cosa di diverso” dalle denominazioni protestanti tradizionali – che, nel corso dei decenni, abbandonano le caratteristiche tipiche di movimenti di protesta e si riavvicinano al mondo protestante classico. In seguito – come è fatale che sia, sulla base di processi sociologici ben noti- dal primo pentecostalismo nascono grandi denominazioni, come le Assemblee di Dio, le diverse Chiese apostoliche (che derivano dal risveglio del Galles), la Chiesa del Vangelo Quadrangolare, e altre. I processi di istituzionalizzazione portano alla nascita di quattro famiglie diverse di denominazioni della prima corrente pentecostale: una “wesleyana”, una “battista”, una “apostolica” e una oneness. Da questi gruppi ne sono derivati moltissimi altri, uno dei più particolari è rappresentato dalla “chiese dei segni” nata nel 1909 a Grasshopper, nel Tennessee, e che ha avuto come principale leader George Went Hensly (1880-1955). Interpretando letteralmente Marco 16:17-18, le “chiese dei segni” invitano i fedeli a dimostrare di essere ripieni di Spirito Santo tenendo in mano serpenti velenosi, mettendo letteralmente le mani nel fuoco o bevendo veleni (particolarmente stricnina). Molti leader delle “chiese dei segni” – contro cui esistono specifiche leggi in diversi stati degli Stati Uniti – hanno dimostrato la loro fede morendo nel corso dei loro servizi religiosi. E‘ anche vero – e costituisce un problema di non facile spiegazione per i medici- che prima di cadere vittima di questo genere di “incidenti” i fedeli delle chiese dei segni riescono spesso a sopravvivere, anche per decenni, sottoponendosi a prove che dovrebbero in teoria essere regolarmente fatali. Il demonio è capace anche di questo (ndr).

(Ricordo che questi brani che citano la storia di alcuni movimenti protestanti, e i successivi sono presi totalmente dall‘Enciclopedia delle religioni ed. Elledici, a cura di Massimo Introvigne)

Le origini del pentecostalismo italiano

Negli anni 1890 la Chiesa presbiteriana italiana di Chicago, fondata nel 1892, è retta dal pastore Filippo Grill (1874-1939), di Prali, che in Italia era stato discepolo di Paolo Geymonat (1827-1907), uno dei protagonisti del movimento di risveglio nella chiesa Valdese. Uno dei primi convertiti è il mosaicistaLuigi Francescon (1866-1964). Lo spirito di indipendenza di alcuni convertiti si adatta male alla disciplina valdese: nel 1903 Giuseppe P. Beretta (1853-1923), con altri, lascia il pastore Grill e costituisce la Assemblea Cristiana. Sia Francescon sia Beretta nutrono dubbi sul battesimo dei bambini, praticato dai valdesi, e si fanno ribattezzare. Tra i due sorgono però contrasti a proposito del rigore con cui osservare il riposo domenicale: Francescon, sostenitore di una posizione più rigida, si allontana così con alcuni amici dalla Assemblea Cristiana di Beretta. Nel 1907 Francescon conosce Durham, e sperimenta il battesimo dello Spirito Santo con il segno delle lingue (distinto dal dono, ovvero dal carisma delle lingue), seguito da Pietro Ottolini (1870-1962) e dalla moglie di questo, Emma Pacini Ottolini (1877-1947). Beretta aveva già avuto un‘esperienza di glossolalia nel 1898, mentre frequentava una chiesa metodista libera, ma non ne aveva identificato il carattere “pentecostale”. Lo fa dopo l‘esperienza di Francescon, e il 15 settembre 1907 l’Assemblea Cristiana di Chicago diventa la prima Chiesa pentecostale italiana, con culti presieduti da Ottolini, mentre Francescon si occupa della predicazione. A New York entra in contatto con il movimento pentecostale anche l‘avvocato e già pastore battista (abbandonata l‘originaria fede cattolica) Giuseppe Petrelli (1876-1957) – nato in provincia di Potenza e morto a Belleville (New Jersey, USA)-, che avrà un ruolo importante nell‘elaborazione teologica del pentecostalismo indipendente italiano, oltre che in Argentina (dove soggiorna fra il 1920 e il 1921), in Canada e negli Stati Uniti. Il nucleo italo-americano è anche alle origini di missioni in Brasile e in Argentina, che avranno uno straordinario successo, e inizia fin da subito a pensare all‘Italia, dove – almeno secondo riferimenti storici legati più a ricordi dei protagonisti, che a documenti storici certi - nel mese di novembre 1908 – dopo una breve visita a Gazzeri ai suoi parenti in Liguria – giunge per una prima missione Lombardi. Quest‘ultimo tiene i primi culti pentecostali in Italia, nel 1908, a Roma e a La Spezia (con l‘aiuto dei parenti di Gazzeri). A Roma si converte l‘avvocato evangelico torinese Mauro Paretti (1844-1926), con la moglie Angela Gariglio Paretti (1876-1968); il suo studio legale in Salita del Grillo sarà fino al 1919 la sede del culto pentecostale nella capitale. Nel 1910 si trasferisce in Italia per un soggiorno di quasi cinque anni Ottolini, e nel giro di quattro anni sono fondate una decina di chiese.‖ Mi rendo conto che continuare a raccontare le origini dei pentecostali è piuttosto pesante da leggere, e penso che possa bastare quello che ho raccontato traendolo dalla Enciclopedia delle religioni di Massimo Introvigne, ed. Elledici. E‘ più importante piuttosto descrivere la dottrina dei pentecostali, ma abbiamo visto che non si può parlare di dottrina unica, perché né esistono molteplici e assai diverse tra loro. Teniamo presente che in tutte le dottrine pentecostali viene tenuto in alta e primaria considerazione proprio il dono delle lingue, una sorta di cartina tornasole del vero cristiano. Inizio dunque col rimarcare come il dono delle lingue spesso è frutto di fantasia e estasi personale, ecco cosa racconta la moglie del pastore Parham circa il primo evento di glossolalia: “Alle sette di sera del 1 gennaio 1901, la Signorina Agnes Ozman esperimentò il "tocco sentito intorno al mondo (the touch felt round the world)." Sig. Parham ricordò: Ho posato le mie mani su di lei e ho pregato. Appena ripetute alcune frasi, una gloria cadde su lei. Un'aureola sembrò circondare la sua testa e essa cominciò a parlare in cinese (???), divenendo incapace di parlare in inglese per tre giorni. Quando tentò di scrivere in inglese, per raccontarci la sua esperienza, poteva scrivere solo in cinese. Abbiamo ancora copie di questi scritti nei giornali stampati in quel tempo. (Sara Parham, La vita di Charles F. Parham)

Agnes Ozman si sedette alla scrivania per scrivere alcune lettere che dovevano essere spedite in mattinata. Poco dopo volendo scrivere di nuovo le sue mani si rifiutarono di scrivere in inglese. Inconsapevolmente scrisse dei caratteri di qualche lingua che lei non conosceva. (Topeka State Journal del 9 gennaio 1901). Alcuni pretesi scritti ispirati della Sig.na Ozman furono consegnati a un cinese che abitava a Topeka per vedere se egli potesse tradurli. Egli alzò le mani e disse: Io non capisco portateli a un giapponese (Calvary Review Nov. 4, 74, pag. 3). Lascio al lettore la valutazione di tale avvenimento.”

“Come abbiamo visto, il movimento Pentecostale fu portato in Europa per mezzo d'un predicatore metodista norvegese, di nome Barratt. Egli era andato a Los Angeles per studiare il nuovo movimento religioso e ne era stato vinto.‖ Da questo impariamo che è pericoloso pretendere di poter provare un movimento spirituale, se Dio non ci dà l'incarico e la divina legittimazione per farlo. È vero che all'inizio di questo movimento perfino diversi servi maturi di Dio, con molta esperienza, furono ingannati. Barratt racconta che pregò per 39 giorni per ricevere il dono delle lingue. Alla fine, dopo aver perseverato nella preghiera per 12 ore, sentì muovere i nervi del collo. Poi gli furono imposte le mani. Finalmente, in mezzo ai negri in estasi, riuscì a parlare in lingue. Che differenza fra la preparazione dei primi discepoli per la Pentecoste e questa di Barratt!”

“Barratt tornò nella Norvegia poco prima del Natale 1906 e cominciò le sue adunanze. Esse somigliavano a quelle di Los Angeles. Per conseguenza anche in Norvegia si manifestò la più sfrenata estasi. I "Battezzati dello Spirito" cadevano a terra. Qualche volta il pavimento della sala era coperto di persone stese. Emil Meier, il dirigente della "Strandmission" ad Amburgo in quei giorni fece una visita a Barratt e fu pure dominato dallo spirito di quel movimento, specialmente per l'influenza di due donne che parlavano in lingue, Dagmar Gregersen e Agnes Telle. Egli le condusse ad Amburgo. I loro messaggi e i loro canti in lingue affascinavano quasi tutti gli ascoltatori. Per un po' di tempo, perfino dei conduttori maturi si trovarono in balia d'esse. Uno di loro disse: "Gli angeli nel cielo non possono cantare meglio di queste donne norvegesi che cantano in lingue". Il predicatore Elias Schrenk disse invece in occasione d'una conferenza dei fratelli, che ebbe luogo a Barmen, di non esser convinto che il Signore mandasse due signorine in Germania per portare un movimento spirituale. Questo non corrisponderebbe al Suo modo di fare. Ma, molti si lasciavano ammaliare e sedurre dal servizio delle due Norvegesi; fra essi ci fu anche il predicatore Heinrich Dallmeyer, anche se prima era sempre stato molto sobrio. Per mezzo di lui le due donne, che parlavano in lingue, andarono a Kassel (città tedesca). Là il movimento s'ingrandì molto e si estese in tutta la Germania. Nelle adunanze in poco tempo si manifestarono veri tumulti. Si mescolarono inni, confessioni, predicazioni di ravvedimento a balbettii inarticolati, grida, gemiti, sospiri, pianti, nitriti e battiti di mani. Si vedevano visi contorti, gesti di furiosi, persone semi svenute che cadevano a terra a ritroso e che poi battevano l'aria. Qualcuno balzò in piedi e cominciò a mandare grida incomprensibili, qualificate dal dirigente come emanazioni di una visione soprannaturale. La cosiddetta "profezia" portava, come sembrava, dei messaggi divini per mezzo di profetesse (medium?). Alla fine il messaggio dominante era questo: "Verrà una Pentecoste, una Pentecoste potente". Quasi tutti i messaggi furono detti in lingue. Spesso erano inarticolati e furono poi tradotti da "profeti battezzati dallo Spirito Santo". Molti messaggi furono pronunciati nella forma della prima persona di Dio: "Io, il Signore, voglio glorificarmi. Io vado avanti; seguitemi nel mio corteo trionfale". Ma c'erano anche messaggi ben diversi, dei quali ancora parleremo.

Si aspettava una "nuova Pentecoste", ma essa non venne, malgrado le preghiere, i digiuni e le lunghe adunanze che duravano fino a mezzanotte. Profeti e profetesse dicevano sempre di nuovo che nell'assemblea c'erano degli ostacoli, cioè delle persone che impedivano la venuta dello Spirito Santo. In nuovi messaggi fu comandato a diverse persone di uscire e di confessare i loro peccati. Non era raro che si sentissero delle grida rabbiose e continue: "Fuori! Fuori! Fuori!" Se le persone designate non uscivano lo spirito raccontava pubblicamente le loro mancanze, infedeltà, immoralità, menzogne ecc. Però la "nuova Pentecoste" non venne. Elias Schrenk avvertì i fratelli a Kassel dicendo: "Uno spirito maligno s'è introdotto. Sciogliete le adunanze! Lavorate in silenzio!" Però i dirigenti non erano più in grado di dirigere le adunanze. La direzione ormai era nelle mani dello spirito ingannatore. Egli aveva ordinato ai fratelli di mettere la loro intelligenza da parte. Lo Spirito Santo non dice mai una tale cosa nella Sacra Scrittura. In messaggi sempre più tumultuosi lo "Spirito delle lingue" ordinava per mezzo delle "profetesse": "Continuate! Continuate!" Alla fine il tumulto a Kassel era tanto grande che la polizia dovette intervenire e ammonire i fratelli dirigenti di sciogliere le adunanze, altrimenti essi le avrebbero sciolte con la forza. L'ultimo messaggio in lingue era questo: "Come la plebe perseguita Me, perseguiterà anche voi. Ma io faccio un corteo trionfale. Voi Mi seguirete. Finora c'erano soltanto delle scintille, ma ci sarà il fuoco". Una grande vergogna cadde invece sull'opera del Signore e il Suo nome fu disonorato. Finalmente si aprirono gli occhi ai due evangelisti August e Heinrich Dallmeyer. Il primo pubblicò un opuscolo intitolato "Satana fra i santi". Il secondo scrisse un buon libro col titolo "Il cosiddetto Movimento Pentecostale alla luce della Sacra Scrittura". Ambedue i fratelli dichiaravano: "Lo spirito che opera nel Movimento Pentecostale è uno spirito d'errore e di menzogna". Ma il "fuoco straniero" s'era già esteso e aveva acceso molti altri focolai. Il periodico "Filadelfia", edito dal direttore Dietrich, contiene nel suo terzo numero dell'anno 1912 le seguenti parole: "In tali adunanze si ballava, mentre l'organo suonava delle melodie da ballo. C'erano cose pazzesche fino verso mezzanotte. C'erano gemiti, nitriti, salti, per cui la casa tremava, si gridava, si battevano pugni sul tavolo. C'erano grida al modo dei Tirolesi. Tutto questo unito a messaggi strani, al parlare e cantare in lingue". (tratto dal sito http://geocities/diotrefe

Sicuramente non bisogna eccedere nel giudicare negativamente i pentecostali come fanno i fratelli dei sito sopra citato, perché tra di essi troviamo tanta brava gente, che in buona fede ama Cristo, e crede di essere nella verità, ma è cosa buona conoscere la vera dottrina cristiana che, sicuramente non è quella pentecostale. Fino a quando si limitano ad amare Gesù, sono nella verità, ma eccedendo nel dire che i veri cristiani sono solo loro, e come prova portano il dono delle lingue, escono fuori dalla sana dottrina cristiana, perché come già detto e provato lo Spirito Santo si riceve con battesimo e con il dono della Fede. Quindi molti pentecostali peccano nel giudicare altri credenti come “non cristiani” in quanto non aventi il dono delle lingue. Le verità bibliche non si dimostrano col dono delle lingue, ma con l‘esegesi biblica accompagnata dalla preghiera, e soprattutto mettendo da parte i paraocchi. I farisei si ritenevano i soli giusti davanti al Signore, lo stesso si può dire dei pentecostali.

Branham il guaritore

Un altra corrente pentecostale abbastanza famosa e con molto seguito, è quella dei pentecostali antitrinitari o modalisti, anch‘essa incentrata sulle guarigioni e sui prodigi. Questa corrente che fa capo a William Marrion Branham è quella stessa che è più conosciuta col nome di "Gesù solo"; ma è chiamata anche "Unità" o "Nuova Stirpe".

Quando l'ampiezza delle "crociate" richiede una struttura di supporto, i predicatori preferiscono organizzarla come "parachiesa", e prendere misure perché non si trasformi in una denominazione e non faccia concorrenza alle denominazioni esistenti. L'elemento della guarigione non è assente neppure nelle "crociate" dei grandi predicatori evangelici non pentecostali, ma diventa cruciale tra quelli che si sono formati nella prima ondata pentecostale. Il maggiore specialista del mondo dei guaritori indipendenti - David Edwin Harrell - ritiene che l'epoca d'oro di questo fenomeno si situi fra il 1947 e il 1958 e che questi anni siano dominati da "due giganti", William Marrion Branham (1909-1965) e Oral Roberts (1918-). Branham proviene dal mondo dei pentecostali oneness, ma è sostenuto da influenti pastori delle Assemblee di Dio e cerca di presentare un messaggio pentecostale il più possibile libero da caratteristiche denominazionali o teologiche specifiche. Roberts è un ministro della Pentecostal Holiness Church (nella corrente "wesleyana" della prima ondata pentecostale), ma anch'egli attira folle composte da pentecostali di tutte le tendenze e anche da non pentecostali. Branham e Roberts - che contano fra i loro fedeli milioni di americani, e che iniziano "crociate" anche all'estero, in gran parte del mondo - rappresentano però soltanto la punta di un iceberg, composto da migliaia di guaritori pentecostali itineranti, alcuni dei quali a loro volta con un notevole numero di seguaci regolari. Un certo numero di guaritori è accusato di provocare fenomeni carismatici (glossolalia compresa) "a comando", e anche di inscenare false guarigioni. Non a caso negli anni d'oro dei guaritori indipendenti conosce un nuovo successo il romanzo di Sinclair Lewis (1885-1951) Elmer Gantry, pubblicato originariamente nel 1927, dove lo scrittore anticlericale del Minnesota mette in scena un predicatore spettacolarmente disonesto e donnaiolo, che percorre varie denominazioni e che per un certo periodo di tempo è il compagno nella predicazione e nella vita di una guaritrice le cui somiglianze con Aimee Semple McPherson sono troppo evidenti per essere (come Sinclair Lewis pretendeva) casuali. Alla fine degli anni 1950 il revival dei guaritori itineranti declina, ma riprende con nuovo vigore negli anni 1960, traendo profitto dal successo del movimento carismatico (che allarga il potenziale uditorio anche a fedeli di Chiese e comunità non pentecostali), e soprattutto dal massiccio utilizzo della radio prima e della televisione poi.

L'uso del mezzo televisivo finisce per assicurare ad alcuni predicatori-guaritori di matrice pentecostale uno straordinario successo anche economico, con le inevitabili accuse di corruzione rivolte nei confronti di alcuni di loro. Negli anni 1987-1988 due predicatori-guaritori che devono il loro successo alla televisione, Jimmy Swaggart (1935-) e Jim Bakker (1941-) - entrambi formatisi, come accennato, nelle Assemblee di Dio, ma divenuti di fatto incontrollabili da parte delle autorità della loro denominazione - sono coinvolti in una serie di accuse reciproche di immoralità e di truffa che distrugge i loro imperi televisivi e li conduce fino a seri problemi giudiziari e - nel caso di Bakker - alla prigione. Mentre gli scandali Swaggart e Bakker ripropongono il problema dell'abuso che i predicatori-guaritori possono fare della loro popolarità, negli anni 1990 l'audience dei programmi televisivi di guarigione cala solo in misura relativamente modesta, e nuove figure si affermano sulla scena internazionale.

Dalla Seconda guerra mondiale a oggi, molti predicatori-guaritori hanno costruito network di seguaci che hanno finito per considerare il loro predicatore preferito come il punto di riferimento principale, talora senza neppure curarsi di aderire a una specifica denominazione. Proprio a causa di questa lealtà i predicatori-guaritori si sono trovati di fronte alla necessità di organizzare in qualche modo i loro fedeli. Alcuni hanno mantenuto il più a lungo possibile un contatto con le denominazioni pentecostali della prima ondata. Altri hanno avuto evoluzioni diverse, come mostrano i differenti itinerari dei tre principali protagonisti degli anni d'oro dei guaritori. Branham a partire dal 1960 inizia a isolarsi dal mondo pentecostale proponendo dottrine considerate da molti eterodosse, da un rinnovato rifiuto della Trinità al preannuncio dell'imminente fine del mondo in cui chi avesse fatto parte delle "denominazioni" sarebbe stato considerato segnato con il "marchio della Bestia". Un itinerario per molti versi opposto a quello di Branham è stato seguito da Oral Roberts che ha sempre più istituzionalizzato il suo movimento, aprendo nel 1967 perfino un'università, la Oral Roberts University. Roberts è andato nel contempo attenuando i temi caratteristici del movimento dei guaritori indipendenti, e dello stesso pentecostalismo: ha collaborato spesso con predicatori non pentecostali e nel 1968 ha formalmente lasciato la Pentecostal Holiness Church aderendo a una denominazione metodista. Lindsey ha seguito ancora una terza strada trasformando la sua organizzazione nata come struttura di servizio o "parachiesa" - Christ for the Nations con sede a Dallas, nel Texas - in quello che molti specialisti considerano, a tutti gli effetti, il nucleo di una nuova denominazione pentecostale.

William Branham nacque il 6 aprile 1909 a Birksville, nel Kentucky, Stati Uniti, da una famiglia non credente e poverissima. Si dice che quando nacque una luce soprannaturale venne e si posò su di lui, facendo sbigottire i parenti. Suo padre era boscaiolo; sua madre, mezza indiana, aveva 15 anni. Tutta la sua vita fu immersa nel soprannaturale: sua madre era una visionaria e lui stesso ebbe visioni, secondo le sue stesse parole, fin dall'età di due anni. Ne ebbe più di centomila, cioè qualcosa come cinque o sei visioni al giorno per 50 anni. A sette anni quella luce gli apparve in un turbine di vento in mezzo ad un albero, e da quella luce venne una voce che gli disse: “Non bere, non fumare, e non contaminare il tuo corpo in alcun modo, poiché quando diverrai adulto ci sarà un‘opera per te da fare”. Ebbe quindi una visione in cui un angelo gli parlò. "Da allora", dice, "avevo sempre la sensazione che qualcuno stesse accanto a me, cercando di parlarmi, soprattutto quando ero solo".

Si convertì verso i 20 anni, entrò nel ministerio e per qualche tempo si prese cura di una comunità battista. Nel 1933, mentre egli stava battezzando delle anime che si erano convertite al Signore,, venne dal cielo quella stessa luce che apparve alla sua nascita. Migliaia videro quella luce. E da quella luce venne una voce che disse: “Come Giovanni il Battista fu mandato quale Precursore della prima venuta di Cristo, così tu sei mandato con un Messaggio che precederà la Seconda Venuta di Cristo”. Poi, nella cornice di un evento che lo lasciò scosso ed abbattuto, ebbe una visione che mutò il corso del suo ministerio. Ma lasciamo parlare lui stesso: "Era il 7 maggio 1946. Mentre camminavo intorno alla casa e passavo sotto un acero, mi parve che la cima dell'albero venisse violentemente scossa e ne scese un gran vento. I miei accorsero. Spaventata, mia moglie domandò che cosa era successo. Provando a riprendere possesso di me stesso, mi sedetti in terra e dissi loro che era venuto il momento della crisi... trascorsi il pomeriggio in un luogo nascosto, lessi la mia Bibbia e pregai intensamente, mi pareva che l'anima mia si separasse dal corpo. Verso le 11 cessai di pregare e, ad un tratto, scorsi una luce tremolante nella stanza... poi venendo verso di me vidi nella luce due piedi d'uomo... poi vidi l'uomo stesso... accorgendosi del mio spavento cominciò a parlare".Quell'uomo, annunciandosi come proveniente da parte di Dio, gli promise il "dono di guarigione" e gli annunciò che nessuna malattia, "neppure il cancro" avrebbe resistito alle sue preghiere. E continua: "M'insegnò quindi come scoprire le malattie dalle vibrazioni delle mani". Da allora la popolarità di W. Branham si estese a tutto il mondo, le sue campagne furono seguite da migliaia e migliaia di persone, centinaia di guarigioni avvenivano nel corso delle riunioni. Durante il giorno, Branham vedeva i miracoli che si sarebbero verificati la sera e discerneva, anche, la vita e il passato dei malati. Gli capitava di descrivere certe persone sedute nella sala, rivelando la loro malattia e la loro vita e annunziando che sarebbero stati guariti. Diverse volte in presenza di malati desiderosi di essere guariti, chiedeva: Avete sempre la stessa fiducia in me? W. M. Branham è idolatrato dai suoi seguaci, i quali dicono che è l'Elia che doveva venire, il Giovanni Battista che deve annunciare la seconda venuta di Gesù, il profeta mandato da Dio a questa generazione. Si dice che circa sette morti sono stati risuscitati tramite la preghiera di quest’uomo. Ma è opportuno chiedersi, innanzitutto: da dove provenivano i suoi doni? Da un talento naturale? È possibile, ma ciò non spiega i suoi autentici miracoli. Da Dio? Per rispondere di sì bisognerebbe ammettere che Dio abbia completamente cambiato la Sua rivelazione, che la Bibbia non sia più la nostra norma di guida e che tutte le fantasie siano possibili nel nome della fede. Da una certa debolezza? È possibile, lo stile inconsueto delle sue predicazioni e certi suoi comportamenti potrebbero farcelo pensare. O provengono da capacità medianiche? È proprio questa la sola spiegazione: egli era un potente medium. Branham possedeva capacità medianiche eccezionali già prima della sua conversione. La sua conversione probabilmente fu autentica, ma non lo liberò mai da questa capacità e, disgraziatamente, quelli che lo attorniavano considerarono tali sue capacità come carismi di Dio. Questo non solo non aiutò lui a liberarsi, ma irretì molti altri nella stessa seduzione. Leggendo la storia di quest'uomo, sembra di udire le parole di Gesù: "Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti (Marco 13:22)". Branham era un falso profeta, poiché accanto ai suoi prodigiosi miracoli proponeva un altro Evangelo: è questo il dramma.

LE DOTTRINE

Tra le dottrine più controverse di Branham si situa quella del "seme del Serpente", secondo cui Satana avrebbe avuto un rapporto sessuale con Eva da cui sarebbe nato Caino e tutta una genealogia di "figli del Diavolo" tra cui molti intellettuali e scienziati di oggi. Duramente anti-femminista, Branham vede "il seme del Serpente" nella immoralità delle donne moderne, e spiega che ogni donna porta potenzialmente dentro di sé in modo letterale il seme del Diavolo. Altri temi controversi della predicazione di Branham si riferiscono all'imminente fine del mondo, al carattere non eterno dell'Inferno, e alla polemica contro il "denominazionalismo" e le "denominazioni" cristiane, considerate "sinagoghe di Satana" da cui i cristiani sono invitati a uscire per non trovarsi loro malgrado segnati con il "marchio della Bestia". Gli scritti di Branham sono un miscuglio continuo, ininterrotto, di errori e mezze verità. La consuetudine di mettere in evidenza prima certe verità è una caratteristica costante dei movimenti settari; così facendo, addormentano la vigilanza del lettore, sì da fargli ammettere in un secondo momento il falso. L'eresia di Branham è sottilissima: dice di credere a tutta la Bibbia, al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo e a tante altre dottrine bibliche, ma poi queste dichiarazioni sottintendono delle realtà diverse da quelle insegnate dalla Parola. La Bibbia. A prima vista si direbbe che Branham e i suoi seguaci si rifanno costantemente alla Bibbia. Ogni affermazione, anche la più inverosimile, è corredata da versetti biblici e in un suo scritto W. Branham afferma: "Chiunque contraddice o falsifica una verità della Bibbia, ne trae un rapporto o una interpretazione particolare, si separa da Dio, perde il senso dell'equilibrio e dell'armonia delle Scritture" (W. M. Branham Libretto senza titolo edito da E. Frank, p. 5). Ma, come è nello stile di Branham, la contraddizione è di prammatica, infatti in un altro scritto afferma: "... si tratta invece di una grande fame della Parola di Dio. L'alimento di cui dovete far provvigione sono i nostri magnetofoni sui quali è riportata e trasmessa di nuovo la Parola..." (W. M. Branham citato da E. Frank in La Parola di Dio dimora in eterno, p. 18). I messaggi del profeta sarebbero dunque, un valido sostituto della Bibbia, come molte altre volte egli afferma su libri o messaggi registrati. Noi sappiamo dalla Parola di Dio che l'unico Interprete infallibile è lo Spirito Santo (Giovanni 16:13). Nessun uomo può sostituirsi a Lui; nessun uomo, per quanto spirituale, può arrogarsi il diritto di essere il surrogato della Bibbia. Non dimentichiamo gli avvertimenti di Apocalisse a quanti ardiscono aggiungere o togliere alla Scrittura (Apocalisse 22:18,19).

Lo Spirito Santo. Branham e i suoi seguaci di oggi, i "Gesù solo," commettono lo stesso errore di alcuni ambienti pentecostali: credono che il battesimo nello Spirito Santo sia necessario alla salvezza. Secondo l'insegnamento di Branham, il credente realizza la nuova nascita solo nel momento in cui riceve il battesimo nello Spirito Santo. È ovvio che tale affermazione contraddice tutto l'insegnamento neotestamentario, poiché il Nuovo Testamento fa una netta distinzione fra la nuova nascita ed il battesimo nello Spirito Santo. La prima è l'esperienza nella quale si riceve lo Spirito Santo e si nasce a nuova vita (Giovanni 20:22), lo Spirito Santo viene a dimorare nel credente e compie l'opera di rigenerazione (Giovanni 3:5); il battesimo nello Spirito Santo è, invece, il “riempimento” del credente da parte della Spirito Santo (Atti 2:4). La dimora dello Spirito Santo nel credente è garanzia di salvezza eterna (Romani 8:9), il battesimo nello Spirito Santo è garanzia di un servizio cristiano potente ed efficace (Atti 1:8). Noi crediamo che il battesimo nello Spirito Santo sia una parte della realtà cristiana, così come la guarigione divina; ma mentre è una grande benedizione, non si può etichettare come un requisito per la salvezza stessa. Infatti c'è differenza tra ciò che ci è richiesto per essere salvati (cioè credere in Gesù), e le benedizioni che riceviamo quando siamo stati salvati. Il battesimo nello Spirito Santo non è dato come mezzo di salvezza, ma come conseguenza della rinascita in Cristo, e la Parola di Dio specifica chiaramente che il battesimo nello Spirito Santo è un dono ricevuto dopo l‘innesto a Cristo; mentre non c'è nemmeno un passo che dica che uno deve essere battezzato nello Spirito Santo e parlare in lingue per essere salvato.

La Trinità. La dottrina della Trinità viene attaccata violentemente da Branham e dai suoi seguaci, basti per tutte la citazione seguente: "Ed essi chiamano questa la Trinità? Colui che troverà questa parola nella Bibbia venga a mostrarmelo! Provate a trovare il termine "trinità" nella Bibbia! Non si trova, non esiste" (W. Branham La Rivelazione di Gesù Cristo, p. 24). Secondo questa setta le tre Persone della Trinità non sono che tre diverse manifestazioni, tre modi di essere di un'unica Persona, che è Gesù Cristo, in questa sequenza Signore, Gesù, Cristo: Cristo è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Da qui il nome dato ai seguaci di Branham, "Gesù solo". Affermano che ci si salva nel solo nome di Gesù, perché solo questo è un nome di persona, Padre e Spirito Santo non sono nomi ma titoli, questo affermano. Dimenticano però che l‘unico ad incarnarsi è stato il Figlio, il Verbo-uomo, il Padre e lo Spirito Santo non possono ricevere nomi umani perché non si sono incarnati. Il fatto che la Bibbia non usi mai la parola Trinità non è una ragione valida per negare una realtà che appare, con chiara evidenza, da tutta la Bibbia. Infatti la parola Trinità è stata adottata, dalla chiesa dei primi secoli, proprio per esprimere questa verità attestata dalla Parola di Dio. La teoria che nega la Trinità di Dio non è nuova sotto il sole, è antica di molti secoli già nel 215 Sabellio affermava che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo erano tre diverse manifestazioni dell'unico Dio, non tre Persone distinte della stessa sostanza divina. Sabellio fu scomunicato e la sua eresia prese il nome di sabellianesimo o modalismo. La Bibbia stabilisce una netta distinzione fra le tre Persone divine; basta leggere Matteo 3:16,17; 28:19; Giovanni 14:06,17,26; 15:26; 2 Corinzi 13:13; Galati 4:6, Efesini 2:18; 2 Tessalonicesi 3:5; 1 Pietro 1:2; Efesini 1:3,13; Ebrei 9:14. In Giovanni 1:1 ed in Ebrei 1:8 è inequivocabile che Cristo e il Padre non sono la stessa Persona. In versetti come Giovanni 15:26 o Matteo 3:16,17, un'interpretazione in senso modalista renderebbe assurdo e privo di senso il brano; la stessa cosa avverrebbe per la preghiera di Gesù nel Getsemani e la pronta risposta del Padre (Giovanni 12:28). E che cosa sarebbe la preghiera sacerdotale di Gesù (Giovanni 17), se il Padre e il Figlio fossero la stessa Persona? Il battesimo nel solo nome di Gesù. Secondo Branham l'unico battesimo valido è quello nel nome di Gesù; infatti molti credenti evangelici che hanno aderito alla setta dei "Gesù solo", hanno dovuto rifare il battesimo in acqua secondo la formula di Branham. Questo uso, a prima vista stravagante, deriva direttamente dalla perniciosa eresia che abbiamo visto sulla natura di Gesù e sulla Trinità; si appoggia su alcuni versetti del libro degli Atti, nei quali si parla di battesimo nel nome del Signor Gesù (Atti 2:38; 10:48; 19:5).

È evidente, dalla lettura del contesto neotestamentario, che i primi credenti credevano in un Dio Unico nella sostanza e Trino nelle Persone. L'espressione "battezzare nel nome di Gesù" non significa che quei credenti usavano questa formula: quelle parole vanno viste soltanto come una definizione di un rito,servono solo a identificare il battesimo cristiano. Ed ecco uno studio del problema in prospettiva esegetica, che servirà a chiarire l'argomento. Per capire in quale senso Atti 2:38, 10:48 e 19:5 usano la frase in questione, occorre scoprire la giusta interpretazione della parola “nome”. Il termine greco “onoma” nella Scrittura sottintende: autorità, rango, carattere, maestà, potenza e tutto quello che un nome può esprimere. L'espressione greca tradotta "nel nome" può essere tradotta nei modi seguenti:

a."con l'autorità di...": Chiunque riceve un cotal fanciullo nel nome Mio, riceve me significa che chiunque accoglie un fanciullo sulla base dell'autorità di Gesù, riceve Lui.

b."Nella potenza di...": Signore anche i demoni ci son sottoposti nel Tuo nome (Luca 10:17), cioè nella potenza del Tuo nome.

c."Sulla confessione di...": Da allora... Saulo... predicava con franchezza nel nome del Signore (Atti 9:28), cioè riconoscendo o confessando il Signore.

d."In riconoscimento della maestà di...": Ovunque due o tre son radunati nel nome Mio... (Matteo 18:20), cioè riconoscendo la maestà di Gesù.

e."Nell'identificarsi con...": Se siete perseguitati per il nome di Cristo beati voi... perché vi identificate con Cristo.

Per meglio comprendere i testi che parlano del battesimo nel nome di Gesù, si noti ancora il significato delle preposizioni greche epì ed eis, usate rispettivamente in Atti 2:38 e Atti 19:5. La preposizione “epì” significa su, sopra, in vista di, in direzione di, quanto a, e la preposizione eis può tradursi in, verso, con l'idea di direzione. Dunque Atti 2:38 potrebbe essere tradotto anche: ciascuno di voi sia battezzato "a causa della fede in Gesù" oppure in relazione alla vostra fede in Gesù" o ancora più semplicemente "sulla confessione della vostra fede in Gesù".

Nel capitolo 3 degli Atti leggiamo della guarigione dello zoppo: da questo episodio si comprende il valore e il significato delle parole "nel nome di Gesù". L'apostolo Pietro pronuncia quest'espressione per la guarigione dello zoppo: "Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina!", ma immediatamente spiega che non è una formula magica, infatti precisa: L'Iddio dei nostri padri ha glorificato il Suo Servitore Gesù (...). E per la fede nel Suo nome, il Suo nome ha affermato quest'uomo che vedete e conoscete (Atti 3:6, 12-16). "E per la fede nel Suo nome": non basta pronunciare semplicemente il nome di Gesù, occorre avere fede in Lui; ed essere battezzati nel suo nome significa appunto confessare tale fede in Lui. Un'ulteriore prova che l'espressione "nel nome di Gesù"non costituiva una formula battesimale è data dal fatto che, nel libro degli Atti, questa espressione appare con delle varianti: in Atti 2:38 e 10:48 troviamo “nel nome di Gesù Cristo”, mentre in Atti 8:16 e 19:5 l'espressione diventa “nel nome del Signore Gesù”. Sarebbe assurdo che nella chiesa dell'era apostolica fossero in uso due diverse formule battesimali, o perfino tre se si pensa, com'è logico pensare, che forse alcuni usavano la formula trinitaria. Da quanto abbiamo visto, è chiaro che nel libro degli Atti non si vuole dare la formula battesimale, si vuole soltanto identificare il battesimo cristiano e distinguerlo da altri battesimi praticati presso i Giudei. Al contrario, le parole di Gesù in Matteo 28:19 sono chiaramente una formula prescritta dal Maestro. Esse contengono e riassumono il pensiero e il linguaggio sparso in tutto il Nuovo Testamento, riguardante la natura Trina di Dio; Gesù voleva il loro uso come formula per il battesimo, perché erano intese a stabilire la dottrina della Trinità. Chi pratica il battesimo con la formula trinitaria obbedisce ad un esplicito comando del Signore.

L’INFERNO

Al pari di altre sette finora esaminate, Branham nega l'esistenza della perdizione eterna. Il suo insegnamento si snoda lungo tre principi. Primo, vi è differenza di significato tra "eterno" e "sempiterno" - sulla base di quali criteri non ci è dato di capire - per la qual cosa le pene non sono sempiterne. Secondo, l'eternità è solo per i credenti, mentre il diavolo e i suoi angeli periranno dopo lunghi tormenti. Terzo, con loro periranno le anime dei perduti. Quindi Branham crede nell'annientamento dei perduti, come i Testimoni di Geova o i seguaci di Armstrong. Ecco come si esprime al riguardo: "Queste anime vi saranno tormentate a cagione delle loro opere per dieci milioni di anni! Non so cosa "in sempiterno" possa significare agli occhi di Dio. Può essere un breve tempo, un milione di anni o dieci milioni di anni, ma il momento verrà in cui queste anime non saranno più" (W. Branham La Rivelazione di Gesù Cristo, n. 4 p. 39). Gesù, in un'affermazione famosa riportata dal Vangelo di Marco, rivela che il fuoco sarà inestinguibile (Marco 9:45,46). Le pene sono eterne per il diavolo, per i suoi seguaci e per le anime dei perduti (Apocalisse 20:10,15). Come esiste la vita eterna, fatta di gioia dinanzi alla presenza di Dio, esiste la morte eterna, che non è l'annichilimento, la distruzione dell'anima, ma un'esistenza senza fine vissuta nell'infamia (Daniele 12:2) (2). 

VALUTAZIONE

Non si può non dissentire fortemente da quanti, pur definendosi pentecostali, disconoscono le dottrine fondamentali della Bibbia. Certo i credenti dell'era apostolica non erano modalisti, né praticavano alcuna delle dottrine insegnate da Branham. Quando nel 1913 questo Movimento sorse, negli Stati Uniti, si registrò una separazione dolorosa, ma necessaria. La lezione che come credenti dobbiamo apprendere dall'esperienza dei "Gesù solo", si può riassumere nelle parole dell'apostolo Paolo: "... perché bisogna che ci sian fra voi anche delle sette, affinché quelli che sono approvati, siano manifesti fra voi" (1 Corinzi 11:19). Branham, con i suoi presunti miracoli e manifestazioni potenti, ha sedotto molte persone, ma non sono certo questi avvenimenti eccezionali che provano la verità biblica; anzi, avviene proprio il contrario. È dunque fondamentale che i credenti nati di nuovo si attengano fermamente alla Parola di Dio, pronti a riconoscere l'albero dai suoi frutti. E questi frutti non devono essere le potenti operazioni, ma la fedeltà alla Parola di Dio: non devono essere le potenti operazioni ad avvalorare il messaggio, ma sempre e solo l'autorevole Parola di Dio. In un momento storico di grande confusione, nel quale ogni eresia e dottrina sembrano ormai consumate, è necessario vigilare. Ricordiamoci che i falsi predicatori e i falsi profeti non verranno a dirci che sono falsi; è compito nostro, con l'aiuto del Signore, esaminare e valutare ogni cosa alla luce della Parola di Dio, per continuare il nostro cammino sulla via della fedeltà alla Bibbia, con sobrietà e con santificazione.

Note
(1) Le notizie riportate sulla vita di W. M. Branham provengono, in prevalenza, dagli appunti tratti da manoscritti del fr. J. J. Meyla.
(2) Le citazioni dei testi di Branham sono tratte dall'edizione francese "Lumière sur le Branhamisme", di Christian Pette.

Ritornando a Lutero, padre del protestantesimo, ricordiamo che insorse contro Roma in nome del libero esame, e cioè affermando la libertà massima per sé, ma finì con il negare la libertà anche minima a chi non la pensava come lui. Alla parola di Dio associò presto il braccio secolare. Impose il suo verbo, epropugnò l'intervento dello Stato per metter fine alle eresie: alle eresie nate dal libero esame. E così impose una repressione crudele perché fossero sterminati anche gli "Zwingliani, spezzatori dei sacramenti, fanatici e anabattisti". Avendo voluto una religione di sola spiritualità, legittimò una commistione di Vangelo e di polizia, di prediche e di galere, la quale non riformò, ma aggravò il sistema medievale. Partito così dalla libertà, finì col potenziare la dispotia, come fulcro di un ordine autoritario conservatore, orientato verso il paternalismo. Al potere politico accordò un crisma d'infallibilità con facoltà di compressione illimitata, giustificata con il peccato originale, per cui le masse erano abbassate a una degradazione ignota al Medio Evo. Volle purificare i costumi, e anche per questo con la Chiesa di Roma; ma di fronte al potere politico, cedette sino a legittimare la bigamia del langravio di Hesse. La legittimò, perché si trattava d'un monarca: non l'avrebbe tollerata per un contadino; che nel monarca vedeva un ministro diretto del Signore, tale che ogni suo atto era d'ispirazione divina, giustificato a priori, sempre. E la tumefazione del potere politico risultava già favorita dalla giustificazione di ogni evento come voluto da Dio; e cioè da un fatalismo, che divenne totale nel campo politico, dove ogni azione del governo fu legittimata e dove anche l'impiccare, il decapitare e ogni genere di castigo, come ogni guerra, apparvero servizio di Dio. Donde una sterilità nel luteranesimo, che risultò un nullismo sociale nel secolo dell'illuminismo. Donde la negazione d'ogni sforzo per uscire dal proprio stato e migliorare la propria posizione, con la passività verso l'ingiustizia e la tirannide. (Cf, Benedetto croce, L'eresia morale di Lutero (in “Quaderni della Critica” die. 1945, n. 3).

“Nel trattare con i contadini in agitazione, Lutero esalta la propria rivolta contro il papa e l'imperatore, dalla quale il “suo" Vangelo ha riportato un trionfo. Ma quando i contadini si rivoltano essi contro i feudatari allora li taccia di sciagurati, indemoniati, che hanno ben meritato più e più volte la morte del corpo e dell'anima". E arriva a dichiarazioni che tiranni in accessi di pazzia ripeteranno: " Contro chiunque sia sedizioso in modo manifesto, ogni uomo è ad un tempo giudice e carnefice, giusto come, divampando un incendio, migliore è colui che prima lo spegne... Per la qual cosa, chiunque lo può, deve colpirlo, scannarlo, massacrarlo, in pubblico o in segreto..., giusto come si deve accoppare un cane arrabbiato". ― Senza pietà, — urlava — date addosso ai poveri; uccideteli, colpiteli, strozzatene quanti potete". E centomila ne furono uccisi e strozzati. Uccidere i ribelli — diceva — è dovere sacro ; e, " questi contadini, saranno tutti anime dannate”.

Molti fratelli separati apparentemente così bene informati sugli errori della Chiesa cattolica, conoscono anche gli errori commessi dai loro padri?

E allora smettiamola di rinfacciarci gli errori umani, perché la zizzania è sempre cresciuta in mezzo al buon grano, e il rinfacciarci gli errori avvelena i nostri animi.

Il libero esame giustifica qualsiasi interpretazione, la sola fides dispensa da qualsiasi servizio; il bottino fornisce alimento al lusso dei ricchi e dei privilegiati.

”La libertà carnale: — esclama Lasius, — ecco quel che pare più prezioso alla maggioranza di coloro che si gloriano di essere evangelici!" E lamenta che i cristiani riformati si ritengano a posto con Dio quando siano andati in chiesa ed abbiano ascoltato il sermone: possono anche rubare, tiranneggiare ma, una volta che abbiano assistito "decentemente al servizio divino", si ritengono accetti al Signore. "Ecco, Dio ci perdoni, come in questi tempi s'intende la vita cristiana. I nostri peccatori, questi fervidi amici della grazia, i quali non credono che a parole, han lasciato il Papa per darsi al Vangelo e ripetono che le opere buone sono inutili alla salvezza e che Dio usa misericordia a chiunque implora sinceramente la sua grazia... La sola cosa che capiscono bene è la libertà della carne” (cf janssen)

In queste eresie, la libertà fu immolata sull'ara del fatalismo, un vero Islam trasferito in Europa, mentre i turchi arrivavano dall'Oriente giovandosi della divisione cristiana. Da Padre, quale era stato riscoperto da Gesù, il Signore Dio ridiveniva “despota”, come nelle mitologie assire, sorta di Moloch bisbetico, che assegnava all'inferno o al paradiso anime innocenti per puro gusto; si confusero etica e diritto, Chiesa e Stato, per concedere tutto alla "comunità dei santi", e cioè al governo. Colonialismo e capitalismo derivano da una concezione di sicura, appartenenza al Bene, a Ormuzd, e di opposizione non meno sicura e costante al Male : la self righteousness, crede alla propria giustificazione senza bisogno di giudizi o controlli di chicchesia; un individualismo che si corregge e annulla nello statalismo." (cf dóllinger, Reformation, t. II, p. 176, 545.



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