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La Vera Chiesa di Cristo (9/20)

PICCOLE CONTRADDIZIONI

Basterebbe che molti fratelli separati imparassero ad essere più riflessivi, perché quando asseriscono che la Chiesa Cattolica non è la stessa Chiesa fondata da Cristo, dovrebbero dimostrare che percorso seguì la vera Chiesa di Cristo attraverso i secoli, diversamente, accusare, senza dimostrare mai nulla è fin troppo facile e comodo.

La gerarchia serviva e serve a mantenere l‘ordine, e dobbiamo dire che anche tra i protestanti, pentecostali compresi, ci sono delle gerarchie, il pastore infatti ha autorità all‘interno della loro chiesa, poi ci sono gli “anziani”, poi le monitrici o i monitori (cioè catechisti), poi i direttori del coro, ognuno di loro esercita una forma di autorità nei confronti dei semplici fedeli, anche questo serve per mantenere l‘ordine.

Non dimentichiamo che anche gli apostoli sbagliarono nei confronti di Gesù abbandonandolo per paura di essere catturati dai romani, anche Pietro sbagliò rinnegandolo tre volte, ma tutto questo dimostra che la Chiesa fatta di uomini carnali è soggetta al peccato, e può sbagliare, ma non cadere definitivamente.

Seguendo le loro lezioni bibliche infarcite di accuse contro la Chiesa cattolica inizialmente mi ero lasciato avvelenare, la mia lucidità razionale vacillava di fronte alle accuse pungenti verso i cattolici, non conoscevo la Bibbia e i discorsi demagogici del pastore stavano per attecchire in me, appena sentivo nominare la Madonna, statue, papi, ecc., scattava in me come una molla che mi metteva sulla difensiva, non perdevo occasione di precisare con i miei interlocutori cattolici (i miei genitori, mio fratello, il mio parroco) che i protestanti avevano ragione. Solo ora mi rendo conto che la mia ignoranza biblica mi fregava, io come tanti altri stavo cadendo nell‘errore del protestantesimo, ma ci stavo cadendo senza conoscere realmente la dottrina cattolica, la conoscevo “per sentito dire”, e per averla studiata superficialmente a scuola. I fratelli separati purtroppo ripetono ciò che gli viene insegnato dai loro pastori, senza riflettere però su ciò che realmente significa quello che dicono.

Ad esempio ripetono che non si deve chiamare nessuno col titolo di “padre” sulla terra, e neppure “maestro”, ancora una volta interpretano esclusivamente in senso letterale le parole di Gesù, e seguendo questo passo non dovrebbero neppure loro chiamare “padre” o “maestro” nessun uomo sulla terra, così come fanno (o tentano di fare) con le immagini dei santi comprese quelle che raffigurano Gesù, proibendone qualsiasi uso. Se metterebbero realmente in pratica quello che dicono, non dovrebbero nemmeno chiamare “maestro” gli insegnanti delle scuole elementari, oppure chiamare “maestro” un artigiano qualsiasi, perché nella Bibbia secondo loro c‘è scritto di non usare queste parole riferendole a persone diverse da Gesù. Gesù quando proibì ai farisei di usare la parola “padre” (Mt 23:9) intese dar loro una lezione di umiltà, per convincersene basta leggere testo e contesto. Gesù aveva già proibito loro di farsi chiamare maestri (Mt23,8) perché ambivano a titoli onorifici. Ma quando i termini “padre”, “maestro”, “dottore” sono adoperati in senso di affetto spirituale (padre), o riconosciuti come tali dai fedeli a chi ha un compito-servizio da espletare (maestro, dottore) non sembra che ci sia nulla di male.

Infatti la stessa Bibbia ci viene incontro:

Gal 4,19 “… figliuoli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi “;

1 Cor 4,15 “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù” ecc. Notiamo che Paolo stesso si definisce padre dei suoi discepoli.

In Efesini 4,7-13 S. Paolo fa diverse considerazioni istruttive per mantenere l‘unità della Chiesa. E come egli non teme di chiamarsi padre, così neppure teme di dire che Gesù “ha stabilito alcuni come apostoli…..pastori…e maestri”. Ma come in (Mt 23,8) Gesù proibisce ai farisei di farsi chiamare maestri e poi Paolo dice che Gesù ha stabilito alcuni come maestri? La risposta è evidenziata in grassetto, Gesù proibisce ai farisei perché loro si gonfiavano di orgoglio facendosi chiamare “maestri” in senso onorifico, titolo che nemmeno gli spettava visto che dei dieci comandamenti ne avevano fatto 613 mettendo sopra il popolo un giogo insopportabile, è bene che i protestanti queste cose le sappiano, e la smettano di ripetere a memoria sempre le stesse accuse.

La Bibbia non si contraddice mai, sono i fratelli separati che non la studiano nel giusto modo, per studiare seriamente la Bibbia si devono necessariamente conoscere i linguaggi i modi di dire, gli usi e i costumi di quei tempi, altrimenti si fanno pasticci. Come mai i fratelli separati non si chiedono che cosa abbia in realtà voluto dire Gesù, e a chi erano rivolte quelle parole, considerando anche le parole di Paolo in Ef 4,7 –13 dove dice che Gesù ha stabilito alcuni come “apostoli… pastori… e maestri”?

Paolo va forse contro le parole di Gesù?

Sicuramente no!

Paolo aveva capito il giusto significato di quelle parole, molti protestanti invece si rifiutano di capire.

E‘ doloroso prenderne atto ma è così. Si rifiutano di capire, e come se una volta convertiti al protestantesimo entrassero in un tunnel, qualsiasi bagliore di luce laterale non viene più visto da loro, seguitano ad andare avanti a testa bassa. Se Paolo si definisce padre in senso spirituale perché non lo possono fare i cattolici? Mi capita spesso di vedere qualche fratello protestante prendere in giro il papa, durante il giubileo del 2000 ad esempio ho visto deridere il papa quando in una occasione ha affermato che la Chiesa cattolica ama gli omosessuali, il fratello protestante che ha detto questo alludeva ad una possibile accondiscendenza da parte cattolica, all‘omosessualità.

Ogni cristiano ha il dovere di amare il suo prossimo, anche se questo è un gay, ma amare non significa condividerne il peccato che è in loro, quando Gesù amò la donna adultera non condivise con lei il peccato, la Chiesa è madre, e desidera la salvezza di tutti gli uomini, i gay si possono convertire con l‘amore, non con il disprezzo, e se un omosessuale si converte allora come conseguenza della sua conversione smette di praticare l‘omosessualità, l‘amore verso Cristo lo porta a rifiutare il peccato e cambiare vita.

Ricordo che nell‘estate del 2000 il pastore che guida la chiesa evangelica internazionale di un piccolo paese della provincia di Palermo, è andato ad evangelizzare a Sciacca, e precisamente al mercato rionale; quando ha cercato di evangelizzare un prete cattolico, lo ha fatto per amore o per presunzione e arroganza? I fratelli separati che raccontavano questo episodio, ridevano contenti, erano soddisfatti del loro pastore. Non ci vuole un genio per capire che tentare di evangelizzare un prete è un atto di arroganza e presunzione, e diciamo pure di sfacciataggine. Se il pastore cercava un dialogo con il prete per chiarire i punti di discordanza tra cattolici e protestanti, allora il suo approccio era giustificabile, ma tentare di spiegare al prete che Gesù ci ama, e ha dato la sua vita per noi, è arroganza teologica. Questo non è cercare un dialogo ma cercare la lite religiosa, oltre che vanagloria.

BREVI TESTIMONIANZE DOTTRINALI

Riguardo all'idolatria, punto inamovibile pentecostale, abbiamo le prove, ma se non vengono accettate è un problema loro, vediamo un esempio:

La Chiesa di Smirne (Turchia), dopo il martirio del suo vescovo Policarpo e di undici fedeli, uccisi nel 156 (o 165, non si comprende se c'è una inversione dei numeri, ma il periodo è questo), informava "la Chiesa di Dio che è pellegrina a Filomelio, in Frigia, e tutte le comunità della santa Chiesa universale" della loro fine gloriosa e soggiungeva:

"Noi veneriamo degnamente i Martiri in quanto discepoli e imitatori del Signore e per la loro suprema fedeltà verso il proprio Re e Maestro, e sia dato a noi pure di divenire loro compagni e discepoli! ... Dopo avere raccolte le ossa di Policarpo più preziose di rare gemme e più pure dell'oro fino, le riponemmo là dov'era di rito. E in questo luogo radunandoci in esultanza e letizia ogni qual volta ci sarà possibile, ci consentirà il Signore di festeggiare la ricorrenza del suo martirio, a memoria di quanti hanno affrontato già la stessa lotta e ad esercizio e preparazione di quanti la affronteranno in futuro" (Martyrium Polycarpi: XVII, 3; XVIII, 2-3).

E dice ancora a conclusione:

"Con gli stessi sentimenti di questi nostri fratelli di Smirne vogliamo pregare presso le tombe dei gloriosi Martiri delle Catacombe di San Callisto e celebrare nella gioia il loro "dies natalis". Grazie alla loro intercessione la nostra fede sarà resa più salda per poter affrontare serenamente le prove della vita".

Questa "LETTERA", costituisce parte di quella "TRADIZIONE" che la Chiesa a buon diritto e ragione deve proteggere, e che invece si vorrebbe cancellare. Facciamo un accenno all'Eucarestia, che è bagaglio della tradizione. Attenzione, stiamo violando un segreto epistolare: leggiamo un brano di una lettera che il governatore della Bitinia, Plinio il Giovane, aveva inviato all'imperatore Traiano. Il governatore scriveva all'imperatore per chiedere istruzioni su un problema che lo angustiava: come comportarsi nei confronti dei cristiani? Lo spirito giuridico romano si ribellava al fatto di adottare sanzioni contro chi non avesse commesso specifici reati. Lo stesso Plinio infatti dice che, dopo aver interrogato, anche sotto tortura, due schiave cristiane, "nihil aliud inveni quam superstitionem pravam, immodicam" (null'altro trovai all'infuori di una superstizione balorda e squilibrata), riferendosi all'Eucarestia.

Il problema però di "far qualcosa" per frenare lo sviluppo del cristianesimo sussisteva; è sempre Plinio che, nella medesima lettera, fa notare che il contagio di questa superstizione dilaga "neque civitates tantum, sed vicos etiam atque agros" (non solo nelle città, ma anche nei villaggi e nelle campagne).

Siamo nel 112 d.C.: non è quindi ancora il periodo delle grandi persecuzioni: sino alla metà del III secolo i cristiani poterono praticare il loro culto ed organizzare le loro comunità ecclesiali in relativa quiete. Ma fin dal suo nascere il cristianesimo produsse "qualcosa" che lo poneva inevitabilmente in frizione col potere costituito: già con Nerone (siamo nel 64) abbiamo un primo massacro di cristiani, non dovuto ad una specifica punizione imperiale contro la fede cristiana, quanto al fatto di aver trovato nella comunità cristiana di allora il capro espiatorio da offrire alla plebe esasperata per l'incendio di Roma (incendio che, si badi bene, era un evento tutt'altro che infrequente in una città costruita per lo più in legno). Altri documenti sulle persecuzioni anticristiane ci riportano ad eventi del 177 e 178 a Lione, del 180 in Numidia, e del 203 c.a. a Cartagine. Ma le persecuzioni sistematiche e specificamente ordinate dall'autorità centrale si avranno solo a partire dal 249, con Decio, Valeriano e soprattutto poi con Diocleziano, cui succederà, nel 306, Costantino, esempio vivente della validità dell'adagio popolare che dice: "se non puoi sconfiggere il tuo nemico, cerca di averlo come alleato". 

La corrispondenza in cui prima sbirciavamo è il primo sicuro documento dell'attenzione imperiale ad un fenomeno così fuori dell'ordinario. Ed è significativa la risposta di Traiano a Plinio: questo imperatore, giustamente apprezzato per la sua saggezza e la sua magnanimità, di fronte a questo problema emana invece disposizioni contraddittorie e insicure, che danno buon gioco alle critiche. La più energica delle quali verrà in seguito formulata da Tertulliano (è da sottolineare che il "rescritto" di Traiano resterà infatti per decenni l'unico documento imperiale sul quale baseranno i loro comportamenti i vari governatori), che fa notare la mostruosità giuridica di un rescritto imperiale che al tempo stesso riconosce ai cristiani una perfetta moralità di comportamenti, una amabilità nei rapporti, un soccorrere vicendevole verso i meno fortunati, una serenità nelle forme comunitarie, ma castiga la sola affermazione delle proprie credenze, il puro nome di cristiani, e quell'inaccettabile forma di cannibalismo nell'Eucarestia. (citazioni di documenti storici della sorella cattolica Caterina, pubblicate nella comunità Cristiani su MSN). Questa è storia, non fantascienza, i cristiani venivano accusati di cannibalismo proprio perché dicevano che di mangiare Gesù realmente presente nell‘Eucaristia. Ma il problema rimane lo stesso, il pentecostale medio non accetta lezioni bibliche da nessun cattolico. Se qualche volta ascoltano il loro interlocutore (cattolico) lo fanno con la stessa attenzione di come si ascolta il vento e, quando il vento cessa nulla rimane nella mente di chi lo ha ascoltato. L‘indomani ritornerà sistematicamente a ripetere sempre le solite accuse e tesi varie, perché nulla ha voluto ascoltare. Dialogando con alcuni di loro ho sempre l‘impressione che non accettino nessuna contrapposizione da parte cattolica perché loro (i pentecostali in special modo) si considerano i veri “santi”, noi cattolici siamo dei cristiani di serie B in confronto a loro che parlano in lingue e danno quindi prova di avere lo Spirito Santo.


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