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La Vera Chiesa di Cristo (14/20)

LE GERARCHIE NELLA CHIESA



E‘ risaputo che i protestanti non digeriscono nemmeno le gerarchie cattoliche, etichettate anche queste come frutto delle “tradizioni cattoliche”, ma siamo sicuri che la Bibbia non parli di gerarchie? Leggiamo nella Bibbia:

1 Cor 12:28-30 “Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?”

Come vediamo qui san Paolo ci parla di diversi gradi e ruoli, difatti usa i termini primo, secondo, terzo ecc.. Gesù stesso designò gli apostoli, e li distingueva dagli altri discepoli. Non sarebbe così difficile capire che la Chiesa di Cristo doveva avere un governo, un organo che disciplinasse i fedeli, altrimenti tra pari autorità chi decideva tra due litiganti? Decideva il vescovo, così come decise Paolo nell‘episodio dell‘incestuoso di Corinto. Se Paolo era di pari autorità dell‘incestuoso, questi gli avrebbe riso in faccia; invece la Chiesa locale ascoltò il parere di Paolo, ed eseguì le sue indicazioni perché egli rappresentava Cristo.

(Atti 20:28)

“Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue.”

(Atti 20:17-20)

“Da Mileto mandò a chiamare subito da Efeso gli anziani della Chiesa. Quando essi giunsero disse loro (Paolo): "Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivati in Asia e per tutto questo tempo: ho servito il Signore con tutta l'umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case.”

(Atti 15:2-12)

“Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, scortati però un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo di loro…”

(Atti 14:21-24)

“Dopo aver predicato il vangelo in quella città e fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Iconio e Antiochia, rianimando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede poiché, dicevano, è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio: Costituirono quindi per loro in ogni comunità alcuni anziani...”

(Lettera a Tito 1:5-9)

“Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato: il candidato deve essere irreprensibile, sposato una sola volta, con figli credenti e che non possano essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati. Il vescovo infatti come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile:...”

(1 Timoteo 3:1-12)

“È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare,non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? Inoltre non sia un neofita, perché non gli accada di montare in superbia e di cadere nella stessa condanna del diavolo. È necessario che egli goda buona reputazione presso quelli di fuori, per non cadere in discredito e in qualche laccio del diavolo.”

Come si nota in tutti questi versi si parla di Vescovi, anziani, discepoli, presbiteri e candidati, si parla di costituire, istruire, pascere ecc. Beh! se questa non è gerarchia, che cos'è? Lo stesso Paolo aveva dei collaboratori a suo servizio come se fosse un dirigente, un capo, un collega ecc. (Filippesi 4:1-3)

LA STRUTTURA DELLA CHIESA

In questo capitolo vedremo:

1. come nasce la Chiesa
2. l'organizzazione che si è data: la gerarchia
3. il laicato

I cristiani chiamano Chiesa (visibile) l’insieme dei discepoli di Gesù, cioè l’insieme di coloro che, battezzati, ritengono che Gesù sia il Cristo, il portavoce di Dio e s'impegnano a vivere secondo i suoi insegnamenti.

Il Nuovo Testamento presenta la Chiesa come l'effetto di due atti:

- la chiamata di Dio (il quale, secondo il Cristianesimo, ha sempre l'iniziativa);

- la risposta positiva dell‘uomo.

a) La chiamata di Dio

Gesù risorto, proclamandosi figlio di Dio, rivela che Dio è Padre, e non solo Padre suo, ma anche Padre di tutti gli altri uomini (Ef 4,6). Paolo chiama questa realtà «il mistero di Dio»: Dio ha destinato tutti gli uomini ad essere la sua famiglia, li convoca (™kklhs…a - ekklesía = convocazione, assemblea) nella sua casa, perché siano suoi figli. Questo "mistero" è stato rivelato da Gesù.

DOCUMENTAZIONE ESSENZIALE

Lettera agli Efesini:

“Leggendomi, voi potete misurare la conoscenza che io ho nel mistero del Cristo. (Tale mistero) nelle altre generazioni, non fu conosciuto dai figli degli uomini, come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito, che i gentili sono con-eredi e con-corporei e con-partecipi della promessa in Cristo Gesù per mezzo del vangelo” (Ef 3:4-7).

Vangelo secondo Giovanni:

“(Disse Gesù:) «Io sono il buon pastore e conosco le mie (pecore) e le mie (pecore) conoscono me, come il Padre conosce me ed io conosco il Padre e per le mie pecore do la mia vita. Ed ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche quelle bisogna che io conduca, e ascolteranno la mia voce e si farà un solo gregge, un solo pastore» (Gv 10:14-16). Tutti dunque sono «chiamati» a far parte della famiglia di Dio, anche se solo i cristiani lo sanno dalla rivelazione di Gesù.“

b) La risposta positiva dell’uomo

La persona che ha ricevuto l‘evangelizzazione ed accetta di diventare discepolo di Gesù, entra a far parte del gruppo dei cristiani, la Chiesa (cfr. Atti di apostoli in molti brani).

Fondatore e capo di tale comunità, secondo gli apostoli, è Gesù (Ef 1:22).

Capi, scelti da Gesù: gli apostoli (Mt 10:1-4; Mc 3:13-19; Lc 6:12-16; Gv 13:18; 15:16).

Membri della Chiesa sono tutti coloro che, fidandosi dell‘annuncio predicato dagli apostoli, si impegnano esplicitamente a prendere Gesù come unico maestro della loro vita.

Segno dell‘adesione alla Chiesa: il battesimo.

DOCUMENTAZIONE ESSENZIALE

Vangelo secondo Marco

“Disse Gesù agli apostoli: "Andate in tutto il mondo, annunciate l‘evangelo (bella notizia) ad ogni creatura. Chi ha creduto ed è stato battezzato sarà salvato, chi invece non ha creduto sarà condannato" (Mc 16,15-16).

Vangelo secondo Matteo

“E avvicinatosi Gesù parlò loro (= gli apostoli) dicendo: "Fu dato a me ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque, fate discepole tutte le genti (= i pagani), battezzandole (lett. immergendole) nel nome del Padre e del Figlio e del santo Spirito, insegnando loro ad osservare tutte le cose che prescrissi a voi. Ed ecco io con voi sono tutti i giorni fino al compimento del tempo" (Mt 28,16-20). 

2. L'organizzazione della Chiesa

Una comunità deve avere un minimo di organizzazione. Anche la Chiesa se ne è data una, costituendosi dei capi (gerarchia o clero) e delle strutture (edifici detti chiese). Tale organizzazione si è evoluta durante i secoli. Tracceremo perciò un breve profilo storico.

a) L'organizzazione alle origini (I sec.) Le comunità cristiane del I sec., diffuse ben presto nelle principali città dell‘impero romano, hanno avuto la necessità di darsi un‘organizzazione che assicurasse:

- il sostegno alla fede dei singoli: riunioni di istruzione, di preghiera, eucaristia... (At 2:41-47);

- la diffusione del messaggio ai non cristiani (Mt 28:19-20; Mc 16:15-16);

- l‘aiuto reciproco per sostenersi nelle persecuzioni ebraiche e romane;

- il controllo contro le deviazioni dallo spirito e dall‘insegnamento di Gesù (Gv 16:12-15; At 15; 1 Cor 1:5-8; 11-12; Gal 1-3; 1 Tim 1:3-7; ecc.).

Poiché il numero dei fedeli aumentava, gli apostoli dovettero scegliere in ogni città persone adatte ad essere capi che

- continuassero nella Chiesa la loro presenza e quella di Gesù (Gv 20,21; Mt 28,20; Lc 10,16);

- organizzassero la predicazione del vangelo (Mt 28,18-20; Mc 16,15-16; Gal 1,11-12; 1 Cor 1,17); - accogliessero nella comunità coloro che avevano creduto (iniziazione cristiana) (Mt 28,19);

- accogliessero ogni successiva espressione di fede nei momenti fondamentali dell‘esistenza (gli altri sacramenti) (Gv 20,23; 1 Cor 11,24-25). Segno della scelta ad essere capi era (ed è tuttora) l‘imposizione delle mani sulla testa, allora da parte dell‘apostolo, oggi da parte di un vescovo.

Questo rito si chiama ordinazione (cfr. Atti 6,8; 13,3; 1 Tim 4,14; 5,22).

In assenza degli apostoli (alcuni nel frattempo erano morti), la scelta dei capi dovette avvenire nei modi più diversi, a seconda delle situazioni locali.

Sempre però fu richiesta, per l‘esercizio dell‘autorità, l‘imposizione delle mani da parte di qualche vescovo, che garantisse il collegamento con Gesù. Nessuno infatti può dire di rappresentare Gesù, se non ha ricevuto da Lui la delega. E questa si ha attraverso la successione apostolica. Alla fine del I secolo è già delineata una distinzione precisa di funzioni nel gruppo dei capi (gerarchia):

- capo della comunità è il vescovo (™p…skopoj - epíscopos = sorvegliante), visto come successore degli apostoli, centro della comunione dei cristiani, segno visibile della presenza di Gesù nella comunità; egli è aiutato - nella guida spirituale della comunità dai presbiteri (= anziani - di qui il termine "preti");

- nella organizzazione materiale (beneficenza, assistenza, amministrazione dei beni della comunità) dai diaconi (= servitori) (At 6) e dalle diaconesse (Rom 16,1). Cfr. la testimonianza di Ignazio di Antiochia († 107 circa).

b) Tra il II e il V secolo

Tra il II ed il V secolo, le varie comunità cristiane si organizzano territorialmente in base al principio dell’accomodamento alle divisioni amministrative dell‘impero romano (provincia e diocesi).

Capo della comunità locale è il vescovo, aiutato dai preti e dai diaconi. Quanto più è importante la città, tanto più il vescovo della Chiesa che ivi si riunisce acquista importanza in relazione ai vescovi vicini, sui quali svolge una funzione di controllo. A seconda dell’importanza della Chiesa, il vescovo ha il titolo di patriarca, metropolita (= arcivescovo), vescovo.

Ogni Chiesa metropolitana ha molti vescovi suffraganei (= che concorrono all'elezione del metropolita) e a sua volta il patriarcato è formato da molte Chiese metropolitane, delle quali la più importante è la stessa sede patriarcale. La struttura organizzativa del V secolo è rimasta sostanzialmente immutata fino ad oggi.

c) La situazione della Chiesa oggi (secondo i cattolici)

- Oggi la Chiesa è divisa territorialmente in diocesi, a capo di ognuna delle quali sta un vescovo.

In occidente di norma è nominato dal vescovo di Roma, il papa.

Tra i vescovi c'è una gerarchia:

Patriarca - Arcivescovo - Vescovo. - I vescovi formano il Collegio Episcopale, il cui capo è il vescovo di Roma come successore di Pietro ("primus inter pares" = primo fra uguali).

Il Collegio Episcopale, riunito insieme al vescovo di Roma (papa), costituisce il Concilio Ecumenico.

L'insieme dei vescovi di una regione o di uno stato forma una Conferenza Episcopale.

- Il vescovo è aiutato dai preti, dai diaconi. I preti e i diaconi sono nominati (= ordinati) dal vescovo, col consenso, almeno indiretto, del popolo cristiano.

A questa chiamata precede un periodo di formazione.

- Per attività pastorali meno importanti ci sono degli incaricati (ministri istituiti).

3. Il laicato nella Chiesa

a) Chi è il laico?

"Laico" è una parola usata oggi con almeno due diversi significati, sui quali dobbiamo intenderci:

1. Laico è un aggettivo sostantivato proveniente dal greco laÕj - laòs (= popolo). Prima del Cristianesimo, indicava il semplice cittadino, membro del popolo, privo di un qualsiasi grado gerarchico. Il Cristianesimo si è appropriato di questo termine usandolo per indicare ogni membro della Chiesa non appartenente alla gerarchia. Purtroppo di "laico" viene data una definizione solamente "negativa". È difficile trovare una definizione "positiva" che vada bene anche per i religiosi "laici".

2. La medesima parola è stata a sua volta "catturata" recentemente dai politici e viene usata anche col significato di non cristiano: es. le forze laiche, in contrapposizione alle forze cattoliche. Noi la usiamo nel senso cristiano. Definiamo dunque laici tutti coloro che fanno parte della Chiesa (cristiani battezzati), senza rivestire incarichi nella gerarchia. Come abbiamo visto nel capitolo precedente, il laico può essere religioso o secolare. Qui parleremo dei laici secolari, che costituiscono la stragrande maggioranza dei cristiani. Dei laici religiosi abbiamo parlato nel capitolo precedente.

b) Funzioni del laico secolare

Dovremmo ripetere qui il medesimo discorso svolto nel capitolo precedente sulle funzioni profetica, sacerdotale e regale dei secolari. Tenendo conto di tutti i dati che abbiamo raccolto sulla struttura della Chiesa, li possiamo ora sintetizzare con il seguente specchietto: 



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