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STORIA DI ROMA (5) DA POMPEO A CESARE

Gneo Pompeo
Pompeo

Dopo la morte di Silla nel 78 a.C. i conflitti tra le varie classi romane continuavano, infatti la dittatura silliana non era riuscita a trovare rimedio alla grave crisi; e inoltre Silla aveva pretesto di rinforzare il senato sottoponendo Roma al governo personale di un individuo che era riuscito a conquistarlo con le armi. Negli anni successivi alla morte di Silla, gli ultimi seguaci di Mario, si erano rifugiati nella Spagna organizzando un governo indipendente, guidati da Quinto Sertorio; a sconfiggerlo ci pensò Gneo Pompeo nel 72 a.C. e sedò anche la rivolta di Spartaco nel 71 a.C. Nel frattempo a Roma i silliani si erano avvicinati alle classi dei cavalieri e popolari, permettendo così il consolato a Pompeo e Licinio Crasso, il più importante dei rappresentanti dei cavalieri. Al termine del consolato, nel 67 a.C. Pompeo ottenne un imperium extraordinarium (comando straordinario) della durata di tre anni, esteso a tutto il Mediterraneo per combattere i pirati, che con l'appoggio di Mitridate minacciavano i trasporti marittimi e i rifornimenti di viveri a Roma; in tre mesi Pompeo riuscì a liberare la minaccia dei pirati. Con il consenso popolare ottenne nel 66 a.C. un altro comando senza limite di tempo, contro il volere del senato, per sconfiggere definitivamente Mitridate; dopo due anni di guerre Mitridate fu sconfitto e costretto a rifugiarsi in Armenia e in seguito in Crimea dove si tolse la vita nel 63 a.C. lasciando il regno del Bosforo al figlio Farnace
Statua di Spartaco
Dopo la vittoria, nel corso del 64 a.C. mise ordine in Oriente, riducendo a provincia: il Ponto, la Cilicia e la Siria; e affidando a sovrani di sua fiducia: la Cappadocia, la Galazia e la Giudea come stati soggetti a tributo. Inoltre molte comunità instaurarono con Pompeo dei rapporti di legami e di clientela, invece che con il senato, che ne facevano l'uomo più potente di Roma. Durante il ritorno di Pompeo a Roma, scoppiò una grave crisi politica per mano di Lucio Sergio Catilina che aveva cercato più volte di diventare console con l'appoggio dei popolari, ma trovava l'opposizione del senato. Nel 64 a.C. fallito l'ennesimo tentativo, con un programma che prevedeva una riforma agraria e la cancellazione dei debiti, Catilina progettò una cospirazione, che prevedeva un'insurrezione armata contro il governo. Il console Marco Tullio Cicerone scoprì la congiura nell'ottobre del 63 a.C. e attaccò Catilina al senato, con le famose Catilinarie, costringendolo a fuggire in Etruria. Cicerone, intanto, aveva fatto condannare a morte senza processo cinque congiurati, violando la legge che consentiva ai cittadini romani di ricorrere al giudizio del popolo. Nel 62 a.C. Catilina e i suoi seguaci morivano contro l'esercito romano a Pistoia.

Il primo triumvirato

Durante l'assenza di Pompeo, si erano affermati due personaggi: Crasso e Caio Giulio Cesarequest'ultimo era imparentato con Mario e Cinna, si era legato ai popolari e si oppose pubblicamente all'atto illegale commesso da Cicerone. Pompeo di ritorno in Italia nel 62 a.C. sciolse l'esercito e si vide rifiutare la distribuzione delle terre ai suoi legionari dal senato, poiché quest'ultimo era preoccupato per il troppo potere che aveva acquisito Pompeo. Così Pompeo strinse un accordo con Crasso e Cesare al fine di indebolire il senato, ovvero il primo triumvirato, un patto privato che non ottenne mai il riconoscimento ufficiale da parte dello stato. Questa alleanza prevedeva:

• Cesare eletto console nel 59 a.C. avrebbe fatto approvare la distribuzione delle terre ai veterani e ratificare le terre orientali, come voleva Pompeo.
• Una legge avrebbe favorito i guadagni dei pubblicani sulla riscossione delle imposte in Asia,che sostenevano Crasso.
• Alla fine del consolato Cesare avrebbe rivestito la carica di proconsole nella: Gallia Cisalpina, nella Gallia Narbonense e nell'Illirico.

Nessuno si oppose ai triumvirati che riuscirono ad applicare tutti i punti; così nel 58 a.C. Cesare partì per la Gallia per trovare la gloria militare. La prima occasione la ottenne con gli Elvezi che tentarono di attraversare la provincia della Gallia Narbonense, ma Cesare li sconfisse, dopodiché batte i Suebi e in soli due anni al 58 al 56 a.C. riuscì a occupare l'intera Gallia fino al Reno. Nel frattempo la guida dei popolari fu presa da Publio Clodio che aveva fatto approvare una legge che puniva chi avesse condannato i cittadini senza regolare processo; Cicerone accusato fu costretto all'esilio, ma l'aristocrazia senatoria si sentiva minacciata e chiese aiuto a Pompeo che nel 57 a.C. fece ritornare Cicerone a Roma in cambio di un incarico politico. Su iniziativa di Cicerone Pompeo fu incaricato di occuparsi per cinque anni dell'annona (cioè occuparsi delle scorte di frumento che annualmente lo stato accumulava) in un periodo di carestia. I triumviri si riunirono a Lucca nel 56 a.C., nell'incontro venne deciso:

• Cesare avrebbe mantenuto il governo della Gallia per altri cinque anni.
• Pompeo e Crasso sarebbero stati eletti consoli nel 55 a.C.
• Pompeo avrebbe governato la provincia della Spagna.
• Crasso avrebbe amministrato la provincia della Siria.

Ancora una volta il senato era escluso da ogni possibilità di intervenire. Rientrato in Gallia nel 55 a.C. Cesare passò il Reno per tenere sotto controllo le tribù germaniche, con due spedizioni raggiunge il Tamigi; dopo aver represso una rivolta nella Gallia settentrionale, con una reazione durissima da parte di Cesare, le tribù germaniche guidate da Vercingetorige attaccarono le legioni romane, ma grazie alla superiorità militare dei romani riuscirono a rinchiudere i rivoltosi ad Alesia e riuscirono a resistere fino all'arrivo dei rinforzi. Cesare riunita la Gallia nel 51 a.C. celebrò un grande trionfo a Roma.Come da accordo Crasso ricevette le terre della Siria; anche lui, come Cesare, voleva la gloria militare, così nel 54 a.C. organizzò una spedizione con eccessiva fretta, con lo scopo di conquistare il regno dei Parti, ma sottovalutò la potenza militare del nemico e l'esercito romano perse duramente la battaglia di Carre nel 53 a.C. dove Crasso morì.

Guerra civile e trionfo di Cesare

Caio Giulio Cesare
La situazione politica di Roma purtroppo non era ancora cambiata, infatti gli accordi che il triumvirato aveva stipulato avevano messo in luce la poca fattibilità della politica romana. Dopo la morte di Crasso Pompeo si vide da solo a fronteggiare il grande potere che Cesare aveva conquistato dalle vittorie in Gallia, anche il senato aveva paura di Cesare e cercò un modo per privarlo di ogni comando, portandolo alla condizione di privato cittadino. Nel 52 a.C. Clodio morì, dopo uno scontro tra i seguaci di Cesare e quelli di Pompeo nella via Appia, alla notizia la plebe urbana attaccò la curia, la sede del senato dove si tenevano le riunioni. I senatori spaventati cercarono l'appoggio di Pompeo nominandolo console senza collega (consul sine collega); violando la collegialità di una carica amministrativa tramutando la carica in una sorta di dittatura. Cesare, consapevole della posizione di debolezza in cui si trovava, cercò un accordo con Pompeo e i suoi seguaci, ma le trattative non trovarono una fine. Con un colpo di scena, nel gennaio del 49 a.C. il senato obbligò Cesare a rinunciare al comando sulle sue legioni e emanò un senatus consultum ultimum con il quale affidava a Pompeo la difesa dello Stato. Cesare a questo punto con le sue legioni varcò il Rubicone, ovvero il pomerium, il limite che non doveva essere passato con un esercito in armi; questo gesto gravissimo fece scatenare una nuova guerra civile. Alla notizia di quanto aveva fatto Cesare, gran parte dei senatori si rifugiarono a Brindisi presso Pompeo, che stava radunando le sue legioni; la sua strategia era chiara: attaccare Cesare da due fronti, la Spagna dove i trovavano le sue legioni e da Oriente dove erano vasti i rapporti di clientela di Pompeo. Così quest'ultimo partì alla volta della Spagna, lasciando in questo modo a Cesare il pieno controllo su Roma. Cesare, invece, sul piano politico cercò di raffigurarsi come un uomo rispettoso della legge e pronto a restaurare l'ordine; giunto in Spagna sconfisse le truppe pompeiane in pochi mesi, trovando solo un ostacolo a Marsiglia, dopodiché sbarcò in Grecia a Durazzo, dove fu battuto, ma nonostante seguì Pompeo fino in Tessaglia e Farsalo dove sconfisse nuovamente le legioni di Pompeo nel 49 a.C. A questo punto Pompeo si rifugiò in Egitto presso il faraone Tolomeo XIII che lo fece uccidere a tradimento sperando di guadagnarsi la riconoscenza di Cesare. Giunto in Egitto Cesare uccise Tolomeo, poiché doveva punire colui che aveva osato uccidere un senatore romano e proclamò come suo successore al trono la sorella Cleopatra; con cui instaurò una relazione, dalla quale nacque un figlio, basata sull'interesse politico di entrambi: Cesare mirava alle ricchezze dell'Egitto, mentre Cleopatra al dominio romano. La presenza delle legioni romane in Egitto provò un'insurrezione in Alessandria, ma Cesare comunque riuscì a pacificare l'Egitto nel 47 a.C. e a sconfiggere Farnace il re del Bosforo, che aveva tentato di riconquistare il regno paterno. Nonostante tutto, non tutti i pompeiani avevano rinunciato a combattere, i figli di Pompeo Sesto e Gneo radunarono delle truppe in Spagna, ma Cesare con due spedizioni sconfisse questi ultimi avversari, nella battaglia di Tapso in Africa nel 46 a.C. e nella battaglia di Munda in Spagna nel 45 a.C. Cesare rientrò a Roma nel settembre del 45 a.C. e iniziò a presentarsi come imperator «generale vittorioso»; (comandate militare). Nessuno a Roma era riuscito a mettere insieme un potere così vasto, conquistare così tante ricchezze con l'aiuto e l'appoggio delle forze armate.

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