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La Vera Chiesa di Cristo (10/20)

TRADIZIONE E CITAZIONI APOSTOLICHE A BENEFICIO DEI DISCEPOLI

S. Paolo ci dice nella seconda lettera a Timoteo (2 Tm 3,8): “Sull‘esempio di Iannes e di Iambres che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta e riprovati in materia di fede…” 

Dove ha preso questi due nomi Paolo? 

Iannes e Iambres sono i due maghi egizi che si opposero a Mosè nel prodigio della Verga di Aronne che buttata e terra si trasformò in serpente, in tale occasione questi due maghi fecero apparire altri due serpenti (che poi furono inghiottiti dal serpente di Mosè), in tutta la Bibbia non vengono mai menzionati questi due nomi, eppure Paolo li menziona, da chi o da dove li ha appresi? Dalla Tradizione, Paolo ha appreso questi nomi dalla Tradizione ebraica, e lo fa per arricchire la sua predicazione. Nel libro dell‘Esodo non vengono menzionati questi due nomi. Inizialmente la trasmissione del messaggio divino avveniva per via orale, di padre in figlio, la scrittura cominciò ad esistere nel XVI secolo a.C. circa, ma per tutti i secoli antecedenti esisteva la trasmissione orale, come faceva l‘Apostolo Paolo a distanza di 1300 anni, a conoscere i nomi dei due maghi se non esiste scritto in nessun posto nelle Scritture? Evidentemente lo apprese per via orale.

Allo stesso modo negli Atti degli Apostoli 20,35 Paolo riferisce delle parole che Gesù pronunciò: ‖In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!».‖ Nei Vangeli non viene riportata questa frase, se Paolo riporta tale frase è perché l‘ha sentita, per mezzo della Tradizione orale.

Il Salmo 78,3 dice che: ”Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai loro figli; diremo alla generazione futura le lodi del Signore, la sua potenza e le meraviglie che egli ha compiuto.” Anche qui viene enfatizzato il valore della Tradizione sana e costruttiva, ben diversa da quella che metteva pesi enormi sulle spalle degli ebrei, e gli stessi pesi non venivano nemmeno smossi da chi li imponeva agli altri. E‘ questo tipo di Tradizione che viene condannata da Gesù, non quella sana e costruttiva.

E ancora: all‘inizio del suo Vangelo Luca ci dice che: “Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.”

Luca fa ricerche, oltre a quello che ha appreso dagli Apostoli per via orale egli ricerca nella Tradizione, cioè si fa raccontare da gente fedele e affidabile ciò che avevano visto o sentito, sul conto di Gesù. Demonizzare in toto tutta la Tradizione è dunque un errore grossolano e poco cristiano.

LA FIGURA DEL PRETE

Ovviamente per delegittimare meglio la successione apostolica cui possono fare appello preti e vescovi cattolici, i protestanti tentano di minare la credibilità della figura del prete. Iniziamo col leggere il parere di un fratello evangelico, che criticando la figura del prete scrive quanto segue:

”Amico, avrei bisogno d‘essere spiegato appieno cosa vuoi dire col termine "prete". Se vuoi sostenere che il prete è sacerdote, ti sbagli di molto e sei fuori strada. Sacerdote si traduce: ‘offritore di sacrifici‘, sarebbe colui che indossa i panni sacerdotali d‘Aronne, secondo il vecchio patto; che scanna la vittima del sacrificio, per poi offrirla a Dio. Questi non hanno alcun posto nella Chiesa di Cristo. Gesù Cristo non ha affidato la sua Chiesa nelle mani dei sacerdoti che indossano i panni d‘Aronne, ma ai comuni suoi discepoli, apostoli e suoi seguaci.”

Innanzi tutto:

Chi è il Sacerdote? È l’Uomo di Dio (2 Tim. 3,17). Difatti, è solo Dio che lo sceglie e lo chiama da mezzo agli uomini, con una vocazione specialissima (Mt.19,10-12)

“Nessuno assume da sé questo onore, ma solo chi è chiamato da Dio”: Ebr. 5,4, lo separa da tutti gli altri, “segregato per il Vangelo”: Rom. 1,1 lo segna con un carattere sacro che durerà eternamente “Sacerdote in eterno”: Ebr. 5,6 e lo investe dei divini poteri del Sacerdozio ministeriale perché sia consacrato esclusivamente alle cose di Dio: il Sacerdote “scelto fra gli uomini è costituito in favore degli uomini in tutte le cose di Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Ebr. 5,1-2).

Il brano in questione di Ebrei cap.5 non è affatto superato, non è relegato al popolo ebraico e dice "Ogni pontefice, preso di tra gli uomini, è costituito in favore degli uomini nelle cose che riguardano Dio", Paolo non sta affatto dicendo che tutto è finito, bensì che attraverso il Cristo, Sacerdote Eterno, ora gli Apostoli non devono più offrire sacrifici animali, ma Lui l'Agnello senza macchia condotto al macello è la vittima sacrificale. Perciò dire che "gli apostoli non erano sacerdoti", vuol dire non aver capito nemmeno l'Ultima Cena. L'Istituzione dell'Eucarestia non viene fatta in mezzo alle folle durante uno dei suoi incontri, ma notiamo che Gesù prepara l'evento, e chiama solo i Dodici. Una risposta che si può dare a questo fratello evangelico è il brano di Ebrei 5,11-14. Ma anche i versetti di Malachia ci fanno capire di cosa si tratta:

Ml 1,10-13 “Oh, ci fosse fra di voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l’offerta delle vostre mani! Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti.

Per questo il Sacerdote è il vero prolungamento di Gesù; partecipa della stessa vocazione e missione di Gesù; impersona Gesù negli atti più importanti della redenzione universale (culto divino ed evangelizzazione); è chiamato a riprodurre nella sua vita l’intera vita di Gesù: vita verginale, povera, crocifissa. È per questa conformità a Gesù che egli è “ministro di Cristo fra le genti” (Rom. 15,16), guida e maestro delle anime (Matt. 28,20).

La solita retorica che dipinge i preti come “magioni e beoni”, che si arricchiscono sulle spalle dei fedeli, lascia il tempo che trova, perché ogni serio studioso sa che esistono moltissimi preti che realmente vivono nella povertà, accanto agli ultimi. Ve ne sono pure altre che vivono una vita normale, senza agiatezze e nemmeno povertà, assimilabili al ceto medio. Sappiamo pure, perché non siamo bigotti e non abbiamo i paraocchi, che qualche prete sbaglia in diversi punti, alcuni commettono errori morali molto gravi. Non siamo bigotti quindi, e vediamo, non condividendo e non giustificando, ma non cadiamo nemmeno nei soliti luoghi comuni che vogliono dipingere la Chiesa come luogo e fonte di perversione.

S. Gregorio Nisseno scrive: “Colui che ieri era confuso col popolo, diventa suo maestro, suo superiore, dottore delle cose sante e capo dei sacri misteri”. Ciò avviene ad opera dello Spirito Santo, poiché “non è un uomo, non un angelo, non un arcangelo, non una potenza creata, ma lo Spirito Santo quegli che investe del Sacerdozio” (S. Giovanni Crisostomo). Lo Spirito Santo configura l‘anima del Sacerdote a Gesù, impersona Gesù in lui, di modo che “il Sacerdote all‘altare opera nella stessa Persona di Gesù” (S. Cipriano), ed “è padrone di tutto Dio” (S. Giovanni Crisostomo). Non ci sarà da meravigliarsi, allora, se la dignità del Sacerdote viene considerata “celestiale” (S. Cassiano), “divina” (S. Dionisio), “infinita” (S. Efrem), “venerata con amore dagli stessi Angeli” (S. Gregorio Nazianzeno), tanto che “quando il Sacerdote celebra il Sacrificio Divino, gli Angeli stanno vicini a lui, e in coro intonano un cantico di lode in onore di colui che si immola” (S. Giovanni Crisostomo). E ciò avviene ad ogni S. Messa! S. Francesco d‘Assisi non volle diventare Sacerdote perché si riteneva troppo indegno di così eccelsa vocazione. Venerava i Sacerdoti con tale devozione da considerarli suoi “Signori”, poiché in essi vedeva solamente “il Figlio di Dio”; e il suo amore alla Eucaristia si fondeva con l‘amore al Sacerdote, il quale consacra e amministra il Corpo e Sangue di Gesù. Durante le persecuzioni, nei primi secoli, un oltraggio particolare ai Vescovi e ai Sacerdoti consisteva nell‘amputare loro le mani, perché non potessero più né consacrare né benedire. I cristiani raccoglievano quelle mani e le conservavano come reliquie fra gli aromi. Anche il bacio delle mani del Sacerdote soprattutto dopo la Messa, è una espressione delicata di fede e di amore a Gesù che il Sacerdote impersona.

Una donna paralitica da quindici anni, chiese al Papa Leone IX di poter bere l‘acqua da lui adoperata durante la S. Messa per l‘abluzione delle dita. Il Santo Papa accontentò l‘inferma in questa richiesta umile come quella della Cananea che chiese a Gesù “le briciole che cadono dalla mensa dei padroni” (Matteo 15,27). E fu subito guarita anch‘essa. La fede dei Santi era davvero gigante e operante! Vivevano di fede (Rom. 1,17) e operavano per fede con un amore che non ammetteva limiti quando si trattava di Gesù. E il Sacerdote per essi era né più né meno che Gesù. “Nei Sacerdoti vedo il Figlio di Dio”, diceva S. Francesco d‘Assisi. “Ogni volta che vedete un Sacerdote - predicava il S. Curato d‘Ars - pensate a Gesù”. Chi fa discendere Gesù nelle candide ostie? Chi mette Gesù nei nostri Tabernacoli? Chi dona Gesù alle nostre anime? Chi purifica i nostri cuori per poter ricevere Gesù? Il Sacerdote, solo il Sacerdote. Egli è il “ministro del Tabernacolo” (Ebr. 13,10), è il “ministro della riconciliazione” (2 Cor. 5,18), è il “ministro di Gesù per i fratelli” (Col. 1,7), è il “dispensatore dei misteri divini” (1 Cor. 4,1). E quanti episodi non si potrebbero narrare di Sacerdoti eroici nel sacrificare se stessi per donare Gesù ai fratelli? Ne riferiamo uno solo fra i tanti.

Veneriamo il Sacerdote e siamogli grati perché ci dona Gesù; ma soprattutto preghiamo per la sua altissima missione, preghiamo e supplichiamo sempre che simantenga fedele perché Gesù non gli ha promesso qui sulla terra che avrebbe retto alle tentazioni, ma anzi perché proprio scelto e chiamato a questa missione, Satana ancora di più lo tenterà e lo perseguiterà. Il Sacerdote deve essere seguito ogni giorno dalle nostre preghiere per la sua costante purificazione e fedeltà a Dio, san Paolo chiedeva sempre preghiere per il loro ministero, Gesù ci invita a pregare il "Padrone della messe che mandi operai, che liprotegga e li custodisca", occorre pregare e chiedere la loro santificazione perché se sono santi il vantaggio è nostro. Il Sacerdote è degno delle nostre attenzioni perche è la missione stessa di Gesù: “Come il Padre ha mandato Me, così io mando voi” (Giov. 20, 21). Missione divina che fa girar la testa e impazzir di amore, a rifletterci fino in fondo. Il Sacerdote “è assimilato al Figlio di Dio” (Ebr. 7,3), e il Santo Curato d‘Ars diceva che “solo in cielo misurerà tutta la sua grandezza. Se già sulla terra lo intendesse, morrebbe non di spavento, ma di amore.

Dopo Dio, il Sacerdote è tutto”. Ma come può fare tutto ciò se non è davvero “uno” con Gesù? Per questo Padre Pio da Pietrelcina diceva: “Il Sacerdote o è un santo o è un demonio”. O santifica o rovina. Ma quale disastro incalcolabile non provoca il Sacerdote che profana la sua vocazione con un indegno comportamento o addirittura la calpesta rinnegando il suo stato di consacrato ed eletto del Signore (Giov. 15,16)? Il S. Curato d‘Ars, è scritto nei Processi canonici, versava lacrime abbondantissime “pensando alla disgrazia dei sacerdoti che non corrispondono alla santità della loro vocazione”.

E P. Pio da Pietrelcina ha descritto visioni angosciose sulle sofferenze spaventose di Gesù per colpa di sacerdoti indegni e infedeli. Per questo nei Gruppi di preghiera Padre Pio un posto speciale lo riversava ai Sacerdoti e per la loro santità, ma se invece di pregare si va in giro godendo dei danni dei singoli sacerdoti, che benefici possono derivare? Negare l'esistenza e la necessità del sacerdozio e del sacerdozio vuol dire proprio non aver capito nulla di Cristo. Per poter capire in maniera appropriata occorre soffermarsi un attimo a meditare che cosa è la Chiesa.

Erroneamente i Protestanti la vedono come una "cosa" invisibile, ma al tempo stesso visibile nell'assemblea dei fedeli. Come facevamo notare l'errore di fondo è in quel vedere i fedeli come numero, e non come membra, dunque essendo il numero dei fedeli che fa vedere la chiesa, la Chiesa di per sé resta astratta, perché il suo Capo è invisibile! Ma Gesù, che è il Verbo Incarnato del Padre, ha in se la divinità, giusto? Ebbene rimase invisibile o questo Dio si rese visibile? Qualcuno sa forse identificare la divinità del Cristo durante la sua permanenza da Uomo? Cioè, la sua divinità era visibile o piuttosto appariva come un essere Umano? Amici, lo stesso vale per la Chiesa.... 


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