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mercoledì 7 dicembre 2016

Arriva un film di grande attualità sulle persecuzioni di cristiani in Giappone: Silence, di Martin Scorsese


“Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato… …Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 15,20-21; Gv 16,33)

Silence, è il nuovo film di Martin Scorsese ambientato in Giappone durante le persecuzioni di cristiani cattolici nel 17° secolo. La pellicola uscirà negli Stati Uniti a dicembre e in Italia il 12 gennaio 2017 ma è stato proiettato in anteprima in privato nella filmoteca vaticana assieme al regista, la moglie Helen e la figlia caterina, e a una sessantina di persone in presenza di papa Francesco.

Il film ha commosso i presenti alla fine della proiezione definendolo, «un film spiritualmente molto intenso», e infatti, al di là del giudizio estetico che lo lasciamo a chi è di mestiere, una cosa va detta subito dell’ultimo lavoro cinematografico del regista di Taxi driver. Scorsese ha fatto un film coraggioso, controcorrente rispetto alle esigenze di botteghino e molto attuale per le tematiche che lo attraversano. Silence tiene inchiodato alla poltrona lo spettatore con il racconto nudo e crudo di una delle tante negazioni della libertà religiosa delle quali la storia del cristianesimo è costellata lungo i secoli. Qui siamo nel 1600 e la vicenda è tratta da un romanzo pubblicato nel 1966 dallo scrittore giapponese Shusaku Endo, che racconta le persecuzioni subite nel Paese del Sol Levante dai cristiani e dai gesuiti dell’epoca.

Liam Neeson nel film Silence
Il film di Scorsese è di grande attualità anche dal punto di vista delle persecuzioni. Mentre sullo schermo scorrono le immagini delle terribili torture fisiche e psicologiche inferte con rara ferocia e sadismo ai cristiani giapponesi del 1600, non è possibile non pensare ai cristiani di oggi e di ieri perseguitati a motivo della fede: dal Daesh all’Albania comunista, dalla Corea dell’800 all’ex impero sovietico, dai lager nazisti all’estremo Oriente che oltre al Giappone del XVII secolo annovera tra i casi più eclatanti la Cina, la Nord Corea, il Vietnam e tutto il Sudest asiatico del ’900. Inquadratura dopo inquadratura Scorsese ci fa scendere così, senza retorica, nell’inferno della negazione programmatica di Dio. E il suo sguardo di celluloide individua proprio nel peccatore che impetra con tutte le sue forze il perdono, il filo d’Arianna che da quell’inferno aiuta a uscire anche chi vi si è smarrito. Così il supposto silenzio di Dio di fronte ai carnefici (che dà il titolo al film) alla fine si rivelerà gravido della sua voce. Anzi sarà la condizione imprescindibile per ascoltarla.

Breve storia dei primi cristiani del Giappone grazie all'ordine dei gesuiti e le persecuzioni dello shogunato

San Francesco Saverio
L'evangelizzazione del Giappone ha una precisa data d'inizio: il 15 agosto 1549, giorno in cui lo spagnolo e San Francesco Saverio (Francisco Javier, fondatore insieme a Sant'Ignazio di Loyola dell'Ordine dei gesuiti o la compagnia di Gesù) sbarcò nell'arcipelago provenendo dalla penisola di Malacca. La prima comunità cristiana venne fondata nell'isola di Kyushu, la più meridionale tra le quattro grandi isole che formano l'arcipelago. Ai gesuiti seguirono i frati francescani. Gli stranieri che al tempo pervenivano da sud in Giappone a bordo delle loro navi di colore scuro (kuro hune = nave nera), per distinguerle dalle navi giapponesi realizzate in bambù, generalmente di colore più chiaro, erano definiti Nan Ban (barbari del sud) poiché considerati persone rozze e poco colte, per il semplice fatto di non praticare le usanze e i costumi del paese. Nel corso del XVI secolo la comunità cattolica crebbe fino a superare le 300.000 unità. La città costiera di Nagasaki ne era il centro principale. I missionari italiani, nella loro opera di evangelizzazione, seguivano le norme redatte dal gesuita Alessandro Valignano (1539-1606), autore del fondamentale Cerimoniale per i missionari in Giappone.

All'interno del regime al potere, lo Shogunato Tokugawa, crebbe il sospetto che i gesuiti, attraverso l'opera evangelizzatrice stessero di fatto influenzando la dinastia imperiale. Il regime si convinse che lo scopo dei gesuiti era di estromettere lo shogunato e, quindi, interpretò i cristiani nel loro complesso e, i "Nan Ban" in generale, come una minaccia alla stabilità del proprio potere. Nel 1587, dato che l'opera dei gesuiti e dei padri saveriani continuava (inizialmente non era messa in discussione la libertà religiosa, ma l'attività politica della compagnia di Gesù), lo shogun (capo politico e militare) Hideyoshi, "Maresciallo della Corona" a Nagasaki, emise un editto che ingiungeva ai missionari stranieri di lasciare il Paese. Tuttavia questi non si diedero per vinti e continuarono a operare in modo sotterraneo. Dieci anni dopo cominciarono le prime persecuzioni. Il 5 febbraio 1597 ventisei cristiani (6 francescani, 3 gesuiti e 17 giapponesi) furono crocifissi. La comunità cristiana in Giappone subì una seconda persecuzione nel 1613.

Nel 1615, un samurai giapponese, Hasekura Tsunenaga, servitore di Date Masamune, signore feudale di Sendai, effettuò una delicata missione diplomatica in Europa. Convertitosi al cattolicesimo in Spagna, fu il primo cittadino giapponese ad essere ricevuto ufficialmente in Vaticano (da Papa Paolo V). L'anno precedente (1614) lo shogun Tokugawa Ieyasu, dominus del Giappone, bandì con un nuovo editto il Cristianesimo e vietò ai cristiani giapponesi di praticare la loro religione. Il 14 maggio di quell'anno si teneva l'ultima processione lungo le strade di Nagasaki, che toccava sette delle undici chiese cittadine esistenti; tutte furono successivamente demolite. Ma i cristiani continuarono a professare la propria fede in modo sotterraneo. Nacque l'epoca dei kakure kirishitan ("cristiani nascosti") e la chiesa clandestina in oriente.

La politica del regime divenne sempre più repressiva. Una rivolta popolare scoppiò a Shimabara, vicino Nagasaki, tra il 1637 e il 1638. Animata principalmente da contadini, e capeggiata dal samurai cristiano Amakusa Shirō, la rivolta venne soppressa nel sangue, e ad essa seguirono parecchie esecuzioni sommarie dei sostenitori. Si calcola che vennero massacrati 40.000 convertiti.

Nel 1641 lo shogun Tokugawa Iemitsu varò un decreto, che successivamente divenne noto come sakoku ("Paese blindato"), con il quale proibì ogni forma di contatto tra la popolazione giapponese e gli stranieri. Da allora i cristiani crearono una simbologia, una ritualità, persino un linguaggio tutto loro, incomprensibile al di fuori delle comunità di appartenenza.

Per due secoli e mezzo l'unica porta aperta al commercio con l'Europa e con il continente asiatico rimase Nagasaki. Il porto, i suoi dintorni e le isole al largo della costa (Hirado, Narushima, Iki) offrirono rifugio a quello che restava della cristianità. Senza sacerdoti e senza chiese, i cattolici si organizzarono da soli:
  • il capo villaggio dirigeva la comunità e conservava il calendario cristiano e i libri sacri;
  • il catechista insegnava ai bambini;
  • il battezzatore amministrava il primo sacramento;
  • l'annunziatore visitava le famiglie per annunciare la domenica, le feste cristiane, i giorni di digiuno e di astinenza.
Nel 1853, su pressione degli Stati Uniti che, con l'ammiraglio Matthew Perry attuò il blocco navale e forzò il Giappone a trattare con il governo americano l'apertura dei suoi porti al commercio con l'Occidente, il Paese fu riaperto ai rapporti con l'estero. Anche se il proselitismo era ancora vietato, giunsero molti missionari di fede cattolica, protestante e ortodossa. Il cristianesimo ancora una volta entrò nel paese attraverso le rotte dei commerci e delle ambascerie, sbarcando nei porti di Kobe e di Yokohama.

Nel 1862 Papa Pio IX canonizzò i ventisei cristiani martirizzati nel 1597.

Con la "Restaurazione Meiji" del 1871 venne poi introdotta la libertà religiosa, riconoscendo così alle comunità cristiane il diritto all'esistenza. Vennero costruite nuove chiese, in buona parte ispirate ai modelli francesi. Il messaggio cristiano poté diffondendosi nelle città mercantili come Osaka e Sendai, fino ad arrivare nell'allora capitale Kyoto. Comunità di cistercensi si spinsero negli ostili territori settentrionali di Honshu e ancora oltre, nell'Hokkaidō, fino all'inizio del XX secolo.

Dopo gli anni difficili del militarismo nipponico e della Seconda guerra mondiale, si riscontrò una certa ripresa della comunità cattolica.

Nel 1981 Giovanni Paolo II fu il primo Papa a visitare il Paese.

Oggi le comunità cattoliche sono concentrate in un'area omogenea (dalla forma triangolare) compresa tra l'isola di Hirado a nord, l'arcipelago di Gotō ad ovest e la città di Nagasaki ad est; Alcuni edifici cattolici sono stati dichiarati "tesori nazionali". Il Giappone ha anche stilato una lista di monumenti da presentare all'Unesco, in cui figurano 47 edifici costruiti tra il 1864 (chiesa di Oura, su progetto del missionario francese Pierre-Théodore Fraineau) ed il 1938, oltre alla nuova Cattedrale di Urakami, costruita nel 1959 e la chiesa dei 26 Martiri, edificata nel 1962.

Il 24 novembre 2008 188 martiri cattolici, torturati e uccisi tra il 1603 ed il 1639 (tutti laici tranne il gesuita Padre Kibe), sono stati beatificati con una cerimonia che si è svolta a Nagasaki, presente Benedetto XVI.

Di IoDifendoilCattolicesimo.blogspot.it

Fonti:
https://www.avvenire.it/agora/pagine/scorsese-film-per-cristiani-perseguitati-silence
https://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_in_Giappone
https://biblegateway.com  - bibbia versione CEI


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