venerdì 27 ottobre 2017

I poco conosciuti martiri di Otranto


Su segnalazione di un fratello cattolico, sperando di fare cosa gradita anche a tutti i lettori, vorrei rendere giustizia e onorata memoria a dei martiri per il loro sacrificio a difesa della loro fede cristiano-cattolica, un pezzo di storia italiana cristiana. 

Le tv e i media sotto il controllo delle massonerie ebraiche, pare abbiano solo a cuore il martellarci infinitamente la coscienza su Anna Frank, le Shoah e le persecuzioni naziste, ma io invece sorvolo questi soliti martellamenti mediatici psico-politici che sanno più di ricatti morali, e renderò quindi nota una storia di persecuzione cristiana poco conosciuta in altre regioni d'Italia, la storia dei Martiri di Otranto, caduti sotto il taglio delle scimitarre ottomane guidate dall'abile e crudele Maometto II, volto alla realizzazione espansionistica del grande impero ottomano volendo allargare i suoi confini fino in Europa e in Italia.

La città di Otranto(Puglia), il 13 agosto di ogni anno, commemora con grande celebrazione i suoi 800 martiri cristiani del 1480, a causa delle mire espansionistiche del sultano che progettava il Grande Impero Ottomano. Per tal fine, era necessario conquistare nuovi territori e tra le mire espansionistiche del sultano Maometto II(vedi foto sotto) finì anche la provincia di Otranto, contro la quale furono adunate gruppi di militari lungo la costa albanese.

Il crudele Maometto II

Maometto II, che in lingua ottomana dell'epoca veniva pronunciato in: Mehmet II, detto Fātiḥ, "Il Conquistatore" (29 marzo 1432 – Gebze, 3 maggio 1481) fu il settimo sultano dell'Impero ottomano. Salito al trono a soli 13 anni dopo l'abdicazione del padre Murad II nel 1444, divenne sovrano effettivo solo nel 1451 perché nel frattempo il padre aveva ripreso il potere nel 1446. 

Alla conquista di Costantinopoli

Alla morte del padre, Maometto II salì di nuovo al trono e nel giro di soli due anni arrivò a porre fine all'Impero bizantino conquistando Costantinopoli (che era diventata per lui un'ossessione, tanto che cominciò a paragonarla ad una donna che aveva rifiutato il matrimonio di molti principi musulmani e che doveva diventare per forza sposa) il 29 maggio 1453. L'assedio fu condotto con enorme spiegamento di forze, usando i più grandi cannoni allora esistenti al mondo e addirittura trasportando decine di navi sulla terra, trascinate a forza di braccia dagli schiavi dal Bosforo fino al Corno d'oro scavalcando le erte alture di Galata, per aggirare la celebre catena che bloccava l'imboccatura del Corno d'oro dal Mar di Marmara. Presa la città, Maometto II ne fece la nuova capitale dell'Impero ottomano con l'attuale nome di İstanbul.

Secondo Tursun Beg, storico ottomano della conquista, quando entrò nel Palazzo Imperiale dove fino a qualche giorno primo aveva regnato Costantino XI Paleologo, Maometto II avrebbe pronunciato in tono dolente alcuni versi persiani, dei quali sarebbero arrivati fino a lui soltanto i seguenti:

"Il ragno monta la guardia nei portici della cupola di Khusraw. La civetta suona il silenzio nel Palazzo di Afrasiyab. Così va il mondo, destinato ad aver fine"

Dopo questa conquista, i turchi presero anche gli ultimi territori bizantini, il Despotato di Morea nel Peloponneso (1460) e l'Impero di Trebisonda sul Mar Nero (1461). A quel punto, nonostante lo sgomento dilagato in tutto l'Occidente, lo stato ottomano fu definitivamente riconosciuto nel mondo come un grande Impero.

Verso l'Anatolia

Conquistato l'Impero Bizantino, Maometto II rivolse le sue mire verso l'Anatolia, dove l'unificazione dei diversi beylik (signorie) era già stata realizzata dal suo antenato Bayezid I il Fulmine, andando però di nuovo in frantumi dopo la sconfitta di quest'ultimo nella battaglia di Ankara contro Tamerlano (1402). Presa Trebisonda, i diversi staterelli anatolici caddero a uno a uno e l'Anatolia fu riunificata.

E' il turno dell'Europa

Unificata l'Anatolia dopo aver preso Costantinopoli, ovvero la Seconda Roma, Maometto II cominciò ad accarezzare non tanto in segreto l'idea di diventare il nuovo Cesare e quindi di conquistare la Prima Roma, che i turchi chiamavano già Kizil Elma, ovvero La Mela Rossa. In tal modo sarebbero stati di nuovo riuniti sotto un unico dominio i territori dell'antico Impero Romano. La strada era lunga e doveva necessariamente passare per i Balcani, quindi Maometto II tentò di invadere la Serbia, ma nel 1456 fu sconfitto durante l'assedio a Belgrado dall'esercito cristiano guidato da Giovanni Hunyadi e San Giovanni da Capestrano.

Un altro irriducibile avversario lo incontrò in Vlad III di Valacchia, che lo sconfisse nel 1452. Un terzo fu l'albanese Giorgio Castriota Scanderbeg. Scanderbeg mori a Lezha il 17 gennaio 1468, e i suoi familiari e seguaci dovettero rifugiarsi in Italia, dopo di che l'Albania fu sostanzialmente sottomessa, costringendo anche i veneziani ad abbandonare Scutari (1478). A seguito di questi eventi, il 25 gennaio 1479 fu firmato a Istanbul un duro trattato di pace tra i vincitori ottomani e i veneziani.

Nel frattempo, pur essendo stato sconfitto da Stefano il Grande di Moldavia (1457 - 1504) nella battaglia di Vaslui (1475), l'anno successivo Maometto II sconfisse i moldavi nella battaglia di Valea Alba, accrescendo ulteriormente il suo impero.

A quel punto, viste le difficoltà a superare i Balcani, Maometto II puntò direttamente sull'Italia via mare, approdando a Otranto nel 1480.

Otranto abbandonata  se stessa

Nella città salentina i regnanti iniziarono a nutrire alcuni presentimenti circa l’imminente minaccia turca e fu chiesto aiuto al Re Ferrante, il quale rispose di non dubitare del popolo turco. Per sincerarsi inoltre di tali buone intenzioni, il re fece inviare ad Otranto come protezione, cinquanta cavalieri capeggiati dal Barone Francesco Zurlo e quattrocento fanti, guidati dai Baroni Giovanni Tarantino e Antonio Delli Falconi.

Un dispiegamento di forze del tutto irrisorio per la popolazione locale, composta da circa 6.000 anime e formata essenzialmente da pescatori, agricoltori e piccoli commercianti.

Come tristemente previsto, il 27 luglio del 1480 l’Impero Ottomano approdò con alcune delle proprie imbarcazioni nei pressi di Roca e l’esercito otrantino uscì dalla città per affrontare i Turchi nei pressi dei Laghi Alimini, distanti circa 35 km da Lecce.

La posizione scelta fu strategica, poiché l’esercito ottomano, non conoscendo la zona e non sapendo come muoversi, fu presto costretto a ritirarsi sulle proprie imbarcazioni dopo una perdita considerevole di uomini.

La popolazione situata al di fuori delle mura venne messa al sicuro all’interno della città murata e furono inviate due lettere di aiuto da parte della provincia di Otranto, una al Re Ferrante ed una all’arcivescovo Francesco De Arenis, che purtroppo non servirono a nulla.

Gli otrantini furono abbandonati a loro stessi e l’esercito turco iniziò ad attaccare la città con una serie di cannonate, avvalendosi di 16.000 fanti, diverse armi da fuoco e 50 imbarcazioni tra galee e galeotte. La popolazione riuscì a resistere per 14 giorni e l’11 agosto del 1480 i turchi riuscirono ad entrare nella città, incontrando una forte resistenza da parte dei cittadini.

La popolazione infatti, armata degli attrezzi del proprio mestiere e forte di una solida fede religiosa, si consegnò nelle mani del nemico affermando di voler morire in onore della fede di Cristo e dopo un’ultima battaglia davanti alla Cattedrale di Otranto, i Turchi riuscirono a travolgere anche l’ultimo barlume di resistenza, facendo irruzione nel cuore civile e religioso della popolazione.

Gli 800 martiri di Otranto

All’interno della cattedrale si consumò una delle carneficine più terribili, che andò a colpire mortalmente anche l’arcivescovo Stefano, il clero e molti civili che avevano trovato qui rifugio. I Turchi riuscirono ad impadronirsi della città: tutti i maschi di età superiore ai 15 anni furono uccisi, mentre le donne e i bambini ridotti in schiavitù.

Come testimonianza del disprezzo dell’Impero Ottomano nei confronti della religione cristiana, la cattedrale venne trasformata in stalla per cavalli e il giorno seguente avvenne la più grande delle tragedie. Circa 800 sopravvissuti all’eccidio dopo il rifiuto di ripudiare la propria fede cristiana per convertirsi all'Islam, imposto da Gedik Ahmet Pascià, furono condotti sul colle della Minerva e decapitati su una pietraGli unici che scamparono alla morte furono i De Marco, i Memmo e altre poche famiglie, che nel settembre dell’anno successivo poterono assistere alla liberazione di Otranto per mano dell'esercito cristiano guidato da Alfonso D’Aragona, figlio del re di Napoli.

Fine dell'impresa e morte del sultano Maometto II

La città era stretta d'assedio, sia per terra sia per mare, e i Turchi si sentirono per la prima volta assediati da terra e dal mare dove continuava a ingrossarsi la flotta cristiana.

A risolvere la situazione fu la morte del cinquantaduenne sultano Maometto II (chi dice per avvelenamento da parte del figlio, chi dice invece per malattia ndr), avvenuta tra il 3 e il 4 maggio 1481. L'avvenimento decise le sorti dell'assedio e fu accolto con sollievo da parte dei cristiani, poiché la successione del sultano ottomano aveva aperto le ostilità tra i suoi figli Bayezid e Cem. In conseguenza era sorta una nuova crisi per l'impero turco, per il vuoto politico creatosi, e Ahmet venne richiamato in patria.

A Otranto l'esercito ottomano, privo di rinforzi e pressato dagli eserciti e dalle milizie cristiane, subì il 23 agosto un violentissimo attacco che provocò nelle due parti notevoli perdite umane. I turchi furono costretti dopo una disperata resistenza a cedere, e Gedik Ahmet Pascià accettò una resa dignitosa. Il 10 settembre 1481 riconsegnò la città al duca Alfonso di Calabria, arrendendosi onorevolmente e tornando a Valona: i turchi restituivano una città ridotta a un cumulo di macerie, nella quale erano sopravvissuti solo 300 abitanti.

Gedik Ahmet Pascià non abbandonò mai del tutto il suo sogno di conquiste nella penisola: fu anche per questo che tra i due figli del sultano in lotta fra loro appoggiò subito Bayezid II e gli chiese il supporto per la spedizione in Italia. Bayezid però non fidandosi di lui lo richiamò a Costantinopoli dove lo fece imprigionare. Quando Bayezid divenne sultano, diede l'ordine di assassinare Ahmet, ordine eseguito il 18 novembre 1482 a Edirne.

Da questa triste pagina di storia sono stati poi riconosciuti ufficialmente i Martiri della Chiesa, i cui resti si trovano in sette grandi teche in legno nella Cappella dei Martiri ricavata nell’abside all’interno della Cattedrale di Otranto (vedi foto). Mentre altri resti sono custoditi nel Duomo di Napoli. Sul Colle della Minerva, luogo nel quale avvenne il massacro, si trova ora una chiesetta dedicata ai Martiri: la Chiesa di Santa Maria dei Martiri.

E alla luce di questi avvenimenti, e nell'onorata memoria dei martiri del salento, i politici e purtroppo anche una parte della classe clericale, continuano a dirci tutt'oggi che l'Islam è una religione di pace!? Guardando i fatti storici passati paragonati alle feroci predicazioni degli imam nelle moschee italiane e agli attacchi terroristici odierni, (molti dei quali sono sotto la regia non tanto occulta di un governo americano mondiale invisibile, il deepstate, ndr), i musulmani hanno cambiato gli abiti mettendo jeans e maglie sportive, le donne indossano abiti lunghi, altre indossano i leggins (non nelle moschee però) con una maglia che gli copre il sedere, ma sopra mantengono ancora il burga. Hanno cambiato il metodo di fare ingresso nei nostri territori non più con l'uso delle galee ed eserciti con scimitarre, ma con le folli leggi delle democrazie di sinistra che hanno abbattuto le frontiere, ma lo spirito degli eserciti di maometto resta sempre lo stesso. Per loro noi restiamo degli occidentali "infedeli" o "cristiani crociati"(magari fossimo davvero dei crociati!), visti da sempre come dei nemici da conquistare o da indottrinare col corano, come voleva il loro profeta. L'islam non è pace ma sottomissione, ricordatevelo! E non vi fate illusioni, specie i preti nelle omelie e a catechismo, e gli insegnanti nelle scuole, che tolgono il crocifisso per non suscitare scandalo tra i bambini musulmani, perché non è una semplice religione ma è un'ideologia politica. Per questo vogliono la Sharia anche nei paesi occidentali, per imporre la loro politica e cancellare la nostra cultura, e certi politici di merda progressisti, filo-ebraici e catto-comunisti traditori di Cristo, gli stanno dando una mano. Dio si ricorderà di loro.

Noi però non rinnegheremo mai l'Evangelo di Cristo, ne per una presunta fratellanza o fusione crislamica(il Chrislam) ne per una forzata idea di pace e fratellanza tra le due culture impossibili da fondersi, ideologia imposta dal politicamente corretto americano, e nemmeno abdicheremo mai il nostro credo cristiano per paura della morte. Una volta sugellati sulla fronte da Gesù Cristo col battesimo, nulla potrà più separarci da lui e rinnegarlo, come diceva san Paolo apostolo: "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?" (Romani 8,35 CEI). Guai a quelli che rinnegano Gesù a causa loro o si illude di poter fare delle alleanze "di pace" al costo di sopprimere o annacquare la nostra religione o politica. La Chiesa invece ha dimenticato che l'ecumenismo, l'accoglienza e il dialogo era per l'annessione del resto delle anime straniere all'ovile di Cristo, cioè alla conversione e non per fare come fecero a Creta, un sincretismo religioso per una falsa pace. Illudersi di stringere alleanze coi musulmani in terra nostra è come nutrire dei coccodrilli con la speranza di essere divorati per ultimi. Statene certi.

Di: IoDifendoilCattolicesimo.blogspot.it

Fonti: 
http://www.otrantonelsalento.it/cattedrale/martiri/
https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Otranto
https://it.wikipedia.org/wiki/Maometto_II


2 commenti:

  1. Ottimo servizio storico, ben fatto. A tutti i fratelli in Cristo Per non dimenticare le sofferenze imposte con la forza da questa diabolica religione nelle zone in cui si è infiltrata.

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TRATTO DAL FILM: "BEN HUR" CHE INCONTRA GESU' CHE LO DISSETA (LA SUA STRAORDINARIA MISERICORDIA)

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