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lunedì 31 dicembre 2018

Gli oroscopi, il cielo stellato e il senso della vita (di Antonio Socci)


A fine anno, per i media, è tempo di oroscopi. Il frivolo divertimento di leggere, sulla nostra vita, “previsioni” che non si avverano mai sembra inspiegabile, eppure fa emergere la brama che abbiamo di cercare, in qualche modo, le tracce del nostro destino. 

In fondo desideriamo scoprire che la nostra esistenza non è un accidente del caso e non si consuma in un ingorgo di eventi senza scopo, ma che c’è un disegno e qualcuno lassù ci ha voluti.
Vorremmo poter dire, come il salmista, a quel Qualcuno: “tu mi conosci fino in fondo./Non ti erano nascoste le mie ossa/ quando venivo formato nel segreto./ …Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi/e tutto era scritto nel tuo libro;/i miei giorni erano fissati,/quando ancora non ne esisteva uno”. 

Vorremmo essere rassicurati ascoltando parole così: “Non lascerà vacillare il tuo piede,/ non si addormenterà il tuo custode/ …Di giorno non ti colpirà il sole,/ né la luna di notte./ Il Signore ti custodirà da ogni male:/ egli custodirà la tua vita” (e sto citando ancora parole dei salmi). 

Ma noi siamo così evoluti, nel XXI secolo, che liquidiamo con un sorrisetto la Sacra Scrittura. Ci riteniamo “superiori”. Però siamo incuriositi dagli oroscopi e interpelliamo gli astri. 

Da dove vengono gli oroscopi? Fin dalla notte dei tempi gli uomini hanno scrutato il cielo stellato pensando che nella misteriosa scrittura della volta celeste fosse svelato l’enigma di ciò che accade sulla terra. 

Ma quando e perché è nato lo Zodiaco? Tutti gli indizi portano in Mesopotamia e in particolare ai Sumeri attorno al IV millennio a.C. Questo straordinario popolo “inventò” lo Zodiaco per motivi scientifici, dopo una millenaria e acutissima osservazione dei movimenti dei corpi celesti. 

“Le costellazioni dello Zodiaco” scrive Elio Cadelo “non furono fissate a caso, ma in maniera razionale e ‘scientifica’: furono fissate una ogni 30° lungo l’eclittica corrispondenti ad un’ora sumerica. In altre parole, a quel tempo, ogni ora sorgeva e tramontava una costellazione nel cielo o, se si preferisce, l’apparizione nel cielo notturno di una nuova costellazione indicava il trascorrere di un’ora. Furono le 12 costellazioni a dividere il tempo del giorno che, in base al sistema sessagesimale, fu di 12 ore. Ma i Sumeri” aggiunge Cadelo “fecero di più. Suddivisero anche l’anno in 12 mesi e ogni segno zodiacale sull’eclittica corrispondeva a un mese dell’anno che fu chiamato ‘la via di Anu’. Un sistema perfetto”. 

Dunque, secondo Ruppert Gleadow, “lo Zodiaco crebbe (e non poteva essere altrimenti) come un congegno per misurare il tempo. Solo più tardi poté essere usato per la divinazione ed ancora dopo per l’analisi del carattere”. 

E’ evidente che queste antiche civiltà avevano acquisito ed elaborato conoscenze (anche matematiche) davvero molto significative. Peraltro il cielo stellato veniva da loro usato anche come una perfetta macchina per l’orientamento nella navigazione in mare aperto. 

Uno degli aspetti più stupefacenti è il fatto che lo Zodiaco era conosciuto da gran parte delle popolazioni e delle civiltà antiche, anche quelle che si riterrebbero isolate, per lontananza, dalle altre. Cosa che suscita molti interrogativi sulla circolazione delle conoscenze, ma anzitutto sulle rotte di navigazione percorse da quegli antichi uomini che probabilmente ebbero una capacità per noi sorprendente di solcare i mari. 

Quindi, diversamente da ciò che crediamo non c’è stato in questo caso un “pensiero magico” che ha preceduto il pensiero scientifico, ma, al contrario, lo Zodiaco nasce come astronomia e solo molto tempo dopo diventa astrologia

Quello che resta immutato nel corso dei millenni è lo stupore per la magnificenza della volta stellata e per la meccanica celeste. 

Piero Boitani, che ha dedicato un bellissimo libro “Il grande racconto delle stelle” (Il Mulino)alle stelle nella letteratura, da Omero ai giorni nostri, fa capire che lo scienziato di oggi e Giacomo Leopardi, il quale contemplava da poeta le “vaghe stelle dell’Orsa”, sono accomunati proprio dalla stessa meraviglia per la bellezza. 

Boitani cita infatti queste parole del grande matematico Henri Poincaré: “Lo scienziato non studia la natura perché ciò è utile, la studia perché ne prova piacere e ne prova piacere perché essa è bella. Se la natura non fosse bella non varrebbe la pena di conoscerla e la vita non varrebbe la pena di essere vissuta(…) parlo di quella bellezza (…) che viene dall’ordine armonioso delle parti e che un’intelligenza pura è capace di afferrare”. 

Di Antonio Socci 

Tratto dal sito: - Lo Straniero - AntonioSocci.com 



1 commento:


  1. Questo è il mese dell'anno, specie a fine dicembre in cui molti astrologi fanno affari d'oro con queste ciarlatanerie sulle previsioni dei segni zodiacali. L'oroscopo attira più o meno tutti, ma se andiamo a vedere dicono sempre le stesse cose per tutti, a chi meglio, a chi peggio, a chi un pò meno peggio, ma è un bluff. Una vera presa per c... come i prodotti che vengono venduti per dimagrire. Comunque sia Buon Anno a tutti voi per un felice 2019.

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