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martedì 16 aprile 2019

Ennesima omelia scandalosa e blasfema di Bergoglio di domenica scorsa (di Francesco Lamendola)


Ormai siamo abituati, o dovremmo esserlo: questo è il suo stile, questo è il compito che si è assegnato, o meglio, questo è il compito che gli è stato assegnato quando, il 13 marzo 2013, un conclave taroccato e meritevole di scomunica, lo ha indegnamente eletto alla funzione di capo della Chiesa cattolica. Eppure, anche se dovremmo esserci abituati, anche se avremmo dovuto farci il callo, ogni volta è una ferita dolorosa, ogni volta è una piaga che si apre e che sanguina nell’anima dei fedeli.

Quest’uomo è incapace di parlare come un papa deve saper parlare; o, per dir le cose più esattamente, quest’uomo è fermissimamente intenzionato a parlare con lingua di serpente, a intaccare, minare, indebolire e vulnerare la fede dei credenti, ad aprire delle brecce e dei dubbi, a instillare il massimo del disagio, del turbamento, della sofferenza, dell’angoscia. Per questo è stato eletto, e non per altro; e lui lo sta facendo, eccome se lo sta facendo. Senza mai tralasciare un’occasione, senza mai perdere di vista il suo obiettivo di antipapa e di nemico e distruttore della Chiesa cattolica: tanto che le poche cose ortodosse che dice, e i pochi gesti appropriati che si degna di fare, hanno il solo e unico scopo di creargli un alibi e così aumentare i dubbi, dando la falsa impressione che lui sia un vero papa, dopotutto, e che forse, nei casi in cui le sue parole e i suoi gesti sono di pubblico scandalo, ciò accade perché è stato mal compreso, perché qualcuno pesca nel torbido, perché i suoi nemici lo attaccano, servendosi di ogni mezzo. Così, per esempio, se si esprime contro l’aborto, il che è giusto, giustissimo, lo fa con una rozzezza, con una brutalità intollerabile, come quando paragona l’aborto a un omicidio per procura, a un sicario che viene pagato per ammazzare qualcuno (udienza generale del 10 ottobre 2018): dov’è la misericordia per la madre che abortisce? Dov’è la misericordia per il peccatore, di cui si riempie sempre la bocca? Salvo, poi, andare a braccetto con la signora Bonino, autrice materiale di migliaia di aborti e una delle responsabili politiche e morali della legge sull’aborto, che, da allora, ha provocato in Italia sei milioni di aborti. Dov’è la coerenza? Come può chiamare la signora Bonino “una grande italiana”, e poi dire che chi abortisce è come uno che si serve di un killer per ammazzare qualcuno? Ci sarebbe quasi da dubitare di uno sdoppiamento di personalità, di un grave disturbo mentale, una schizofrenia vera e propria; ma tanti altri comportamenti mostrano un uomo lucido, freddo, astuto, che sa mettere gli altri nel sacco con estrema abilità, che sa sfruttare ogni divisione, che sa dove colpire, come colpire, quando colpire, e quindi di un uomo tutt’altro che incapace di ragionare lucidamente e perfettamente. In ogni caso, è sempre di lui che si parla: lui, lui, lui è comunque al centro, si discute solo di lui, pro o contro, è un buon papa o è un cattivo papa, è in buona fede o è in malafede, è sincero o è infido; e intanto la Chiesa va a pezzi, il clero di divide, il gregge si disperde, le chiese (gli edifici) sono sempre più vuote, impazza l’anarchismo liturgico, la dottrina si sta dissolvendo; e, quel che è più grave di tutto, di Gesù Cristo si parla sempre meno, e quando se ne parla, se ne parla alla “sua” maniera: cioè per costruire una falsa immagine del Redentore, per spacciare per vero un Gesù immaginario, politicizzato, immanente, che guarda sempre in basso, alla terra, o che semina dubbi anche Lui, o che è pieno di dubbi anche Lui, o che, addirittura – come per l’eretico Enzo Bianchi - è solamente un uomo, e sia pure divinamente ispirato.

La Madonna che si sente ingannata da Dio? Sono sei anni che costui cerca di far passare come normale l’idea che Maria fosse una ragazza qualsiasi, esattamente come qualsiasi altra. Il suo scopo è distruggere la tensione verso l’alto verso la trascendenza verso il soprannaturale: ridurre il cristianesimo a un fatto umano!

Nemmeno in occasione della santa Messa nella Domenica delle Palme, l’antipapa Bergoglio si è trattenuto dal seminare la sua abituale dose di veleno anticattolico, di dare sfogo al suo odio per la vera e sana dottrina cattolica; e, come quasi sempre, lo ha fatto con una certa qual rozza abilità, insinuando le parole velenose, il pungiglione del dubbio, in un contesto apparentemente ortodosso e rassicurante. Ha detto che Gesù ha fatto sino in fondo la volontà del Padre, e così pure la sua Madre Santissima; solo che secondo lui far la volontà del Padre significa rinunciare al trionfalismo, avendo individuato nel trionfalismo il peggior nemico della Chiesa (ma dove sarebbe un tal pericolo, oggi?) e questo gli offre il pretesto per ribadire un concetto che aveva già espresso in precedenza, e che già aveva provocato disagio, confusione, sofferenza nei fedeli: cioè che la Madonna, ai piedi della Croce, si è sentita ingannata da Dio, ha pensato di essere stata presa in giro. Nessuno scrittore cattolico, mai, dai Padri della Chiesa, anzi dagli Evangelisti, fino ai più recenti, fino a padre Raimondo Spiazzi, o a padre Livio Fanzaga, nessuno, ripetiamo, ha mai espresso, anche solo in via dubitativa, un simile concetto; e ciò per la buona ragione che non è un concetto cattolico, non è rispettoso del racconto evangelico, non è conforme al Magistero perenne, non è sostenibile in alcun modo da un credente, ma lo si può attribuire solo a un non cattolico, a un non cattolico che odia il cattolicesimo e disprezza le verità insegnate e tramandate dalla Chiesa. La Madonna che si sente ingannata? Che si sente presa in giro? Ciò equivale ad affermare che la Madonna non aveva compreso nulla della missione di suo Figlio; che anche lei, come quasi tutti i giudei del tempo, si aspettava un Messia vittorioso, politico, abbattitore dei nemici d’Israele; che anche lei, come i farisei, trovava che la Croce è uno scandalo, una vergogna, e che la Passione non ha niente a che fare con il piano di Redenzione voluto dal Padre e fedelmente impersonato da Cristo. Insomma, è lo stesso che dire che la Madonna non aveva capito niente, e in tutti gli anni che era vissuta accanto a Gesù, lo aveva osservato e ascoltato, almeno sin da quella volta che, bambino, era sfuggito alla sorveglianza sua e di San Giuseppe per intrattenersi nel Tempio, a parlare coi dottori della Legge e interrogarli sulle questioni della fede, nulla della vera missione di quel Figlio era entrato nella sua mente e nel suo cuore, assolutamente nulla. Eppure, il vecchio Simeone, quella volta, nel Tempio, le aveva detto chiaramente, lodando Dio e stringendo fra le braccia il suo divino Figlio, benedicendo lei e la sua famigliola (Luca, 2, 34-35): Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima. Più chiaro di così…

Nemmeno in occasione della santa Messa nella Domenica delle Palme, l’antipapa Bergoglio si è trattenuto dal seminare la sua abituale dose di veleno anticattolico.

Ed ecco le precise parole di Bergoglio su questo argomento, consultabili sul sito ufficiale del Vaticano, pronunciate nel corso della sua omelia:

Il trionfalismo cerca di avvicinare la meta per mezzo di scorciatoie, di falsi compromessi. Punta a salire sul carro del vincitore. Il trionfalismo vive di gesti e di parole che però non sono passati attraverso il crogiolo della croce; si alimenta del confronto con gli altri giudicandoli sempre peggiori, difettosi, falliti… Una forma sottile di trionfalismo è la mondanità spirituale, che è il maggior pericolo, la tentazione più perfida che minaccia la Chiesa (De Lubac). Gesù ha distrutto il trionfalismo con la sua Passione.

Il Signore ha veramente condiviso e gioito con il popolo, con i giovani che gridavano il suo nome acclamandolo Re e Messia. Il suo cuore godeva nel vedere l’entusiasmo e la festa dei poveri d’Israele. Al punto che, a quei farisei che gli chiedevano di rimproverare i suoi discepoli per le loro scandalose acclamazioni, Egli rispose: «Se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc 19,40). Umiltà non vuol dire negare la realtà, e Gesù è realmente il Messia, è realmente il Re.

Ma nello stesso tempo il cuore di Cristo è su un’altra via, sulla via santa che solo Lui e il Padre conoscono: quella che va dalla «condizione di Dio» alla «condizione di servo», la via dell’umiliazione nell’obbedienza «fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,6-8). Egli sa che per giungere al vero trionfo deve fare spazio a Dio; e per fare spazio a Dio c’è un solo modo: la spogliazione, lo svuotamento di sé. Tacere, pregare, umiliarsi. Con la croce, fratelli e sorelle, non si può negoziare, o la si abbraccia o la si rifiuta. E con la sua umiliazione Gesù ha voluto aprire a noi la via della fede e precederci in essa.

Dietro di Lui, la prima a percorrerla è stata sua Madre, Maria, la prima discepola. La Vergine e i santi hanno dovuto patire per camminare nella fede e nella volontà di Dio. Di fronte agli avvenimenti duri e dolorosi della vita, rispondere con la fede costa «una particolare fatica del cuore» (cfr S. Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris Mater, 17). È la notte della fede. Ma solo da questa notte spunta l’alba della risurrezione. Ai piedi della croce, Maria ripensò alle parole con cui l’Angelo le aveva annunciato il suo Figlio: «Sarà grande […]; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,32-33). Maria sul Golgota si trova di fronte alla smentita totale di quella promessa: suo Figlio agonizza su una croce come un malfattore. Così il trionfalismo, distrutto dall’umiliazione di Gesù, è stato ugualmente distrutto nel cuore della Madre; entrambi hanno saputo tacere.

Quest’uomo è incapace di parlare come un papa deve saper parlare: il suo obiettivo di antipapa (che è quello per cui la massoneria gesuita l'ha eletto in un conclave taroccato) è di distruggere la Chiesa cattolica!

Dunque, l’idea che il trionfalismo sia la minaccia più grave all’integrità della Chiesa, oggi, viene da monsignor Henri De Lubac(l’ennesimo gesuita!): è interessante notare che tutta l’omelia di Bergoglio prende le mosse e si sviluppa partendo da questo concetto, che si regge non su un dato delle Scritture, non sulla testimonianza dei Vangeli, ma su una stravagante e opinabilissima opinione di un teologo progressista e in odore di modernismo. Il passaggio scandaloso, abilmente dissimulato in mezzo ad altri passaggi relativamente accettabili, è comunque il seguente: Maria sul Golgota si trova di fronte alla smentita totale di quella promessa, cioè la promessa che suo Figlio sarebbe stato l’atteso Messia e l’instauratore di un Regno che non avrà mai fine. Perché è, ripetiamo, come dire che la Madonna, nei trent’anni e più di vita di suo Figlio, benché avesse meditato e custodito nel suo cuore tutto quel che era accaduto dopo l’annunzio dell’Arcangelo Gabriele (cfr. Luca, 2, 19), nulla aveva compreso di tutto ciò, e seguitava ad attendere che suo Figlio instaurasse un regno mondano, il regno d’Israele, e non già il Regno di Dio, fatto di spirito e verità (cfr. Giovanni, 18, 36).

Abbiamo detto che Bergoglio aveva già espresso questo concetto. Lo aveva fatto in preparazione al santo Natale nel primo anno del suo pontificato, a qualche mese dalla sua elezione, nella omelia da Casa Santa Marta del 20 dicembre 2013 (riportiamo fedelmente dal sito della Radio Vaticana, senza nulla aggiungere o modificare):

La Madre di Gesù è stata la perfetta icona del silenzio. Dall’annuncio della sua eccezionale maternità al Calvario. Penso, osserva Papa Francesco, a “quante volte ha taciuto e quante volte non ha detto quello che sentiva per custodire il mistero del rapporto con suo Figlio”, fino al silenzio più crudo, “ai piedi della Croce”:
“Il Vangelo non ci dice nulla: se ha detto una parola o no… Era silenziosa, ma dentro il suo cuore, quante cose diceva al Signore! ‘Tu, quel giorno - questo è quello che abbiamo letto - mi hai detto che sarà grande; tu mi ha detto che gli avresti dato il Trono di Davide, suo padre, che avrebbe regnato per sempre e adesso lo vedo lì!’. La Madonna era umana! E forse aveva la voglia di dire: ‘Bugie! Sono stata ingannata!’: Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento. Ma Lei, col silenzio, ha coperto il mistero che non capiva e con questo silenzio ha lasciato che questo mistero potesse crescere e fiorire nella speranza”.

Sdoppiamento di personalità? Bergoglio paragonando l’aborto a un omicidio per procura, a un sicario che viene pagato per ammazzare qualcuno, sbaglia anche quando esprime concetti cristianamente giusti! Dov’è la misericordia per la madre che abortisce? Dov’è la misericordia per il peccatore, di cui si riempie sempre la bocca? Salvo, poi, andare a braccetto con la signora Bonino, autrice materiale di migliaia di aborti e una delle responsabili politiche e morali della legge sull’aborto.

Dunque, errare humanum est; perseverare autem diabolicum, dicevano i romani. Sono sei anni che costui cerca di far passare come normale l’idea che Maria fosse una ragazza qualsiasi, esattamente come qualsiasi altra (vedi il suo libro intervista con don Marco Pozza, prontamente recensito da Andrea Tornielli su Vatican Insider l’8/10/2018), dove peraltro il bersaglio è lo spirito di élite (De Lubac? Rahner? Kasper?), contro la normalità di essere gente comune, cioè gente del popolo. Imperdonabile confusione fra “essere nel popolo” ed essere “normali”: perché il popolo non è una categoria metafisica, tanto meno una categoria morale, il “popolo” è capacissimo di azioni orrende, o di prassi sbagliate, pur essendo largamente condivise. I Santi, in questo senso, sono, sì, gente del popolo, ma non sono persone “normali”, se per normale s’intende, come Bergoglio suggerisce, chi condivide il modo di pensare e di sentire di tutti gli altri. Niente affatto: i Santi escono dalla normalità e puntano all’Assoluto, il che li rende eccezionali: non per dei meriti loro, ma per la Grazia di Dio che li ricolma, allorché decidono di donarsi interamente a lui. Perciò i Santi, la Madonna e Gesù stesso sono l’esatto contrario della normalità: dalla normalità non esce la santità, dunque non verrà mai la perfezione cristiana. Ma è chiaro quel che Bergoglio vuol fare: abbassare la santità, mostrare la fragilità umana dei Santi, i loro dubbi. Il suo scopo è distruggere la tensione verso l’alto, verso la trascendenza, verso il soprannaturale; ridurre il cristianesimo a un fatto umano. Ecco perché ci mostra Maria mentre dubita: Bugie! Sono stata ingannata! È il piacere maligno di togliere a Maria il suo attributo più bello: la fede pura, assoluta, senza incertezze né tentennamenti...

Di Francesco Lamendola

Fonte: AccademiaNuovaItalia.it
http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/7458-ennesima-omelia-scandalosa


1 commento:

  1. 11 marzo 1970:

    “Che brutta notte ho passato. Un sogno mi ha tenuto in apprensione tutta la notte. Il Papa circondato da cardinali e vescovi che gridavano verso di lui dicendogli parole rivoluzionarie.

    […]. Il Papa viene preso e scaraventato dentro un pozzo” (op. cit., p. 217).

    Quella del 21 settembre 1988 è la più interessante:

    “Quello che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio. Quanto dolore ho provato nella notte, mi si paralizzavano le gambe e non potevo più muovermi, per quel dolore provato nel vedere la Chiesa ridotta ad un ammasso di rovine” (op. cit., p. 218).

    Tratto dalle profezie di Bruno Cornacchiola

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