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mercoledì 17 aprile 2019

Pure l'atto di dolore vogliono contestare


La tv della Cei, Tv 2000, ospita il teologo don Paolo Scquizzato secondo il quale l'ATTO DI DOLORE non ha nulla di cristiano. Sotto accusa il solito riferimento al castigo. Bordate anche sul rapporto tra fede e religione cattolica e sul peccato che non sarebbe un'offesa a Dio, ma solo all'uomo. Speriamo che l'8 per mille non serva per finanziare trasmissioni devastanti e apostatiche come questa. 

Don Paolo Scquizzato è un prete del Cottolengo di Torino, è teologo e scrittore che ha accettato la sfida di scrivere un libro “frizzante” sulla Quaresima. Escludendo i commenti sul suo libro e che vi assicuro mi asterrò anche nella lettura e nell'acquisto, e se dovessi acquistarlo, vi prometto che lo userò per incartare il pesce, mi attengo solo all'intervista su Tv2000 caratterizzata da una frase scioccante che il teologo avrebbe affermato sull’Atto di dolore e da una serie ininterrotta di frasi discutibili, ma proferite con disinvoltura e anche con una certa sincera ingenuità di chi cammina su di un campo minato senza accorgersene.

VOLENTI O INGENUAMENTE NOLENTI SI CADE SULL'ERMENEUTICA

Prima di riportare le frasi choc di Don Paolo, definiamo il termine ermeneutica:

ermeneutica 
/er·me·nèu·ti·ca/
sostantivo femminile 
L'interpretazione di antichi testi e documenti, spec. religiosi. 
Nel pensiero contemporaneo, concezione dell'attività filosofica che la identifica con una continua interpretazione non soltanto dei testi, ma anche dell'intera esistenza umana, ed in termini ancora più semplici è definibile come l'arte dell'interpretazione.

Ecco le aberranti affermazioni di don Paolo

Don Paolo: «Credo che proprio noi come Chiesa oggi dobbiamo recuperare, ridare un senso alle parole, perché per molto tempo, per secoli, abbiamo spolpato di significato le parole (...). Molto di ciò che propone la Chiesa o ha proposto per secoli è stato qualcosa un po’ di proibito e un po’ di obbligatorio (...). Io credo che dobbiamo come cristiani soprattutto oggi tornare al vangelo autentico, a un vangelo sine glossa come direbbe san Francesco (...). Termini come sacrificio, come mortificazione, come fioretti, tutta questa cosa non è evangelica, non c’è nel vangelo».

Che qualcosa vada reinterpretato è ovvio, ma che sempre si debba reinterpretare insinua il dubbio che sino ad oggi la Chiesa ci ha ingannato. Se si aggiunge che la reinterpretazione va condotta a partire dal vangelo sine glossa (senza commento), ci si avvia verso il baratro. Infatti «La fede cristiana (...) non è una “religione del Libro”. Il cristianesimo è la religione della “Parola” di Dio, di una parola cioè che non è una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente» (CCC 108; concetto ribadito dalla Verbum Domini). Dunque non c’è il Libro con un vuoto ermeneutico da riempire, ma il Libro ci è dato dalla interpretazione della Tradizione; dunque il Cristo vivente nella Chiesa può dirci qualcosa che alla lettera non è contenuto nei vangeli. E san Francesco non può essere chiamato in causa più di tanto perché il suo sine glossa riguarda la Regola e il Testamento (FF 130, 1672, 1678, 2131, 2184, 2730), anche se osservò il Vangelo alla lettera in questioni di povertà (FF1622, 1682).

Venendo agli esempi addotti, la Chiesa proibendo e obbligando imita Dio (il primo peccato non è nato dopo una proibizione?) perché noi comprendiamo quando mettiamo in pratica, e non dopo le spiegazioni. Non mi fermo sul sacrificio perché è ovvio, ma affermando che la mortificazione non è evangelica ci si urta contro questa frase: «Il progresso spirituale - piaccia o non piaccia ndr - comporta l’ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere nella pace e nella gioia delle beatitudini» (CCC 2015). Bisogna riscrivere il Catechismo?

LA FRASE BOMBA: "L’ATTO DI DOLORE NON HA NULLA DI CRISTIANO

Don Paolo: «Noi, parlo di Chiesa, Chiesa ufficiale, la Chiesa dei preti, abbiamo credo infangato molto il termine e concetto di peccato; l’abbiamo pensato anzitutto come una trasgressione, come infrazione a una norma, a un comandamento e quindi come un’offesa fatta a Dio. Tutto questo è rimasto in quella tremenda preghiera che purtroppo viene ancora usata, so, da alcuni catechisti, che è l’Atto di dolore “perché con il peccato ho offeso te infinitamente buono e per questo merito i tuoi castighi”. È una preghiera che non ha nulla di cristiano perché Dio non si può offendere e poi Dio non castiga, perché Gesù è venuto a rivelarci un altro tipo di Dio, di Padre».

L’Atto di dolore figura a p. 48 dell’edizione italiana del Rito della Penitenza e a p. 176 del Compendio del CCC: testi così autorevoli conterrebbero una preghiera che non ha nulla di cristiano? È vero che l’argomento va un po’ smorzato perché l’Atto di dolore non è l’unica formula possibile, perché l’edizione italiana riporta la formula precedente e non traduce alla lettera il latino del testo tipico dove non ci sono i castighi, che tuttavia sono stati reintrodotti nel testo latino del Compendio del CCC. Comunque la domanda resta: testi così autorevoli conterrebbero una preghiera che non ha nulla di cristiano?

Ma anche le motivazioni non reggono. Il peccato non sarebbe un’offesa a Dio? No, il CCC 1849 dice che è «una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana» (CCC 1849) e subito dopo continua: «Il peccato è un’offesa a Dio» (CCC 1850), «(...) il peccato è sempre un’offesa fatta a Dio» (CCC 431) e naturalmente «molti peccati recano offesa al prossimo» (CCC 1459).

Dio non castiga? La Bibbia, sia l'AT che il NT e la storia del cristianesimo è piena di moniti, castighi, punizioni. Profezie di santi o apparizioni come Fatima ci avvertono di castighi imminenti per le iniquità degli uomini. Giobbe nell'AT dice che in Dio risiedono al contempo Giustizia e Misercordia ecc. Comunque «(...) di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? (...). È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!» (Eb 10,29.31). Il Dio della Lettera agli Ebrei non sarebbe il Dio rivelato da Gesù? E poi la speranza è “anche” «il timore di offendere l’amore di Dio e di provocare il castigo» (CCC 2090). Bisogna riscrivere il Catechismo?

RELIGIONE E FEDE
Dice don Paolo: «Il cristianesimo non è una religione, il cristianesimo è una fede, questa è la grande rivelazione di Gesù (...). La religione è ancora in qualche modo un tentativo di raggiungere il cielo con il proprio sforzo, con la propria osservanza, e questo ci rende soltanto molto integralisti».

Dire che il cristianesimo è una fede e non una religione è una sirena alla quale è intellettualmente difficile resistere. Io stesso per due o tre anni in gioventù ne rimasi impigliato; ho trovato un testo relativamente giovanile di Caffarra in questo senso e anche il Biffi prima prete e cardinale poi vedeva bene tale interpretazione.

Una mezza verità se assolutizzata, diventa falsa. Il cristianesimo non è “solo e principalmente” una religione ma è “anche e necessariamente” una religione. Il CCC si muove sempre nella linea della integrazione e mai in quella della contrapposizione, perché togliere la religione alla fede è toglierle la necessaria radicazione umana, lasciandola disincarnata e aperta a tutte le stranezze intellettuali e pratiche. Così usa le espressioni «religione cristiana» (CCC 958), «religione divinamente rivelata» (CCC 2244), «la vera religione e l’unica Chiesa di Cristo» (CCC 2105); stabilisce che la giustizia è una virtù morale e che «la giustizia verso Dio è chiamata “virtù di religione”» (CCC 1807). Tutto questo è elevato ma non negato dalla grazia cristiana: il Battesimo «consacra il battezzato al culto della religione cristiana» (CCC 1280), la legge nuova «pratica gli atti della religione: l’elemosina, la preghiera e il digiuno, ordinandoli al Padre che vede nel segreto» (CCC 1969) e in particolare l’adorazione che «della virtù della religione è l’atto principale» (CCC 2096). Se «adorare Dio, pregarlo, rendergli il culto che a lui è dovuto, mantenere le promesse e i voti che a lui si sono fatti, sono atti della virtù della religione, che esprimono l’obbedienza al primo comandamento» (CCC 2135), anche «il secondo comandamento (...) deriva dalla virtù della religione» (CCC 2142), così come «il senso del sacro» (CCC 2144). Si deve forse riscrivere il Catechismo?

In conclusione ... E dovremmo devolvere un minimo 8x1000 per finanziare trasmissioni del genere? ... Ognuno faccia il suo dovere ma non per vedere in tv della CEI certe interviste apostatiche con esegesi o "ermeneutiche" antropocentriche. 

Qua stiamo oltre il protestantesimo, tipo quei predicatori che fanno i loro video nel web che s'improvvisano pastori, maestri, teologi ed opinionisti autorevoli(W la democrazia internauta! ndr) e dove si afferma che Gesù non è una religione ma una fede perché secondo questi falsi profeti, c'è solo la Bibbia, il libero esame e la libera interpretazione, non c'è sacramento, ne confessione, ne eucaristia, ne liturgia, ne formule di preghiera, ne poadre nostro, ne ave maria, ne san michele arcangelo, ne angelo custode ecc, perché la religione - come affermano questi individui - "è potere, controllo, gerarchia, denaro, regole, dogmi per controllare la gente". Niente di più falso! La religione cristiana cattolica da 2000 anni è l'unica religione di Cristo. Unica pecca, il post concilio vaticano II che ne ha sconvolto alcuni dogmi e i riti liturgici. L'apostasia è la penultima tappa di questo concilio. meta finale, distruzione della Chiesa e l'anticristo, ma non vincerà.

DeepMoon Amministratore


Testo estratto dal sito: LaNuovaBussolaQuotidiana.it
http://lanuovabq.it/it/che-dolore-latto-di-dolore-della-tv-targata-cei


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