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giovedì 11 luglio 2019

Commiato dal diavolo? Ma è lui che non s’accomiata (di Francesco Lamendola)


Commiato dal diavolo? Ma è lui che non s’accomiata. Un precursore del Concilio padre Santangelo? Egli era convinto che "Massoneria e lobby ebraica dell’alta finanza" mirino a intronizzare un messia ebreo come nuovo re del mondo

Strano destino, quello di padre Ildebrando Antonino Santangelo (Adrano, 30 luglio 1913-8 dicembre 1992), sacerdote catanese, parroco della chiesa di San Pietro in Adrano, trasformata dalla sua luminosa presenza in un centro vivissimo di spiritualità. Di lui abbiano già parlato una volta (cfr. l’articolo: Ildebrando A. Santangelo, un vero uomo di Dio, “rimosso” perché politicamente scorretto, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 02/02/18). Anni fa era uscita una biografia di Nicolò Scuderi, intitolata: Il servo di Dio padre Ildebrando Antonino Santangelo (Torino, Elledici, 2008), il cui sottotitolo è già, di per se stesso, tutto un programma: Un sacerdote che ha precorso parecchie idee del Concilio Vaticano II, dove non si sa se restare scandalizzati per la vergognosa mistificazione o ammirati, in certo qual senso, dalla perfetta disinvoltura di cui sa fare bellamente sfoggio la contro-chiesa di questi gloriosi tempi post-conciliari, ecumenici e dialoganti. Un precursore del Concilio, padre Santangelo? 
Questa è proprio bella. Ma si noti che l’editore ha avuto l’astuzia sopraffina di non scrivere: Un sacerdote che ha precorso il Concilio Vaticano II, bensì che ha precorso parecchie idee del Concilio Vaticano II; parecchie quindi, ma non tutte. E ci mancherebbe altro, bisogna aggiungere. Un’espressione volutamente ambigua, di un’ambiguità gesuitica, che può andar bene per tutti e per nessuno; può andar bene per Karl Rahner ma anche per monsignor Marcel Lefebvre. Perché le idee che vennero discusse al Concilio non erano tutte sbagliate, sia chiaro; e le motivazioni che animavano la maggior parte dei padri conciliari, e di tutto il clero che, a quell’epoca, si sentì investito da un vento di rinnovamento, non erano né peregrine, né spregevoli. A pensare che la Chiesa avesse bisogno di riforme, erano in moltissimi e fra essi c’erano alcune delle intelligenze migliori e delle anime più sante del clero. Ciò che esse erano lontanissime dal pensare, era che una cricca di cardinali e vescovi massoni da tempo tramava nell’ombra e, con la connivenza della massoneria ebraica del B’Nai B’rith (o piuttosto subendone l’implacabile pressione, come già aveva subito e seguitava a subire il ricatto sui pretesi “silenzi” del defunto Pio XII sull’Olocausto) aveva scelto la convocazione di un nuovo concilio ecumenico per sferrare l’assalto decisivo, ma abilmente dissimulato, contro la dottrina e la fede di sempre, facendolo passare in maniera truffaldina per aggiornamento pastorale e per volontà di stabilire un dialogo costruttivo con il mondo moderno. Ma tant’è: nella chiesa odierna, la parola Concilio è divenuta un talismano, una bacchetta magica che apre tutte le porte, un incantesimo che accende tutte le fantasie, quasi che non ci fosse stato altro concilio che quello del 1962, e quasi che gli altri venti non contino nulla: si capisce perciò la furberia di presentare come precursori del concilio, anche giocando sull’ambiguità, quei personaggi che, altrimenti, risulterebbero inaccettabili alla nuova sensibilità “cattolica”.
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Il cardinale Augustin Bea, qui nella foto con il rabbi Abraham Joshua Heschel durante il meeting del 1963 con la rappresentanza dell'American Jewish Committee, fu uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II, impegnandosi in prima persona alla stesura della dichiarazione Nostra aetate.

Chiarito questo punto, presentare padre Santangelo come un precursore del Concilio, lui che era animato da una così profonda spiritualità e da un così intenso afflato contemplativo; lui che poneva la purezza in cima a tutta la sua azione pastorale, e che aveva pubblicato, a sue spese, libri e pubblicazioni per denunciare l’inganno di Satana, il complotto ebraico per il dominio mondiale (ebbene sì, oggi lo si definirebbe un complottista incallito e incorreggibile, e forse anche un antisemita, nel senso generico e ricattatorio che l’espressione ha acquistato) e gli sforzi della massoneria per snaturare il Vangelo e trascinare la Chiesa fuori dal solco tracciato dal divino Agricoltore. Basta scorrere i titoli dei capitoli del libro L’ultima battaglia per capire che tipo era e come la pensava: Per conquistare il mondo Satana si è nascostoIl progetto ebraico: sogno anticoCoscienza della loro vocazione messianico-politicaEquipe segreta ebraica pilotataRendere impossibile la vita socialeConfondere l’opinione pubblicaSapere tutto e dirigere tuttoImpadronirsi della stampaFare il comunismoDividere i cristianiTurbare e inebetire i cristiani;Distruggere la fede cristianaDistruggere i governiIntronizzare  il sovrano universale ebraicoCome intronizzarlo: e sono solo alcuni. Altro che precursore del Concilio; se per “precursore” si intende un prete liberale e in qualche modo modernista, padre Santangelo era l’esatto contrario di ciò. E non perché fosse un bieco reazionario, come oggi si vuol far credere di chiunque non veda il Vaticano II come l‘evento più fausto in assoluto di tutta la storia della Chiesa, ma semplicemente perché era un vero sacerdote cattolico e, a detta di tutti quelli che l’hanno conosciuto, un vero uomo di Dio. La sua santità spirava ovunque: era mite, paziente, sopportava le persecuzioni con perfetta serenità, dicendo di voler accettare sempre la volontà di Dio. Oggi siamo talmente condizionati dal pensiero politically correct, che solo il fatto di scorrere quei titoli dà a molti un brivido di stupore, forse di sdegno: ma come, alla fine del XX secolo c’erano ancora dei preti che avevano quelle convinzioni, e non solo le esprimevano a voce alta, ma le metteva pure per iscritto? Il che ci fa capire quali passi da gigante la massoneria ecclesiastica abbia continuato a fare dopo le coraggiose ma inutili denunce di sacerdoti come don Santangelo e come don Luigi Villa. Oggi, se un sacerdote si azzardasse e dire o scrivere la centesima parte di quelle cose, verrebbe immediatamente convocato dal suo vescovo, rimesso allo stato laicale e, quasi certamente, scomunicato a tempo per direttissima.

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La rivoluzione di Bergoglio nella Congregazione per la Dottrina della Fede: oggi serve a lasciar passare le eresie e le bestemmie di tutti i preti, vescovi e cardinali senza fede, moralmente indegni e intellettualmente pericolosi e disonesti e al contempo a fulminare con la scomunica gli ultimi veri sacerdoti, colpevoli di restare eroicamente fedeli al Vangelo di Gesù!

Non è un modo di dire: è la realtà di ogni giorno. E se non basta quel che è accaduto, proprio nella Sicilia di don Santangelo, a don Alessandro Minutella, al quale peraltro si possono rimproverare dei toni troppo accesi e delle forme discutibili di devozione, valga per tutti ciò che è capitato a un prete cattolico americano di Minneapolis, don Vaughn Treco, del quale ci proponiamo di tornare a parlare, tanto è eloquente, e allarmante, il suo caso. Il 25 novembre 2018, nel corso della sua omelia, padre Treco aveva criticato il famoso “spirito” del Concilio, accusandolo di essere all’origine della crisi attuale della Chiesa, della sua politicizzazione, nonché di aver frainteso il “dialogo” con le false religioni e di aver causato il crollo delle vocazioni. Due settimane dopo, il 12 dicembre, il vescovo Steven Lopes lo aveva convocato per domandargli spiegazioni; e, benché egli avesse dichiarato di riconoscere come legittimo il Concilio e altrettanto legittimi i pontefici successivi ad esso, compreso Francesco, non molti giorni dopo, in gennaio (con buona pace della misericordia e del Natale) era stato sospeso a divinis. Tuttavia, la punizione non era ancora sufficiente quei parrocchiani liberali che, probabilmente, lo avevano denunciato, e tutto l’establishment ecclesiastico progressista non erano paghi di aver cacciato un sacerdote di provato valore, in questo tempo di vocazioni sempre più scarse. No: il loro rancore e il loro desiderio di vendetta pretendevano la misura estrema; e così il 1° aprile, nonostante le lettere con cui il sacerdote aveva chiarito la sua posizione, ribadendo la propria fedeltà alla Chiesa, ecco arrivare la scomunica. Senza alcun processo canonico, in base alla sola accusa di aver incitato allo scisma.

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 Verrà tempo in cui si potranno far seriamente i conti con la storia, anche con quella della Chiesa contemporanea e si vedrà che danno incalcolabile abbiano causato i teologi liberali e progressisti di certe facoltà cattoliche, i quali, dall’alto del ruolo prestigioso, ma abnorme e del tutto sproporzionato (la cui prima responsabilità va a Giovanni XXIII che li mise sul piedistallo), si son permessi di cambiare la dottrina e non su punti secondari, ma centrali: noi possiamo accomiatarci dal diavolo, ma è lui che non si accomiata!

Straordinario! Un prete, negli Stati Uniti, può benissimo dichiararsi omosessuale nel bel mezzo dell’omelia, lasciando di sasso i suoi parrocchiani, senza che ciò induca il suo vescovo a prendere provvedimenti nei suoi confronti, anzi, mettendo subito in moto meccanismi di comprensione, sostegno e solidarietà: è accaduto in una parrocchia del Wisconsin due anni fa, il sacerdote si chiama Gregory Greiten e ne avevamo già parlato a suo tempo (cfr. l’articolo: Due preti, una maestra e buon Natale, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 31/12/17). E nello stesso tempo, un cardinale di primissimo piano come Theodore McCarrick può abusare sessualmente di decine di vittime, godendo dell’omertà mafiosa dell’alto clero e l’augusta protezione dello stesso Bergoglio, e questo in un lunghissimo arco temporale. Ma se un prete si azzarda a dire una parola di critica o di dubbio nei confronti, non del Concilio Vaticano II, bensì del troppo celebrato (e misterioso) “spirito” del Concilio, ecco che scatta la sospensione e addirittura la scomunica. Il provvedimento più grave in assoluto, tale che ormai la chiesa non lo adotta praticamente più contro nessuno, tanto meno contro gli eretici, ma solo contro i preti sospettati, per un motivo o per l’altro, di non essere in linea con la svolta post-conciliare e soprattutto con la rivoluzione modernista di Bergoglio. A questo dunque serve la Congregazione per la Dottrina della Fede: a lasciar passare le eresie e le bestemmie di tutti i preti, vescovi e cardinali senza fede, moralmente indegni e intellettualmente pericolosi e disonesti, ma a fulminare la scomunica contro gli ultimi veri sacerdoti, colpevoli di restare eroicamente fedeli al Vangelo di Gesù.

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 Commiato dal diavolo? Ma è lui che non s’accomiata. Padre Santangelo era convinto che "Massoneria e lobby ebraica dell’alta finanza" mirino a intronizzare un messia ebreo come nuovo re del mondo!

Ma tornando a don Santangelo, egli era convinto che sia la massoneria, sia la lobby ebraica dell’alta finanza mirante a intronizzare un messia ebreo come nuovo re del mondo, sia ogni altro male e peccato che minacciano alle fondamenta l’opera redentrice di Cristo sulla terra, hanno un nemico occulto ben preciso che è Satana, il principe di questo mondo, che oggi gode di una particolare libertà d’azione grazie al fatto che la cultura moderna ha definitivamente archiviato la sua esistenza e che lo ha fatto perfino la cultura cattolica, specie per opera del teologo svizzero-tedesco Herbert Haag (1915-2001), professore a Tubinga – ma quante eresie sono uscite da quella sedicente facoltà cattolica: tante da riempire un’intera biblioteca! - e autore di un disgraziato libro, che tanto male ha fatto ai credenti e a tutta la Chiesa, dal titolo Commiato dal diavolo. Era il 1969 e quel pessimo libro, negatore di quasi duemila anni di Magistero ecclesiastico riguardo all’esistenza reale del demonio, che oltretutto suonava irridente nei confronti di quei coraggiosi sacerdoti esorcisti i quali affrontano continuamente la durissima battaglia frontale con l’antico avversario per strappargli le sue vittime - era uno dei primi e più evidenti frutti della malvagia stagione del Sessantotto (cfr. in proposito il nostro articolo: Il diavolo, cari signori; il diavolo, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 02/11/18).

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 Il capolavoro di Satana è di aver fatto perdere le sue tracce e d'aver convinto gli uomini che egli non esiste!

Scriveva, dunque, padre Ildebrando Antonino Santangelo nel suo libro L’ultima battaglia (Adrano, Catania, Comunità Editrice, 1992, p. 15):
Dice Baudelaire: «Il capolavoro di Satana è di aver fatto perdere le sue tracce e d'aver convinto gli uomini che egli non esiste». Eppure senza la presenza di Satana resta inspiegabile tutto il male che c'è nel mondo, come senza la presenza di Dio resta inspiegabile tutto il bene che c'è.
Hanno cominciato col negare Satana gli atei, i positivisti, i razionalisti; hanno finito col negarlo una buona quantità di teologie, naturalmente, dietro di loro una immensa quantità di cattolici. Scrive don Villa: «La teologia del post-concilio, purtroppo, si è svuotata dei suoi tradizionali contenuti per diventare sempre più una forma di antropologia vagamente spiritualistica. I teologi moderni, cioè, hanno "abbracciato" il mondo in una resa pressoché totale. Una teologia nell'uomo e per l'uomo. Non c'è più posto per i diavoli e l'inferno. A stento essi trovano il posto per Dio e per Cristo. Freud e Marx sono stati assunti al rango di quasi Padri della Chiesa».
Tra i responsabili di queste «teorie erronee, che non possono non turbare lo spirito dei fedeli», un posto di primo piano spetta a P. Herbert Haag, noto teologo e già professore dell'università di Tubinga, e consulente della Conferenza Episcopale Tedesca. Haag, infatti, pubblicò, qualche anno fa, un libro dal titolo Commiato dal diavolo, che gli ha procurato, però, severe sanzioni da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.
«L'uomo moderno ha tolto di mezzo Satana e il suo regno. La cosa avvenne in modo curioso. Si è cominciato col metterlo in ridicolo; poi, a grado a grado, se ne è fatta una figura comica... Alla base sta, originariamente, un sentimento cristiano: l'ironia dell'anima redenta contro il "signore" di un tempo».
Senonché questo ludibrio di credente è divenuto riso nel miscredente; ma questo serve pure alla causa di Satana; in nessun posto, infatti egli domina con maggior sicurezza come là dove gli uomini ridono di lui.
«Satana, quindi ha paura solo di essere conosciuto. Le epoche, infatti, in cui riesce a farsi dimenticare, sono proprio quelle in cui lui trionfa con una presenza attiva» (Chiesa viva n.138). L'offensiva di Satana ha questo obiettivo: rovinare il progetto di Dio facendo perdere gli uomini per i quali Dio ha tutto creato, si è fatto uomo e si è fatto crocifiggere.

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 Padre Santangelo un precursore del Concilio? Ma quando mai!

Discorso chiaro; per chi lo vuol capire, s’intende. Verrà tempo in cui si potranno far seriamente i conti con la storia, anche con quella della Chiesa contemporanea e si vedrà che danno incalcolabile abbiano causato i teologi liberali e progressisti di certe facoltà cattoliche, i quali, dall’alto del ruolo prestigioso, ma abnorme e del tutto sproporzionato (la cui prima responsabilità va a Giovanni XXIII che li mise sul piedistallo), si son permessi di cambiare la dottrina e non su punti secondari, ma centrali. Questo è uno di essi. Noi possiamo accomiatarci dal diavolo, ma è lui che non si accomiata.

Di Francesco Lamendola

Tratto da: Accademia Nuova Italia
http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/7736-commiato-dal-diavolo


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