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lunedì 5 agosto 2019

Sant'Emidio, il Signore dei terremoti (di DeepMoon Amministratore)

Sant'Emidio Vescovo e Martire, in un dipinto di Carlo Crivelli,
Oggi 5 agosto, in Ascoli Piceno, una località a sud delle Marche si festeggia il Santo patrono della città Sant'Emidio. Questo grande santo del 273 dC è conosciuto proprio dai suoi abitanti e dalla Chiesa come patrono e primo vescovo della città, e protettore dal terremoto, e viene venerato in tutto il mondo nei casi di eventi sismici


Chi era Sant'Emidio e perché il terremoto?

Non ci sono reperti storici di documenti scritti ufficiali dell'epoca sulla sua vita o da altri autori, ma a quanto pare, gli abitanti ascolani si tramandano le tradizioni orali delle sue origini e le sue gesta da secoli, come viene riportato anche dai dipinti ufficiali situati nella cripta della cattedrale di S. Emidio di Ascoli Piceno a lui dedicata, e dove riposano le sue reliquie.

S. Emidio era un giovane pagano di stirpe nobile. La sua famiglia era benestante originaria di Treviri, una provincia della gallia romana della Germania. Qua parliamo di un periodo del 300 dove ancora è fortissima la cultura greco-romana in tutta europa, che deve ancora essere completamente evangelizzata dalla religione cattolica cristiana in sostituzione definitiva alla religione pagana dell'impero romano. A 23 anni, educato alle arti liberali, essendo molto istruito, la famiglia aveva intenzione di fargli fare la carriera militare e farlo sposare con qualche fanciulla nobile del luogo, ma Dio aveva altri progetti per lui. Fece amicizia con tre ragazzi predicatori suoi coetanei di religione cristiana, Euplo, Germano e Valentino che gli avevano predicato l'Evangelo di Cristo, (toccando di molto il cuore del ragazzo), finché capì che il paganesimo era una falsità sotto tutti gli aspetti, intriso di mitologia e idolatria pagana di false divinità di origine greca. Da qui nasce il suo appellativo e il rapporto col terremoto e continuando a leggere, più avanti, vedremo il perché di questa sua fama.

La famiglia, saputo del suo stravolgimento, influenzato dalla predicazione di questi suoi tre amici cristiani che l'avevano convinto ad abbandonare il paganesimo e a farsi battezzare, cercano di fargli cambiare idea e lo portano nell'ara del tempio di Giove ad adorare le antiche divinità greche, ma lui, ormai convertitosi a Nostro Signore, da giovane coraggioso e completamente convinto della sua fede, parlando schietto come facevano i primi apostoli, professa la sua nuova fede davanti ai presenti, scatenando così un violento terremoto, fino a far cadere la statua di Giove e distruggere il tempio pagano.

Non so se avete mai letto il vangelo, ma eventi tellurici del genere sono tipici dell'azione dello Spirito Santo quando viene predicato l'Evangelo ed effuso sui credenti. Negli Atti degli Apostoli, nel brano al capitolo 4, durante una preghiera viene descritto un evento simile in seguito, dove in un primo momento gli apostoli Pietro e Giovanni, messi in prigione a causa della loro predicazione e poi fatti uscire, come si presentano nel sinedrio davanti ai capi religiosi giudei e testimoniano con assoluta franchezza della resurrezione del Cristo da loro fatto crocifiggere, rimessi poi in libertà dai capi religiosi e gli anziani e minacciati di non predicare più il nome di Gesù Cristo nella Giudea, si radunarono coi loro fratelli e dopo una preghiera di lode a Dio, "il luogo dove essi erano riuniti tremò". (Atti 4, 31)

Tornando al racconto della vita del santo, dopo la distruzione del tempio di Giove, Sant'Emidio, spinto da una volta celeste, abbandona la sua patria, attraversa le Alpi e si reca a Milano coi suoi tre amici e vi si stabilisce per circa tre anni dove predica l'Evangelo. A causa dell'inizio delle persecuzioni di cristiani perpetrate da Diocleziano, che come tutti gli imperatori romani si credeva di essere una "divinità" umana, geloso di questa nuova fede incentrata sulla divinità una e trina del Dio Vivente cristiano, che induceva i fedeli a rigettare l'adorazione della figura divina dell'imperatore e che ne metteva a repentaglio l'ordine sociale e religioso dell'impero, Sant'Emidio dovette abbandonare il capoluogo lombardo e recarsi a Roma. 


Primi miracoli del giovane tedesco a Roma  

Finalmente a Roma, comincia a diffondersi la sua fama di guaritore, proprio per aver guarito la figlia di un ufficiale romano, la quale soffriva da anni di perdita di sangue e che volle battezzarsi, e della guarigione di un cieco convertitosi anche lui. La gente del posto, credendo il santo un medico, si raduna attorno a lui e lo conducono al tempio del dio Esculapio, dove egli coglie l'occasione per testimoniare della vera fede esortando i presenti a farsi battezzare nel fiume Tevere dopo aver guarito molti malati. Prende poi la statua di Esculapio e la getta nel Tevere. I sacerdoti del tempio, vedendo tali conversioni e il gesto sacrilego del giovane, vanno dal prefetto dell'Urbe a protestare ma vengono minacciati di morte per aver creato disordini tra i cittadini. Per sfuggire a tale esecuzione, i sacerdoti pagani vanno da Emidio e  lo implorano di battezzarli. Si dice che di notte in sogno, un angelo gli comparve invitandolo ad andare da papa Marcellino che, dopo avergli raccontato chi fosse, delle sua opera evangelica e dei suoi miracoli, lo consacrò e lo nominò vescovo, e nominò diacono il suo amico Euplo, inviandoli in missione nella città picena. 

In questo periodo scoppia una grossa persecuzione di cristiani diffusa in tutta italia. S. Emidio, durante il cammino per arrivare nella città marchigiana, si reca prima nel vicino Abruzzo a Pitino. Al suo arrivo sopraggiunge una scossa di terremoto distruggendo tutti i templi e gli idoli pagani, lasciando intatte le abitazioni degli abitanti. Al che la popolazione chiede di farsi battezzare e il santo fa costruire tre chiese dedicate in onore a Cristo Salvatore, San Pietro e San Lorenzo.         


L'arrivo in Ascoli Piceno

Arrivato nella cittadina marchigiana, e preceduto dalla sua fama di taumaturgo e predicatore del Vangelo, il prefetto di Ascoli, Polimio, lo fa convocare per interrogarlo sulle voci che girano attorno a lui, sui suoi atti taumaturgici, sulle sue predicazioni e battesimi, e sulle gesta avverse alle immagini pagane, e lo invita a sacrificare agli idoli, ma al suo rifiuto, Polimio invita il santo a riflettere sulla sua giovane età e sulle sue nobili origini.   

Di tutta risposta Emidio comincia a predicare il vangelo nella cittadina: guarisce un paralitico facendo il segno della croce e battezza molti fedeli che avevano ascoltato la sua testimonianza del Cristo. Recatosi a Fermo, su richiesta di una nobile vedova che lo ospita, demolisce l'ara dedicata al dio Apollo e getta la statua nel vicino fiume Tenna. Il tempio lo riconverti, consacrandolo al culto cristiano.


L'inizio dei problemi e il martirio del santo

Ritornato in Ascoli, rifiuta ancora le offerte di Polimio, tra le quali, il matrimonio con la sua giovane figlia Polisia, la quale attratta anche lei dal comportamento del santo e del suo carisma, lo segue e dopo alcuni giorni chiede di farsi battezzare anche lei nelle acque del fiume Tronto. Nello stesso luogo, elevata una preghiera a Dio, fa sgorgare acqua da una roccia battezzando molti migliaia di presenti neo cristiani.


Tela raffigurante il battesimo di Polisia, figlia del prefetto di Ascoli

Scultura raffigurante S.Emidio mentre battezza Polisia,  situata nella cripta della  cattedrale del Santo Patrono.

Il prefetto Polimio, di ritorno da un viaggio, venendo a sapere di tutti questi miracoli e conversioni, preso dall'ira, specie per il battesimo della figlia, ordina di farlo arrestare e lo condanna a morte per decapitazione proprio nel luogo dove fece sgorgare una sorgente. Oggi nel luogo del miracolo della sorgente c'è una lavatoio tutt'ora zampillante d'acqua, molto famoso nella città, situato poco dopo il ponte romano augusteo nel quartiere Solestà che collega il quartiere di Sant'Emidio al quartiere Borgo Solestà, oggi Porta Solestà. Nel luogo della decapitazione venne dedicato un tempietto in memoria del santo, chiamato Sant'Emidio Rosso, proprio per il suo intonaco rossastro in memoria del suo martirio.


La leggenda del miracolo dell'esecuzione del santo e le origini del suo nome

S.Emidio alle Grotte. Luogo di sepoltura del santo
Quando il boia porta in catene Emidio al patibolo e lo decapita, i testimoni dell'epoca presenti all'esecuzione raccontano (e la tradizione lo riporta fino ai giorni nostri) di aver visto il santo una volta decapitato, alzarsi in piedi, raccogliere da terra la sua testa e camminare fino a un oratorio alle grotte, fuori dalle mura urbiche, e cadere a terra, divenuto poi luogo del suo sepolcro dove venne seppellito con solennità il 5 agosto del 303. Tale luogo, come ho detto sopra, nei secoli più tardi verrà costruito un tempietto in onore alla sua memoria e verrà chiamato Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte. Nei secoli a venire, riesumando i resti del santo per traslarli nella cripta della cattedrale in suo onore, al buio e nell'umidità vicino il suo sepolcro vennero trovate diverse piante di basilico, divenute tipiche in sua memoria  e vendute nel giorno solenne della sua festa agostana. Tornando all'evento dell'esecuzione di S. Emidio, dopo la sua morte, gli ascolani, vendicativi(giustamente ndr), come risposta all'ingiusta esecuzione ordinata da Polimio, consci di aver perso una persona cara e giusta, umile servo di Dio che convertiva le persone a Cristo guarendole da ogni malattia fisica e spirituale come segno della sua fede(vedi Mc 16,15-18) salvando le loro anime, vanno al centro della città al palazzo del prefetto e lo distruggono per rappresaglia.

Il vero nome Di S. Emidio non lo si conosce perché, come anticipato sopra, non si hanno reperti scritti da altri autori, ma solo tradizioni orali o agiografiche tardive, ma quello che si conosce con certezza sul santo riguardo al suo nome, è che questo appellativo divenuto poi il suo nome ufficiale, fu dovuto al suo carisma di taumaturgo, perché Emidio proviene dal nome Semidio che a sua volta era l'attributivo di semi-dio, una semi-divinità capace di compiere miracoli, guarigioni e scatenare anche terremoti o di placarli. Per questo i pagani dell'epoca, testimoni della potenza della sua fede in Cristo, ma scambiato per una divinità pagana, attribuirono inizialmente al santo questo titolo, che di certo non era il suo vero nome, ma sappiamo che, come insegna il vangelo, gran parte dei personaggi convertitisi a Cristo per le loro caratteristiche fisiche, caratteriali o peculiarità, gli veniva attribuito un nuovo nome di riconoscimento, o in contesto cristiano come persone nuove, per nuove missioni, rinate e rinnovate in spirito. E a mio avviso questo è un altro segno che caratterizza la sua chiamata alla missione evangelizzatrice e santità.


Sant'Emidio, protettore dai terremoti nel mondo


Dipinto raffigurante Sant'Emidio che prega Dio, a richiesta degli abitanti, per placare il terremoto, visibile nella cripta della cattedrale di Sant'Emidio di Ascoli Piceno 

La venerazione di S.Emidio nel mondo cattolico si deve sopratutto dagli spaventosi eventi sismici a partire dal 1700 in poi che si abbatterono in Europa, inclusa l'Italia e il Nuovo Mondo. Il terrore per il terremoto fece si che il culto e la venerazione e l'intercessione si diffondesse in molte città e nazioni. Oggi si ritiene il Santo come il Protettore ufficiale degli eventi tellurici.
  
Il culto si diffuse a macchia d'olio, anche se in maniera lenta nei secoli, grazie ai mercanti e ai missionari, ma fu un culto creato ed eletto dal popolo come sentimento in risposta al terremoto e non in maniera ufficiale dalla Chiesa Cattolica Romana. 


Fino alla fine del XVII secolo S. Emidio veniva invocato come protettore dalla lebbra e dalle malattie infettive, ma a partire dal 1703, anno spaventoso che il terremoto sconvolse il centro italia e il meridione, venne invocato a protezione. Il 14 gennaio di quell'anno ci fu un sisma di 11° della scala Mercalli(oggi classificato come catastrofico) coinvolgendo Lazio, Marche e Abruzzo, distruggendo interi paesi  e città e migliaia di vittime. Ne seguì un altra nel febbraio del mese dopo ma non finì, perché una nuova scossa di 10° Mercalli distrusse le città già martoriate, radendo al suolo l'Aquila, come i paese del Regno di Napoli facendo tantissime vittime. Miracolosamente, una delle poche città che non subì maggiori danni fu proprio Ascoli Piceno. Il clero e i cittadini, attribuirono tale protezione al loro Patrono Sant'Emidio. 

Altri spaventosi tremori si ebbero negli anni a venire tra i quali lo spaventoso terremoto di Reggio Calabria e Messina causando 120mila morti, ma la città di Ascoli non fu mai colpita in maniera rovinosa e nemmeno i suoi cittadini, ma i luoghi vicini e distanti ne ebbero a soffrire. I commercianti, i mercanti e i predicatori che si spostavano lungo il territorio italiano raccontavano di come il santo aveva risparmiato questa città dal sisma e incitavano le popolazioni alla sua santa intercessione e patrocinio. Nel frattempo, ecclesiastici, nobili e semplici popolazioni chiedevano informazioni o iniziavano a conoscere notizie su questo Grande Santo. Crebbe esponenzialmente la richiesta di reliquie e pubblicazioni pur di avere vicina la protezione di questo santo. Alcuni chiesero addirittura la cittadinanza ascolana come ad esempio la principessa D. Ippolita Pignatelli e il principe D. Antonio D'Aquino entrambi di Napoli. 


Classifica della distruttività dei terremoti scala Mercalli

Dipinto raffigurante il terremoto
di Lisbona (Portogallo), 1755
Una leggenda narra che un contadino aveva sognato, e poi trovato in seguito, un impronta del piede del santo sulla spiaggia di Saguerra, e a seguito di tale rivelazione S.Emidio divenne patrono di Leporano. Il suo culto si è diffuso ovunque, in Croazia e anche in sud america dove i sismi sono molto potenti. Durante il famoso terremoto di Lisbona di 9° della scala Richter nella penisola iberica del 1755, che colpì anche l'Africa settentrionale e parte dell'europa centrale, causando tzunami con onde alte (catastrofiche) di 15 metri, si assunse l'immagine di questo santo a protezione.... (il resto potete leggerlo cercarlo nel web).

Questo è stato ed è tutt'ora il santo tedesco-ascolano che oggi viene festeggiato in questa città marchigiana, città che nel 1948, non molto distante da lì, a circa 8 km dalla cittadina marchigiana, ha conosciuto un altro miracolo, quello dell'apparizione della Madonna a Gimigliano, dove le manifestazioni sono state simili e importanti come in quelle di Fatima in Portogallo. 

E' vero anche che nella notte del 25  dicembre dello scorso 2018 a Pennisi, frazione di Acireale a Catania, è caduta la statua raffigurante il santo Patrono di Treviri in seguito a una scossa tellurica di magnitudo 4,8, ma a mio avviso è un segno per i suoi abitanti di pregare di più e avere maggior fede e fare penitenza. Ricordiamoci anche che è semplicemente una statua simbolica, e malgrado le scosse di terremoto segnino spesso un avviso divino contro il male commesso dagli uomini di una determinata zona, l'importante è l'avere fede nell'intercessione del santo e cambiare condotta di vita, dedicandosi di più alla preghiera.

Sant'Emidio non è stato solo un personaggio carismatico a protezione dai terremoti, o per le guarigioni ecc, o un semplice personaggio della storia della chiesa al quale i popoli hanno solo goduto delle grazie materiali di un personaggio che fa discutere nei salotti della cultura e durante i giorni di festività. Egli, oltre ad essere stato il primo vescovo di Ascoli Piceno, ha portato l'Evangelo di Cristo e la salvezza alle anime pagane perdute di questa città sotto il dominio l'impero romano, dominato dalla credenza di false divinità, a beneficio loro e dei posteri. E i suoi frutti si sono sparsi e tramandati nel corridoio dei secoli e in tutto il mondo malgrado le calamità. 

Dio non dimentica mai nessuno, in nessun luogo e in nessun periodo storico.

"Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto:

Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.

Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore."

San Paolo apostolo, (Romani 8, 35-39)



Di DeepMoon Amministratore


Immagini della processione di Sant'Emidio del 5 agosto 2019

Immagine della processione col vescovo di Ascoli Giovanni D'Ercole, e la Statua di Sant'Emidio a destra sullo sfondo


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