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IL PRIMO LIBRO DI ENOC

Manoscritto etiopico del libro di Enoc 

del XV secolo
1. Introduzione

Il primo libro di Enoc è un apocrifo dell’Antico Testamento, non compreso nella Bibbia Ebraica, non fa parte della Bibbia in greco detta dei LXX (Septuaginta) e non è parte, almeno oggi, neppure della Bibbia cristiana. Gli storici ebrei Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria non lo citano tra i libri canonici dell’ebraismo nel I secolo d.C., anche se sappiamo che in passato fu spesso utilizzato nel mondo ebraico e persino dai primi padri della Chiesa cristiana, vi sono infatti alcune similitudini tra passi e modi di dire caratteristici del Nuovo Testamento e questo libro. In epoca medievale se ne sono perse misteriosamente le tracce ad eccezione di qualche rarissima citazione, come quelle di Sincello e di Cedreno del IX secolo esso non venne più utilizzato, ed 1 Enoc è rimasto un testo sconosciuto e misterioso fino al ‘700. La tradizione vuole il patriarca Enoc autore di ben trecentosessantasei libri. I più famosi sono il primo libro di Enoc, il secondo libro di Enoc (detto anche libro dei segreti di Enoc) ed il terzo libro di Enoc (o Apocalisse di Enoc). Secondo gli storici questi libri non conterrebbero realmente parole attribuibili direttamente all’antico patriarca biblico descritto nella Genesi perché egli sarebbe teoricamente vissuto alcune migliaia di anni prima che apparissero i libri a lui attribuiti. Per questo 1 Enoc è anche definito pseudoepigrafo, ovvero uno scritto attribuito ad un antico patriarca con un artificio letterario per conferire al contenuto un’aurea di autenticità ed autorevolezza. Enoc significa in ebraico “l’iniziato”. Secondo il libro della Genesi Enoc è un discendente di Set, il terzo figlio di Adamo ed Eva nato dopo l’assassinio di Abele. Non deve essere confuso con il figlio di Caino, anch’egli di nome Enoc.

Del primo libro di Enoc a un certo punto si persero le tracce, fino a quando nel 1773 l’archeologo scozzese James Bruce ritrovò in Abissinia la versione completa, tuttora l’unica esistente, di tutti i 108 capitoli del libro, scritta in ge’ez, un linguaggio etiopico (1). Per questa ragione 1 Enoc è anche detto “Enoc etiopico”. Nel 1821 Richard Laurence completò la prima traduzione in inglese del libro dal ge’ez (2). Quella etiopica, come detto, è l’unica versione completa oggi esistente del primo libro di Enoc. Si pensa che la versione originaria del libro sia stata originariamente scritta in aramaico o in paleo ebraico, come dimostrano peraltro alcuni frammenti ritrovati nelle grotte di Qumran, quindi tradotta in greco, dal quale sarebbe derivata la versione etiopica in ge’ez. Naturalmente tutte queste traduzioni che sono state portate avanti nei secoli pongono il problema della affidabilità del testo che ci è pervenuto, problema che coinvolge peraltro qualunque documento antico.

(NOTA 1 E 2)
[1] Bruce materialmente trovò tre copie del libro, una venne portata alla Bodleian Library, una alla Biblioteca Nazionale di Francia mentre la terza copia rimase a Bruce stesso.

[2] R. Laurence, The Book of Enoch, the prophet: an apocryphal production, supposed to have been lost for ages; but discovered at the close of the last century in Abyssinia; now first translated from an Ethiopic MS in the Bodleian Library. Oxford, 1821.

Da un punto di vista della composizione dell’opera si pensa che l’intero libro sia costituito di varie sezioni stratificate, se ne contano almeno cinque, sorte progressivamente nel corso del tempo. Prima del ritrovamento dei frammenti qumranici si riteneva che 1 Enoc, nelle sue parti più antiche, non fosse stato composto prima della fine del I secolo avanti Cristo, quasi a ridosso dell'inizio dell'era volgare. Ma i più antichi frammenti aramaici di 1 Enoc ritrovati a Qumran risalgono al II secolo a.C. quindi le parti più antiche del libro devono essere state composte ben prima della data che si riteneva valida prima di Qumran. L’ordine cronologico di stesura delle varie sezioni non segue l’ordine dei Capitoli così come si è conservato nella versione etiopica e come appare nelle moderne edizioni del libro. La parte più antica dovrebbe essere quella dei capp. 1-36 (scritta prima del 170 a.C.), si tratta del cosiddetto Libro angelologico (o dei Vigilanti) nel quale viene esposta la teoria degli angeli caduti che hanno infestato l’umanità; seguono poi i capp. 72-82, la cosiddetta “sezione astronomica”, o Libro dell’Astronomia, quindi i capp. 83-90, denominati Libro delle Visioni, poi i capp. 91-105, noti come Epistola di Enoc, infine è stata composta per ultima la sezione dei capp. 91-105, nota come “Parabole (o similitudini) di Enoc”, che riguarda più da vicino il Cristianesimo con il concetto di Figlio dell’Uomo che nei tempi escatologici verrà a giudicare l’umanità, concetto simile a quello che compare in una profezia di Daniele (3). Sulla questione della datazione ci sono varie posizioni tra gli studiosi anche molto diverse tra loro, inoltre nel libro vi sono passi che sono stati riconosciuti come interpolazioni ovvero aggiunte successive alla stesura originaria. Generalmente si ammette che la sezione angelologica, la parte più antica del libro, sia nata attorno al IV secolo avanti Cristo. Il libro delle Visioni in linea di principio è databile secondo criteri interni, poichè sembra contenere una allusione alla battaglia di Betsur dovrebbe essere stato composto attorno al 160 avanti Cristo, dopo la sezione angelologica. Molto antica è anche la sezione astronomica, della quale sono stati ritrovati vari frammenti a Qumran. Come vedremo, maggiore disaccordo è sorto tra gli esperti per la datazione delle Parabole di Enoc, secondo alcuni sono state composte in epoca post cristiana, secondo altri erano già note prima di Cristo.

Il secondo libro di Enoc (detto libro dei segreti di Enoc) è noto anche come versione “slava” di Enoc in quanto attestato da un manoscritto slavo rinvenuto in Serbia, datato al VII secolo d.C. Questo libro fu scritto in greco perché la derivazione del nome di Adamo è greca. Il testo originario fu scritto probabilmente (in un’epoca posteriore a quella del primo libro di Enoc, tra il 50 e il 70 d.C.) in ebraico, quindi dal testo greco venne ricavato il testo in slavo. E’ quindi un’opera certamente molto più tarda di 1 Enoc. Esso è stato scoperto solo nel 1886 da Sokolov negli archivi della Biblioteca pubblica di Belgrado. Probabilmente la sorgente di questa versione slava era un testo in greco che a sua volta derivava da una fonte più antica scritta in ebraico od in aramaico. Gli studiosi comunque sostengono che in questo testo sono presenti numerose interpolazioni di matrice cristiana e pensano che siano stati gli scritti dei primi cristiani del I secolo ad influenzarlo piuttosto che viceversa.

Il terzo libro di Enoc (Apocalisse di Enoc) è uno scritto ebraico che si suppone scritto nel II secolo d.C. dal rabbino Ishmael se non addirittura in età medievale.

(NOTA 3)
[3] Questa ricostruzione cronologica è di Paolo Sacchi, L’apocalittica giudaica e la sua storia, PAIDEIA, Brescia, 2001.




A Qumran, nella grotta 4Q, sono stati ritrovati numerosi frammenti del primo libro di Enoc, scritti in aramaico (4) quindi il testo era conosciuto e studiato ai tempi di Gesù e anche prima, sebbene non si possa dire con certezza se fosse a quel tempo un libro canonico e se circolassero già delle traduzioni in greco. Naturalmente il concetto di canonicità è qualcosa di mutevole nel corso del tempo, inoltre dipende da quale gruppo religioso si considera e dalle dottrine proprie di quel gruppo. Per esempio oggi vi sono libri dell’Antico Testamento che non vengono considerati canonici dagli ebrei ma sono considerati canonici dai cristiani e anche all’interno del cristianesimo vi sono differenze relativamente alla canonicità di alcuni libri. Poiché i manoscritti di Qumran testimoniano l’esistenza di una Comunità con caratteristiche proprie che la distingueva dal resto del giudaismo del secondo tempio è possibile che il libro di Enoc fosse considerato un testo di riferimento per i qumraniti ma non per altre correnti religiose giudaiche. I frammenti di Qumran sono particolarmente importanti in quanto sono i più antichi in assoluto che si conoscano di questa opera, inoltre sono scritti in aramaico. Complessivamente nella grotta 4Q, contando anche i quattro frammenti della sezione "astronomica", sono stati ritrovati e identificati ben undici frammenti del libro, pubblicati da J.T. Milik ed M. Black nel 1976 (5). La pubblicazione di Milik e Black ha dato slancio a tutta una serie di studi sull'apocalittica giudaica, che è stata completamente rivalutata dopo questa scoperta. Il ritrovamento di frammenti così antichi di alcune importanti sezioni di questo apocrifo ha portato gli studiosi a rivedere completamente i periodi di composizione delle sezioni del libro, che risultano molto più antiche di quanto si pensava. Poiché 1 Enoc è anche fortemente apocalittico, anche lo studio dell'apocalittica giudaica come movimento intertestamentario è stato completamente rivisto dal 1976 in avanti.

I frammenti 4QEn. A (4Q201) e 4QEn. B (4Q203) sono resti della prima e più antica parte del libro ovvero frammenti della porzione dal Cap. 1 al Cap. 36, il cosiddetto libro angelologico (6). Il frammento 4QEn. C (4Q204) contiene resti del libro angelologico, del libro delle visioni e dell’epistola di Enoc. 4QEn. D (4Q205) e 4QEn. E (4Q206) contengono invece resti del libro angelologico e del libro delle visioni.  4QEn. F (4Q207) contiene resti del Cap. 86. I quattro frammenti 4QEn.astr. A-D (4Q208-211) contengono poi porzioni dei Capp. 71-82 (scritti astronomici). 4QEn. G (4Q212) contiene resti dell’epistola di Enoc. Nello specifico:

4Q201 = 4QEn. A contiene: 1:1-6, 2:1-5:6, 6:4-8:1, 8:3-9:3, 10:3-4, 10:21-11:1

4Q202 = 4QEn. B contiene: 5:9-6:4, 6:7-8:1, 8:2-9:4, 10:8-12, 14:4-6

4Q204 = 4QEn. C contiene: 1:9-5:1, 6:7, 10:13-19, 12:3, 13:6-14:16, 18:8-12, 30:1-32:1,
                                          35 (poss.), 36:1-4, 89:31-36, 104:13-106:2, 106:13-107:2

4Q205 = 4QEn. D contiene: 22:13-24:1, 25:7-27:1, 89:11-14, 89:29-31, 89:43-44

4Q206 = 4QEn. E contiene: 22:3-7, 28:3-29:2, 31:2-32:3, 32:3-6, 33:3-34:1, 88:3-89:6, 89:7-16, 89:27-30

4Q207 = 4QEn. F contiene: 86:1-3

4Q212 = 4QEn. G contiene: 91:18-92:2, 92:5-93:4, 93:9-10, 91:11-17, 93:11-94:2

I quattro frammenti astronomici 4Q208-4Q211 (4QEn.astr. "A" - "D") possono essere messi in relazione con i Capp. 71-82 del primo libro di Enoc, tuttavia essi delineano uno scenario diverso da quello che si conosceva dalla recensione etiopica di 1 Enoc. Il frammento 4Q209 = 4QEn.astr "B" infatti contiene sia una dettagliata sezione che descrive le fasi della luna sincronizzate con il sole (assente nel testo etiopico di 1 Enoc) e allo stesso tempo, dopo il calendario lunisolare, una descrizione astronomica delle stagioni e di vari fenomeni naturali (conservata meglio nel testo etiopico).

Generalmente, tutti questi frammenti vengono datati paleograficamente tra il 200 a.C. e l’inizio dell’era cristiana. 4QEn. A è stato datato fra il 200 a.C. e il 150 a.C. ed è dunque relativamente molto antico. Il frammento 4Q208 = 4QEn.astr. A, corrispondente alla sezione astronomica, è stato sottoposto alle prove di datazione al radiocarbonio e risulterebbe scritto tra il 166 a.C. e il 102 a.C. con probabilità 1s = 68%, tra il 186 a.C. e il 92 a.C. con probabilità 2s = 95% (7). Cross nel 1961 aveva datato 4Q208 al periodo 175-125 a.C. sulla base dello stile di scrittura, poi corretta in fine del III sec. a.C. - inizio del II sec. a.C. da Milik nel 1976, risultati sostanzialmente in linea con la radiodatazione al C14. Nel libro di F. Garcia Martinez (cfr. nota (5)) si trovano le seguenti datazioni paleografiche: 4QEn. "A", inizio II sec. a.C.; 4QEn. "B", fine II sec. a.C.; 4QEn. "C", fine I sec. a.C.; 4QEn. "D", fine I sec. a.C.; 4QEn. "E", inizio II sec. a.C.; 4QEn. "F", metà del II sec. a.C.; 4QEn. "G", metà del II sec. a.C.; 4QEn.astr."B", fine I sec. a.C.; 4QEn.astr. "C", metà I sec. a.C.; 4QEn.astr. "D", fine I sec. a.C. La sezione dei frammenti qumranici di 1 Enoc è variabile: 4Q201 misura 17,5 ´ 17,5 cm, mentre 4Q202 misura 6,5 ´ 6,5 cm (8). I frammenti astronomici forse sono i più antichi tra quelli ritrovati a Qumran; essi fanno riferimento al calendario solare di 364 giorni anzichè al tipico calendario lunare ebraico. Significativo è poi il fatto che a Qumran non sono stati ritrovati frammenti del “Libro delle parabole”, di particolare interesse per la nascita e lo sviluppo del cristianesimo primitivo. Scrive S. Hodge:

“Poiché questa sezione non è stata ritrovata a Qumran, alcuni studiosi ipotizzano che si tratti di una composizione relativamente tarda, forse datata ai primi decenni dell’era cristiana, che potrebbe essere stata scritta nei circoli da cui infine emerse il cristianesimo come movimento distinto con la sua fede in un Messia. Nel punto in cui 1 Enoc etiopico si trova il Libro delle parabole le versioni di Qumran conservano un’opera completamente diversa: il Libro dei Giganti. Come gli altri elementi del libro di Enoc, anche il Libro dei giganti era un’opera indipendente. Sue versioni erano note da tempo, ma nessuno sospettava un’origine ebraica, visto che si era sempre supposto facente parte del canone manicheo, con copie ritrovate in varie lingue in tutta l’Asia fino alla Cina.” (9)

Milik e Black, che pubblicarono i frammenti qumranici, proponevano per il libro delle parabole una datazione relativamente molto tarda, addirittura “attorno all’anno 270 dopo Cristo” (10). Ma il fatto che a Qumran non si siano trovati frammenti del libro delle parabole può essere considerato la prova che il libro venne certamente scritto dopo la distruzione di Khirbet Qumran e in ambienti cristiani? Gabriele Boccaccini avanza una ipotesi diversa, secondo cui:

“attualmente, la grandissima maggioranza degli studiosi rifiuta una simile posizione e indicherebbe piuttosto il periodo tra il primo secolo a.C. e il primo secolo d.C. come il periodo in cui fu composto questo documento enochico pre-cristiano.” (11)

Della stessa opinione è anche Paolo Sacchi, che considera che la sezione delle parabole sia stata composta negli anni immediatamente successivi al 40 a.C., dal momento che ricorda una invasione dei Parti avvenuta in quell'anno come avvenimento recente. Lo studio della composizione stratificata del primo libro di Enoc, secondo Gabriele Boccaccini e Paolo Sacchi, fornisce importanti informazioni sulla nascita della Comunità di Qumran, in particolare il suo scisma da un movimento a carattere più ampio, diffuso per tutta la Palestina, che Boccaccini e altri autori chiamano giudaismo enochico. A sua volta questo movimento sarebbe sorto al tempo dell’esilio babilonese, tra il VI e il V secolo a.C., prendendo le distanze dal giudaismo sadocita tradizionalmente legato a Gerusalemme a al culto sacerdotale del Tempio. Le sezioni più antiche del primo libro di Enoc sarebbero composizioni tipiche del giudaismo enochico, concetti quali il dualismo del male e del bene presenti nel mondo, gli angeli caduti o ribelli che avrebbero corrotto l’umanità diffondendo il male fanno parte della tipica dottrina enochica. Dal movimento enochico, molti secoli dopo, sarebbe nata la Comunità di Qumran, secondo Boccaccini in epoca post maccabaica. Questa Comunità ereditò alcuni libri dal movimento progenitore, come le sezioni più antiche di 1 Enoc, il calendario solare di trecentosessantaquattro giorni (del quale sono stati ritrovati vari frammenti), il Documento di Damasco, la lettera halakica 4QMMT, il testamento dei dodici patriarchi. Nella sua analisi, condotta sia attraverso lo studio delle fonti storiografiche che parlano della setta degli Esseni, sia attraverso l’esame della letteratura qumranica, Boccaccini conclude che la Comunità che ha composto i manoscritti ritrovati a Qumran era un movimento che si era distaccato dal più ampio movimento degli Esseni che operavano nella Palestina. Dal più vasto movimento del giudaismo enochico degli Esseni sarebbero sorti in seguito i primi cristiani, che Boccaccini non fa discendere direttamente dalla Comunità di Qumran a causa delle dottrine profondamente diverse tra le due correnti. I qumraniti credevano infatti nella dottrina del dualismo cosmico tra bene e male e nella dottrina del predeterminismo, inconciliabili con il cristianesimo, oltre che in un complesso sistema di riti di purificazione per la liberazione dal male. Il fatto che a Qumran non siano state ritrovate le parabole di Enoc non significa che queste siano state composte necessariamente dopo la scomparsa della Comunità, cioè dopo il I secolo d.C., ma potrebbe al contrario significare che questi testi furono scritti in ambienti enochici non qumranici dopo che lo scisma si era compiuto. Poichè lo scisma tra Qumran e il giudaismo enochico si compì verso l'epoca maccabaica, le parabole sarebbero state composte dopo questo periodo e non necessariamente dopo il I secolo d.C., cioè furono scritte quando ormai i qumraniti e gli enochici erano rivali. Si allude spesso al fatto che le parabole siano state composte poco dopo il 40 a.C. a causa di un possibile riferimento, che si pensa scritto post eventum,  ad una invasione dei Parti avvenuta storicamente in quel periodo, la quale avrebbe suggerito all'autore delle parabole di Enoc una visione apocalittica per la fine dei tempi (cfr. seconda parabola di Enoc):

"in quei giorni gli angeli ritorneranno e si scaglieranno ad oriente, sopra i popoli dei Parti e dei Medi, e istigheranno i loro re e li faranno balzare dai loro troni. Li faranno uscire come leoni dalle loro tane, come lupi affamati dal branco ed essi marceranno verso la terra dei loro eletti che diventerà un campo da mietere."

Il vivo ricordo dell'invasione del 40 a.C. avrebbe suggerito così all'autore della parabola l'idea di una guerra escatologica, pertanto il testo sarebbe stato composto subito dopo quella invasione, la cui esistenza storica è attestata da Giuseppe Flavio in Guerra Giudaica e in Antichità Giudaiche. Sempre tra il materiale rinvenuto a Qumran, Nebe, Puech e Muro hanno avanzato l’ipotesi che anche alcuni frammenti di rotolo di papiro, scritti però in greco e datati tra il 50 a.C. e il 50 d.C. per via paleografica, rinvenuti nella grotta 7Q, appartengano a resti di una copia del primo libro di Enoc, precisamente ad 1 Enoc 103:3-4 & 7-8, la parte conclusiva del libro (12). Sfortunatamente si tratta di frammenti molto piccoli che contengono poche lettere e l’attribuzione di conseguenza è incerta, sono state avanzate anche altre proposte di attribuzione. E’ interessante osservare che i versetti identificati da Nebe con 1 Enoc appartengono ad una porzione dell’Epistola di Enoc (i vv. da 94:6 fino a 104:6) che gli esperti di letteratura enochica ritengono essere una interpolazione inserita all’interno dell’Epistola molto tempo dopo la composizione del resto dell’Epistola. E difatti questi versetti in greco non sono stati ritrovati nei manoscritti in aramaico rinvenuti nella grotta 4Q, che contengono altre porzioni del libro. Scrive Boccaccini nel suo libro:

“condivido l’opinione che la scarsezza e frammentarietà del testo superstite rendono tale identificazione puramente ipotetica, considerato anche che non vi è alcuna prova ulteriore che la traduzione greca di 1 Enoc fosse conosciuta a Qumran. Per quanto l’ipotesi possa essere suggestiva, l’insieme della documentazione non fa che acuirne la già grande precarietà filologica e la rende altamente improbabile. E’ veramente difficile credere allo straordinario caso che l’unico presunto resto a Qumran della traduzione greca di 1 Enoc si riferisca proprio ad una sezione della quale manca ogni riscontro nei frammenti aramaici.” (13)

In altre parole se a quel tempo fosse esistita una versione in greco di 1 Enoc, di cui i frammenti identificati da Nebe, Puech e Muro costituirebbero una minuscola porzione, è alquanto probabile che si sarebbero ritrovati alcuni frammenti in ebraico/aramaico di quella porzione del testo, cosa che non è avvenuta.


3. Altri manoscritti di 1 Enoc


Oltre alla versione in ge’ez, l’unica contenente per intero tutti e 108 i capitoli del primo libro di Enoc, e ai frammenti in aramaico ritrovati a Qumran nella grotta 4, sappiamo che esiste un manoscritto greco di questo testo, datato su base paleografica al IV secolo d.C., conservato in parte all’Università del Michigan, Ann Arbor Library (14) e in parte alla Chester Beatty Library di Dublino (15). Questo manoscritto contiene l’ultima porzione di 1 Enoc in particolare il cap. 103 del libro che ha permesso di identificare alcuni frammenti greci della grotta 7 di Qumran, secondo le teorie di Nebe, Puech e Muro. Questi studiosi attribuiscono i frammenti 7Q4,1 e 7Q8 (ed altri), datati su base paleografica tra il 50 a.C. e i 50 d.C., ad 1 Enoc 103:7-8, anche se non esiste nessuna certezza storica o papirologica che nel già I secolo d.C. esistesse una versione in greco di questo libro e le dimensioni dei frammenti unite al loro esiguo contenuto autorizzino anche altre attribuzioni diverse da 1 Enoc (16). Alcuni vv. del libro si trovano poi nel codice papiraceo greco ritrovato ad Oxyrhynchus P.Oxy. XVII 2069 che attesta i vv. 1 Enoc 77:7–78:1; 78:8; 85:10–86:2; 87:1–3. Questo manoscritto è datato alla fine del IV secolo d.C. e oggi viene conservato alla Sackler Library di Oxford (17). Nel Nuovo Testamento abbiamo una citazione diretta dal primo libro di Enoc, si tratta di un passo della lettera di Giuda, vv. 14-15. La lettera è scritta da “Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo” (cfr. v. 1) quindi il documento in teoria è stato scritto nel I secolo, sebbene i documenti più antichi che lo tramandano sono soltanto della fine del IV secolo d.C. (vedi nota 21). Tra il II e il III secolo d.C. abbiamo poi alcune citazioni di 1 Enoc nelle opere dei primi padri della Chiesa. I capp. da 1 a 32 del libro, la cosiddetta sezione angelologica, sono conservati anche in un’altra versione greca scoperta ad Akhmim in Egitto nell’inverno del 1886 da una missione archeologica francese diretta da U. Bouriant. Si tratta del codice P.Cairo 10759, datato all’VIII-IX secolo d.C., che contiene assieme a porzioni di 1 Enoc anche il Vangelo apocrifo di Pietro. Questa scoperta di un documento apocrifo cristiano scritto assieme ad 1 Enoc dimostra il profondo legame tra cristianesimo e 1 Enoc. Le ultime tracce storiche del libro sono alcuni frammenti in latino e alcuni resti dagli scritti (citazioni) dello storico bizantino Giorgio Sincello (800 d.C. circa) e di Giorgio Cedreno (XI secolo) in epoca medievale.


4. Contenuto del primo libro di Enoc (1 Enoc)


Il libro “etiopico” ritrovato da Bruce viene suddiviso oggi nelle più recenti ed aggiornate traduzioni in 108 capitoli. Si tratta di un’opera composita che raggruppa descrizioni narrative, visioni apocalittiche del giudizio finale, concetti astronomici, parabole in perfetto stile “cristiano”, viaggi nei cieli, attorno ai temi dominanti del libro: la teoria degli angeli caduti descritta in Genesi 6:1-2, che ha lo scopo di spiegare l’origine del male e del peccato nel mondo e il giudizio finale che comporta la distruzione dei peccatori e degli angeli ribelli e il riposo dei giusti nella loro beatitudine. Accanto a visioni teologiche e metafisiche il libro contiene anche informazioni di carattere astrologico ed astronomico. Per esempio già nei frammenti “aramaici” più antichi, ritrovati a Qumran, viene dettagliatamente descritto un calendario solare che suddivide l’anno in trecentosessantaquattro giorni. Il vero autore del libro, che non è certo il patriarca biblico Enoc vissuto secondo la tradizione in tempi remotissimi, spesso occulta il proprio pensiero dietro le parole di altri personaggi (Enoc, Abramo, Mosè) con artifizi letterari. Inoltre le varie sezioni componenti il libro sono sorte in epoche successive, secondo Gabriele Boccaccini l’esame della stratificazione del libro di Enoc aiuta a comprendere la genesi e gli sviluppi dello scisma tra giudaismo enochico e giudaismo sadocita e la nascita della Comunità di Qumran, separatasi dal più ampio movimento enochico.

Il tono del libro è certamente stato studiato attentamente dal suo autore per dare impressione di estrema autorevolezza  e antichità, come si conviene ad un testo apocalittico. La scelta di riferirsi al patriarca Enoc deve essere riguardata in quest’ottica. Come raccontato nel libro e in accordo con i cenni che si trovano in Genesi 5:22 e 24 (18) Enoc salì al Cielo “rapito” da Dio dove gli vennero rivelate tutte le profezie e le visioni messe poi per iscritto nel libro, una volta ritornato sulla terra dalla sua famiglia. Questa interpretazione è riportata anche nel libro della Siracide (19). Egli non morì ma alla fine della sua vicenda venne nuovamente rapito al Cielo e trasformato in un arcangelo per volere divino. Secondo alcuni è l’unico personaggio dell’A.T. al quale Dio ha riservato questa sorte, ma si deve ricordare che in 2 Re 2:7-13 si racconta che il profeta Elia salì in un turbine verso il cielo rapito da Dio (20). La figura di Enoc è quasi contrapposta a quella di Mosè, anche Enoc infatti riceve una rivelazione da Dio, inoltre è vissuto prima di Mosè e viene rapito al cielo, episodio che conferisce una maggiore autorevolezza alle sue rivelazioni.

Una delle sezioni più antiche di 1 Enoc è la parte iniziale, il cosiddetto libro angelologico o dei vigilanti. Esso intende definire l’origine del male nel mondo, attribuendone la colpa agli angeli che Dio aveva messo a guardia del genere umano e che invece si sono ribellati. In Genesi 6:1-2 troviamo scritto:

Genesi 6:1-2 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.

Da un punto di vista logico il passo della Genesi citato non è affatto chiaro. Per prima cosa occorre comprendere chi siano esattamente i figli di Dio (uomini? esseri metafisici come angeli? e come è potuto accadere che siano venuti in contatto con gli uomini?) termine attorno al quale esiste ancor oggi un notevole dibattito. Nel corso del tempo sono state date interpretazioni diverse al termine figli di Dio utilizzato nel passo di cui sopra.

Ora 1 Enoc nei primi capitoli, in particolare a partire dal Cap. 6 dove comincia il libro vero e proprio, espande il breve e scarno racconto della Genesi riguardante i “Figli di Dio” che bramano le “Figlie degli uomini”. Secondo Enoc questi “Figli di Dio” sono angeli che si sono ribellati a Dio (21), essi sono discesi sulla terra e sono atterrati su Ardis che si trova nella sommità del monte Hermon; i nomi dei loro capi sono scritti nei primi capitoli del libro e il capo di tutta la schiera è l’angelo Semjaza. Il fatto che questi angeli si siano contaminati con le donne degli uomini è solo una parte del motivo per cui vengono puniti da Dio. Il secondo e forse più importante motivo è collegato agli insegnamenti che questi angeli “caduti” e “ribelli” hanno portato all’umanità, insegnamenti che hanno condotto alla corruzione dell’uomo creato da Dio. Semjaza, il capo di tutti gli angeli ribelli, insegnava agli uomini l’arte degli incantesimi e della malizia, Armaros il modo di risolvere gli incantesimi, Baraquijal l’astrologia, Kohabel lo studio degli astri e delle costellazioni ecc… Sebbene Semjaza fosse il capo degli angeli caduti, non deve essere considerato il peggiore. Secondo il libro di Enoc l’angelo Azazel insegnava agli uomini l’arte di costruire strumenti bellici per fare la guerra e alle donne l’arte della bellezza e della seduzione. La teoria della caduta degli angeli ribelli e della contaminazione dell’uomo per mezzo delle loro dottrine ha quindi lo scopo di spiegare l’origine del peccato e del male dell’umanità che ha condotto poi in seguito al diluvio universale. Questa sezione iniziale del libro di Enoc è caratterizzata dalla totale assenza di visioni messianiche.

Sull’identità degli esseri descritti mediante il termine figli di Dio – come detto – ci sono state varie posizioni sin dai primi secoli del cristianesimo. Secondo alcune fonti ebraiche i figli di Dio sarebbero figli di nobili o di re che sposarono donne di rango inferiore, pertanto sarebbero esseri umani. Questa interpretazione tuttavia non sembra molto coerente con il contesto del libro della Genesi e non è in accordo con il pensiero dei primi cristiani. Secondo l’interpretazione di 1 Enoc i figli di Dio sono angeli, quindi esseri metafisici superiori all’uomo, che sono discesi sulla terra e si sono uniti alle donne degli uomini trasgredendo il volere di Dio secondo cui gli angeli non possono venire in contatto con gli esseri umani, salvo casi particolari esplicitamente “autorizzati” da Dio, come l’annunciazione a Maria o il “messaggero” inviato al profeta Daniele. Questo punto di vista è condiviso da alcuni padri della Chiesa, ma per altri padri i figli di Dio sono la discendenza di Set, il terzo figlio di Adamo ed Eva. Fino al IV secolo d.C. l’interpretazione dominante era che i figli di Dio fossero proprio gli angeli caduti, in accordo con il primo libro di Enoc che era allora molto popolare e con la Bibbia dei Settanta (che traduce con “angeli” la denominazione “figli di Dio”). In seguito quando i cristiani perdettero ogni interesse per il primo libro di Enoc andò affermandosi l’idea che i figli di Dio fossero la discendenza di Set. Ancora oggi a commento di Genesi 6:2-4 la nota della traduzione C.E.I. della Bibbia è: “i figli di Dio possono essere i discendenti di Set e le figlie degli uomini i discendenti di Caino. I giganti favolosi indicano una razza proterva” nota che mette comunque in evidenza che questa è solo una possibile interpretazione del termine. Oggi gli studiosi tendono piuttosto ad armonizzare il passo Genesi 6:1-2 con 1 Enoc ipotizzando che i figli di Dio intesi nella Genesi siano veramente angeli e non esseri umani.

Secondo 1 Enoc e secondo la Genesi la contaminazione del genere umano con gli angeli caduti avrebbe causato come conseguenza l’ira di Dio che si decise a sterminare sia gli angeli caduti, sia gli esseri che abitavano la terra in quel tempo:

Genesi 6:3-6 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». C’erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti».

La punizione inflitta alle creature della terra fu il diluvio universale, come troviamo scritto nella Genesi dopo questo passo, dal quale Dio decise di salvare Noè ed i suoi discendenti. Come uomo privilegiato a comunicare con gli angeli di Dio Enoc viene incaricato dagli angeli caduti di intercedere per loro presso Dio per evitare la punizione imminente. Ma Dio rifiuta ogni possibilità di grazia, il diluvio universale ha luogo e gli angeli caduti vengono imprigionati e preservati per la distruzione finale che avverrà ai tempi del giudizio universale (che coinvolgerà tutte le creature e tutti gli esseri, ivi compresi gli angeli caduti).  1 Enoc afferma che un angelo venne mandato da Dio al figlio di Lamenech (Noè) – discendente di Enoc – per annunciargli l’imminente venuta del diluivo e dirgli di mettersi in salvo.

La Genesi parla di esseri misteriosi presenti prima del diluvio, i giganti, non precisando esattamente chi siano. Secondo 1 Enoc questi esseri sarebbero la discendenza degli angeli caduti cioè i figli di questi nati dall’unione con le donne della terra e sarebbero quindi il risultato della contaminazione innaturale degli uomini con gli angeli. I giganti, appena generati, iniziarono a rivoltarsi contro il creato, contro la natura e contro gli altri uomini. Per questo Dio prese la decisione di eliminarli – assieme al resto dell’umanità corrotta dagli insegnamenti degli angeli caduti (con la sola eccezione della discendenza di Noè) – mediante il diluvio universale, preannunciato anche nella Genesi. Spiriti malvagi uscirono dai corpi dei giganti e a questi è stato concesso di continuare ad esistere sulla Terra fino al giudizio finale, quando verranno distrutti per sempre. I giganti infatti sono creature ibride, chiamatenefilim, a metà strada tra gli angeli (che sono immortali) e gli uomini (che sono mortali). I loro spiriti sono spiriti malvagi ed immondi che non possono riposare in attesa del giudizio finale né in Cielo tra gli angeli né nello Sheol assieme agli spiriti degli uomini. Gli angeli caduti vengono imprigionati in un luogo di tormento fino al giudizio universale dove verranno definitivamente giudicati e gettati in un abisso di fiamme (l’inferno) assieme agli altri peccatori. Secondo alcuni il tema della corruzione dell’umanità da parte degli angeli ribelli sarebbe una allegoria del processo di ellenizzazione della Palestina posto in essere proprio a partire dal III secolo a.C., quando si sospetta che venne scritto il libro.

Dopo il racconto della caduta degli angeli  e della loro prigionia il resto del libro contiene in molti passi la descrizione del giudizio finale e del riposo dei giusti. Il libro contiene anche la profezia della venuta di un “Messia” che affianca e personifica Dio (come si ritrova anche nel Capitolo 7 del libro di Daniele) e la teoria della risurrezione dai morti. Quando si verificherà il giudizio finale, tutte le creature risorgeranno e le loro opere verranno valutate dal Messia (o “Eletto”) di Dio, incaricato da Dio di esercitare la giustizia. Il giudizio finale coinvolge tutte l’umanità e tutte le creature, in particolare alcune categorie “speciali”: gli angeli caduti e i re ed i potenti della terra che in vita hanno rinnegato Dio e non hanno rispettato la sua legge. Prima del giudizio viene anche descritta la scena apocalittica di una grande guerra, un grande bagno di sangue istigato da satana e di suoi angeli nel quale si distruggeranno a vicenda i re della terra.

Durante i suoi viaggi Enoc viene inviato da Dio agli angeli caduti come un messaggero (cfr. con Hermes nella mitologia greca) per annunciare che Dio ha stabilito di punirli. Egli viene inviato da Dio agli angeli ribelli che sono già stati precipitati e incatenati nelle tenebre a causa delle loro azioni in attesa della condanna definitiva che avverrà nel giudizio universale per tutte le creature di Dio. Gli angeli incaricano allora Enoc di scrivere una petizione da presentare davanti a Dio per chiedere perdono e scampare dalla sua ira. Gli angeli, infatti, non possono rivolgersi a Dio e possono comunicare con lui solo attraverso Enoc. Enoc intercede presso Dio per salvare dalla  condanna certa gli angeli caduti, scrive il memoriale richiesto dagli angeli caduti e lo inoltra, ma le sue preghiere sono respinte da Dio.
  

5. Struttura e suddivisione del primo libro di Enoc


Capp. 1-5: parte introduttiva in cui Enoc riferisce una visione relativa agli ultimi giorni, il destino degli eletti e quello dei peccatori e riporta la grandiosità delle opere di Dio nella natura.

Capp. 6-105: questa è la parte principale del libro, composta da varie sotto sezioni.
Capp. 6-36: “LIBRO ANGELOLOGICO” o “LIBRO DEI VIGILANTI” (la sezione più antica del libro)
Capp. 6-19: La storia degli angeli ribelli caduti sulla Terra
Capp. 6-11: gli angeli ribelli sulla Terra, la loro unione con le donne, la nascita dei giganti; annuncio di Enoc agli angeli della loro punizione.
Capp. 12-16: visione di Enoc riguardante la punizione degli angeli ribelli; Enoc annuncia agli angeli il loro destino e dietro loro supplica intercede per loro. In un’altra visione però fa sapere che le sue suppliche sono state inutili di conseguenza annuncia agli angeli caduti la loro punizione finale.
Capp. 17-19: descrizione di una giornata passata da Enoc a cavallo tra il Cielo e la Terra, durante la quale vede gli angeli caduti soffrire i tormenti che aveva loro preannunciato.
Capp. 20-36: Enoc vaga tra Cielo e Terra accompagnato da sei (o sette) arcangeli, gli viene mostrato il luogo terribile di tormento in cui vengono tenuti gli angeli caduti (Cap. 21), il regno dei morti (Sheol in ebraico, Ade in greco) (Cap. 22) nel quale si trovano le anime o spiriti dei defunti in attesa del giudizio universale (22), i segreti della natura nell’occidente (Capp. 23-25), nel cuore della Terra (Capp. 26-27), nell’oriente (Capp. 38-33), a settentrione (Capp. 34-35) e a meridione (Cap. 35).
Capp. 37-71: “LIBRO DELLE PARABOLE”, probabilmente una sezione tarda del libro, l’ultima ad essere stata composta, forse dopo il I secolo d.C. e in ambienti cristiani. (23)
Cap. 37: Introduzione
Capp. 38-44: Prima parabola: il futuro regno di Dio, il riposo dei giusti, gli angeli e i segreti della natura.
Capp. 45-57: Seconda parabola: il giudizio finale del “Messia”, il “Figlio dell’Uomo” o “Eletto” che siede  e giudica assieme al “Signore dei giorni”. Il Messia esisteva prima della creazione ed è chiamato ad esercitare il suo giudizio sulle opere che tutti gli uomini hanno compiuto in vita. I santi e gli eletti saranno ricompensati mentre i peccatori e gli operatori di iniquità verranno distrutti per l’eternità. Anche gli angeli caduti, i re ed i potenti della terra che hanno trasgredito la legge di Dio verranno giudicati nel giorno del giudizio.
Capp. 58-69: Terza parabola (con frammenti del Diluvio): descrizione della felicità eterna dei giusti e l’eterna sofferenza dei re e dei potenti.
Capp. 70-71: Prima e seconda appendice: ascensione di Enoc nel Paradiso e sua elezione a “Figlio dell’uomo”. Anche secondo la Genesi (“Enoc camminò con Dio  e non fu più perché Dio l’aveva preso”, Gen 5:24) Enoc venne rapito in Cielo da Dio.
Capp. 72-82: “LIBRO DEGLI SCRITTI ASTRONOMICI”; libro di fisica celeste: varie teorie relative al sole, alla luna, alle stelle, alla suddivisione dell’anno solare, rivelate ad Enoc dall’angelo “buono” Uriel. Viene descritto un calendario solare basato sulla suddivisione dell’anno in trecentosessantaquattro giorni. Forse è questa la sezione più antica del libro. Si pensa che sia stata la seconda sezione, dopo il Libro Angelologico, ad essere stata composta.

Capp. 83-90: “LIBRO DELLE VISIONI” o "DEI SOGNI"; due visioni di Enoc prima del suo matrimonio, che egli racconta a suo figlio Matusalemme; è la terza sezione in ordine cronologico ad essere stata composta, dopo la sezione astronomica.
Capp. 83:84: la visione del Diluvio universale, ovvero il primo giudizio del mondo da parte di Dio. Enoc prega affinché Dio non distrugga completamente il genere umano.
Capp. 85-90: sezione chiamata Apocalisse degli animali, si tratta di una allegoria della storia del mondo da Adamo fino al giudizio finale. Gli uomini sono qui rappresentati come animali; i giusti sono indicati come bestie bianche e pecore, i peccatori ed i nemici di Israele come bestie nere e animali selvatici. Viene profetizzata la nascita di un gruppo di pecore (ebrei giusti) elette che saranno lo strumento per la punizione dei malvagi nel mondo.
Capp. 91-105: “EPISTOLA DI ENOC”; ammonimenti e profezie di Enoc riguardanti i suoi figli, si tratta di una specie di testamento esortativo. Probabilmente è la quarta sezione in ordine cronologico ad essere stata composta, sorta dopo il Libro delle visioni. Contiene l'Apocalisse delle settimane, una descrizione della storia del mondo suddivisa in una sequenza di dieci settimane consecutive, ognuna con speciali caratteristiche, dal tempo di Enoc fino al Giudizio Universale. La situazione del testo dell'epistola è alquanto ingarbugliata ma la presenza di due frammenti qumranici consente di stabilire l'evoluzione dell'Epistola. Da una prima lettura del testo nella versione nata dal testo etiopico si comprende subito che l'ordine dei vv. a un certo punto è stato alterato a causa della trasmissione manoscritta: l'esatto ordine dei vv. è: 91:1-10 + 92:3-93:10 + 91:11-92:2 + 93:11-105:6. L'Apocalisse delle settimane inizia al v. 93:1 ed è composta dalle tre parti: 93:1-10 + 91:11-92:1, infatti il v. 91:12 inizia a parlare dell'ottava settimana, mentre della settima si parlava fino al v. 93:10. Dall'analisi dei frammenti qumranici e dallo studio interno del testo emerge poi che la sezione 94:6-104:6 molto probabilmente non era conservata a Qumran e deve essere considerata una interpolazione non ammessa dalla Comunità o scritta più tardi rispetto ai frammenti. Si parla quindi di Proto Epistola di Enoc con riferimento al testo dell'Epistola come oggi lo conosciamo ma privato della sezione interpolata 94:6-104:6, che verosimilmente doveva essere il testo dell'Epistola conosciuto a Qumran.
Capp. 106-108: “APPENDICI” - Nonostante sia la parte conclusiva del libro, essa è attestata dal frammento 4QEn. C
pertanto questa parte finale deve considerarsi autorevole e antica.
Cap. 106-107: miracoli e segni alla nascita di Noè.
Cap. 108: discorso finale di Enoc riguardante il destino dei cattivi e dei giusti.


6. Primo libro di Enoc (1 Enoc) e Cristianesimo


Questo capitolo si occupa dei rapporti tra il primo libro di Enoc e il Nuovo Testamento. Pare infatti che in alcuni passi del N.T. vi siano riferimenti più o meno espliciti al libro di Enoc.

6.1 La Lettera di Giuda

La Lettera di Giuda, oggi facente parte del canone del N.T., contiene una citazione diretta dal primo libro di Enoc:

Giuda 14-15 Profetò anche per loro Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: “Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di angeli per far giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di Lui”

Testo greco: Proef»teusen d kaˆ toÚtoij ›bdomoj ¢pÕ 'Ad¦m `Enëc lšgwn, 'IdoÝ Ãlqen kÚrioj ™n ¡g…aij muri£sin aÙtoà, poiÁsai kr…sin kat¦ p£ntwn kaˆ ™lšgxai p©san yuc¾n perˆ p£ntwn tîn œrgwn ¢sebe…aj aÙtîn ïn ºsšbhsan kaˆ perˆ p£ntwn tîn sklhrîn ïn ™l£lhsan kat' aÙtoà ¡martwloˆ ¢sebe‹j.

Il passo cita direttamente dal primo libro di Enoc (24). Il “Giuda” autore di questa lettera si definisce nel versetto 1 come “fratello di Giacomo”, probabilmente Giacomo il Giusto, capo della Chiesa di Gerusalemme, il fratello di Gesù Cristo secondo alcuni testi apocrifi (così è chiamato anche da Paolo nella Lettera ai Galati (25)). Il riferimento della lettera è direttamente al passo 1:9 del primo libro di Enoc:

1 Enoc 1:9 Ecco, guardate! Egli viene con dieci migliaia dei suoi Eletti, per giudicare sopra tutti, e per distruggere tutti gli empi, e convincere gli empi di tutte le opere di iniquità che hanno commesso, e di tutti gli insulti che gli empi hanno detto contro di Lui.

Testo greco: ὅτι ἔρχεται σὺν ταῖς μυριάσιν αὐτοῦ καὶ τοῖς ἁγίοις αὐτοῦ, ποιῆσαι κρίσιν κατὰ πάντων, καὶ ἀπολέσει πάντας τοὺς ἀσεβεῖς, καὶ ἐλέγξει πᾶσαν σάρκα περὶ πάντων ἔργων τῆς ἀσεβείας αὐτῶν ὧν ἠσέβησαν καὶ σκληρῶν ὧν ἐλάλησαν λόγων, καὶ περὶ πάντων ὧν κατελάλησαν κατ᾽ αὐτοῦ ἁμαρτωλοὶ ἀσεβεῖς

Questa citazione testimonia che il libro di Enoc veniva utilizzato dai cristiani quando venne composta la lettera di Giuda, probabilmente nel I secolo (26). Questa citazione non è sufficiente per stabilire con certezza assoluta se il primo libro di Enoc fosse considerato a quel tempo un testo canonico dell’ebraismo. Infatti in genere quando nel N.T. ci si riferisce a un testo canonico, citandolo, si parla della “Scrittura” invece qui il riferimento è direttamente a Enoc e non alla “Scrittura” intesa come il canone ebraico. Nel N.T. ci sono alcuni passi in cui vengono citati scritti di filosofi o poeti. Ne abbiamo un esempio negli Atti degli Apostoli, dove Paolo in un discorso pronunciato ad Atene cita il filosofo Arato:

Atti 17:28 In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo.

La citazione è dai “Fenomeni” del filosofo stoico Arato “III secolo a.C.”, ma il verso si trova anche nell’inno a Zeus di Cleante (III secolo a.C.).

Abbiamo poi la seguente citazione:

1 Corinzi 15:33 Non lasciatevi ingannare: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi».

Qui Paolo cita direttamente la commedia greca “Taide” di Menandro (III secolo a.C.) E ancora:

Tito 1:12 Uno dei loro, proprio un loro profeta, già aveva detto: «I Cretesi sono sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri».

viene qui citato un detto popolare del poeta cretese Epimenide (VI secolo a.C.) Invece quando gli autori del N.T. si riferiscono a passi del canone vetero testamentario, lo fanno sempre con frasi del tipo: “la Scrittura dice” o “nella Scrittura è scritto” e sim., titolo che non viene riservato nel caso della citazione di 1 Enoc in Giuda 1:14-15.

Il primo libro di Enoc è poi citato in uno scritto apocrifo del Nuovo Testamento, l'epistola di Barnaba, appartenente alla letteratura apostolica e composto tra la fine del I e la metà del II secolo d.C. In Barn. 4:3 abbiamo un esempio di citazione esplicita: "E’ vicino il grande scandalo di cui sta scritto secondo Enoch: «Per questo il Signore ha abbreviato i tempi e i giorni affinché il suo prediletto si affrettasse a giungere all’eredità»". Il testo greco dell'epistola di Barnaba utilizza proprio la formula: perˆ oâ gšgraptai æj Enëc lšgei, tuttavia la versione latina dell'epistola attribuisce la frase citata a Daniele e non ad Enoc. Nell'epistola si rintracciano allusioni anche nel Cap. 16. In Barn. 16:5 l'autore scrive: "Dice infatti la Scrittura: «E avverrà che negli ultimi giorni il Signore consegnerà alla rovina le greggi del pascolo, l’ovile e la loro torre»", il passo citato dall'autore dell'epistola di Barnaba non si riscontra nella Scrittura ebraica e si è supposto che provenga da 1 Enoc. Anche Barn. 16:6, che legge: "Infatti sta scritto: «Avverrà che, compiuta la settimana, il tempio glorioso di Dio sarà edificato nel nome del Signore»" viene interpretato come allusione a 1 Enoc oppure alla profezia delle settanta settimane di cui in Dan. 9:24-27.

6.2 La lettera agli Ebrei e altri riferimenti nel NT

La vicenda di Enoc è conosciuta molto bene anche dall’autore della Lettera agli Ebrei (27) che scrive (cfr. Gen 5:24):

Ebrei 11:5 Per fede Enoc fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio.

Una simile citazione, naturalmente, può essere stata fatta soltanto conoscendo le scarne vicende del libro della Genesi senza supporre per forza che l’autore avesse presente il libro di Enoc. Tuttavia sembra strano che Paolo, autore della lettera secondo la tradizione, abbia fatto riferimento a un oscuro personaggio dell’Antico Testamento, sembra logico pensare che a quel tempo il libro di Enoc fosse noto e studiato dai cristiani. Se così fosse avremmo un riferimento molto antico e prezioso in quanto la lettera agli Ebrei è attestata dal papiro P46 (P.Mich. inv. 6238 + P.Ch.B. II) del II-III secolo d.C. (28)

Fino al III secolo d.C. il libro di Enoc è stato citato anche da alcuni padri della Chiesa: Taziano (110-172 d.C.),  Ireneo vescovo di Lione (115-185), Clemente di Alessandria (150-220), Tertulliano (160-230), Origene (186-255), Lattanzio (260-330) hanno approvato ed utilizzato nelle loro opere gli scritti contenuti in 1 Enoc.

Un’altro passo interessante per i legami tra il primo libro di Enoc e il cristianesimo è contenuto nel Vangelo di Luca (episodio della trasfigurazione di Gesù):

Luca 9:35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’Eletto; ascoltatelo!»

Ora nel testo greco di Luca si parla proprio di ™klelegmšnoj che significa l’Eletto (29). Da notare che nella versione detta del Re Giacomo della Bibbia invece che di “eletto” il testo dice: “Questi è il mio figlio prediletto: ascoltatelo!” alterando non poco il significato originario del testo greco, forse per armonizzarlo con i racconti analoghi della trasfigurazione che si possono leggere nei testi sinottici di Matteo e di Marco, dove non si parla di Eletto ma appunto di prediletto (30). Ora, il termine o titolo di “Eletto” è una parola chiave del libro di Enoc, si tratta di un termine che ricorre nel libro molte volte. Anche il termine “Figlio dell’uomo”, caratteristico del linguaggio utilizzato da Gesù secondo i Vangeli, si incontra spesso nel primo libro di Enoc (questo termine è utilizzato in particolare nei libri dei profeti Ezechiele, Daniele e Isaia). Nella seconda parabola di Enoc (31) il Figlio dell’Uomo è l’Eletto ed è il Messia che affianca Dio nel giudizio finale (il cristianesimo naturalmente identifica con Gesù Cristo questo Eletto).

Di particolare interesse anche il passo tratto da Matteo:

Matteo 25:41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

Questo versetto di Matteo sembra fare perno sulla teoria angelologica contenuta in 1 Enoc, in particolare nella seconda parabola. Gli angeli ribelli caduti capeggiati da Semyaza avrebbero infestato la terra e corrotto l’intera umanità per sempre, in tempi antichissimi. Una prima punizione per questa contaminazione sarebbe stata il diluvio universale. Tuttavia, stando alla seconda parabola di Enoc, gli angeli ribelli sarebbero stati mantenuti da Dio come strumento di punizione e di ravvedimento per l’umanità nel corso della storia. Gli angeli ribelli e i loro adoratori terrestri sarebbero poi destinati alla distruzione a seguito del giudizio universale, bruciati in una valle, un abisso pieno di fiamme come descritto nella visione del giudizio finale secondo Matteo (32).

Numerosi in 1 Enoc sono i richiami alla povertà, al rifiuto delle ricchezze, alla giustizia divina che inesorabilmente alla fine dei tempi colpirà tutti i re e tutti i potenti della terra, tutti temi che sono in perfetta simbiosi con il Nuovo Testamento. Leggiamo ad esempio in 1 Enoc:

1 Enoc Cap. 46 Il Figlio dell’uomo che hai appena visto scaccerà i re ed i potenti dai loro scranni e dai loro troni. Egli toglierà loro le redini del mondo e spezzerà i denti ai peccatori, ribalterà i re dai loro troni e li scaccerà dai loro regni perché essi non lo esaltano e non lo lodano, e non riconoscono umilmente Colui al quale il regno fu conferito sopra di loro. Egli rovescerà il sostegno dei potenti e li riempirà di vergogna. Essi troveranno riparo nelle tenebre, i vermi saranno loro compagni nel letto e non avranno alcuna speranza di alzarsi dal loro immondo giaciglio perché costoro non esaltano il nome del Signore degli spiriti. Essi sono coloro che disprezzano gli astri del cielo e alzano le mani contro la Potenza, camminano sulla terra e dimorano sopra di essa. Tutte le loro azioni manifestano iniquità e ingiustizia, il loro potere poggia sulle loro ricchezze e la loro fede negli dei che si sono fabbricati con le loro proprie mani, essi denigrano il nome del Signore degli spiriti e perseguitano le case della Sua assemblea e il fedele che confida e persevera nel nome del Signore degli spiriti.

1 Enoc Cap. 48 In quei giorni i re e i potenti che possiedono la terra a causa delle opere delle loro mani avranno un aspetto avvilito perché non potranno salvarsi dal giorno della loro angoscia e della loro afflizione. Io li consegnerò nelle mani dell’Eletto: e come paglia gettata nel fuoco saranno bruciati davanti ai volti dei santi; come piombo nell’acqua sprofonderanno davanti ai volti dei giusti, e nessuna traccia di loro sarà mai più ritrovata. Il giorno della loro punizione resteranno sulla terra e davanti a loro cadranno e non si rialzeranno mai più: non ci sarà nessuno ad aiutarli con le proprie mani perché essi hanno rinnegato il Signore degli spiriti e il Suo Messia.

Di passi simili se ne possono trovare tanti altri nel libro di Enoc, nella sezione delle parabole. Particolare attenzione riveste anche la figura del Messia, ovvero dell’Eletto. Come nel libro del profeta Daniele, 1 Enoc parla di un misterioso Figlio dell’Uomo, o Eletto, che affianca Dio ed esercita la giustizia nel giorno del giudizio. Particolarmente interessante è il passo:

1 Enoc Cap. 52 […] Là i miei occhi videro tutti i misteri del cielo; una montagna di ferro, una montagna di rame, una montagna di argento, una montagna di oro,  una montagna di metallo liquido e una montagna di piombo. Allora chiesi all’angelo che era con me: “Che cosa sono tutte queste cose che ho visto?” Ed egli mi disse: “Tutte le cose che hai visto serviranno alla dominazione del Messia, affinché egli possa essere potente sulla terra.” E l’angelo continuò dicendo: “Aspetta ancora un poco e ti saranno rivelate tutte le cose segrete che circondano il Signore degli spiriti. Le montagne che hanno visto i tuoi occhi, la montagna di ferro, la montagna di rame, la montagna d’argento, la montagna d’oro, la montagna di metallo liquido e la montagna di piombo saranno alla presenza dell’Eletto come cera davanti al fuoco, come acqua che scende dall’alto verso il basso, cadranno ai suoi piedi e passeranno in quei giorni in cui nulla sarà salvato, né oro né argento e nulla potrà scappare. Non ci sarà ferro per fare la guerra o per costruire corazze per proteggere la propria coscienza. Il bronzo non servirà a nulla, il piombo non sarà desiderato più da nessuno. Tutte quelle cose saranno rinnegate e spazzate via dalla faccia della terra quando l’Eletto apparirà davanti al volto del Signore degli spiriti.” […]

Ora l’inizio del passo sembra presentare un Messia potente e dominatore che si serve del ferro, del rame, dell’argento o del piombo per dominare il mondo con la forza e con le armi. Invece continuando la lettura si scopre non senza meraviglia che il Messia che viene presentato da 1 Enoc si serve sì di questi strumenti, che sono tipicamente terreni e oggetti per la dominazione militare, economica e sim., ma per distruggerli ed annichilirli decretandone la inutilità, come per richiamare l’uomo a Dio e allo spirito e distoglierlo dai beni materiali e terreni che sono vani ed inutili e allontanano da Dio l’uomo. Non un Messia “potente”, non un re venuto a scacciare altri re e potenti, a sostituire un sistema politico con un altro sistema politico, ma qualcosa di più profondo, di più autentico e universale, che guarda oltre la vita, oltre questo mondo, che opera a livello spirituale e non materiale. E’ evidente che questa visione del Messia è in perfetta simbiosi con quanto ci è pervenuto del Nuovo Testamento. Secondo l’interpretazione cristiana il Figlio dell’Uomo è Gesù Cristo, che verrà alla fine dei tempi a giudicare il mondo, in accordo con la seconda parabola di 1 Enoc.


NOTE AL TESTO


[4] La maggior parte dei manoscritti di Qumran è in ebraico, i mss. aramaici sono relativamente pochi.

[5] J.T. Milik, M. Black, The Books of Enoch: Aramaic fragments of Qumran Cave 4, Oxford, Clarendon Press, 1976. Il testo dei sette frammenti 4QEn. "A" - 4QEn. "G" si trova anche in F. Garcia Martinez, I testi di Qumran, edizione italiana a cura di Corrado Martone, PAIDEIA, Brescia, 1996, pp. 408-426; tre dei quattro frammenti astronomici, 4QEn.astr. "B", "C" e "D" sono documentati in F. Garcia Martinez, op. cit., pp. 683-690. Il frammento astronomico 4QEn.astr. "A" non compare nell'edizione di Garcia Martinez in quanto estremamente frammentario.

[6] Vedi Struttura e suddivisione del primo libro di Enoc.

[7] A.J.T. Jull, D.J. Donhaue, M. Broshi, E. Tov, Radiocarbon Dating of Scroll and Linen Fragments from the Judean Desert, Radiocarbon, Vol. 37. No. 1, 1995, p. 11-19. Le datazioni sono intese calibrate.

[8] 4QEn a è costituito da due frammenti (4Q201&2) che accostati danno luogo a una ventina di linee di due colonne diverse, purtroppo le linee non contengono molte parole perché sono spezzate a causa del cattivo stato di conservazione del documento.

[9] Stephen Hodge, I manoscritti del Mar Morto, Newton Compton Editori, 2001, pag. 95.

[10] J.T. Milik, M. Black, op. cit., pag. 96.

[11] G. Boccaccini, Oltre l’ipotesi essenica – Lo scisma tra Qumran e il giudaismo enochico, Morcelliana, Brescia, 2003, pag. 257 (prima edizione del libro in lingua inglese del 1998).

[12] Anche il greco è una lingua rarissima tra i mss. di Qumran, sono stati ritrovati una ventina di frammenti (tutti papiracei) contenenti poche lettere nella grotta 7 e sei frammenti nella grotta 4 (quattro su cuoio e due su papiro).

[13] G. Boccaccini, op. cit., pag. 205.

[14] Si tratta del codice papiraceo P.Mich. inv. 5552.

[15] P.Ch.B. XII. Il testo è stato pubblicato in C. Bonner, H.C. Youtie, The Last Chapters of Enoch in Greek, SD 8, London, Philadelphia, 1937.

[16] La prima trascrizione dei frammenti greci della grotta 7 di Qumran si trova in: R.P. Boismard, J.T. Milik, R. de Vaux, Discoveries in the Judean Desert of Jordan (DJD III)Les “Petites Grottes” de Qumran, Oxford, Clarendon Press, 1962. Si veda anche: G.W. Nebe, 7Q4 – Möglichkeit und Grenze einer Identifikation, Revue de Qumran 13, 1988, pp. 629-633; E. Muro, The Greek Fragments of Enoch from Qumran cave 7 (7Q4, 7Q8, 7Q12 = 7QEngr = Enoch 103:3-4,7-8), Revue de Qumran 70, 1998, pp. 307-312 ; E. Puech, Notes sur les fragments grecs du manuscrit 7Q4 = 1 Henoch 103 et 105, Revue Biblique, 1996, pp. 592-600 e il lavoro successivo del medesimo autore:  Sept Fragments grecs de la Lettre d’Henoch (1Hen 100, 103 et 105) dans la grotte 7 de Qumran (=7QHengr), Revue de Qumran, 70, 1998, pp. 313-323.

[17] Il testo di P.Oxy. XVII 2069 è stato pubblicato da A.S. Hunt nel 1927, vedi P. Grenfell, A.S. Hunt, The Oxyrhynchus Papyri XVII, London, Egypt Exploration Society, 1927.

[18] Cfr. Gen 5:22 “Enoc camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie.” e Gen 5:24 “Poi Enoc cammino con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso.”

[19] Cfr Sir 44:16 “Enoc piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni” e Sir 49:14 “Nessuno fu creato sulla terra eguale a Enoc; difatti egli fu rapito dalla terra.”

[20] Si era diffusa la credenza che Elia dovesse ritornare sulla terra prima della fine del mondo, come scrive il profeta Malachia: “Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore” (Mal 3:23).

[21] Anche Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria hanno interpretato così questo passo della Genesi.

[22] Secondo 1 Enoc lo Sheol è suddiviso in quattro zone, ognuna delle quali ospita quattro categorie diverse di defunti. Per esempio i peccatori e i giusti sono separati in attesa del giudizio finale. Secondo l’autore del libro quindi diversi comportamenti morali in vita danno luogo a diversi destini dello spirito (o anima) dopo la morte, anche prima del giudizio finale.

[23] A Qumran mancano infatti frammenti di questa porzione del libro. Ma come abbiamo visto secondo Boccaccini la grande maggioranza degli studiosi pensa attualmente che questa parte del libro sia stata scritta originariamente tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C, dunque la composizione poteva anche essere nota a Qumran e censurata a causa della particolare dottrina del giudizio universale e del Figlio dell’Uomo in essa contenuta. 

[24] E’ questa l’unica citazione diretta da 1 Enoc in tutta la Bibbia (AT+NT) secondo il canone attuale.

[25] Galati 1:19 degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.

[26] A livello papirologico il documento più antico che attesta la lettera di Giuda è il papiro P72 = P.Bodmer VIII, del III-IV secolo dopo Cristo. Dello stesso periodo è anche il P.Oxy. XXXIV 2684 che contiene Giuda 4-5 e 7-8. Ma il documento originario è certamente molto più antico.

[27] Secondo la tradizione l’autore è ovviamente Paolo di Tarso.

[28] Il codice è stato ridatato alla fine del I secolo d.C. da Young Kyu Kim, The paleographic redating of P46 to the first century, Biblica, 69, 1988.

[29] Luca 9:35 Kaˆ fwn¾ ™gšneto ™k tÁj nefšlhj lšgousa, OátÒj ™stin Ð uƒÒj mou Р™klelegmšnoj, aÙtoà ¢koÚete.

[30] Matteo 17:5 Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». Marco 9:7 Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!».

[31] Cfr. 1 Enoc 45-57 secondo la traduzione di R.H. Charles.

[32] Cfr. 1 Enoc Capp. 55 e 56 (secondo la traduzione di R.H. Charles).






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