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IN COSA CREDO

Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. 

Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre. Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine. 

Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti. 

Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen


DeepMoon, Amministratore del Blog


1 commento:

  1. Il Simbolo niceno-costantinopolitano, detto anche Credo niceno-costantinopolitano, è una formula di fede relativa all'unicità di Dio, alla natura di Gesù e, implicitamente, pur senza usare il termine, alla trinità delle persone divine. Composto, in origine, dalla formulazione approvata al Primo concilio di Nicea (325) (a cui vennero aggiunti ampliamenti, relativi anche allo Spirito Santo, nel primo concilio di Costantinopoli) esso fu redatto a seguito delle dispute che attraversava la chiesa del IV secolo, soprattutto a causa delle teorie cristologiche di Ario (Arianesimo), sacerdote di Alessandria.

    Il simbolo niceno-costantinopolitano viene molto usato nella liturgia cristiana. Questo Simbolo viene infatti recitato durante la messa. Nelle Chiese occidentali, in genere, viene usata una versione che si differenzia per due aggiunte: Deum de Deo ("Dio da Dio") e Filioque ("e dal Figlio"). Di queste, la prima riprende una frase del simbolo originale niceno omessa nella versione adottata nel primo concilio di Costantinopoli. La seconda aggiunta, più tardiva, è all'origine di una disputa teologica, addotta dal patriarca di Costantinopoli Fozio nel conflitto con il papa nel IX secolo, che è una delle ragioni dello scisma d'Oriente (1054).

    L'uso di recitare il Credo con questa aggiunta si è diffuso nei territori dell'impero di Carlo Magno, nonostante l'opposizione del papa Leone III, ed è stato accettato anche a Roma nell'XI secolo, approvato da Benedetto VIII su richiesta di Enrico II di Germania.

    Sia la Chiesa cattolica latina, sia le maggiori Chiese protestanti, inseriscono queste due frasi nella recita del credo niceno-costantinopolitano. La Chiesa ortodossa, invece, non le include, ma anch'essa si è discosta un po' dal testo del concilio, usando il singolare ("Credo") invece del plurale ("Crediamo") dei Padri conciliari. La maggior parte delle Chiese ortodosse orientali adoperano il testo esatto del concilio. Però, nella versione della Chiesa apostolica armena, che mantiene il plurale originale ("Crediamo"), le aggiunte sono molto più numerose che nelle Chiese occidentali.


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